Le notti bianche; La mite; Il sogno di un uomo ridicolo

Edizioni integrali

Di

Editore: Newton Compton

4.2
(573)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 158 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8854120618 | Isbn-13: 9788854120617 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Pierluigi Zoccatelli , Luisa De Nardis

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Rosa

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    0

    Inutile. Non ce la faccio

    Il volume proposto da Newton Compton è composto da tre racconti. Il primo e Le notti bianche. E' la storia di un amore quasi platonico tra una diciassettenne innamorata di un forestiero e un ragazzo t ...continua

    Il volume proposto da Newton Compton è composto da tre racconti. Il primo e Le notti bianche. E' la storia di un amore quasi platonico tra una diciassettenne innamorata di un forestiero e un ragazzo timido e sognatore, che ama girare Pietroburgo di notte, quando la città dorme. Il racconto si snoda in tre notti e un mattino dove a turno i due protagonisti parlano di loro. Dei loro sogni, delle loro debolezze. L'autore esamina il problema della solitudine e degli amori quasi virtuali. Tutto sommato la lettura è gradevole, per nulla pesante. Come primissimo approccio a Dostoevskij è stato buono.
    Peccato che i restanti due, la storia di due suicidi. Uno realizzato e uno mancato siano di una pallosità inaudita. Secondo le note, il tema di questi due, suicidio e analisi psicologica, siano poi sviluppati nei grandi romanzi di Dostoevskij. La crisi di rigetto verso questo autore, in realtà verso gli scrittori russi in genere, è più che giustificata. Non si possono macinare pagine su pagine per dire e ridire il medesimo concetto. Come l'indifferenza porti a pensieri suicidi. Non ti lasciano dentro niente. Solo il vuoto

    ha scritto il 

  • 4

    Ti amano per quello che non sei, ti odiano per come sei. ( a Julia e a David Foster Wallace, suicida)

    Molte ragazze davvero intelligenti hanno delle librerie davvero brutte.
    E la mia cuginetta G, di anni 24, (cugina alla lontana, sarà il caso di chiarirlo) non fa eccezione.
    Nella sua libreria ci sono ...continua

