Las uvas de la ira

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Publisher: Editorial Planeta

4.5
(4572)

Language: Español | Number of Pages: 397 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , French , Italian , German , Swedish , Portuguese , Dutch , Norwegian , Turkish , Czech

Isbn-10: A000186219 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others , Library Binding , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Social Science

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Book Description
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  • 3

    Un romanzo importante, da leggere almeno una volta

    Premesso che è stato per me il primo romanzo di questo famoso autore, voglio subito dire che non è stato amore a prima...lettura, cioè ho impiegato un pò a entrare nella storia. Ma poi, una volta che ...continue

    Premesso che è stato per me il primo romanzo di questo famoso autore, voglio subito dire che non è stato amore a prima...lettura, cioè ho impiegato un pò a entrare nella storia. Ma poi, una volta che è successo, pagina dopo pagina, mi è sembrato di averne sempre fatto parte.

    Si narra l'epopea della famiglia Joad, che negli anni '30 dall'Oklahoma emigra in California, come tantissime altre famiglie di contadini, in seguito alla confisca da parte delle banche dei terreni su cui sorgevano le fattorie e all'arrivo delle "trattrici" che radono al suolo ogni cosa, case di legno comprese.

    Un viaggio durissimo, lungo la Route 66, la mitica autostrada che collega Chicago a Santa Monica, fatto stipati in tanti su un vecchio autocarro: tre generazioni di Joad, nonni, genitori e figli, più il marito di una delle figlie (che per di più è in attesa di un bambino), uno zio e un ex-predicatore in crisi esistenziale, assorto in meditazioni filosofiche.

    Carichi di speranze di cambiar vita, i Joad affrontano privazioni, perdite e imprevisti, conoscono altra povera gente che condivide lo stesso destino fino a vedere infrangersi il sogno contro il muro della realtà, che è ben diversa da quella prospettata dai volantini che offrivano posti di lavoro tra le vigne e i frutteti della California.

    La narrazione procede abbastanza lenta e questo come dicevo non aiuta all'inizio ad appassionarsi alle vicende dei protagonisti, ma poi ci si ritrova a conoscere tutti, come da vicino. In particolare Tom, il figlio maggiore appena uscito dal carcere dove ha scontato 4 dei 7 anni a cui è stato condannato per aver ucciso un uomo in una rissa, e poi mamma Joad, la vera anima della famiglia, il collante in ogni situazione, tenera d'animo ma ferma e decisa nelle sue azioni e dotata di una saggezza pratica ed essenziale.

    Un romanzo di denuncia sociale, che già alla sua uscita fu al centro di dibattiti ma che ottenne il Premio Pulitzer nel 1940 e divenne immediatamente un best seller. In rete troverai senz'altro tante recensioni che sapranno illustrare i significati reconditi, le implicazioni politiche...io ne parlo dal punto di vista più semplicemente emozionale.

    E per questo dico che il finale, che dopo tante e tante pagine giunge poi quasi all'improvviso, non so bene come spiegarlo...così com'è, drammatico, amaro ma profondamente umano, mi ha regalato proprio un'emozione inaspettata.

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  • 5

    Alla crisi americana degli anni Venti si aggiunse il Dust Bowl, una serie di tempeste di sabbia che colpirono gli Stati Uniti centrali tra il 1931 e il 1939. Il suolo si seccò tanto da diventar polver ...continue

    Alla crisi americana degli anni Venti si aggiunse il Dust Bowl, una serie di tempeste di sabbia che colpirono gli Stati Uniti centrali tra il 1931 e il 1939. Il suolo si seccò tanto da diventar polvere, nuvole nere di polvere così grandi da oscurare il cielo. Con la terra ormai sterile e le case requisite per debiti, molte famiglie contadine delle Grandi Pianure iniziarono un esodo verso il West, attraverso la mitica Route 66. Questo è ciò che ci racconta Steinbeck, attraverso le tragiche vicissitudini della famiglia Joad, che parte dall’Oklahoma per arrivare in California. Sempre più umiliati, vittime di logiche economiche inumane e contro natura, i Joad sentono germogliare dentro di sé “the grapes of wrath” (titolo originale), cioè i grappoli dell’ira: “Nell’anima degli affamati i semi del furore sono diventati acini, e gli acini grappoli ormai pronti per la vendemmia”. Ma, contemporaneamente, si fa più forte in loro il sentimento profondo della famiglia, del gruppo sociale, della solidarietà umana con chi condivide la stessa terribile sorte di diseredato ed emarginato.
    Il risultato è un libro di sdegno e di denuncia, ma anche di speranza e di ottimismo. Incarna il mito americano, quello dei pionieri e della frontiera. Ma rimane sempre attuale, e il dramma dei Joad diventa il dramma dei migranti di oggi. Per tutto questo, a mio avviso, è un libro che si legge lentamente. In ogni frase ci scopri il passato e il presente, l’intero universo, e più ci pensi e più fa riflettere.

