Las vírgenes suicidas

By

Publisher: Anagrama

3.9
(3608)

Language: Español | Number of Pages: 232 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Chi traditional , Portuguese , German , Italian , Swedish , Dutch , Indonesian , Slovenian , Hungarian

Isbn-10: 8433966820 | Isbn-13: 9788433966827 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Roser Berdagué ; Photographer: Vértigo ; Cover Design: Julio Vivas

Also available as: Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

Do you like Las vírgenes suicidas ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
En menos de un año y medio, las cinco hermanas Lisbon, adolescentes entre trece y diecisiete años, se suicidaron.

Los jovencitos del barrio habían estado siempre fascinados por esas inalcanzables jóvenes en flor, atraídos por esa casa de densa femineidad enclaustrada -la madre era una católica ferviente y moralista que no dejaba que sus hijas salieran con chicos; el padre, profesor de matemáticas dócil y benévolo, aceptaba las muy estrictas normas de su mujer-, y las primeras muertes no hicieron sino ahondar el misterio y el espesor del deseo. Los Lisbon se encerraron cada vez más en sí mismos y en el interior de la casa, y los jóvenes los espiaban desde las ventanas del vecindario, trataban de comunicarse con las hermanas pidiéndoles canciones por teléfono, contribuían al intrincado tejido de rumores, a la creación de mitologías. Veinte años después, aquellos mismos adolescentes, ya en la frontera de la mediana edad, intentan desentrañar el enigma de aquellas lolitas muertas que siguen fascinándolos.
Sorting by
  • 4

    [...] Sicuramente uno dei libri più strani che abbia mai aperto, a partire innanzitutto dal narratore collettivo, costituito dai ragazzi che le conobbero, i quali, a vent’anni di distanza, cercano tes ...continue

    [...] Sicuramente uno dei libri più strani che abbia mai aperto, a partire innanzitutto dal narratore collettivo, costituito dai ragazzi che le conobbero, i quali, a vent’anni di distanza, cercano testimonianze e riprendono in mano gli oggetti – diari, vestiti, fotografie – delle sorelle per rievocarne con malcelata tenerezza il ricordo, cristallizzato nella loro testa e mai sfumato come una creatura nell’ambra lucente. Rievocando episodi significativi ai loro occhi ma spesso insignificanti a quelli degli altri, analizzano l’ultimo anno delle ragazze Lisbon, seguite dai loro sguardi adoranti quasi fossero entità divine, da osservare schermandosi la vista per la luce abbacinante che emanavano, quando invece, come hanno capito solo tempo dopo, erano soltanto adolescenti esattamente come loro, con tanti sogni nel cassetto, rimasti però ad ammuffire a causa di una madre talmente bigotta e cieca da tarpare le ali alle figlie pensando di fare il loro bene, reprimendo la loro vita – scandita con estrema lentezza dallo stile descrittivo dell’autore – a un bagliore soffocato, fino a spingerle sull’orlo di un baratro oscuro e senza ritorno. [...]

    Per la recensione completa: http://lanicchialetteraria.altervista.org/?p=1767

    said on 

  • 5

    Eccellente

    Anni fa ho visto il film, non sapendo fosse tratto da un romanzo.
    Posso dire che il romanzo supera di gran lunga la pellicola (e non è un fatto da dare per scontato), perché più completo e scava a fon ...continue

    Anni fa ho visto il film, non sapendo fosse tratto da un romanzo.
    Posso dire che il romanzo supera di gran lunga la pellicola (e non è un fatto da dare per scontato), perché più completo e scava a fondo nella psicologia di tutti i personaggi, alcuni neppure menzionati nel film.
    Quest'ultimo crea un'atmosfera sì sognante ed estranea al mondo, ma a tratti giocosa, divertente, cosa che il libro frena praticamente subito: ogni volta in cui scappa un sorriso, diventa immediatamente amaro e quello sprazzo di gioia svanisce.
    Non condivido il pensiero finale riguardo al suicidio - definito come "atto egocentrico" - sia a livello generale, che di questo romanzo nello specifico.

    said on 

  • 2

    Immigrazione e liberazione - 26 giu 16

    Ho sempre confuso nella mia mente aneuronica questo libro con il sicuramente diverso “Picnic ad Hanging Rock”. Errore a posteriori grossolano, visti i diversi scrittori (Eugenides vs. Joan Lindsay) e ...continue

