La vedova scalza

Di

Editore: Mondolibri

3.9
(1233)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 182 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: A000023913 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 4

    L'amore per un bandito e la sua morte per mano del brigadiere. La vedova del bandito non può che vendicare il marito, assassinato non per giustizia, ma perchè era l'amante di sua moglie. Una Sardegna ...continua

    L'amore per un bandito e la sua morte per mano del brigadiere. La vedova del bandito non può che vendicare il marito, assassinato non per giustizia, ma perchè era l'amante di sua moglie. Una Sardegna primordiale, animata da passioni bestiali.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissima immersione in un'Italia rurale, ruvida, drammatica: il peso insostenibile della vita, fatiche, credenze popolari, ignoranza ed esistenze miserabili si rincorrono in questo spaccato di vita ...continua

    Bellissima immersione in un'Italia rurale, ruvida, drammatica: il peso insostenibile della vita, fatiche, credenze popolari, ignoranza ed esistenze miserabili si rincorrono in questo spaccato di vita e ti saziano il cuore pagina dopo pagina; un mondo così vero da toglierti il fiato. Mi ha fatto molto pensare a mia nonna, ai suoi racconti di botte ed espedienti e alle sue filastrocche dolci e struggenti.
    Per me è un cinque stelle e lo consiglio vivamente. Bravo Niffoi.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello ruvido e solido ma lettura un po' difficile a causa della lingua. Se l'avessi letto con una predisposizione mentale diversa l'avrei apprezzato di più (e gli avrei dato quattro stelline). Ad ogni ...continua

    Bello ruvido e solido ma lettura un po' difficile a causa della lingua. Se l'avessi letto con una predisposizione mentale diversa l'avrei apprezzato di più (e gli avrei dato quattro stelline). Ad ogni modo sono contento di averlo letto, come si dice in questi casi: breve ma intenso.

    ha scritto il 

  • 0

    Ho aspettato e aspettato che la storia sedimentasse dentro di me per vedere cosa ne sarebbe rimasto....ebbene, questo: una lettera e una vendetta. Una lunga lettera che arriva da oltreoceano per racco ...continua

    Ho aspettato e aspettato che la storia sedimentasse dentro di me per vedere cosa ne sarebbe rimasto....ebbene, questo: una lettera e una vendetta. Una lunga lettera che arriva da oltreoceano per raccontare una vendetta. La vendetta della vedova scalza. In una terra forte e aggressiva, anche la storia di questa donna è così, forte e aggressiva come Mintonia. Mintonia che s'innamora da bambina, che contro ogni previsione impara a leggere e a scrivere nell'analfabetismo più diffuso, e che, contro ogni morale se non quella di una terra dura dove il sangue versato chiama sangue da versare, seppellisce il proprio amore nel corpo dell'assassino a forza di coltellate....Una trappola di sesso e di odio, che darà il suo frutto, diventati una cosa sola.
    E poi parte Mintonia, ha un'altra vita, ma prima di morire fa arrivare parole e storia lì dove tutto è cominciato ed è finito.
    E' uno dei più frequenti 'trucchi narrativi' ch'io abbia finora incontrato leggendo, questo della lettera in cui ci si racconta.
    In prima persona si ha così il l modo di analizzare il più piccolo risvolto psicologico e l'autore può con semplicità immedesimarsi in ogni tipo di sentimento. E la vedova scalza è sicuramente prototipo di una società chiusa come quella dei piccoli paesi sardi, differente solo per il coraggio e il desiderio di averne sempre di questo coraggio, anche quando il lavoro 'duro' tocca alla donna, mentre si ama un uomo latitante, gli si cresce un figlio, se ne sopportano i tradimenti, lo si ama quando a pezzi torna a casa e lo si ricompone in una bara, lo si ama quando lo si vendica passando sopra il proprio corpo e facendoci passare l''altro'. Solo in questo modo lei, donna fragile e scalza, forte e inerme di fronte a questo mondo, ha potuto riappropriarsi di tutto e di nulla.

    ha scritto il 

  • 5

    " A me la vita ha dato poco e preso tanto.Il poco l'ho strappato con le unghie,il tanto l'ho mollato a malincuore"
    In rapida sintesi,questo è il succo de "La vedova scalza";Il ritratto di mia nonna qu ...continua

