La vita davanti a sé

Di

Editore: Neri Pozza (Biblioteca)

4.3
(2746)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 214 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Farsi , Tedesco , Catalano

Isbn-10: A000139907 | Isbn-13: 9788854500341 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giovanni Bogliolo

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , eBook , CD audio

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Eroe di guerra, diplomatico, cineasta, Romain Gary si suicidò il 3 dicembre 1980. La sua scomparsa fece scalpore ma il vero colpo di scena arrivò quando, pochi mesi dopo la morte, si scoprì che Gary ed Emile Ajar, autore del romanzo "La vita davanti a sé", erano in realtà la stessa persona. Il libro, che narra le vicende di Momo, ragazzo arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, vinse il Goncourt inaugurando uno stile gergale da banlieu e da emigrazione, cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi.
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  • 5

    La vita davanti a se

    Questo libro mi ha commossa, quando ho finito di leggerlo mi continuava a circolare nella testa, in un condominio dove tutto può sembrare sbagliato, i personaggi che lo abitano ci mostrano la loro ani ...continua

    Questo libro mi ha commossa, quando ho finito di leggerlo mi continuava a circolare nella testa, in un condominio dove tutto può sembrare sbagliato, i personaggi che lo abitano ci mostrano la loro anima, i loro sentimenti, un libro dolcissimo dove le promesse vengono mantenute.

    ha scritto il 

  • 5

    Una storia cruda, drammatica ma altrettanto tenera, delicata. La vita durissima, ai limiti della sussistenza, in una banlieu parigina vista e raccontata da Momo.
    Il linguaggio è semplice, il racconto ...continua

    Una storia cruda, drammatica ma altrettanto tenera, delicata. La vita durissima, ai limiti della sussistenza, in una banlieu parigina vista e raccontata da Momo.
    Il linguaggio è semplice, il racconto è simpatico e i personaggi descritti in modo pittoresco da un ragazzino fanno sorridere.
    La storia però tocca il cuore: è una storia d'amore intensa e struggente tra Momo e la donna che lo ha cresciuto perché, soprattutto quando tutto è incerto, senza amore non si può vivere. Il romanzo tocca anche altri temi: la convivenza fra arabi ed ebrei, la solidarietà fra gli ultimi della società, il rapporto fra i giovani e gli anziani, l'eutanasia.
    Un libro che non si dimentica.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Momò racconta in prima persona la sua vita
    Affidato, da piccolo alle cure di Madame Rose, ex prostituta.
    "All'inizio non lo sapevo di essere senza madre e non sapevo nemmeno che ce ne volesse una.."
    C ...continua

    Momò racconta in prima persona la sua vita
    Affidato, da piccolo alle cure di Madame Rose, ex prostituta.
    "All'inizio non lo sapevo di essere senza madre e non sapevo nemmeno che ce ne volesse una.."
    Crescendo scopre delle crude verità, scoprirà il nome della madre e conoscerà il padre.
    "Non posso dire che sono risalito all'indietro e che ho visto mia madre, ma mi sono visto seduto per terra e vedevo davanti a me delle gambe con degli stivali alti fino alle cosce
    e una minigonna di pelle e ho fatto uno sforzo terribile per alzare gli occhi per vedere
    la faccia, sapevo che era mia madre ma era troppo tardi, i ricordi non possono
    alzare gli occhi.
    Momò si legherà profondamente a Madame Rosa e ne nascerà un rapporto di reciproco amore e aiuto, fino alla fine...
    Finale meraviglioso....

    ha scritto il 

  • 4

    Ci sono libri che mi lasciano un po’ orfana, quando li finisco.
    Ho vissuto le vicende di questo strano ragazzino un po’ adulto, un po’ bambino, figlio di una prostituta che l’ha abbandonato affidandol ...continua

    Ci sono libri che mi lasciano un po’ orfana, quando li finisco.
    Ho vissuto le vicende di questo strano ragazzino un po’ adulto, un po’ bambino, figlio di una prostituta che l’ha abbandonato affidandolo ad un’altra; vive in un condominio di sei piani, a contatto con una comunità stravagante, rimanendo integro nella sua purezza. Molto tenero e toccante il suo linguaggio dalle parole ingenuamente ricercate e a volte inventate.

    ha scritto il 

  • 2

    Che fatica a leggere questo libro! L'ho trovato noioso e ripetitivo. Probabilmente la scelta di usare come narratore un ragazzino di 14 anni ha prodotto questo risultato di continuare reiterazione deg ...continua

    Che fatica a leggere questo libro! L'ho trovato noioso e ripetitivo. Probabilmente la scelta di usare come narratore un ragazzino di 14 anni ha prodotto questo risultato di continuare reiterazione degli stessi episodi.
    Ci sono però delle parti anche geniali: un esempio fra tutti è Madame Rosa, ebrea sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, che nasconde un ritratto di Hitler sotto il suo letto e lo guarda tutte le volte che è preoccupata sentendosi rassicurata perché ormai il peggio è passato!