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  • 5

    Una historia dura, cruda, que deja poso una vez leida. Escrita de una manera magistral, como todas las letras de Steinbeck.
    Antes de leerme este libro me lei "Los vagabundos de la cosecha" y no podría ...continue

    Una historia dura, cruda, que deja poso una vez leida. Escrita de una manera magistral, como todas las letras de Steinbeck.
    Antes de leerme este libro me lei "Los vagabundos de la cosecha" y no podría encontrar un prólogo mas pefecto.

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  • 5

    Da fare leggere al liceo

    Bel libro che fa capire come si sta quando non hai da mangiare. Può capitare anche a chi abita negli USA di rimanere senza lavoro, emigrare ed essere truffati e indesiderati. Utile per capire che esse ...continue

    Bel libro che fa capire come si sta quando non hai da mangiare. Può capitare anche a chi abita negli USA di rimanere senza lavoro, emigrare ed essere truffati e indesiderati. Utile per capire che essere poveri non è una colpa.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    E gli occhi dei poveri riflettono, con la tristezza della sconfitta, un crescente furore. Nei cuori degli umili maturano i frutti del furore e s'avvicina l'epoca della vendemmia.

    Furore è uno di quei libri che ho sempre pensato di leggere ma che, per un motivo o per l'altro, non avevo mai letto. Questo libro è il capolavoro di Steinbeck, autore premio Nobel nel 1962, e viene c ...continue

    Furore è uno di quei libri che ho sempre pensato di leggere ma che, per un motivo o per l'altro, non avevo mai letto. Questo libro è il capolavoro di Steinbeck, autore premio Nobel nel 1962, e viene considerato il romanzo simbolo della depressione americana degli anni '30. Nel romanzo viene raccontata la storia della famiglia Joad, piccolo campione delle migliaia di famiglie che durante il periodo di profonda crisi economica persero tutto quello che avevano e furono costretti a migrare verso il Sud, verso la California, alla ricerca di un avvenire migliore. Attraverso gli occhi e le parole dei Joad, assistiamo a quella che fu l'epopea di una generazione intera.
    Ho trovato Furore un romanzo estremamente reale e quanto mai attuale. La vicenda dei Joad e di migliaia di famiglie come loro, non può che ricordarci il fenomeno che sta avvenendo nei nostri giorni, le migliaia di persone che tentano di entrare in Europa fuggendo dalla guerra, dalla violenza e dalla fame. I Joad, tra cui troviamo Pa', Ma', i nonni, Tom Joad, i fratelli Al e Noah, la sorella Rose of Sharon e i piccoli Ruth e Winfield, perdono casa e terra e sono costretti, come la maggior parte dei loro amici e conoscenti, a migrare verso la California con la promessa di un buon lavoro e di una vita migliore.
    Ma dopo un lungo e difficile viaggio a bordo di un mezzo sgangherato, arrivano in California e non trovano nulla di ciò che gli era stato promesso. Non c'è lavoro, non ci sono case, non ci sono possibilità per i "maledetti Okie" che arrivano al Sud in massa. Il poco lavoro che c'è è duro e sottopagato. I Joad si trovano a lottare strenuamente per riuscire anche solo a mangiare una volta al giorno, mentre intorno a loro il malcontento e la rabbia crescono sempre più.
    Furore è un romanzo forte, dai contenuti spesso duri. La storia dei Joad ci viene raccontata senza filtri alcuni, tutta la tristezza, la rabbia, la paura e lo scoraggiamento traboccano dalle pagine fino ad arrivare al lettore che non può restare indifferente. Mi è piaciuto molto lo stile di Steinbeck, asciutto, duro ma capace di meravigliose descrizioni che incantano.
    I personaggi sono indimenticabili, fra tutti spicca quello della madre, la roccia della famiglia, una donna che nonostante tutto non smette mai di sperare e di incoraggiare i suoi familiari. Credo che in fin dei conti si debba proprio a lei la sopravvivenza della famiglia. La narrazione alterna capitoli in cui protagonisti sono i Joad a capitoli in cui l'autore ci permette di gettare uno sguardo più lontano, descrivendo quello che accade in generale.
    Furore colpisce dritto allo stomaco il lettore, anche una volta finita la lettura non si riesce a fare a meno di tornare a pensare ai Joad e fare il paragone con quello che stiamo vedendo succedere intorno a noi. Proprio per questa assonanza con un fenomeno di cui oggi si parla continuamente, questo romanzo è più attuale che mai. Non si tratta di una storia felice, non vi aspettate un lieto fine, la storia dei Joad è amara, amarissima, e fatta di tanta tristezza e di momenti bui.
    Nonostante tutto i Joad, e le migliaia di persone che si trovano nella loro stessa situazione, vanno avanti, continuano a lottare strenuamente, anche quando ogni sforzo sembra inutile. Ma la speranza e la voglia di rialzarsi la fanno da padrone, come anche la solidarietà. Furore è un libro che bisognerebbe leggere almeno una volta nella vita, una forte denuncia che potrebbe farci riflettere sulla direzione in cui ci stiamo muovendo.

