La zia Julia e lo scribacchino

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 86

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

4.0
(1698)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 350 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Portoghese , Ungherese , Polacco

Isbn-10: 8496200647 | Isbn-13: 9788496200647 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Angelo Morino

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Rosa

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Descrizione del libro
Vi si narra la vicenda o meglio la carriera, di Pedro Camacho, fecondissimo produttore boliviano d'intrecci (lo chiamano anche Balzac creolo) che, chiuso in una mefitica stanzetta, sforna trame melodrammatiche e truculente per un programma di feuilleton di Radio Lima. Tutti attendono con impazienza le puntate della sua fantasia, ma improvvisamente le differenti trame di appendice prendono a confondersi tra loro. Camacho è impazzito e sarà degradato a galoppino d'una rivista di sicuro fallimento. D'altro lato, ecco invece la storia di Mario, giovane aspirante scrittore attratto da questa curiosa macchina dell'immaginario che ci racconta una sua complicata storia: s'innamora di una zia vedova e più matura che finirà per sposare.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Eh.. niente... sono morto (cit.)

    Finalmente... l'ho finito!
    Hai presente quando parti con un'idea su un libro, ma poi alla lettura del volume quest'idea non corrisponde per nulla?
    Hai presente quando inizi a farti un'idea sulla strut ...continua

    Finalmente... l'ho finito!
    Hai presente quando parti con un'idea su un libro, ma poi alla lettura del volume quest'idea non corrisponde per nulla?
    Hai presente quando inizi a farti un'idea sulla struttura di un libro e quell'idea non corrrsponde per nulla?
    Sì, la mia prospettiva era sbagliata e non sono stato capace di cambiarla. O forse il libro non è stato capace di cambiarmela.
    Vai a sapere perché, pensavo che zia Julia e lo scribacchino finissero per intendersela all'interno della storia (invece si incrociano appena una volta). Magari, una loro liaison avrebbe ulteriormente complicato la vita al povero ?Marito' (diminutivo di Mario, l'autore).
    Andando avanti con il libro notavo la costruzione di piani paralleli rispetto alla storia del titolo. Quindi, ad ogni capitolo mi aspettavo di vedere il momento in cui questi piani trovassero un raccordo con la storia principale per poi proseguire all'unisono. In realtà la struttura del libro potrebbe considerarsi ANCHE originale: la storia principale viene inframmezzata da una serie di racconti ambientati nella stessa città dei protagonisti, ma la relazione con essi è assai labili.
    E questo mi ha (stupidamente) innervosito.
    E, niente, sono morto... :-)

    ha scritto il 

  • 5

    Come nasce uno scrittore? Si alza un mattino e si scopre tale oppure costruisce il suo talento allenandolo giorno per giorno? Vargas Llosa apre una finestra sulla sua storia e riesce a scrivere un rom ...continua

    Come nasce uno scrittore? Si alza un mattino e si scopre tale oppure costruisce il suo talento allenandolo giorno per giorno? Vargas Llosa apre una finestra sulla sua storia e riesce a scrivere un romanzo di formazione senza cadere nel retorico e noioso. Mario è un ragazzo di diciott'anni che sogna di diventare uno scrittore e di andare in Europa; nel frattempo vive in Perù dove si arrabatta tra lavoro e università. Quasi contemporaneamente due incontri stravolgono il suo quotidiano: l'incontro con una zia acquisita e con uno scrittore di romanzi radiofonici.
    L'impatto con queste persone ribalta la prospettiva di Mario: cosa vuol dire scrivere? Quali sono le priorità? Vargas Llosa riesce a raccontare tutto con un coro a due voci, capitoli pari e capitoli dispari si inseguono e pian piano si dipinge un quadro più chiaro dell'adolescenza dello scrittore e del mondo che lo circonda e che tanto permea i suoi libri.

    ha scritto il 

  • 3

    Agrodolce

    Lo stile limpido, elegante senza pedanteria, è la prima cosa che salta agli occhi nel romanzo, variegato come un poncho peruviano e più complesso di quanto appaia ad una lettura superficiale.
    Nella vi ...continua