    " A me la vita ha dato poco e preso tanto.Il poco l'ho strappato con le unghie,il tanto l'ho mollato a malincuore"
    In rapida sintesi,questo è il succo de "La vedova scalza";Il ritratto di mia nonna quasi per filo e per segno ...
    A corollario di questa frase,splendida la descrizione della vita in Barbagia nei capitoli X e XI.
    E per meglio comprendere quanto racconta Niffoi e lo spirito della società barbaricina(c'è tanto dietro ogni singolo atteggiamento narrato nel romanzo)bisognerebbe leggere "Perchè in Sardegna non c'è la mafia"/Arlacchi,"Il pastore sardo e la giustizia"/Pinna e "Il codice della vendetta barbaricina"/Pigliaru(dove vendetta sta per giustizia,un preciso e codificato codice giuridico):
    Quella barbaricina,nonostante la dominazione spagnola,è sempre stata una società organizzata,collettiva,con un alto senso della legalità e del valore del singolo individuo;Presumibilmente il sistema crolla con l'avvento Savoia che vuole controllare da vicino il proprio possedimento d'oltremare e,come accadde in seguito durante la conquista della penisola italica,lo fece da dominatore anzichè fondersi col già presente.
    La vendetta intesa come giustizia diviene vendetta propriamente detta.
    E Niffoi,attraverso "La vedova",scaglia la sua rabbia contro quell'assurdo modo di concepire la vita.
    Sotto il profilo letterario è semplicemente perfetto,autentica poesia la sua,ottima la capacità di raccontare(sta mettendo per iscritto la tradizione orale).Favolose le perifrasi e le allegorie,tutte attinte dal mondo sardo.
    Per me,che vi ho abitato in quel mondo,leggere "La vedova" è automaticamente vedere mia nonna e i miei bisnonni,nessuno sforzo di comprensione nonostante il diverso dialetto(perchè "La vedova" è infarcita di dialetto barbaricino a me incomprensibile e ancora tanto sardo italianizzato).

    ha scritto il 

  • 2

    incomprensibile per tanti pezzi.
    riesco a comprendere il siciliano di Camilleri ma il sardo di Niffoi proprio no.
    Sarà per questo che ci ho messo tanto a finire le 180 pagine o forse perché stori ...continua

    incomprensibile per tanti pezzi.
    riesco a comprendere il siciliano di Camilleri ma il sardo di Niffoi proprio no.
    Sarà per questo che ci ho messo tanto a finire le 180 pagine o forse perché storie di povertà ingiustizie cattiverie e sangue mi aggiungono fatica e disincanto, pesantezza e tristezza.
    Non sono riuscita ad abbandonarlo, e allo stesso tempo avrei preferito investire il mio tempo incontrando un libro migliore.

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo un inizio esplorativo,  alla ricerca di un orientamento nel linguaggio fiorito di espressioni dialettali sarde, mi sono addentrata in una storia forte e brutale, ambientata in un mondo sanguigno, ...continua

    Dopo un inizio esplorativo,  alla ricerca di un orientamento nel linguaggio fiorito di espressioni dialettali sarde, mi sono addentrata in una storia forte e brutale, ambientata in un mondo sanguigno, arcaico, fatto di povertà,  soprusi, faide. Nonostante ciò la poesia si apre ampi squarci e quando non si comprende il dialetto basta la sua musicalità a  rafforzare la magia del racconto.
    "Il silenzio notturno era invece più profondo e lo temevo a febbre perché,  quando il sole si lasciava inghiottire lentamente dal buio,  Taculè appariva per quello che era veramente: un luogo di dannati mandati lì a espiare la pena della vita facendosi del male a vicenda."

    ha scritto il 

  • 4

    "... il po' di bene che ti da la vita si paga con dolore, tanto dolore."

    La lettura di questo libro è inizialmente costituita dall'addentarsi in una foresta intricata, buia, dove i rovi spinosi del dialetto si impigliano negli abiti, lacerano la pelle. L'unica possibilità ...continua

    La lettura di questo libro è inizialmente costituita dall'addentarsi in una foresta intricata, buia, dove i rovi spinosi del dialetto si impigliano negli abiti, lacerano la pelle. L'unica possibilità che si ha è proseguire a testa bassa, senza vedere nulla in quell'oscurità. Poi, quando si sta per desistere, ecco che all'improvviso la visuale si apre, si inzia a scivolare lungo un pendio scosceso, fatto di terra arida, sole che brucia. Si entra in contatto con personaggi scolpiti nella roccia ed è l'unico modo che hanno per sopravvivere in un ambiente così ostile, dove solo la violenza, minacciata o attuata, consente di avere un minimo spazio vitale. In un clima invelenito da persone ignoranti, conformiste, invidiose. Un clima mitigato solo da brevi ed intensi lampi di poesia. Si incontrano persone che spesso abusano della divisa, nella quale si rinchiudono come mulloschi nelle loro conchiglie, per commettere soprusi di ogni genere. Dal podestà al sacerdote. Scritto stupendamente (quando si arriva alla lingua semi-italiana), con una forza ed una crudezza di efficacia pressoché assoluta.

    ha scritto il 

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