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  • 4

    Un classico, scritto magistralmente. Alterna capitoli di riflessione di notevole intensità sulla vita la natura la povertà la lotta la sofferenza al racconto della vicenda della famiglia Joad in via ...continue

    Un classico, scritto magistralmente. Alterna capitoli di riflessione di notevole intensità sulla vita la natura la povertà la lotta la sofferenza al racconto della vicenda della famiglia Joad in viaggio verso la "terra promessa" . A tratti molto attuale e sferzante ma a volte prolisso e datato finale quasi patetico, sinceramente.. Consigliato.

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  • 5

    Semplicemente magnifico. Non ci sono molte parole per descrivere questo capolavoro, vibrante di vita e di umanita´, di colori, odori, sentimenti, amore, rabbia e ancora amore, speranza e delusione, fa ...continue

    Semplicemente magnifico. Non ci sono molte parole per descrivere questo capolavoro, vibrante di vita e di umanita´, di colori, odori, sentimenti, amore, rabbia e ancora amore, speranza e delusione, fatica, sudore, sogni e disillusioni, grandi tragedie e altrettanto coraggio. E poi una scrittura meravigliosa, che incanta e prende il lettore per mano, lo cattura, lo guida nel lungo viaggio della famiglia Joad, lo fa innamorare di questi personaggi vivi e palpitanti, lo immerge nelle vicende americane e lo trascina senza fatica fino all´ultima pagina. Praticamente perfetto.

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  • 4

    Una potente dose di realismo

    L'odissea della famiglia Joad, ambientata nell'America pre-new deal di circa un secolo fa, potrebbe essere sovrapposta a quella di tante altre famiglie di oggi, che fuggono dalla guerra o dalla miseri ...continue

    L'odissea della famiglia Joad, ambientata nell'America pre-new deal di circa un secolo fa, potrebbe essere sovrapposta a quella di tante altre famiglie di oggi, che fuggono dalla guerra o dalla miseria. Fuggono alla ricerca di una terra promessa, o spesso fuggono e basta, perché niente può essere peggiore delle macerie e della povertà che si lasciano alle spalle. Lo sfruttamento dei grandi latifondisti californiani non è così distante da quello dei grandi proprietari terrieri dei paesi "occidentali"; non ultimo l'Italia, che conosce - nell'indifferenza pressoché generale - floride sacche di lavoro nero in cui si aggirano donne e uomini senza nome, disposti a lavorare giorno e notte per un tozzo di pane soltanto perché divorate dalla disperazione.
    "Furore" è un pugno allo stomaco, un monito a tutti coloro che preferiscono voltare lo sguardo, o forse più concentrarsi sulla propria (apparentemente) ricca quotidianità per non vedere come questo modello di sviluppo presupponga sempre e comunque un sacrificio: quello degli ultimi. Il sacrificio di tante persone come i Joad, lontani dagli occhi e dal cuore, vittime di soprusi ed angherie, emarginati a causa della propria condizione di miseria, come se fosse un meritato marchio d'infamia. Questo romanzo ricorda a tutti di non voltare le spalle ai meno fortunati e a più riprese lascia un insegnamento (che è poi l'insegnamento della storia): il furore, presto o tardi, arriva ad avvampare nei cuori di chi è schiacciato, ed è la solidarietà l'unico antidoto al furore.

