Le chiavi del regno

Di

Editore: Aldo Martello editore Milano

3.9
(406)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 388 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: A000043117 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Andrea Damiano

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
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  • 3

    “Un insignificante prete scozzese finito in questo remoto angolo di Cina sul quale incombe una guerra di banditi.” Un’auto-definizione che il protagonista de “La chiave del Regno” fa di se stesso. Cro ...continua

    “Un insignificante prete scozzese finito in questo remoto angolo di Cina sul quale incombe una guerra di banditi.” Un’auto-definizione che il protagonista de “La chiave del Regno” fa di se stesso. Cronin, scrittore prolifico ma poco considerato dalla critica letteraria come ricorda Pier Francesco Gasparetto nella prefazione al romanzo, presenta padre Francesco Crisholm dalle peripezie subìte in gioventù sino alla vecchiaia, sotto diverse prospettive. I parrocchiani verranno disturbati dal suo anticonformismo sull’uso della parola, verrà ritenuto scomodo dai suoi superiori.. sin dal periodo del suo seminariato. Quello che mi è piaciuto di questo personaggio è che non si è fatto scrupoli ad incontrare ed affrontare chiunque, donne facili, ubriaconi, protestanti, la feccia della società. Questo a rimostranza del fatto che i più ingiusti sono proprio coloro che si ritengono giusti. La chiesa cattolica aveva condonato la guerra mondiale, “mandiamo milioni dei nostri figli migliori al massacro, a farsi mutilare nell’anima e nel corpo.. a uccidere e a distruggersi a vicenda, accompagnandoli con un sorriso ipocrita e una benedizione apostolica (p- 248)”. Un tema che a tutt’oggi pare ancora attuale.

    ha scritto il 

  • 3

    Padre Chisholm è un piccolo prete tenace che, a differenza del suo amico Anselmo, non brilla per cultura e diplomazia ecclesiastica, un uomo concreto, provato dalla vita e capace di ascoltare i bisog ...continua

    Padre Chisholm è un piccolo prete tenace che, a differenza del suo amico Anselmo, non brilla per cultura e diplomazia ecclesiastica, un uomo concreto, provato dalla vita e capace di ascoltare i bisogni degli uomini, un prete impastato di umanità che non sa arrivare a Dio se non attraverso la condivisione della fatica di vivere dei suoi fratelli in umanità. In Cina trova la sua autentica vocazione ma Il suo bilancio missionario è, dal punto di vista strettamente ecclesiastico, pressocché fallimentare: poche conversioni e quindi scarsa amministrazione dei sacramenti, totale indifferenza alla solidità economica delle strutture che crea. Ma padre Chisholm cerca di sostenere l'uomo, convinto che solo dove c'è reale condivisione della sofferenza umana, senza alcuna tentazione di porre limiti all'amore di Dio, si trova il Dio incarnato cristiano. Padre Chisholm appartiene alla rara categoria dei testimoni, che credono profondamente e proprio per questo non pongono limiti all'azione di Dio, non pretendono di sostituirsi a Lui nell'indicare una via di salvezza.
    Nella figura di questo piccolo prete modesto e tenace, povero e puro, Cronin, alla fine degli anni Trenta, anticipa in breccia le inquietudini della Chiesa che sfoceranno nel grande sforzo di ascolto del mondo espresso dal Concilio Vaticano II. La crisi di un'azione missionaria venata da tentazioni egemoniche e temporaliste, il problema della possibile pluralità 'delle vie di salvezza nell'incontro con altre religioni risaltano in questo romanzo non come problemi teologici ed ecclesiologici ma come impellente esigenza di una fede spoglia da ogni tentazione di successo mondano.
    Chisholm ritornerà in patria come uno sconfitto rispetto alle esigenze di un cattolicesimo istituzionale ma passato profondamente al vaglio del suo Dio e pronto forse per conquistare le chiavi di quel regno che è l'aspirazione più alta di un uomo che voglia realizzare la sua più intima vocazione cristiana. In unione con Dio, a fianco degli uomini.

