Le onde

Di

Editore: Einaudi

4.2
(971)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 218 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Chi semplificata , Galego , Svedese

Isbn-10: 8806162284 | Isbn-13: 9788806162283 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Sei amici si alternano in un monologo. Nei loro soliloqui "dicono" fatti evite, e "pensano" riflessioni e sogni: la scuola e i giochi, i segreti e gliabbandoni, le rispettive famiglie e i desideri. Le voci si confondono in ununico fiato, come un'onda che racconta l'esistenza di ciascuno dei sei, e nonsolo la loro. Le onde sono la forma di questo romanzo: le onde del mare, dellaluce, del tempo, dell'emozione, dei gesti e dei dolori.
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  • 4

    Difficile parlare di questo libro. Sconcertante nelle sue prime pagine, bisognerebbe arrivarci preparati. Cosa che non ho fatto. E' un flusso di coscienza narrato da più personaggi; Neville, Bernard, ...continua

    Difficile parlare di questo libro. Sconcertante nelle sue prime pagine, bisognerebbe arrivarci preparati. Cosa che non ho fatto. E' un flusso di coscienza narrato da più personaggi; Neville, Bernard, Rhoda, Jinny, Louis e Susan in cui non c'è un racconto, solo sensazioni, quale e là alcuni, ma brevi, rimandi a date e luoghi. Sappiamo solo che si è in Inghilterra e che gli anni passano nel corso del romanzo. Il resto è prosa lirica.

    ha scritto il 

  • 5

    For the unprepared reader the first fifty pages can be as baffling as an unknown code. But once the code is cracked, the whole experiment has a brilliant simplicity.
    Imagine this: a biography of you a ...continua

    For the unprepared reader the first fifty pages can be as baffling as an unknown code. But once the code is cracked, the whole experiment has a brilliant simplicity.
    Imagine this: a biography of you and your five best friends. From early childhood to death. Told not within the usual matrix of bald accountable facts, social landmarks of achievement and failure. But through a linguistic transposition of the ebb and flow, the forging and eroding, of the waves of our inner life. Those secret and unspoken moments known only to ourselves when we feel at our most isolated or connected, our most transfigured, lost or unknowable. The narrative a fluid continuum where all six of you are continually merging and separating in a fellowship and divorce of feeling. The six of you ultimately becoming one voice endeavouring to give shape to this one shared life.
    So The Waves is the biography of six characters, all of whom speak for the other five as much as for themselves. But it's a new kind of biography. A biography of sensibility. A kind of archaeology excavating identity entirely from what’s buried and sacrosanct. Epiphanies, private moments of triumph and failure - or what Virginia Woolf called "moments of being".

    Virginia Woolf speaks somewhere of her earliest childhood memory – of being in bed as a very young child and listening to the sound of the waves distantly breaking on the beach out in the night. She believed the experience remained at the very heart of her inner life, a kind of oracle. The native ground from where all her shoots would spring forth. Authenticity, for her, was to be found in the secret and unspoken experiences of life, her “moments of being”. All six characters in The Waves experience a similar crucible childhood moment. A haunting moment of sensibility which will subsequently act as a motif in the quest to know intimacy and achieve identity. The opening section of The Waves, a depiction of the dawning of day, calls to mind the act of creation itself. For she is questioning the origins and nature of consciousness in this novel. Except no god appears. Instead we see nature as a dispassionate encompassing force locked into its relentless merciless rhythms. The first section introduces us to the six children and their first impressions of the world around them. Baptism comes here, not in church, but when the nurse squeezes a sponge and sends rivulets of sensation down the spines of the six children. An early indication of how Woolf will concentrate on private rather than public events to build the biographies of her six characters. By the end of the first part all six are identifying themselves in relation to each other, all six are struggling with fears and insecurities, all six jarred and flailing in their attempts to achieve identity – as for example Rhoda: “Let me pull myself out of these waters. But they heap themselves on me; they sweep me between their great shoulders; I am turned; I am tumbled; I am stretched among these long lights, these long waves, these endless paths, with people pursuing, pursuing.”
    Each section depicts the next phase in the lifespan of the characters. And in each section prevails the endless repetition of the sound and rhythm of the waves. Ultimately the suggestion is that it’s only through sensibility, our creative inner life, that we are able to achieve love, forge abiding worth and find the fellowship that are the principle sources of light and warmth in life.
    It’s left to Bernard, the writer, to draw some sort of conclusion: “And in me too the wave rises.it swells; it arches its back. I am aware once more of a new desire, something rising beneath me like the proud horse whose rider first spurs and then pulls back. What enemy do we now perceive advancing against us, you whom I ride now, as we stand pawing this stretch of pavement? It is death. Death is the enemy. It is death against whom I ride with my spear couched and my hair flying back like a young man’s, like Percival’s, when he galloped in India. I strike spurs into my horse. Against you I will fling myself, unvanquished and unyielding, O Death.”

