La zona morta

Di

Editore: Mondadori

3.9
(3702)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 464 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Olandese , Chi tradizionale , Greco , Portoghese , Ungherese , Polacco , Ceco , Russo

Isbn-10: 8804297263 | Isbn-13: 9788804297260 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Andrea Terzi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    One of my favourites

    It's scaring how the Dead Zone can be contemporary. Some books by King are in this way and they have a special place in my heart (like Rage). "The Dead Zone" is one of the first I read and I'm glad in ...continua

    It's scaring how the Dead Zone can be contemporary. Some books by King are in this way and they have a special place in my heart (like Rage). "The Dead Zone" is one of the first I read and I'm glad in a certain way that I don't perfectly remember all of it, so it's like to make the travel again but with a different vehicle. What surprised me mostly is the way is written, I completely fall into it every time I open the pages even if I'm reading for just a couple of minutes. It's also a book where I've started loving immediately the main character, yes, just like all the other characters in the book do! :)
    Already knowing where the story's going gives me the chance to appreciate even more King's way of writing and I feel like I'm drinking at a really satisfactory source.

    ha scritto il 

  • 4

    Non sono una fan del Re, anzi come dico sempre il mio rapporto con lui è "difficile", devo far passare del tempo tra una lettura e l'altra perché spesso è prolisso e leggerlo diventa estenuante ma il ...continua

    Non sono una fan del Re, anzi come dico sempre il mio rapporto con lui è "difficile", devo far passare del tempo tra una lettura e l'altra perché spesso è prolisso e leggerlo diventa estenuante ma il bello poi è che alla fine non mi delude mai, a parte rare eccezioni.
    Questa storia mi è piaciuta molto, forse è il romanzo che mi ha appassionata di più e Johnny è un personaggio che non riuscirò a dimenticare facilmente. Reduce da un incidente stradale in cui ha rischiato di perdere la vita e da un coma lungo 4 anni si risveglia con la capacità di prevedere il futuro di alcune persone, non sempre funziona ma a volte basta un tocco o un abbraccio e la sua mente si apre alla vita futura degli altri. Per alcuni potrebbe essere IL potere ma per lui in realtà sarà una condanna che lo porterà a scelte difficili e definitive.
    Mi ha conquistata ancora, non c'è altro da dire.
    Alla prossima

    ha scritto il 

  • 5

    Una delle storie migliori che io abbia mai letto, in assoluto. Non ci ho trovato nulla di horror, piuttosto lo definirei uno splendido poliziesco sovrannaturale. Ma comunque splendido.
    John Smith è un ...continua

    Una delle storie migliori che io abbia mai letto, in assoluto. Non ci ho trovato nulla di horror, piuttosto lo definirei uno splendido poliziesco sovrannaturale. Ma comunque splendido.
    John Smith è un uomo uscito indenne (o quasi) da un incidente sul ghiaccio da bambino e un incidente automobilistico da ragazzo. Da quest'ultimo, però, si riprende solo dopo quattro anni di coma e con misteriose capacità divinatorie: salverà la casa della sua fisioterapista dalla fiamma avvertendola in tempo, troverà il colpevole di molti casi di omicidio con stupro e salverà la vita di un ragazzo cui fa il precettore. Sembra un grande dono il suo, fin quando non stringe la mano di Greg Stillson, un ambizioso uomo politico, e il futuro che vede è così sconcertante che deve per forza fare qualcosa..
    Pieno di azione, di colpi di scena, ti tiene incollato ad ogni pagina, ad ogni parola. La mia copia del romanzo riporta in copertina la frase 《Stephen King è un vero scrittore》; non potrei essere più d'accordo!

    ha scritto il 

  • 5

    Un King mistico

    Forse uno dei migliori che abbia letto del Re!
    Lui è stato il mio primo autore "da adulta" quando avevo 14 anni, e i suoi libri sanno sempre di adolescenza e di estate, per questo ho deciso di pescarn ...continua

    Forse uno dei migliori che abbia letto del Re!
    Lui è stato il mio primo autore "da adulta" quando avevo 14 anni, e i suoi libri sanno sempre di adolescenza e di estate, per questo ho deciso di pescarne un altro a caso tra i tanti che ancora devo leggere...e sono stata fortunata!
    Protagonista di La zona morta è John Smith (nome volutamente anonimo? xD) che a seguito di una caduta sul ghiaccio da bambino e di un incidente devastante a 20 anni, acquisisce capacità divinatorie che inquietano e sconcertano tutti quelli che incontra e lui per primo...ma non sua madre, che in pieno delirio mistico è convinta di vedere in lui un emissario di Dio. E chissà, forse lo è...
    Niente horror (in realtà io di horror nella produzione kinghiana ho trovato davvero poco, avrò letto i romanzi sbagliati! xD) ma una storia incredibilmente intensa e piacevole, con inaspettati risvolti mistici. Quando si ha voglia di leggere per il puro piacere di sentirsi raccontare una bella storia, King è sempre la scelta giusta!

    ha scritto il 

  • 5

    Avevo già letto "Carrie", il primo romanzo di Stephen King, che ho adorato alla follia. L'autore mi ha stupito una seconda volta con un' opera che va oltre al romanzo horror e che tocca i più svariati ...continua

    Avevo già letto "Carrie", il primo romanzo di Stephen King, che ho adorato alla follia. L'autore mi ha stupito una seconda volta con un' opera che va oltre al romanzo horror e che tocca i più svariati argomenti: la spiritualità, la politica, la corruzione, la società, l'America degli anni '70... Personaggi ben descritti e ben delineati, King riesce a caratterizzare bene perfino il venditore di parafulmini che appare in 2 pagine.