    Ho sempre confuso nella mia mente aneuronica questo libro con il sicuramente diverso “Picnic ad Hanging Rock”. Errore a posteriori grossolano, visti i diversi scrittori (Eugenides vs. Joan Lindsay) e la diversa ambientazione (America vs. Australia) e la diversa situazione di fondo (suicidio vs. sparizione). Ma sappiamo che la mente fa brutti scherzi, e solo dopo essere stato convinto dalle mie mentori libresche Ella & Susan, a comprare e leggere questo libro, finalmente ho sciolto la confusione. Anche se non so dire se avrei preferito rimanere nell’ignoranza. Comunque, ora posso anche dire che questo libro di Eugenides, il secondo che leggo da lui scritto, anche se è poi il primo che ha realizzato nella sua non prolifica vita letteraria, non mi è piaciuto particolarmente. Mi è scivolato via, pagina dopo pagina, mentre cercavo di afferrarne il senso ed i modi. Senza riuscire a decifrare bene né gli uni né gli altri. Se infatti “Middlesex”, dopo un inizio a bassa carburazione, era andato avanti scorrendo e risultando alla fine di una normale piacevolezza, queste vergini suicide mi hanno creato non poche difficoltà. E tuttavia, cominciamo con le note positive, o comunque innovative, che questo romanzo di più di venti anni fa portava con sé. Innanzi tutto, la trovata di presentarsi come uno scritto collettivo. In tutto il romanzo l’io narrante diventa un noi narratori, con la sotto-trovata poi di non dire mai chi siano questi noi. Certo capiamo che ne possano far parte Trip, Tim, Chase e David, ma la voce narrante rimane un collettivo che, a distanza di anni dai fatti, ne narra, e, forse, cerca di capirne di più di quanto se capisse al tempo. Secondo ed ultimo elemento la presentazione della vita claustrofobica di un quartiere periferico di Detroit (tra l’altro città natale dell’autore, figlio di un immigrato greco, come si intuisce dal cognome, e che riempie questa periferia di altri immigrati, soprattutto italiani), con le casette che immaginiamo come nei film, a schiera su dei viali con alberi e verde. Casette con garage, con del verde intorno. E pur tuttavia senza nessuna reale interazione tra i vari abitanti. Quasi che ci si guardi come da dentro delle provette di laboratorio, ognuno preso dal suo esperimento di vita, senza poter interagire con le vite altrui. In questo mondo senza molta gioia s’inserisce la vita, e la morte, delle ragazze Lisbon. Sono cinque sorelle, accudite e/o oppresse da un padre insegnante di matematica (che brutta fine) ma soprattutto da una madre bigotta ed inflessibile (inciso, resa benissimo sullo schermo del film diretto da Sofia Coppola, dalla bravissima Kathleen Turner). Una madre incapace (nei pochi interventi che la vedono in primo piano) di accompagnare le cinque figlie nell’adolescenza. Il dramma comincia con il suicidio della più piccola Cecilia, e si conclude un anno dopo con il patto sucida, purtroppo riuscito, delle altre quattro. Cecilia si getta dal secondo piano della casa. E nella ricorrenza del primo anniversario della morte, Bonnie si impicca, Mary mette la testa nel forno, Therese si imbottisce di sonniferi e Lux si uccide con il monossido di carbonio della macchina paterna. Tutto il libro scorre fra queste morti, con la voce narrante che cerca di capire prima i motivi di Cecilia. Che restano misteriosi, e vengono tralasciati per cercare invece di entrare in contatto con le altre sorelle Lisbon. Sorelle che sembrano poter uscire dalla cupa atmosfera materna, finché, ad una festa, Lux si attarda con trip, fanno l’amore, lei torna a casa tardi, e scoppia di tutto. La madre le reclude in casa, le ritira da scuola, il padre si licenzia. Inizia una corsa verso la dannazione, che i narratori descrivono, che cercano di fermare, senza mai capirne motivi, senza mai trovare il modo di intervenire o di far intervenire qualcuno. Sembra allucinante (e forse lo è) che in un paese “civile” in nome delle libertà personali, nessun servizio civile intervenga nella vita della famiglia Lisbon. Eugenides porta tutto alle estreme conseguenze, come detto. Ma anche lui non spiega, non interpreta. Narra, fa forse trasparire elementi di comprensione, tutto però diluito nella melassa che pervade questa inutile vita americana di provincia. Le ragazze muoiono, i Lisbon spariscono (e poi sapremo che divorziano), i narratori continuano da venti anni a porsi domande senza risposte. Il tutto con una rappresentazione dello squallore quotidiano che rende la vita inutile di essere vissuta. Quasi a dire che forse hanno fatto bene le sorelle a scegliere il momento di andarsene. Insomma, meglio il film, più movimentato, anche se meno straniante del libro. Libro, dove ringraziamo Eugenides di averci fatto dono di uno zeugma dantesco a pagina 93 (“se ne andò indossando il suo turbamento ed il suo cappotto”).
    “La vita è una perdita di tempo.” (150)