    ha scritto il 

  • 3

    E' una di quelle letture in cui ti chiedi continuamente se la vittima sei tu che stai leggendo qualcosa di completamente sconnesso o la vittima è la scrittrice che disperamente resta ancorata alla rea ...continua

    E' una di quelle letture in cui ti chiedi continuamente se la vittima sei tu che stai leggendo qualcosa di completamente sconnesso o la vittima è la scrittrice che disperamente resta ancorata alla realtà con un filo di voce che è la sua scrittura, disarticolata, destrutturata, completamente slegata dal desiderio di essere compresa, come terapia interiore, un bisogno di lasciarsi liberamente andare ai pensieri e al flusso dinamico che essi prendono in quello spazio tra l'onirico e il lisergico, un'esperienza pop tipica di anni a venire. E' una lettura che spesso stride e trasforma il lettore in un vaso da riempire, in un interlocutore paziente della scomposizione di una mente, di un'anima, di una vita. Scorretta fino ai limiti della autoterapia Woolf ti regala molte emozioni, molti dubbi e una tristezza infinita.

    ha scritto il 

  • 5

    Lasciarsi trasportare

    Il sole spunta all'orizzonte marino, si leva lentamente forando le tenebre, sbiancando il cielo e tutte le cose; la spiaggia, la sabbia ardente, il graduale brulichio animato delle piccole creature ch ...continua

    Il sole spunta all'orizzonte marino, si leva lentamente forando le tenebre, sbiancando il cielo e tutte le cose; la spiaggia, la sabbia ardente, il graduale brulichio animato delle piccole creature che vi dimorano, e le onde...le onde...le onde...che si sfrangiano dai marosi, si rincorrono, rotolano e si infrangono dissolvendo in spuma sulla battigia per poi ritrarsi, ad un ritmo incessante, mentre il sole termina il suo parabolico corso fino a sprofondare nelle acque remote tingendole di sangue. E il giorno muore. Allo stesso modo sei vite, sei prospettivei, sei solipsismi, sei persone si raccontano alternandosi ritmicamente in soliloqui che mai si incontrato o incrociano in una conversazione, separati e distanti (come ognuno di noi), ed ogni volta che uno di essi prende la parola si arricchisce di altri anni, di altre esperienze, di altre impressioni, e scoperte e conquiste e sconfitte e tormenti e speranze e domande e risposte, soprattutto domande. Si raccontano con un afflato e una profondità sbalorditivi che toccano e scuotono l'anima del lettore.
    Il primo colpo di fulmine con Virginia Woolf e, in definitiva, il suo esperimento migliore. Ingiustamente messo in ombra da altre straordinarie opere della stessa come Al faro, Mrs. Dalloway e Orlando.
    Unico, straordinario, indimenticabile.

    ha scritto il 

  • 3

    «Lancio la mente nell'aria col gesto largo del contadino che sventaglia i semi.»