    Molte ragazze davvero intelligenti hanno delle librerie davvero brutte.
    E la mia cuginetta G, di anni 24, (cugina alla lontana, sarà il caso di chiarirlo) non fa eccezione.
    Nella sua libreria ci sono una ventina di classici, e almeno un centinaio di romanzi scadenti. Qualche giallo minore e poco altro, a parte i soliti libri universitari che possiedono tutte le studentesse universitarie di Giurisprudenza. Possiede una copia di Infinite Jest di David Foster Wallace, ma è intonsa. Si vede che non è stata mai aperta perché è un tomo di oltre 1200 pagine e non ha una piega sulla costa del libro neppure a cercarla con un microscopio.
    In compenso, oltre a essere una ragazza davvero intelligente, è notevolmente bella. Questo dovrebbe essere sufficiente a renderle la vita più semplice. Ma non è detto, e anche lei ha provveduto - statistiche alla mano - a confutare questa tesi errata.
    Forse la vita semplice è solo per le persone semplici, è una persona bella e intelligente difficilmente è anche una persona semplice. E quasi mai ha una vita semplice. Ci sono troppe cose che circolano intorno alla vita di una persona bella e intelligente.
    Ne so qualcosa io, che ero cosi bello e intelligente prima che le tempeste arrivassero a tormentare la mia vita non semplice ma buona.
    Ne parlavo con mia cugina passeggiando per le strade del centro di Siviglia, una tiepida serata di fine ottobre. Parlavamo di come certi libri siano cupi come la vita di alcune persone e come queste persone se sono povere anziché ricche siano più propense a suicidarsi, come è prevedibile che sia, mentre come certe altre persone di bell'aspetto siano statisticamente più numerose delle vittime per suicidio non di bell'aspetto. E questo è un po' meno prevedibile. Perché una persona bella dovrebbe sucidarsi con piu' probabilità di una brutta?
    E mi domandavo anche, mentre lei mi snocciolava questa statistica, chi avesse scritto una cosa del genere, insomma, chi si era recato all'obitorio per osservare un numero sufficiente di vittime suicide per valutare se erano belle o brutte per inserirne poi i responsi a fini statistici?
    Di certo, le ho risposto, quando tutti noi, illuminati sulla fisiologia sessuale, metteremo al mondo soltanto bambini per i quali la vita sarà una serie di vere gioie fisiche e morali, dall'inizio fino alla fine normale, nessuno penserà ad affrettare quest'ultima. Ma finché la vita data per caso sarà per un numero così grande di poveri umani solo una serie di torture senza speranze, finché la metà delle attuali morte saranno dovute alla miseria, saranno vere e proprie morti per fame travestite e dichiarate naturali.
    Ma la mia cugina G è di indole romantica, e secondo lei (senza il supporto di alcuna statistica) la maggior parte dei suicidi sono dovuti a pene d'amore.
    Sempre di fame, si tratta, le ho replicato, ricordando le parole di Maria Teresa di Calcutta, secondo cui al mondo - almeno ai suoi tempi - c'era più fame d'amore che di pane. E' una bella frase, detta da chi ha trascorso una vita intera tra i morti di fame per mancanza di cibo, e non d'amore.
    Citare Maria Teresa di Calcutta ci ha portato poi verso altri ragionamenti. Abbiamo parlato di libri, o meglio, io ho iniziato a criticare la sua brutta libreria, perché nel frattempo siamo arrivati nel suo piccolo e grazioso appartamento di studentessa e credo di averle accennato la trama di un romanzo di Dovlatov e lei mi ha detto che le ricordavo un personaggio di Dostoevskij, e ho pensato che era la seconda persona a dirmi che le ricordavo un personaggio di Dostoevskij. La prima a dirmelo era stato un uomo, un ragazzo dei tempi in cui all'università ci ero iscritto io.
    E intanto è scesa la notte, e la stanza dove eravamo seduti è diventata quasi buia e illuminata appena da un lampione sulla strada. E i nostri discorsi sono diventati più intimi e i nostri volti più misteriosi a causa delle penombra e dei discorsi intimi, e lei mi ha confidato che quando aveva quindicianni era innamorata di me ma mi odiava pure perché ero un suo cugino alla lontana ed ero troppo vecchio per lei, e io le ho risposto con una frase di Brian Howard Clough , che mi amava per quello che non ero, e mi odiava per ciò che ero. Come tutti quelli che hanno amato e odiato.
    E i suoi occhi erano cosi limpidi e puri, il suo corpo talmente invitante e la pelle così chiara e la notte di Siviglia talmente diabolica che ho finito per baciarla e lei ha cominciato a spogliarmi e se non me lo sono sognato credo che abbiamo fatto l'amore quattro volte. E alla terza io ero già spompato e ho temuto che mi stesse per venire un infarto e ho pensato alla brutta figura che avrei fatto con lei, con la famiglia e con tutti quando si sarebbe scoperto che ero morto mentre facevo l'amore con una cugina alla lontana mentre ero lontano da casa.
    Però non è successo. Non sono morto e il mattino dopo all'alba, un'alba livida con grossi cumulonembi provenienti dalla troposfera atlantica, neri come un cattivo presagio, l'ho guardata mentre scompariva dentro un maglione e riappariva subito dopo, dandomi le spalle nude e un istante dopo nascoste dal maglione. E le ho detto che per uscire da questa situazione imbarazzante non avrei dovuto più farmi vedere. Oppure potevamo suicidarci entrambi, ha detto lei. Seria. Lo ha detto pensando che la morte romantica per suicidio sia qualcosa di temporaneo, non badando al fatto che è per sempre, ed è un sempre fatto di niente. Ha risposto che in quel "per sempre" prima che nascesse non si stava tanto male, sennò se lo sarebbe ricordato, e io le ho risposto con quella saccenza idiota che hanno le persone più vecchie nei confronti di quelle più giovani, che potrà suicidarsi quando diventerà grande, perché adesso ha avuto ancora troppe poche sofferenze e non saprebbe gustarsi pienamente la gioia di un suicidio ben motivato.
    Abbiamo iniziato a scherzare, anzi, come direbbe Dostoevskij, abbiamo iniziato a chiacchierare tra il serio e il faceto.
    Le ho detto che intanto bisognava scegliere il luogo adatto e per una serie di ragioni credo che l'albergo sia il posto più comodo per un suicidio, anche duplice, le ho detto. Per quanto riguarda il metodo ho iniziato a scartare il pugnale, il rasoio e la pistola perché danno risultati deplorevoli: ci si può sbagliare, ci si mutila, e nove volte su dieci si aumentano le proprie sofferenze.
    La corda richiede una preparazione, invece. Un'installazione che deve essere totalmente sprovvista di fascino, e spesso si fallisce anche lo scopo.
    La morte per annegamento è orribilmente lunga.
    Lei mi ha citato il caso di due ragazze francesi asfissiate da una fuga di gas. Aveva letto sui giornali che avevano in volto un'espressione felice, come due amiche addormentate. Abbiamo concluso quindi che la morte per asfissia da gas non è dolorosa.
    A quel punto abbiamo considerato anche l'avvelenamento classico, che però richiede un certo sangue freddo e a volte anche sofferenza e troppo tempo. Mi sono ricordato allora d'aver letto che esiste un unico procedimento immediato che porta una morte rapida, anzi folgorante e indolore, restando comodamente sdraiati o seduti: il cianuro di potassio. Una piccolissima frazione ingerita con una tazza di tè, e subito la testa ricade sul cuscino; è la morte istantanea.