    ha scritto il 

  • 4

    L'idea alla base de "Le chiavi del regno" di A.J. Cronin, probabilmente il libro più noto di questo grande scrittore scozzese, è quella di raccontarci le vicende di padre Chisholm, prete anticonformis ...continua

    L'idea alla base de "Le chiavi del regno" di A.J. Cronin, probabilmente il libro più noto di questo grande scrittore scozzese, è quella di raccontarci le vicende di padre Chisholm, prete anticonformista che per tutta la sua travagliata e avventurosa vita cercherà di interpretare (e far interpretare) a suo modo la religione cristiana. Segnato fin da giovane da una serie di disavventure, compreso il rimanere orfano di entrambi i genitori proprio a causa di una disputa religiosa, Chisholm passerà la maggior parte della propria vita come primo missionario in Cina, un'avventura al limite del pericolo in un Paese ben distante dal suo. Qui, a differenza dei pochi che l'hanno preceduto, non cercherà di catechizzare strenuamente il popolo locale né di convertirlo nel momento del bisogno, ma di avvicinarlo con mezzi d'aiuto e di conforto. Una missione che inizialmente pareva irrealizzabile pian piano si tramuterà così in realtà: padre Chisholm troverà inaspettati aiuti, tanto dalla popolazione locale quanto da chi è rimasto in patria e non ha dimenticato "quel prete testardo e risoluto", superando imprevisti come carestie, guerre locali e dispute intestine che avrebbero fatto desistere chiunque.

    Padre Chisholm è il grande personaggio di Cronin, un personaggio unico e verso cui difficilmente non si proverà empatia. Chisholm incarna il religioso che, prima di essere tale, è un uomo mite e fraterno, che mette davanti il debole e il povero, e che soprattutto non ha paura di interpretare in maniera diversa quanto lo circonda. Sono proprio questi aspetti a distanziare i suoi superiori, i quali non riescono a capire perché padre Chisholm non si uniformi a certe "tradizioni" di quella casta di cui fa parte, preferendogli una vita da "ribelle" e da insofferente verso certe facilitazioni. Anche il suo intervento come missionario in Cina verrà lungamente dibattuto: in tanti anni di impegno, padre Chisholm non verrà valutato per quanto effettivamente ha costruito, ma per il semplice "numero dei convertiti", considerato irrisorio in confronto a quanto fatto da altri. Eppure Chisholm non cercherà mai di giustificarsi: la forza del personaggio è nel rimanere fedele al suo credo, sapendo che sta facendo la cosa giusta anche se nessuno intorno a lui è dello stesso parere.

    Il modo di narrare di Cronin è poi più che perfetto. Partendo dal presupposto che è uno scrittore di quelli che non si perdono dietro a lunghe descrizioni ma che non si fa neanche mancare certi dettagli essenziali, l'idea di Cronin di procedere per lunghi salti temporali è molto buona: spesso, fra un capitolo e l'altro, vediamo infatti passare diversi anni e ci ritroviamo davanti ad un protagonista leggermente cambiato. Questi cambiamenti vanno a sottolineare proprio la crescita di padre Chisholm così come il suo invecchiamento, cambiamenti che tendono però a non stravolgere il personaggio ma a mostrarcelo coerente con se stesso nonostante il tempo passato.

    Sono rimasto piuttosto colpito da questo libro di A.J. Cronin, il secondo che mi trovo a leggere dell'autore. Con "Le chiavi del regno" ho trovato un gran bel romanzo, e sotto tanti aspetti: prima di tutto per una trama e un protagonista che difficilmente potremmo trovare banali e poi per come Cronin riesce a raccontarci di questa storia. Non sono 5 stelle, ma sicuramente un po' più di 4 sì.

    ha scritto il 

  • 3

    “… perché a un uomo non era permesso di essere come voleva? […] Come una lama conficcata nella sua vita si sentì prendere da uno spavento, un fremito di ribellione per quella parola “religione”, un g ...continua

    “… perché a un uomo non era permesso di essere come voleva? […] Come una lama conficcata nella sua vita si sentì prendere da uno spavento, un fremito di ribellione per quella parola “religione”, un gelido smarrimento perché gli uomini erano capaci di detestarsi per il solo fatto di adorare lo stesso dio con parole diverse”.

