Le grand passage

By

Editeur: Seuil

4.1
(824)

Language: Français | Number of pages: 473 | Format: Mass Market Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , German , Spanish

Isbn-10: 2020413930 | Isbn-13: 9782020413930 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , History , Travel

Aimez-vous Le grand passage ?
Devenez membre de aNobii, voyez si vos amis l'ont lu et découvrez des livres du mème genre!

Inscrivez-vous gratuitement
Description du livre
Sorting by
  • 2

    null

    ...lento greve, pragmatico...la crescita del protagonista tra mille sventure, bivacchi notturni, e sali a cavallo, scendi da cavallo, impastoia il cavallo...una tortura.

    dit le 

  • 3

    Il secondo libro della Trilogia della frontiera è un libro... estenuante. Dopo un inizio malinconico e bellissimo la narrazione si perde un po' tra lunghi viaggi a cavallo essenzialmente senza meta, i ...continuer

    Il secondo libro della Trilogia della frontiera è un libro... estenuante. Dopo un inizio malinconico e bellissimo la narrazione si perde un po' tra lunghi viaggi a cavallo essenzialmente senza meta, inframmezzati da qualche incontro significativo tra il protagonista e alcune figure più o meno enigmatiche (il vecchio cacciatore di lupi, il prete ex-prete, la zigana, il cieco, il dottore, i vecchi messicani ubriaconi...). Spoiler! Il libro è scritto così perché, evidentemente, così deve funzionare: la crescita del protagonista sembra essere infine una perdita di senso o, meglio, la scoperta dell'assenza di senso. Ok, ma dirlo con un po' meno viaggi a cavallo?

    dit le 

  • 3

    Che dire ... dei dodici libri di McCarthy pubblicati in italia questo è il decimo che leggo perché trovo che si tratti di uno degli autori moderni più interessanti in assoluto. Però questa volta la st ...continuer

    Che dire ... dei dodici libri di McCarthy pubblicati in italia questo è il decimo che leggo perché trovo che si tratti di uno degli autori moderni più interessanti in assoluto. Però questa volta la storia non mi ha proprio "preso", tutto sapeva di già visto e in più gli abbondanti inserti in lingua spagnola einaudianamente non tradotti neanche in nota (v. Guerra e pace!) non hanno contribuito ad alzare l'indice di gradimento.
    La raccapricciante faccenda del succhia-occhi poteva anche risparmiarsela, dopo averla letta me la sono sognata!

    dit le 

  • 5

    Questo romanzo è quello che io definirei capolavoro, sia per la prosa, perfetta, evocativa, mai patetica ma anzi apparentemente distaccata, sia per la storia che narra, di formazione prima che di avve ...continuer

    Questo romanzo è quello che io definirei capolavoro, sia per la prosa, perfetta, evocativa, mai patetica ma anzi apparentemente distaccata, sia per la storia che narra, di formazione prima che di avventure di cowboys persi nelle vaste distese americane.
    Billy Parham è un personaggio che ho amato moltissimo, mi è entrato sottopelle; si inizia a conoscerlo dal suo rapporto con la lupa, e poi successivamente negli scambi di battute con il fratello, e piano piano nella mia mente si è formata la figura di un eroe solitario, dall'animo nobile, un po' avventato nelle decisioni che lo porteranno inevitabilmente alla sconfitta. Ne ho ammirato il coraggio e l'intelligenza, e il rispetto quasi sacro che nutre nei confronti della Natura, degli animali e del mondo che lo circonda. Come ha scritto qualcuno,lo stile di scrittura di McCarthy può apparire asettico, eppure io non ho potuto fare a meno di partecipare appieno alle sue speranze e ai momenti di tristezza e dolore.
    Poi la descrizione dei territori e dei paesaggi, che dire...una meraviglia continua!
    Le parti "filosofiche" son quelle che mi hanno impegnato di più, tuttavia non credo di averle carpite totalmente...credo invece che questo romanzo, per quanto mi riguarda, necessiti di diverse riletture. Sono convinta che ogni volta mi comunicherebbe qualcosa in più, o qualcosa di diverso.
    È uno di quei libri che ti porti dietro per tutta la vita.

    dit le 

  • 5

    Vangelo di fine millennio

    Oltre il confine è una sorta di nuovo vangelo aggiornato alla fine del secolo scorso.
    Quanti confini si oltrepassano o si devono oltrepassare in una vita?
    Quello tra giovinezza ed età adulta, tra veri ...continuer

    Oltre il confine è una sorta di nuovo vangelo aggiornato alla fine del secolo scorso.
    Quanti confini si oltrepassano o si devono oltrepassare in una vita?
    Quello tra giovinezza ed età adulta, tra verità e menzogna, tra amore e solitudine, tra sollievo e fatica, tra fede e disillusione e alla fine tra vita e morte.
    Non si contano.
    "Tutta la vita è risolvere problemi" diceva Popper.
    "Tutta la vita è attraversare confini" sembra ribattere McCarthy.