    ha scritto il 

  • 3

    GRANDI POTERI E GRANDI RESPONSABILITÀ

    Stephen King è senz’altro uno dei migliori autori viventi, ma “La zona morta” (1979), sebbene sia stato il suo primo romanzo ad arrivare in cima alla vetta dei best seller e abbia ispirato un film di ...continua

    Stephen King è senz’altro uno dei migliori autori viventi, ma “La zona morta” (1979), sebbene sia stato il suo primo romanzo ad arrivare in cima alla vetta dei best seller e abbia ispirato un film di Cronenberg e una serie TV, non è il suo miglior romanzo, sebbene, essendo stato scritto da lui, è comunque un buon libro, che riesce a emozionare e a coinvolgere. Mi pare, però, che parta un po’ a rilento e sembra quasi che l’autore abbia cominciato a scriverlo senza sapere bene dove volesse andare a parare, poi King si riprende e ricollega le parti della narrazione che all’inizio sembravano separate. Per esempio, nella prima parte mi chiedevo perché perdesse tanto tempo a parlarci di politici americani, ma le ultime pagine giustificano queste che parevano divagazioni gratuite. C’è anche qualche pagina sulla malattia di Johnny Smith, il protagonista, che mi è parsa troppo lunga.
    “La zona morta” sembra un po’ la bozza di prova di “22/11/’63” (2011). In questo romanzo più recente, King ci mostra un viaggiatore nel tempo che dal futuro dei nostri giorni torna indietro negli anni ’60 del secolo scorso per cercare di sventare l’omicidio del presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy. Ne “La zona morta” il protagonista diventa un veggente e ha la visione di un politico locale che diventa presidente degli Stati Uniti, portando la nazione e il mondo alla rovina. Decide dunque di fermarlo prima che diventi troppo importante. Se in “22/11/’63” la soluzione era evitare un omicidio (magari commettendone un altro), qui sembra che il solo modo per evitare un dramma planetario sia un assassinio. Sicuramente anche questo romanzo, scritto negli anni ’70, risente dell’emozione che ha a lungo sconvolto l’America a seguito dell’omicidio di Dallas. Il romanzo più recente si presenta più “compatto” e concentrato sulla trama centrale, “La zona morta” si disperde in una serie di racconti di altre visioni di Smith, del suo tentativo di tornare a una vita normale dopo essere uscito dal coma, dei suoi rapporti con i genitori e la ragazza, che Johnny, risvegliandosi da 4 anni e mezzo di coma, ritrova sposata con un figlio. “La zona morta” ci parla, insomma, non della missione di John Smith, ma di lui, di come abbia vissuto l’incidente che l’ha portato a un sonno pluriennale e al risveglio con le sue doti di veggente amplificate, del suo tentativo di ricostruirsi una vita e dell’impossibilità di ciò, perché, come dice l’Uomo Ragno, “grandi poteri comportano grandi responsabilità”. Se Johnny sente l’arrivo di un incendio, non può non intervenire per salvare delle vite. Se sente l’arrivo di una catastrofe planetaria, non può restare con le mani in mano. Quella che King descrive è dunque la vita difficile e tormentata di chi, trovandosi inaspettatamente ad avere poteri più grandi di lui, fatica ad adattarsi alle responsabilità che ne conseguono. Un problema da supereroi, ma anche da gente normale con carriere sproporzionate ai meriti.

    ha scritto il 

  • 0

    Credo di aver letto per la prima volta questo romanzo una trentina d’anni fa ed era sempre la stessa copia, perché me lo prestò mio padre. Ora mio padre mi ha generosamente regalato alcuni volumi dell ...continua

    Credo di aver letto per la prima volta questo romanzo una trentina d’anni fa ed era sempre la stessa copia, perché me lo prestò mio padre. Ora mio padre mi ha generosamente regalato alcuni volumi della sua biblioteca e qualcuno – questo, ad esempio – ho voluto rileggerlo. King è stato uno dei primi grandi autori americani che ho apprezzato. Nel corso degli anni ho abbandonato questo tipo di letture, ma evidentemente il bagaglio culturale è rimasto, perché alcuni passaggi non mi sono sembrati solo familiari: di più. Ed è innegabile come tanta poesia, pur narrando di fatti atroci e terribili, si sia diffusa fra queste pagine in maniera stupefacente grazie a questo “mago” della letteratura horror cui porgo tanto di cappello. Nonostante il testo sia datato (il copyright di King è del 1979) e nonostante il filo conduttore si discosti totalmente dal romance che tanto amo, sono rimasta colpita dalla facilità con cui sono riuscita a seguire la trama e ad affezionarmi ai personaggi. Come (riassumendo) diceva la madre di Johnny – il protagonista – non bisogna rinnegare i doni del Signore. Ora, a prescindere dal credo religioso, ringrazio di cuore – foss’anche una delle fate madrine – chi ha il merito di avermi concesso il dono di leggere.
    Ps: simpatica la citazione del suo primo romanzo “Carrie” all’interno del testo.

    ha scritto il 

  • 4

    È il primo libro che leggo di King. Che dire? Inutile elogiare le sue foto da scrittore, in quanto dono indubbie. È un libro che ti entra dentro, sembra di vivere pagina dopo pagina le sofferenze del ...continua

    È il primo libro che leggo di King. Che dire? Inutile elogiare le sue foto da scrittore, in quanto dono indubbie. È un libro che ti entra dentro, sembra di vivere pagina dopo pagina le sofferenze del protagonista. King ti conduce anche alla riflessione: può essere un dono una vera e propria maledizione?? Forse si...

    ha scritto il 

  • 4

    Non è un horror (e meno male)

    è l'indimenticabile storia di una vita irrimediabilmente segnata dal dolore, un personaggio tanto tragico quanto umano, che nonostante tutto lotta fino alla fine.

    ha scritto il 

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