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro è piaciuto all'unanimità riscuotendo apprezzamento da tutto il Gruppo di lettura.
    La grandezza dello scrittore consiste innanzitutto nella capacità di mettersi nei panni di un ragazzino e ...continua

    Questo libro è piaciuto all'unanimità riscuotendo apprezzamento da tutto il Gruppo di lettura.
    La grandezza dello scrittore consiste innanzitutto nella capacità di mettersi nei panni di un ragazzino e di guardare la realtà dalla sua prospettiva. Ma non solo. Gary ci presenta una realtà cruda e articolata: il mondo degli immigrati parigini, nel quartiere di Belleville, la prostituzione, la condizione dei bambini dati in affido a Madame Rosa che si presta ad accogliere questi figli abbandanati in quello che può sembrare un atto di egoismo, ma che invece, a ben guardare, è un atto di pietà.
    Eppure in tutto questo, forse per il tono leggero e la scrittura infantile, non si può fare a meno di sorridere: per il ritratto di Hitler tirato fuori per dare una scossa a Madame Rosa, per il dottor Katz portato su e giù per le scale, per la tribù di Waloumba che scuote la vecchia Rosa gettandola in aria su una coperta per farla rinsavire….E poi i neologismi, le parole inventate da Momò che rendono così bene le situazioni e le emozioni dei protagonisti.
    Ci ha colpito la grande umanità e solidarietà che si crea in quel mondo appena le cose cominciano a precipitare, e il fatto che nessun personaggio, per quanto squallida sia la sua vita, sia davvero malvagio o indifferente. Solo il padre di Momò fa la sua comparsa, crudele ed egoista, intesa a destabilizzare tutti: ma fa, giustamente, una brutta fine.
    Abbiamo anche riflettuto sulla grande capacità che hanno i bambini di adattarsi alle situazioni più tragiche e sul bisogno di amore di Momò che è così grande da riuscire a vedere la bellezza degli occhi di Rosa pur nella sua decadenza.
    E' uscito un parallelo con "I miserabili" di Victor Hugo, in cui non c'è nessuna speranza e la descrizione della miseria è spietata, un po' come in Pasolini, ma nel libro abbiamo trovato anche la Belleville di Daniel Pennac con la tribù Malaussène.
    Nel complesso un gran bel libro, pieno di filosofia, ha detto qualcuno, per i grandi temi affrontati: la decadenza dell'uomo, l'eutanasia e l'aborto, l'emarginazione degli immigrati, le divisioni razziali e religiose. E l'Amore, naturalmente, con la significativa domanda - per niente banale - di Momò: si può vivere senza?

    ha scritto il 

  • 5

    "La vita non è mica una faccenda per tutti quanti."

    Ho letto tanti libri belli alcuni davvero bellissimi, ma oltre ai belli ed ai bellissimi ci sono gli indimentuicabili, i libri del cuore, quelli che se li leggi a dodici anni ti rimangono dentro e non ...continua

    Ho letto tanti libri belli alcuni davvero bellissimi, ma oltre ai belli ed ai bellissimi ci sono gli indimentuicabili, i libri del cuore, quelli che se li leggi a dodici anni ti rimangono dentro e non se ne vanno più per quanto tu dopo legga altro e ti innamori di altre cose. Questo è uno di quelli.
    Questo è uno di quei rari, magici libri che mentre li leggi ti accorgi che parli nella loro lingua, come ho avuto l'onore. E' uno di quei rarissimi libri che sotto un'apparente e disarmante semplicità nascondono pensieri profondi e pericolosi; dice ad esempio che non è bene abituarsi alla felicità, perchè "è una cosa che non perdona, dato che la felicità è nota per la sua scarsità".
    Intanto, forse non vi ho mai detto che io evito sempre accuratamente di leggere le quarte di copertina ed i commenti vari; se subisco l'insopprimibile attrazione di un libro assolutamente sconosciuto piuttosto leggo le prime righe, se lo conosco men che meno. Una volta terminata la lettura, però, vado a vedere cosa dicono, se mi trovo d'accordo o meno, perchè di solito si tratta di un riassuntino lievemente esplicativo e ovviamente elogiativo, sennò mica lo pubblicherebbero sul libro stesso, ovvio. Qui invece mi leggo la storia di questo che esce a comperarsi una vestaglia di seta rossa per suicidarsi, in modo che il sangue fosse meno sfacciato, e vengo a sapere che questo signore di origine ebrea russa, vagamente somigliante a Gene Wilder ma più fascinoso, è stato sposato con Jean Seberg e dopo che questa si è suicidata con i barbiturici ha ben pensato di fare lo stesso sparandosi in bocca; non basta, il sedicente Gary, aduso all'uso dello speudonimo -anche Gary lo è, in realtà si chiamava Kacew- è l'unico scrittore ad aver vinto due Goncourt, e, cosa che mi ha particolarmente emozionata, è anche l'autore di quel Profumo di donna da cui il film di Costa-Gavras, con Yves Montand e Romy Schneider.
    In conclusione, non mi posso capacitare che in circolazione esistano simili meraviglie e che possano essermi sfuggite, ed ancora meno mi capacito che solo mezzo secolo fa esistessero personaggi del calibro e dello spessore si questo Kacew, intellettuali a tutto tondo, veri maghi della penna che conservano intatta la loro verve e la loro originalità anche ai nostri occhi.
    Questo libro è magia allo stato puro, è un inno alla vita, all'amore, all'infanzia, alla libertà, alla fantasia. Io lo metterei obbligatorio per tutti, senza distinzione alcuna.

    ha scritto il 

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