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  • 5

    Un indimenticabile Evergreen.

    E dire che mi avevano avvisato, e quindi non avrei dovuto restare così sorpreso del livello di questo libro. E invece quando ti scontri con narrazioni così potenti, con un talento nel conoscere e desc ...continue

    E dire che mi avevano avvisato, e quindi non avrei dovuto restare così sorpreso del livello di questo libro. E invece quando ti scontri con narrazioni così potenti, con un talento nel conoscere e descrivere l'animo umano così alto, comunque ci rimani sorpreso.
    E' una di quelle storie talmente ben scritte, talmente centrate nella scelta dell'intreccio e nella caratterizzazione dei personaggi che nonostante il passare del tempo (questo romanzo è del 1939, dopo la grande depressione e subito prima della guerra) restano sempre attuali.

    Di che furore parla, il titolo? Una rabbia feroce che anche noi in questi mesi abbiamo imparato a conoscere molto bene: la rabbia dell'immigrato che la fame ha sradicato dalla sua terra, dalle sue radici, dalle abitudini e dai costumi a cui era abituato ed ha gettato su terre sconosciute ed ostili, in mezzo a persone che non lo vogliono e che spendono risorse a costruire muri ed a comprare armi anzichè per cercare di stare meglio tutti. L'argomento è quindi quello di sempre, immigrazione ed integrazione: calato questa volta nel grande esodo che caratterizzò gli USA degli anni trenta.
    Milioni di uomini che dal Midwest si trasferirono in California, sfrattati e sradicati dalla meccanizzazione dell'agricoltura, divennero in poco tempo l'equivalente degli extracomunitari di oggi: massa alla ricerca del più precario e schiacciante dei lavori in c ambio di un pezzo di pane, alla mercè della stagionalità del clima e dei soprusi dei locali che andavano costruendo muri ed armandosi proprio in quel periodo; massa esacerbata dal non poter dare un volto al responsabile del suo crudele destino, massa che vede nascere dentro di sè l'odio rivoluzionario (che a Steinbeck ancora piace chiamare comunista, ma i tempi erano quelli), che si contrappone al feroce odio liberale tanto simile a quello legista di oggi, di chi non vuole scoprire davanti a questa gente che la loro ricchezza è illegittima e va nascondendosi dietro muri sempre più alti ed eserciti di guardie armate.
    Intrecciata con l'evolversi sociopolitico della crisi americana, è la storia della famiglia Joad e soprattutto dell'ex galeotto Tom Joad, che sarà testimone dello sfasciarsi della sua famiglia del midwest ma anche del suo rinascere con un gesto di umanità pura, che non a caso prescinde totalmente dalla distruttrice logica liberale. La famiglia Joad entrerà a tal punto nell'immaginario culturale della nazione che Tom arriverà ad essere protagonista di un altro grande narratore di queste storie: Bruce Springsteen.

    A chi legge "Furore" a decenni di distanza dalla sua scrittura, la storia appare innanzi tutto come una drammatica testimonianza del fallimento del marxismo. La rivoluzione comunista non è stata in grado di prevedere la spersonalizzazione del capitalista, ottenuta attraverso la nascita delle Società per Azioni ed il passaggio del potere economico alle banche. Non esiste più un uomo (o pochi) contro il quale opporsi e fare la rivoluzione, esiste un mostro senza volto e senza nome che si fà carico senza scomporsi di tutte le sofferenze che provoca ed al quale la classe media (dal soprastante dei campi all'agente di polizia, dal giudice che emette gli sfratti al conducente della trattrice che distrugge le case dei mezzadri) può imputare qualsiasi colpa lavandosi mani e coscienze.
    Il marxismo non ha predetto che con la meccanizzazione dell' agricoltura il proletariato non sarebbe stato solo industriale ma anche agricolo. L'avvento delle trattrici a consentito ad un solo contadino arricchito di effettuare il lavoro di cinquanta mezzadri poveri. E gli altri quarantanove? Il marxismo non aveva predetto inoltre che la classe lavoratrice non sarebbe rimasta unita. L'uomo americano è talmente culturalmente imbevuto di becero liberalismo da non indirizzare il Furore contro il vero nemico. La lotta non è per abbattere il sistema liberale, ma per farne parte. Gli sfruttatori più crudeli non sono i finanzieri senza volto ma i soprastanti che hanno derogato ai valori del mondo contadino per farsi tiranni a loro volta a spese degli altri. Quante volte Gandhi, Mandela, Che Guevara e mille atri rivoluzionari hanno gridato alla lotta anche violenta contro i proletari che si vendono? Essi sono i primi strumenti del sistema ed il cardine su cui sopravvive.
    Peraltro "dateci una guerra" implorano i contadini sfrattati. La grande verità è che il rivoluzionario del novecento non vuole abbattere il sistema. Vuole farne parte.