    La mia cugina alla lontana non mi è sembrata molto convinta, credo desiderasse qualcosa di più suggestivo ma dopo un altro paio di ipotesi abbiamo scartato l'idea del suicidio, sia per scherzo che sul serio. Ci siamo sbafati una colazione abbondante e io ho bevuto tre succhi d'arancia. Lei voleva fare l'amore un'ultima volta, ma io le ho risposto che era meglio di no, ma l'ho detto solamente perché avevo lo stomaco pieno di succo d'arancia e probabilmente avremmo finito per farlo con lei seduta sopra di me e oltre alla paura dell' infarto non volevo neanche farmela addosso con mia cugina alla lontana che mi associa a un personaggio di Dostoevskij.
    Quale personaggio, non ho osato chiederglielo, e a un certo punto, mentre lei era in bagno sono uscito di casa e ho lasciato l'Andalusia.

    Il 31 ottobre mi ha scritto un messaggio di auguri per il mio quarantatreesimo compleanno.

    ha scritto il 

  • 0

    le paralllele che si danno appuntamento

    le finestre che danno a est la mattina chiuse
    il pomeriggio aperte

    le finestre che danno a sud la mattina aperte
    il pomeriggio chiuse

    diobenedetto non è difficile
    in realtà è difficilissimo

    bisogna sa ...continua

    le finestre che danno a est la mattina chiuse
    il pomeriggio aperte

    le finestre che danno a sud la mattina aperte
    il pomeriggio chiuse

    diobenedetto non è difficile
    in realtà è difficilissimo

    bisogna sapere cos'è il sud e cos'è l'est
    e poi bisogna unire il prima e il dopo, sapere

    che il sole si muove, per così dire, e che il calore
    è diverso in parti diverse

    è tutto difficile
    con una mente pre-copernicana

    oppure euclidea, come si dice nei karamazov
    però adesso non mettiamo troppe geometrie

    non-euclidee sul fuoco

    ha scritto il 

  • 5

    In bilico tra la realtà e un ideale

    E' prosa poetica. Un breve sogno di non molte pagine. I monologhi del protagonista esprimono un disagio esistenziale e una tensione in potenza terribilmente umani. Mi ci sono ritrovata, perché sogno u ...continua

    E' prosa poetica. Un breve sogno di non molte pagine. I monologhi del protagonista esprimono un disagio esistenziale e una tensione in potenza terribilmente umani. Mi ci sono ritrovata, perché sogno un po' troppo anche io forse.

