Las uvas de la ira

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Publisher: Editorial Planeta

4.5
(4552)

Language: Español | Number of Pages: 397 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , French , Italian , German , Swedish , Portuguese , Dutch , Norwegian , Turkish , Czech

Isbn-10: A000186219 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others , Library Binding , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Social Science

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Book Description
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  • 4

    Una potente dose di realismo

    L'odissea della famiglia Joad, ambientata nell'America pre-new deal di circa un secolo fa, potrebbe essere sovrapposta a quella di tante altre famiglie di oggi, che fuggono dalla guerra o dalla miseri ...continue

    L'odissea della famiglia Joad, ambientata nell'America pre-new deal di circa un secolo fa, potrebbe essere sovrapposta a quella di tante altre famiglie di oggi, che fuggono dalla guerra o dalla miseria. Fuggono alla ricerca di una terra promessa, o spesso fuggono e basta, perché niente può essere peggiore delle macerie e della povertà che si lasciano alle spalle. Lo sfruttamento dei grandi latifondisti californiani non è così distante da quello dei grandi proprietari terrieri dei paesi "occidentali"; non ultimo l'Italia, che conosce - nell'indifferenza pressoché generale - floride sacche di lavoro nero in cui si aggirano donne e uomini senza nome, disposti a lavorare giorno e notte per un tozzo di pane soltanto perché divorate dalla disperazione.
    "Furore" è un pugno allo stomaco, un monito a tutti coloro che preferiscono voltare lo sguardo, o forse più concentrarsi sulla propria (apparentemente) ricca quotidianità per non vedere come questo modello di sviluppo presupponga sempre e comunque un sacrificio: quello degli ultimi. Il sacrificio di tante persone come i Joad, lontani dagli occhi e dal cuore, vittime di soprusi ed angherie, emarginati a causa della propria condizione di miseria, come se fosse un meritato marchio d'infamia. Questo romanzo ricorda a tutti di non voltare le spalle ai meno fortunati e a più riprese lascia un insegnamento (che è poi l'insegnamento della storia): il furore, presto o tardi, arriva ad avvampare nei cuori di chi è schiacciato, ed è la solidarietà l'unico antidoto al furore.

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  • 5

    Un indimenticabile Evergreen.

    E dire che mi avevano avvisato, e quindi non avrei dovuto restare così sorpreso del livello di questo libro. E invece quando ti scontri con narrazioni così potenti, con un talento nel conoscere e desc ...continue

    E dire che mi avevano avvisato, e quindi non avrei dovuto restare così sorpreso del livello di questo libro. E invece quando ti scontri con narrazioni così potenti, con un talento nel conoscere e descrivere l'animo umano così alto, comunque ci rimani sorpreso.
    E' una di quelle storie talmente ben scritte, talmente centrate nella scelta dell'intreccio e nella caratterizzazione dei personaggi che nonostante il passare del tempo (questo romanzo è del 1939, dopo la grande depressione e subito prima della guerra) restano sempre attuali.

    Di che furore parla, il titolo? Una rabbia feroce che anche noi in questi mesi abbiamo imparato a conoscere molto bene: la rabbia dell'immigrato che la fame ha sradicato dalla sua terra, dalle sue radici, dalle abitudini e dai costumi a cui era abituato ed ha gettato su terre sconosciute ed ostili, in mezzo a persone che non lo vogliono e che spendono risorse a costruire muri ed a comprare armi anzichè per cercare di stare meglio tutti. L'argomento è quindi quello di sempre, immigrazione ed integrazione: calato questa volta nel grande esodo che caratterizzò gli USA degli anni trenta.
    Milioni di uomini che dal Midwest si trasferirono in California, sfrattati e sradicati dalla meccanizzazione dell'agricoltura, divennero in poco tempo l'equivalente degli extracomunitari di oggi: massa alla ricerca del più precario e schiacciante dei lavori in c ambio di un pezzo di pane, alla mercè della stagionalità del clima e dei soprusi dei locali che andavano costruendo muri ed armandosi proprio in quel periodo; massa esacerbata dal non poter dare un volto al responsabile del suo crudele destino, massa che vede nascere dentro di sè l'odio rivoluzionario (che a Steinbeck ancora piace chiamare comunista, ma i tempi erano quelli), che si contrappone al feroce odio liberale tanto simile a quello legista di oggi, di chi non vuole scoprire davanti a questa gente che la loro ricchezza è illegittima e va nascondendosi dietro muri sempre più alti ed eserciti di guardie armate.
    Intrecciata con l'evolversi sociopolitico della crisi americana, è la storia della famiglia Joad e soprattutto dell'ex galeotto Tom Joad, che sarà testimone dello sfasciarsi della sua famiglia del midwest ma anche del suo rinascere con un gesto di umanità pura, che non a caso prescinde totalmente dalla distruttrice logica liberale. La famiglia Joad entrerà a tal punto nell'immaginario culturale della nazione che Tom arriverà ad essere protagonista di un altro grande narratore di queste storie: Bruce Springsteen.