    E oggi? Oggi siamo di fronte alla stessa grande migrazione di masse umane in fuga dalla miseria, sradicate dalla loro terra, dalle loro radici, dalla loro vita. E che sommano al furore dell'abbandono quello per il rifiuto di gente che non li vuole; persone che si nascondono dietro muri ed eserciti di mercenari per non dover riconoscere che la legittimità del loro benessere è messa in discussione, persone che si affrettano a vendersi al sistema come nuova classe media-strumento di dominio pur di sfuggire allo stesso destino. Passano i giorni ma il mondo non cambia.

    In sintesi, "Furore" secondo me resta attuale perchè offre una chiave di lettura diversa dello scontro che sta avvenendo in medio oriente e, attraverso quello che chiamano terrorismo, nelle nostre case. Come puntualmente confermano Mohsin Hamid ( finanziere della city di origine pakistana) e Zygmunt Bauman, l'origine della crisi e dello scontro non è nè la guerra di religione (la più grande menzogna politica del nostro secolo, secondo me) nè la povertà (quelle terre sono sempre state povere, e peraltro le popolazioni del medio oriente non danno alla ricchezza materiale lo stesso valore che le diamo noi): come accadeva nel Midwest americano di Steinbeck, il Furore nasce dalla spersonalizzazione del nemico, dal radicale senso di vuoto che nasce quando alla miseria si unisce la perdita di valori e di tradizioni (attaccati e distrutti dal famelico mondo liberale che vuole imporre i propri dappertutto), dall'umiliazione del rifiuto di chi avrebbe dovuto capire, ed invece spende enormi masse di denaro (superiori a quelle necessarie per un aiuto decisivo) per ghettizzare, dividere, umiliare.
    C'è un parallelismo molto forte tra i proprietari terrieri di quella California ed i leghisti della nostra Lombardia.

    La amara risposta di John Steinbeck alla situazione americana si posa sulla capacità del proletario di saper restare uomo (ogni gesto umano del lavoratore è uno schiaffo al liberale che lo vuole ridotto a macchina di carne), si posa sulla speranza dell'avvento della rivoluzione socialista (ahi quanto mal riposta! Proprio in quegli anni, all'insaputa del mondo, Stalin portava sulla terra il Cocito, l'inferno della Kolyma).
    E quale potrebbe e dovrebbe essere la nostra? Gli Stati Uniti di allora uscirono dal dramma grazie alla coraggiosa politica del New Deal ed in definitiva allo spessore di un politico di Franklin Delano Roosevelt. Ma questo non dissipa il dubbio che alla rinascita della classe lavoratrice americana abbia contribuito quell'immenso mercato che fu la Seconda Guerra Mondiale ("dateci una guerra!").

    Oggi noi abbiamo la stessa guerra, per lo stesso scopo. Ma in aggiunta abbiamo l'odio religioso fomentato dalle destre di tutto il mondo, abbiamo la paura e l'odio del diverso che annacqua e svia il furore verso il finanziere senza volto che è il vero responsabile. E soprattutto rischiamo di avere Donaldo Trombetta al posto di FDR. Cosa ci resta da fare? Combattere in ogni modo il capitalismo finanziario che la fa da padrone, che ora come allora è il vero responsabile di tutto questo, leggere e riflettere il più possibile, ma più di ogni cosa, come Tom Joad e come sua sorella Rosa Tea, non scendere a compromessi col sistema e saper restare uomini. Sempre.

    said on 

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