    Questa domanda e questo gelo che avvolgono Francis ancora bambino, alle soglia di un evento destinato a mutare drasticamente il corso della sua vita, continueranno ad accompagnare padre Chisholm in ogni tappa della sua esistenza, mostrandogli costantemente l’abisso incolmabile che separa spiritualità e mera dottrina. Che si tratti di cattolici contro anglicani, protestanti contro dissidenti, cattolici contro buddisti e metodisti, la realtà e l’insensatezza dello scontro per Francis è sempre la stessa.
    Spinto al sacerdozio dalle circostanze più che da una scelta personale, Francis si dimostra da subito un parroco migliore di tanti altri che gli sono superiori per gerarchia ed esperienza. Forse è perché in lui la bontà d’animo supera quasi la fede, o forse è perché quello scontro di posizioni ideologiche che ha segnato la sua infanzia gli si è interiorizzato al punto da permettergli di vedere le cose in una prospettiva più autentica e vera, pur nella sua semplicità. Di certo non può esserci posto per lui tra le fila di porporati che tendono a confondere le mura di una cattedrale con l’insieme di persone dietro cui si cela il vero significato della parola “chiesa”. Sembra non esserci posto per padre Chisholm neppure alla fine del mondo, dove l’attitudine di un bravo missionario si misura, secondo le regole della curia, in base al numero di cinesi battezzati, poco importa se sotto l’ombra di un possibile tornaconto economico.
    Eppure padre Chisholm non devia mai dalla via che ritiene più giusta per arrivare al cuore delle persone. Combatte la diffidenza con l’esempio, incassa la sconfitta partendo ogni volta da zero, affronta guerre, carestie e pestilenze non come l’eroe (che è suo malgrado), ma cercando semplicemente di salvare una persona alla volta.
    Non è una lettura facile e leggera, c’è tanta sofferenza ed amarezza per come vanno le cose e per come potrebbero andare, ma c’è anche tanta umanità che fa di Francis una persona, più che un personaggio, che è valso la pena di conoscere.

    ha scritto il 

  • 3

    Intrigante anche x un ateo

    Padre Chisholm è un prete scozzese anticonformista e ribelle, che ha scelto il sacerdozio più x sfuggire ai tragici avvenimenti della sua infanzia e adolescenza che x vocazione. Prova una grande pietà ...continua

    Padre Chisholm è un prete scozzese anticonformista e ribelle, che ha scelto il sacerdozio più x sfuggire ai tragici avvenimenti della sua infanzia e adolescenza che x vocazione. Prova una grande pietà e comprensione x gli umili, i poveri, i diseredati; detesta il moralismo intransigente, i rigidi principi e l’arrogante atteggiamento di superiorità di alcuni prelati, l’esibizione di ori e ricchezze nelle chiese. Il suo posto è vicino alla gente, x aiutare e confortare anche chi è lontano dalla religione, chi x disperazione o debolezza commette dei reati e vive fuori dalle convenzioni sociali. Non vuole riempire la sua chiesa di fedeli ipocriti e interessati, ma raggiungere il cuore delle persone, anche se non condividono il suo credo. Francesco, nella sua professione di povertà, insofferenza x le regole, tolleranza e comprensione x i derelitti, nella sua amicizia con l’ateo dottor Tulloch, inevitabilmente finisce x scontrarsi con i superiori ed è inviato missionario in Cina. Nella solitudine di un paese lontano e ostile, attraverso guerre, carestie, pestilenze, padre Chisholm riesce a creare un rapporto di fiducia e stima con la popolazione locale. Il racconto si dipana, tra la fine dell’’800 e l’inizio del ‘900, lungo tutto l’arco della vita di Francesco, dall’infanzia alla vecchiaia. In genere non amo i racconti che si svolgono in un lungo periodo, perché necessariamente molte cose sono omesse, ma questo romanzo è intrigante. Anche x un ateo nichilista come me la semplicità e la tolleranza del protagonista sono affascinanti. Il linguaggio è antiquato e retorico, eppure scorrevole; la vicenda è melodrammatica e moralistica ma avvincente. Riuscire a coinvolgere il lettore anche su un tema che non condivide, è la dote di un ottimo scrittore. In molti suoi romanzi Cronin inserisce elementi autobiografici e si mostra sensibile ai temi sociali che si andavano sviluppando in Europa negli anni ’30.