    Lo stile limpido, elegante senza pedanteria, è la prima cosa che salta agli occhi nel romanzo, variegato come un poncho peruviano e più complesso di quanto appaia ad una lettura superficiale.
    Nella vivace città di Lima degli anni Cinquanta ci accompagna a capitoli alterni la voce narrante di Mario, studente e giornalista di una radio dove si rabberciano bollettini.
    Il ragazzo, alter ego dello scrittore, si innamora di una zia acquisita più anziana di lui, in un'atmosfera di leggerezza che persiste anche quando i fatti, causa il contrasto iniziale della famiglia, assumono toni un po' più drammatici (tra l'altro, si accenna appena alla dittatura militare del periodo).
    Gli altri capitoli, paralleli al filone principale in buona parte autobiografico, sono dedicati ai romanzi radiofonici, storie politicamente scorrette, dal sapore forte e dai toni roboanti, scritte a ritmo continuo da Pedro Camacho, personaggio buffo, misantropo, geniale, un fiume in piena che finirà per essere travolto dalla sua stessa ispirazione.
    Le storie tengono il pubblico incollato alla radio - la loro fama oltrepassa i confini del Perù - e catturano anche il lettore, in un gioco ironico e autoironico che lo scrittore conduce con maestria, buttando alla fine, con un vezzo letterario un po' snob, tutto in caciara.
    Un vago rimpianto per ciò che era e non è più (l'amore, la dignità di un uomo), malgrado sia attenuato da divertito distacco e a tratti persino rimosso, emerge inequivocabile nelle ultime pagine, chiudendo il cerchio di un romanzo agrodolce come il Pisco, liquore delle valli costiere di Lima.

    ha scritto il 

  • 4

    Vivere significava, per lui, scrivere

    Due storie che si intersecano a capitoli alterni come due voci in una fuga di Bach. Solo che una fuga di Bach è bella ma non fa ridere, questo romanzo invece è molto bello e strappa il sorriso spesso ...continua

    Due storie che si intersecano a capitoli alterni come due voci in una fuga di Bach. Solo che una fuga di Bach è bella ma non fa ridere, questo romanzo invece è molto bello e strappa il sorriso spesso e volentieri.

    Vargas Llosa racconta la vita di un giovane scrittore, Mario/Marito/Varguitas (ci ho messo un po', tonto che sono, a capire che fossero la stessa persona...), che si intreccia con gli iperbolici romanzi radiofonici dello scribacchino Pedro, lo scrittore di drammi che fanno impazzire le folle con situazioni scabrose, tragicomiche e che diventano, man mano che il romanzo procede, sempre più ingarbugliate, truci, incestuose, paradossali. Ed esilaranti.

    Autobiografia e invenzione si mescolano. Mario e le difficoltà della bella storia d'amore con la zia divorziata, caliente e con un bel po' di anni più di lui, si sovrappongono alle storie inventate da Pedro.

    Il risultato è un romanzo divertente, fresco, tenero, strano, fantasioso, colorato. Che però non si limita a divertire, ma pare anche farsi domande sull'arte stessa del romanzo. Mario vorrebbe scrivere, ma ci riesce solo quando inizia a vivere e a godere la sua vita; lo scribacchino invece, completamente immerso solo nella scrittura, perde progressivamente il lume della ragione e fa una miseranda fine.
    Forse che Vargas Losa abbia voluto dire che la letteratura ha senso solo se nasce da una esperienza realmente vissuta?