    A chi legge "Furore" a decenni di distanza dalla sua scrittura, la storia appare innanzi tutto come una drammatica testimonianza del fallimento del marxismo. La rivoluzione comunista non è stata in grado di prevedere la spersonalizzazione del capitalista, ottenuta attraverso la nascita delle Società per Azioni ed il passaggio del potere economico alle banche. Non esiste più un uomo (o pochi) contro il quale opporsi e fare la rivoluzione, esiste un mostro senza volto e senza nome che si fà carico senza scomporsi di tutte le sofferenze che provoca ed al quale la classe media (dal soprastante dei campi all'agente di polizia, dal giudice che emette gli sfratti al conducente della trattrice che distrugge le case dei mezzadri) può imputare qualsiasi colpa lavandosi mani e coscienze.
    Il marxismo non ha predetto che con la meccanizzazione dell' agricoltura il proletariato non sarebbe stato solo industriale ma anche agricolo. L'avvento delle trattrici a consentito ad un solo contadino arricchito di effettuare il lavoro di cinquanta mezzadri poveri. E gli altri quarantanove? Il marxismo non aveva predetto inoltre che la classe lavoratrice non sarebbe rimasta unita. L'uomo americano è talmente culturalmente imbevuto di becero liberalismo da non indirizzare il Furore contro il vero nemico. La lotta non è per abbattere il sistema liberale, ma per farne parte. Gli sfruttatori più crudeli non sono i finanzieri senza volto ma i soprastanti che hanno derogato ai valori del mondo contadino per farsi tiranni a loro volta a spese degli altri. Quante volte Gandhi, Mandela, Che Guevara e mille atri rivoluzionari hanno gridato alla lotta anche violenta contro i proletari che si vendono? Essi sono i primi strumenti del sistema ed il cardine su cui sopravvive.
    Peraltro "dateci una guerra" implorano i contadini sfrattati. La grande verità è che il rivoluzionario del novecento non vuole abbattere il sistema. Vuole farne parte.

    E oggi? Oggi siamo di fronte alla stessa grande migrazione di masse umane in fuga dalla miseria, sradicate dalla loro terra, dalle loro radici, dalla loro vita. E che sommano al furore dell'abbandono quello per il rifiuto di gente che non li vuole; persone che si nascondono dietro muri ed eserciti di mercenari per non dover riconoscere che la legittimità del loro benessere è messa in discussione, persone che si affrettano a vendersi al sistema come nuova classe media-strumento di dominio pur di sfuggire allo stesso destino. Passano i giorni ma il mondo non cambia.

    In sintesi, "Furore" secondo me resta attuale perchè offre una chiave di lettura diversa dello scontro che sta avvenendo in medio oriente e, attraverso quello che chiamano terrorismo, nelle nostre case. Come puntualmente confermano Mohsin Hamid ( finanziere della city di origine pakistana) e Zygmunt Bauman, l'origine della crisi e dello scontro non è nè la guerra di religione (la più grande menzogna politica del nostro secolo, secondo me) nè la povertà (quelle terre sono sempre state povere, e peraltro le popolazioni del medio oriente non danno alla ricchezza materiale lo stesso valore che le diamo noi): come accadeva nel Midwest americano di Steinbeck, il Furore nasce dalla spersonalizzazione del nemico, dal radicale senso di vuoto che nasce quando alla miseria si unisce la perdita di valori e di tradizioni (attaccati e distrutti dal famelico mondo liberale che vuole imporre i propri dappertutto), dall'umiliazione del rifiuto di chi avrebbe dovuto capire, ed invece spende enormi masse di denaro (superiori a quelle necessarie per un aiuto decisivo) per ghettizzare, dividere, umiliare.
    C'è un parallelismo molto forte tra i proprietari terrieri di quella California ed i leghisti della nostra Lombardia.