    E Billy, di confini, ne valica e tenta di valicarne un bel po'.
    E al di là di essi si nutre di esperienze.
    E di storie.
    Tante diverse storie raccontate da persone provenienti da luoghi e tempi estranei.
    Storie di sangue e fango, di sgomento e redenzione, di solitudine e ricerca.
    Storie raccolte girovagando per un Messico violento ed accogliente, polveroso e metafisico, irraggiungibile ma scolpito nel sudore della fatica quotidiana.
    Storie pericolose e affascinanti come lupi.
    Storie da cui non è ammesso fuggire ma che richiedono di essere accolte e ricondotte alla loro origine per rivelare la loro identità.
    Storie che pretendono di essere collocate nel loro spazio naturale per poterne circoscrivere il significato.

    È francamente impossibile rendere conto di tutti i temi affrontati nel libro e del loro reciproco intrecciarsi.
    Billy non è un cowboy sicuro e determinato come John Grady di [i]Cavalli selvaggi[/i]. Procede nelle sue scelte per slanci successivi, per accumulo di intuizioni, spesso confondendo la caparbietà con l'onore, ma sempre con animo sincero. Dapprima si impegna a ricondurre la lupa nelle sue montagne d'origine, poi a recuperare i cavalli del padre, poi ancora a riportare a casa il fratello e infine ad arruolarsi nell'esercito.

    Come John Grady però anch'egli fallisce in tutte le sue imprese.
    Anzi, si procura davvero guai grossi.
    Per riportare la lupa alle sue montagne perde il contatto con la famiglia. Per recuperare i cavalli del padre smarrisce il fratello. E per ricondurre indietro Boyd rischia quasi di perdere l'unico cavallo del padre che gli era rimasto.
    E alla fine rimane completamente solo.

    Ogni scelta comporta oltrepassare un confine.
    E Billy compie le sue scelte cercando di perseguire ideali di ordine e giustizia ma viene puntualmente soverchiato da forze e circostanze più grandi di lui. Persino il naturale rapporto gerarchico tra fratelli viene piano piano sovvertito senza che egli possa fare nulla per evitarlo. Anche le storie raccolte durante il suo peregrinare narrano di vicende i cui protagonisti cercano di ricomporre un disegno sensato a partire da sensazioni ed eventi frammentari, privi di una logica intrinseca.
    Come se all'interno della struttura delle cose tutto trovasse una collocazione naturale, ad eccezione dell'uomo, capace solo di perturbare il misterioso equilibrio dell'essere.
    L'esito delle azioni di Billy infatti è sempre drammatico e ogni volta costituisce una bruciante lezione di vita.
    Le scelte si pagano col dolore. Proprio e altrui.
    La sofferenza è il pane quotidiano dell'esistenza.
    Non c'è guida, né orientamento esterno. Di nessun tipo.
    Le spinte morali interiori producono solo catastrofi.

    Ecco allora il bisogno di far quadrare i conti tirando in ballo Dio, una sponda metafisica su cui si rifrangono le attese di verità e ordine morale e materiale che sembra non trovino posto sulla terra, tra i sassi e la polvere.
    È un Dio che quanto più viene inseguito ed analizzato, tanto più sembra sfaldarsi e confondersi col caos e la menzogna (esemplare il discorso dello zingaro).
    Un Dio occulto e refrattario all'indagine e alla ricerca umana, tanto che neppure una vita di stenti e di sofferenze è sufficiente per forzare il suo mistero (si pensi alla storia dell'eremita e a quella del cieco).
    Un Dio che, come il lupo, è simile al fiocco di neve: quando ti sembra di averlo in pugno, apri la mano e ti rendi conto che stavi solo stringendo l'aria.

    Lo stile di McCarthy poi è ineguagliabile.
    Dettagliatissimo ed ermetico, preciso ed evocativo, diretto ed efficace come una pallottola nel cuore.
    Letale.
    La storia non concede tregua al lettore e i contraccolpi emotivi sono potenti e ben assestati.
    Anche solo la prima parte del romanzo è un tale eccezionale saggio di scrittura, capacità inventiva e robusta impalcatura morale da collocare l'opera tra le vette della letteratura di tutti i tempi.