    said on 

  • 4

    Le Vergini Suicide

    Il libro d’esordio di Jeffrey Eugenides è un pugno alla bocca dello stomaco. Hai presente quando ricevi un colpo al diaframma e tutta l’aria esce di botto senza che tu possa respirare per riprendere f ...continue

    Il libro d’esordio di Jeffrey Eugenides è un pugno alla bocca dello stomaco. Hai presente quando ricevi un colpo al diaframma e tutta l’aria esce di botto senza che tu possa respirare per riprendere fiato? Ecco, esattamente quella sensazione di asfissia, secondo me, è il motore di tutta la narrazione.

    Il resto della recensione qui: https://ithemorrighan.wordpress.com/2016/06/24/le-vergini-suicide/

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    L'ho letto tutto d'un fiato. Nella mia fantasia pensavo ci fosse un oscuro segreto, ancora non svelato e lasciato come ultimo particolare, ma le mie aspettative sono state deluse. Ma,a parte questo, u ...continue

    L'ho letto tutto d'un fiato. Nella mia fantasia pensavo ci fosse un oscuro segreto, ancora non svelato e lasciato come ultimo particolare, ma le mie aspettative sono state deluse. Ma,a parte questo, un libro scritto veramente bene, scorrevolissimo, che indaga attraverso espedienti ben riusciti la psicologia delle cinque sorella e dei genitori. Eugenides: una gran piacevole scoperta.

    said on 

  • 4

    “ ‘Per la maggior parte della gente’ diceva ‘il suicidio è come una roulette russa. C'è solo una pallottola nel tamburo. Invece la pistola delle sorelle Lisbon era carica. Una pallottola per l’oppress ...continue

    “ ‘Per la maggior parte della gente’ diceva ‘il suicidio è come una roulette russa. C'è solo una pallottola nel tamburo. Invece la pistola delle sorelle Lisbon era carica. Una pallottola per l’oppressione dell’ambiente familiare. Una per la predisposizione genetica. Una per l’inquietudine legata al contesto storico. Una per l’impeto del momento. Dare un nome alle altre due pallottole è impossibile, ma ciò non significa che non ci fossero.’”

    Ecco, in un certo senso il romanzo si snoda come un’indagine retrospettiva – forse voyeurista, senza tuttavia sconfinare nella perversione o nella morbosità – attraverso la quale il noi narrante cerca di dare un nome alle pallottole.
    Che poi in realtà – ci viene detto altrove – la quinta pallottola è “un puro e semplice egocentrismo”; un egocentrismo “efficace”, destinato a spiegare la sua forza attrattiva anche a distanza di più di vent’anni.

    Suppongo sia questo che mi ha impedito di simpatizzare per le sorelle Lisbon.
    Di certo è questo che mi ha portato a riempire la quarta stella.

    said on 

  • 5

    Più foglie spazzavamo via, così sembrava, più erano quelle che si ammucchiavano sul prato dei Lisbon, soffocando i cespugli e coprendo il primo gradino della veranda. Quella sera, alla luce dei nostri ...continue

    Più foglie spazzavamo via, così sembrava, più erano quelle che si ammucchiavano sul prato dei Lisbon, soffocando i cespugli e coprendo il primo gradino della veranda. Quella sera, alla luce dei nostri falò, le case ingigantirono nella vampa splendente del fuoco. Solo l'abitazione dei Lisbon rimase sprofondata nel buio, una galleria, un vuoto... [p. 98]

    ...una sorta di malattia che infettava chiunque fosse nelle vicinanze. [p. 164]

    ...egocentrismo. [p. 256]

    said on 

Sorting by