    La amara risposta di John Steinbeck alla situazione americana si posa sulla capacità del proletario di saper restare uomo (ogni gesto umano del lavoratore è uno schiaffo al liberale che lo vuole ridotto a macchina di carne), si posa sulla speranza dell'avvento della rivoluzione socialista (ahi quanto mal riposta! Proprio in quegli anni, all'insaputa del mondo, Stalin portava sulla terra il Cocito, l'inferno della Kolyma).
    E quale potrebbe e dovrebbe essere la nostra? Gli Stati Uniti di allora uscirono dal dramma grazie alla coraggiosa politica del New Deal ed in definitiva allo spessore di un politico di Franklin Delano Roosevelt. Ma questo non dissipa il dubbio che alla rinascita della classe lavoratrice americana abbia contribuito quell'immenso mercato che fu la Seconda Guerra Mondiale ("dateci una guerra!").

    Oggi noi abbiamo la stessa guerra, per lo stesso scopo. Ma in aggiunta abbiamo l'odio religioso fomentato dalle destre di tutto il mondo, abbiamo la paura e l'odio del diverso che annacqua e svia il furore verso il finanziere senza volto che è il vero responsabile. E soprattutto rischiamo di avere Donaldo Trombetta al posto di FDR. Cosa ci resta da fare? Combattere in ogni modo il capitalismo finanziario che la fa da padrone, che ora come allora è il vero responsabile di tutto questo, leggere e riflettere il più possibile, ma più di ogni cosa, come Tom Joad e come sua sorella Rosa Tea, non scendere a compromessi col sistema e saper restare uomini. Sempre.

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  • 4

    百味雜陳

    因為「一件T恤的全球經濟之旅」裡面提到,去圖書館找了這本書來看。
    看了以後真覺得心裡有種說不出的滋味,故事裡面的人物,在不同的時代一再出現。
    就像湯姆對他母親說的:到處都可以看到他。
    只是,大蕭條時期受壓迫的人,現在他們的子孫轉而壓迫第三世界國家的人,想到覺得很難過。

    said on 

  • 0

    Questo è quello che io definisco un romanzo potente. Ha la forza del messaggio che vuole trasmettere, ha la forza delle parole usate con maestria, ha la forza di una trama semplice, ma costellata di p ...continue

    Questo è quello che io definisco un romanzo potente. Ha la forza del messaggio che vuole trasmettere, ha la forza delle parole usate con maestria, ha la forza di una trama semplice, ma costellata di piccoli accadimenti e situazioni che lo rendono un capolavoro. Non è necessario andare sulla luna per scrivere capolavori, basta scrivere l’epopea di una famiglia (i Joad, cui è stato tolto tutto), dall’Oklahoma alla California. In cerca di lavoro, in cerca di dignità. Di ogni componente la famiglia, Steinbeck fa un ritratto preciso e psicologico che ti si stampa nel cervello. Ripeto, il linguaggio usato da Steinbeck è eccezionale, pulito e tagliente, semplice e drammatico. E ogni difficoltà che si para davanti ai Joad, è quella che si sono trovati ad affrontare migliaia di famiglie, in America, nei primi anni trenta. Resi schiavi e rifiutati dai loro simili, loro compatrioti, loro conterranei. La povertà che si respira in questo libro è tanta, troppa. Del resto “la linea di demarcazione tra fame e furore e sottile come un capello”. Ma parlare di questo libro significa perdere tempo, parli di una cosa e te ne vengono in mente altre dieci. E’ un libro da leggere.

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  • 5

    The Grapes of Wrath, letteralmente I grappoli d'ira (o I grappoli d'odio). Si riferisce a "« Gli occhi dei poveri riflettono, con la tristezza della sconfitta, un crescente furore. Nei cuori degli umili maturano i frutti del furore"

    Da Wikipedia
    "L'unica versione italiana, fino al 2013, fu quella tradotta nel 1940 da Carlo Coardi, coraggiosamente pubblicata da Valentino Bompiani, il quale scelse Furore come titolo . Purtroppo il ...continue