    ha scritto il 

  • 5

    null

    Questo racconto mi ha fatto compagnia durante un viaggio, una compagnia molto gradita. Dopo poche righe ti ritrovi immerso in una lunga passeggiata per le vie di S. Pietroburgo, immaginandone ogni min ...continua

    Questo racconto mi ha fatto compagnia durante un viaggio, una compagnia molto gradita. Dopo poche righe ti ritrovi immerso in una lunga passeggiata per le vie di S. Pietroburgo, immaginandone ogni minimo dettaglio e sentendo sulla pelle lo stato di solitudine del protagonista. 
    Le anime di due sognatori che si incontrano per caso e scoprono di avere molto in comune, un’intera vita appesa ad un filo e un futuro offuscato e intangibile. Da leggere d’un fiato. Consigliato!

    “Invano il sognatore rovista nei suoi vecchi sogni, come fra la cenere, cercandovi una piccola scintilla per soffiarci sopra e riscaldare con il fuoco rinnovato il proprio cuore freddo, e far risorgere ciò che prima commuoveva la sua anima, che gli faceva ribollire il sangue, da strappargli le lacrime dagli occhi, così ingannandolo meravigliosamente.”

    ha scritto il 

  • 5

    Magico

    Sempre ricollegandomi al tema della follia, qualche giorno fa lessi un commento a questo libro, su un post di lettori che frequento assiduamente.
    Insomma quest'uomo diceva di essersi dato alla psichia ...continua

    Sempre ricollegandomi al tema della follia, qualche giorno fa lessi un commento a questo libro, su un post di lettori che frequento assiduamente.
    Insomma quest'uomo diceva di essersi dato alla psichiatria proprio a "causa" (o per merito?) di questo libro.
    Avendolo in casa, mi sono precipitata in taverna a recuperarlo. Letto in due notti, la seconda delle quali trascorsa in bianco.
    #LeNottiBianche è un libro che smuove qualcosa. Non saprei esattamente dire cosa, ma qualcosa mentre lo si legge si muove nel profondo di sé, e almeno una notte bianca è garantita. Spero solo di non bissare...
    Se non vivessi in una zona tanto isolata, avrei trascorso la notte all'aria aperta, su una panchina. Mi sono dovuta accontentare di trascorrerla girandomi e rigirandomi tra le lenzuola, agitata. Senza sapere il motivo. Perché #Dostoevskij mica ti dice il perché dei turbamenti che suscita, in fondo quella storia è la sua. Ma...
    Chissà se non ci siamo passati tutti in una storia così... di promesse che nascono e si frantumano in una notte, di sogni disattesi, di vita che scivola e ogni tanto ci si chiede: "Io nel frattempo dov'ero?"
    Di nuovo nel suo personaggio ho trovato il mio amico Alekseij, sebbene con "I fratelli Karamazov", questo libro non abbia niente a che vedere.
    Romanzo breve, una piccola perla, che ovviamente consiglio a tutti i miei amici.

    ha scritto il 

  • 4

    piacevole scoperta

    Non avevo avuto ancora modo di leggere nulla di questo autore, credevo la sua scrittura fosse molto più "difficile", ma è stata invece una piacevolissima sorpresa.

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante la mia poca passione per la letteratura russa, ho apprezzato non poco questo breve racconto di Dostoevskij. Il sognatore che grazie a Nasten'ka abbandona il suo rifugio di solitudine e tris ...continua

    Nonostante la mia poca passione per la letteratura russa, ho apprezzato non poco questo breve racconto di Dostoevskij. Il sognatore che grazie a Nasten'ka abbandona il suo rifugio di solitudine e tristezza, poi vi ripiomba, rincorre i suoi piani fantastici, si lascia cullare dai frutti dei suoi sogni, ha il potere di affascinare il lettore e offrirgli lo spunto per calarsi nel suo mondo. Si lascia leggere perché manca di quei fronzoli che spesso appesantiscono i romanzi di quegli anni, presentando invece, secondo il mio parere, uno stile decisamente più contemporaneo di quanto si possa pensare.

    ha scritto il 

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