    Lettura senz'altro affascinante, anche se mi è risultata ostica in molti punti e questo perché, secondo me, la Woolf nel bene e nel male non ha il senso della misura: strafà; ma è il risvolto della me ...continua

    Lettura senz'altro affascinante, anche se mi è risultata ostica in molti punti e questo perché, secondo me, la Woolf nel bene e nel male non ha il senso della misura: strafà; ma è il risvolto della medaglia della sua sensibilità geniale, di cui sono tanto grata ogni volta che leggo qualcosa di suo, perciò prendo atto ma non mi lamento, va bene così.

    Un «poema drammatico», un «libro astratto, mistico, senz'occhi» (parole di Virginia), un canto dell'attimo, del qui e ora, del come questo pulviscolo d'istanti componga al calar del sole «quella massa indivisibile, che tutta intera voi chiamate vita» e che dell'onda ha il respiro, la fluidità.

    Se «la bellezza affinché resti bella la si deve spaccare ogni giorno» qui è tutto un rompere, tutto un rovistare profondità e scoperchiare vuoti e ricreare stupore da questa dissezione, cosicché se normalmente stiamo al mondo inconsapevoli, il prodigio della Woolf è proprio questo, l'effetto impressionante di ciò che scrive, in quest'opera forse più che in ogni altra: far sì che si stia al mondo "accorgendosene": ed è difficile e disturbante e anche pericoloso (come il millepiedi che se pensa ai suoi mille piedi si fa prendere dal panico e s'aggroviglia), un antidoto all'anestesia dell'abitudine e dell'automatismo che lascia nudi e spiazzati, spesso proprio sull'orlo del non-senso in preda alla vertigine; e alla bellezza.

    -- «E non importa quanto alto saltiamo, ricadiamo sempre nella corrente. (...) Ma è solo il mio corpo, è il corpo che è irrevocabilmente fissato, così voglio credere. (...) Lancio la mente nell'aria col gesto largo del contadino che sventaglia i semi.» --

    ha scritto il 

  • 4

    Poesia pura, liquida, visioni liriche che cullano con la nenia delle onde e incidono con la crudeltà di un pugnale. Verità di un'inconsistenza umana rispetto alla ciclicità della natura, effimera iden ...continua

    Poesia pura, liquida, visioni liriche che cullano con la nenia delle onde e incidono con la crudeltà di un pugnale. Verità di un'inconsistenza umana rispetto alla ciclicità della natura, effimera identificazione dell'anima attraverso le cose e le persone. In assoluto il libro da cui ho tratto più citazioni. "Ondeggio. Mi increspo. Galleggio come una pianta nel fiume, scorro pur restando radicata". Insuperabile.

    ha scritto il 

  • 5

    "Abbiamo sacrificato l'abbraccio tra le felci, e l'amore, l'amore, l'amore in riva al lago"

    Questo è un libro che ti riempie e ti svuota, che ti dà qualcosa e allo stesso tempo non ti lascia niente; è una lunga poesia, dalla prima all'ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 4

    Mucho le debe la literatura en general a ésta gran dama de las letras.
    Hablar de Virginia Woolf es hablar de innovación, refinamiento, arte y delicadeza.
    "Las olas" ha supuesto para mí un enorme desaf ...continua

    Mucho le debe la literatura en general a ésta gran dama de las letras.
    Hablar de Virginia Woolf es hablar de innovación, refinamiento, arte y delicadeza.
    "Las olas" ha supuesto para mí un enorme desafío a la renovación estilística, a la magia del monólogo interior, y a la belleza de la prosa poética.
    Connotaciones y divagaciones sencillas, a la par que complejas.
    Ronroneos o cadencias que salpican con sutileza la fina costra inabarcable de la ensenada.
    Caricias del viento marino que nos trasladan -alegóricamente- a determinadas etapas de la vida de seis almas heridas, confusas, y desilusionadas.
    Auroras y ocasos que se mecen bajo el cosquilleo de la infancia, la juventud, la madurez y la muerte que los ataja.
    Una revolución narrativa que nos arrastra hacia una embriagadora fragancia de briznas,retamas y hojas marchitas maceradas.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando le parole vanno al loro posto, e il posto non è un posto qualunque ma l'inedito luogo in cui la frase sa risuonare di significato, di senso, di suono; quando la struttura, si vela e si svela pe ...continua