    Da Wikipedia
    "L'unica versione italiana, fino al 2013, fu quella tradotta nel 1940 da Carlo Coardi, coraggiosamente pubblicata da Valentino Bompiani, il quale scelse Furore come titolo . Purtroppo il testo tradotto - rimaneggiato e aggiustato successivamente - risentì sempre pesantemente dei tagli imposti dalla censura fascista del Ministero della Cultura Popolare, limitando la comprensione della portata dell'opera e del suo personaggio principale stesso. A influire notevolmente, oltre ai già citati motivi politici contingenti, furono le convenzioni letterarie dell'epoca che non seguivano rigide teorie di fedeltà, in un periodo in cui la traduzione non era sistematizzata, ma si permetteva rifacimenti. Inoltre, la forma doveva essere innalzata a letteraria perché il pubblico dei lettori italiani dell'epoca era assolutamente estraneo alla cultura americana: l'inglese "scorretto" dell'originale non aveva corrispondente in un italiano colloquiale, al cui posto venivano usati i vari dialetti. Nel novembre 2013, l'attesa nuova traduzione integrale è finalmente uscita per merito dello scrittore Sergio Claudio Perroni, che si segnala per aver ridato forza espressiva, lavorando sui diversi registri del testo, in particolare il timbro biblico-retorico, e aver restituito alla lettura le pagine soppresse o sostituite con pasticciate libere interpretazioni."
    Quindi il volume che ho in mano io è una riedizione di quella pubblicata nel 1940, infatti contiene molti termini antiquati e forme che oggi sembrano scorrette.
    Passando al contenuto devo dire che mi è piaciuto immensamente. Purtroppo, mutando ambiente e poche circostanze, mi sembra ambientato nella zona del Mediterraneo nel periodo attuale. Il personaggio portante del romanzo è la mamma, che sostiene tutta la famiglia, distribuendo speranza, fiducia ed una serenità che non le appartiene (ma non lo fa apparire). E' merito di questa gran donna se la famiglia si sforza di resistere allo smembramento e di mantenere il decoro pur vivendo in mezzo al fango. Ad ogni sosta la mamma sfodera la padella per preparare cibo per la famiglia, fa sistemare le poche cose e quindi tutti a lavarsi! Queste sono le Donne con la lettera maiuscola che combattono vittoriosamente il degrado, che purtroppo sono troppo rare oggigiorno con le conseguenze che possiamo vedere quotidianamente. E, ritornando al momento storico, mi sento costretta a ripetere che la storia non insegna mai nulla ma segue ineluttabilmente il suo destino di corsi e ricorsi!

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  • 5

    Un capolavoro assoluto.
    Se mai il termine può essere applicato a un libro, questo è il caso di Furore. Che tanto mi ha ricordato la potenza dello Zola di Germinal o di La bestia umana. Una prosa "trid ...continue

    Un capolavoro assoluto.
    Se mai il termine può essere applicato a un libro, questo è il caso di Furore. Che tanto mi ha ricordato la potenza dello Zola di Germinal o di La bestia umana. Una prosa "tridimensionale" che racconta tanto degli Stati Uniti del secolo scorso e tantissimo della nostra società, scossa da dinamiche drammaticamente simili.
    Un libro che, nell'ultima pagina, ha un battito d'ala talmente violento e al tempo stesso poetico da lasciare interdetti, e contemporaneamente commossi fino alle lacrime. Il ritratto di una "Pietà" laica che sarà difficile cancellare dalla memoria.
    Un romanzo modernissimo e, in una parola, perfetto

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  • 5

    Denso, umano, di persone e comunità, di società naturali ed artificiali.
    Schietto e senza filtri, al punto da creare un'empatia a volte quasi dolorosa.

    said on 

  • 5

    Ca-po-la-vo-ro

    The Grapes of Wrath....grappoli d'ira...quell'ira, quella rabbia, quella determinazione...ma anche quella umile miseria, quel legame familiare, quello spirito di adattamento e sacrificio, quella digni ...continue

    The Grapes of Wrath....grappoli d'ira...quell'ira, quella rabbia, quella determinazione...ma anche quella umile miseria, quel legame familiare, quello spirito di adattamento e sacrificio, quella dignità che caratterizzano la storia della famiglia Joad e del loro cammino della speranza...una storia senza tempo, una storia senza confini, una storia nella storia...storia di povertà, di umiliazione, di persecuzione, di ricerca di un nuovo inizio, di personaggi profondamente caratterizzati, personaggi che sanno essere ognuno protagonista e comparsa allo stesso tempo, personaggi legati sempre in maniera indissolubile tra di loro, personaggi che continuano ad esserci anche quando non fanno più parte del racconto. Un libro che può sembrare un manifesto del comunismo vero marxiano, della lotta di classe, della rivolta dei contadini contro i proprietari terrieri...ma bisogna esulare la storia dei Joad da qualsiasi contesto o ideologia politica....perché è una storia senza tempo...una storia senza confini.

    said on 

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