    McCarthy, come Neruda, riesce a delimitare i confini dell'assoluto parlando di cose semplici, quotidiane.
    Non solo.
    Una volta stabiliti quei confini poi scrive delle storie che ti spingono ad oltrepassarli.

    dit le 

  • 3

    parla della crescita, di passare il confine che divide l'adolescenza dall'età adulta. parla di me. anzi, parla di tutti noi a dire la verità. però è distaccato e asettico, quindi non è che io e il pro ...continuer

    parla della crescita, di passare il confine che divide l'adolescenza dall'età adulta. parla di me. anzi, parla di tutti noi a dire la verità. però è distaccato e asettico, quindi non è che io e il protagonista siamo proprio uguali uguali, eh.
    sarà che io sono di pescara e billy del nuovo messico, sarà la differenza tra gli anni 2000 e gli anni '50; magari anche i cavalli, che so belli e tutto ma ora ci sono le macchine e io non ho neanche la patente. però sì, alcune cose sono universali, e nel libro c'è un pezzetto di me, magari non sotto forma di lupa incinta, non sotto forma di vecchio cieco oppure di vecchio cane storpio che annusa l'aria e il pavimento per sentire l'odore dell'uomo, perché gli uomini sono tanti, sfaccettati, ma sempre con quell'odore di sudore acido che mette a dura prova le narici, anche quando si sono appena lavati. magari sono proprio il protagonista, o suo fratello, o il cavallo che tiene duro e suda come loro e scappa e si è fatto USA-messico tre volte, tutte e tre le volte ha perso qualcosa, ha anche rischiato di morire, ma c'è sempre stato qualcuno che lo ha aiutato in qualche modo, perché tutti gli animali puzzano, ma alcuni puzzano più degli altri (semi cit.)

    p.s. minghia, ora che rileggo la recensione e ripenso bene a tutte le avventure che ho fatto con billy parham, forse forse le 3 stelle gli stanno strette a 'sto romanzo. però ho dato 4 a cavalli selvaggi e obiettivamente questo secondo capitolo non è all'altezza.

    dit le 

  • 2

    Ci ho messo mesi per leggere un libro di 300 pagine.. chiedo venia. Ma almeno un motivo ci sarà. Eh sì, non che sia stata trascinata dalle avventure di Billy e Boyd. Tutti le frasi e le parole in spag ...continuer

    Ci ho messo mesi per leggere un libro di 300 pagine.. chiedo venia. Ma almeno un motivo ci sarà. Eh sì, non che sia stata trascinata dalle avventure di Billy e Boyd. Tutti le frasi e le parole in spagnolo non tradotte (troppe) mi hanno distratto parecchio. ll racconto scorreva abbastanza bene all'inizio.
    Peccato

    dit le 

  • 3

    La prima parte (la lupa) è emozionante e coinvolgente.
    Per tutto il resto è un grandioso ritratto interiore ed esteriore del protagonista e del contesto di riferimento. Scritto benissimo, ma non certo ...continuer

    La prima parte (la lupa) è emozionante e coinvolgente.
    Per tutto il resto è un grandioso ritratto interiore ed esteriore del protagonista e del contesto di riferimento. Scritto benissimo, ma non certo scorrevole e leggero.
    Una lettura impegnata.

    dit le 

  • 4

    Se Marcel Proust consumava etti di pagine per dipingere paesaggi interiori, Cormac McCarthy non dice mai, ma proprio mai, ciò che pensano o provano i suoi personaggi (che, da parte loro, parlano ben p ...continuer

    Se Marcel Proust consumava etti di pagine per dipingere paesaggi interiori, Cormac McCarthy non dice mai, ma proprio mai, ciò che pensano o provano i suoi personaggi (che, da parte loro, parlano ben poco). Raccontando azioni, eventi, gesti la sua prosa raggiunge un’essenzialità stilistica invidiabile e una grande solennità. Al lettore spetta ricostruire tutti gli aspetti psicologici ed emotivi partendo proprio dai fatti puri e semplici. E non sempre è facile.

    Se Roberto Bolaño avesse scritto un western ne sarebbe uscito un libro molto simile a questo. Per ragioni stilistiche, con tutti questi rivoli di storie che si disperdono, ma anche per l’idea dominante di un mondo privo di senso e fittamente intessuto di male; i fazenderos che fanno esibire la lupa nell’arena dei cani da combattimento o i ladrones balordi che accoltellano il povero Niño non sono altro che i nonni dei narcos violentatori e assassini di 2666.

    Se gli episodi secondari del romanzo non fossero ruscelli che finiscono in altrettante paludi il libro sarebbe perfetto. Certe divagazioni quasi metafisiche (il cacciatore di lupi, il prete tra le rovine, il revolucionario cieco, gli zingari che trascinano il rottame d'aereo per la sierra) diventano pretesto per faticose congetture sulla vita, la morte, il male e la sofferenza che nulla aggiungono alla cupissima visione del mondo che McCarthy evoca. Per contro la prima delle quattro parti del libro, quella della loba, potrebbe stare in piedi anche da sola come un magnifico racconto.

    Se un libro dovesse avere una colonna sonora allora quella di Oltre il confine sarebbe piena di canzoni dei Calexico, senza alcuna discussione.

    dit le 

Sorting by