    ha scritto il 

  • 4

    Come narratore,Cronin,è bravissimo!!In questo libro ci racconta la storia di Franceso, prete missionario in Cina, delle sue difficoltà a costruire la Missione e i rapporti umani.La figura di Francesco ...continua

    Come narratore,Cronin,è bravissimo!!In questo libro ci racconta la storia di Franceso, prete missionario in Cina, delle sue difficoltà a costruire la Missione e i rapporti umani.La figura di Francesco prete atipico, ti fa riconciliare con la Chiesa e con Dio.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    "Stanotte mi sono dimenticato del cielo"

    "La tolleranza è la più alta virtù. Viene quindi l'umiltà."
    Una vita, un esempio. Azioni che valgono più di parole vuote e comuni ai nostri orecchi. E' Francesco, padre Francesco, il romanzo. Sì, un r ...continua

    "La tolleranza è la più alta virtù. Viene quindi l'umiltà."
    Una vita, un esempio. Azioni che valgono più di parole vuote e comuni ai nostri orecchi. E' Francesco, padre Francesco, il romanzo. Sì, un romanzo, un poema, una poesia. Versi che accarezzano come un balsamo il cuore di chi legge di lui e di quel che ha fatto nella sua povera e umile vita. Una vita vissuta non per convertire a tutti i costi chicchessia (rimarrà sempre l'ultimo nelle statistiche delle missioni per numero di convertiti), ma per indegnamente ripercorrere le orme di Gesù, diventando il più umile dei servitori, lontano dalle pomposità del Clero dominante. E' una storia di tolleranza, una delle virtù più dimenticate e meno incensate di oggi. Sapere che la Verità è patrimonio di chiunque vive in un certo modo e per gli altri e di nessuno in particolare. La strada non è unica per arrivare alla Meta. La missione in Cina sublima questa propensione di Francesco, sebbene messa ripetutamente a dura prova.
    "Siamo, noi, come formicole in un abisso insonsabile, un abisso coperto da milioni di strati di cotone; e così ci sforziamo...ci sforziamo di vedere il cielo."
    Piuttosto che guardare all'insù, piuttosto che predicare, Francesco ama fare, ama annullarsi nell'aiuto, prodigarsi per sfamare i malnuntriti, guarire gli ammalati, salvare la sua gente. E con lui quante figure memorabili, piccole api operarie, la reverenda Madre, il dottor Tulloch, il signor Cià, Giuseppe, la zia Polly, i coniugi Fiske.
    Francesco AMA. Un novello san Franscesco, lo si direbbe. Ha anche lui un passato, triste come nello stile di Cronin. In esso Nora e la fine che le è toccata rimane sempre un cruccio, che lo spinge tuttavia a dare tutto se stesso per il bene, per tutti, nemici e criminali compresi, ben sapendo di non ricevere nulla per sè in vita (se non gioia e riconoscenza, talora) e che alla fine trova pace in quel paterno "si allontanarono tenendosi per mano", con cui Francesco guida alla pesca della vita il piccolo Andrea.

    ha scritto il 

  • 4

    Vidi il film con un indimenticabile Gregory Peck, tanti anni fa, forse il 1969, e portavo ancora i pantaloni corti. Mi piacque molto e devo dire che faceva giustizia al libro che ho letto solo molti a ...continua

    Vidi il film con un indimenticabile Gregory Peck, tanti anni fa, forse il 1969, e portavo ancora i pantaloni corti. Mi piacque molto e devo dire che faceva giustizia al libro che ho letto solo molti anni dopo, occasionalmente capitatomi in mano. Di grande respiro, profondamente spirituale e umano, il libro andrebbe letto e meditato anche e forse proprio nel nostro tempo: " non pensate che il paradiso sia nel cielo, è nel cavo della vostra mano, è dovunque e non importa dove..."

    ha scritto il