    Non amo gli autori sudamericani; ma devo ammettere che pochi scrittori hanno la fervida fantasia e l’abilità letteraria di Vargas Llosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Cosa dire? Stupendo, Vargas Llosa è un narratore micidiale e le sue storie sono divertenti, tristi, commuoventi. Usando come base cose che ha vissuto in prima persona modifica la realtà per raccontarc ...continua

    Cosa dire? Stupendo, Vargas Llosa è un narratore micidiale e le sue storie sono divertenti, tristi, commuoventi. Usando come base cose che ha vissuto in prima persona modifica la realtà per raccontarci un'altra storia, per scrivere un'altra narrazione.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo davvero piacevole anche se reso un po' dispersivo dall'alternanza di capitoli dedicati alla storia principali e capitoli con i radiodrammi di Pedro Camacho (a mio parere non tutti ugualmente b ...continua

    Romanzo davvero piacevole anche se reso un po' dispersivo dall'alternanza di capitoli dedicati alla storia principali e capitoli con i radiodrammi di Pedro Camacho (a mio parere non tutti ugualmente belli). Quest'ultimo è un personaggio davvero imperdibile!

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è un Vargas che mi piace!!! :) La scrittura è molto fluida e coinvolgente, e l'espediente di alternare i capitoli della storia di Mario ai romanzi radiofonici del misterioso Pedro Camacho si ri ...continua

    Questo è un Vargas che mi piace!!! :) La scrittura è molto fluida e coinvolgente, e l'espediente di alternare i capitoli della storia di Mario ai romanzi radiofonici del misterioso Pedro Camacho si rivela accattivante anziché dispersivo. Applausi!

    ha scritto il 

  • 4

    "Dove vita e opera di un autore si coniugano in un solo, totalizzante volersi scrivere"

    Colorato. Frizzante. Una samba. Il romanzo si sviluppa attraverso un bizzarro e insolito triangolo:

                      Zia Giulia --Mario/Varguitas --Lo scribacchino

    Mario aspirante scrittore, si inv ...continua

    Colorato. Frizzante. Una samba. Il romanzo si sviluppa attraverso un bizzarro e insolito triangolo:

                      Zia Giulia --Mario/Varguitas --Lo scribacchino

    Mario aspirante scrittore, si invaghisce di una donna più vecchia di lui che risulta pure essere sua zia. La zia Giulia, appunto. E questa storia la leggiamo nei capitoli dispari.

    Pedro Camacho (lo scribacchino) scrive telenovelas per l'emittente radiofonica in cui è impiegato lo stesso Varguitas. Pure Pedro lo incontriamo nei capitoli dispari, mentre nei capitoli pari troviamo le telenovelas.

    Le TeLeNoVeLaS... direi piuttosto. Lussureggianti. Ingarbugliate. Iperboliche. Eccessive. Folli. Ma talmente permeate della passione di chi le ha scritte, che non possono che trovare un consenso collegiale di pubblico.

    Perché per Pedro "vivere significava scrivere."

    E nel contempo Mario. Che vorrebbe scrivere ma che in realtà vive una storia d'amore che "sembra proprio un romanzo radiofonico di Pedro Camacho”

    Le opere che lo scribacchino produce son letteratura? Cosa è la letteratura? Chi stabilisce chi è veramente uno scrittore? Pedro è uno scrittore?

    "Come si poteva essere, per un verso, la parodia di uno scrittore e, nello stesso tempo, l'unico che, per il tempo consacrato alla sua professione e per l'opera realizzata, meritasse quel nome in Perù?"

    "Perché quei personaggi che si servivano della letteratura come di un ornamento o di un pretesto avrebbero dovuto essere più scrittori di Pedro Camacho, che viveva "solo" per scrivere?"

    Mario cosa ambisce diventare? Uno scrittore di facciata? O un uomo che vive per scrivere? O semplicemente Pedro Camacho rappresenta uno dei demoni di Mario? Un alter ego, un monito, uno specchio cui aspirare ma nel contempo da rifuggire. Perché la passione senza briglie è un motore che lanciato al massimo, senza la ragione a controllare e a mettere qualche frenata a correttivo, non può che condurre a risultati impredicibili.

    Autobiografico in modo inconsueto.
    Divertente. In quanto, pur essendo un romanzo sulla scrittura, lo è in un modo anti-cervellotico.
    E riesce ad essere "pacchianamente"* raffinato.

    *Pacchianamente: necessario leggere per cogliere :)))

    ha scritto il 

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