    Quando le parole vanno al loro posto, e il posto non è un posto qualunque ma l'inedito luogo in cui la frase sa risuonare di significato, di senso, di suono; quando la struttura, si vela e si svela per adombrare un tutto che non sa crearsi, eppure c'è nel suo negarsi; quando la storia si scioglie in un ritmo liquido che, pure, non la straccia... Ecco, allora, un capolavoro. Uno di quei libri destinati a scorrerti nelle vene, a circolarti nel sangue, ad accendere neuroni. A farti innamorare della scrittura, di questa arma affilata per fare a pezzi la vita e ricostruirla in impossibili forme che si imprimono come timbri nella testa e nel cuore. Che si può dire, che si può raccontare de Le onde? Il ritmo che scandisce l'alternarsi irregolare delle voci, l'implacabile avvicendarsi delle ore? La precisione di Neville, l'evanescenza ariosa di Jinny, la fisicità terrestre di Susan? Louis tagliente, Rodha liquida e sfuggente, Bernard e la sua collana di frasi e parole? Niente di tutto questo parla del libro, nulla lo descrive o sa suggerire l'esperienza che ci aspetta alla lettura. Tutto ciò che tenta di imbrigliarlo resta fuori da questo incredibile esperimento di scrittura che rivolta ogni aspettativa e ogni consuetudine per offrirsi nudo e puro: acqua salmastra che sbatte, irregolare, sulla rena, oggi e domani e fra cent'anni e sempre.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi rigiro in testa questa recensione da qualche giorno, senza avere ancora avuto il coraggio nemmeno di provare ad avvicinare le dita alla tastiera.
    Io Virginia Woolf l'avevo letta solamente nel suo s ...continua

    Mi rigiro in testa questa recensione da qualche giorno, senza avere ancora avuto il coraggio nemmeno di provare ad avvicinare le dita alla tastiera.
    Io Virginia Woolf l'avevo letta solamente nel suo saggio "Una stanza tutta per sé", e m'era parso che potesse essere un'autrice con tanto da darmi. Ma mai avrei pensato che in un romanzo avrei trovato tutto questo.
    Avevo anche pensato di iniziare da qualche altra cosa per conoscere la sua prosa, perché mi dicevo che forse cominciare dalla sua opera più sperimentale sarebbe stato difficile, mi dicevo che avrei fatto meglio a cercare di andare per gradi. Poi però sono inciampata quasi per caso in una recensione bellissima, così piena di entusiasmo ed ammirazione che non ho potuto fare meno di buttarmi, e cominciare proprio da qui. In questa recensione si dice che Virginia Woolf non è un'autrice da capire, ma piuttosto è da percepire, e su questo non posso che concordare. Certo, all'inizio, per una cinquantina di pagine circa ho cercato comunque di affiancare la comprensione alla percezione, strenuamente, e sì, ho apprezzato il testo spiazzante, ma con qualche difficoltà. Con un po' di affanno, come se non riuscissi a stare dietro a tutto. E allora ho provato semplicemente a lasciarmi andare, a lasciar perdere la compensione, le riflessioni, la "teoria", per abbracciare solamente la parte più irrazionale ed istintiva. E, sembra paradossale, lo so, ma solo così ho iniziato a comprendere di più. Non voglio dire di aver compreso tutto, non mi azzarderei nemmeno a dire di aver compreso molto, anzi, forse sono riuscita a cogliere soltanto una minima parte di tutto quello che Virginia ha incastonato in questa prosa così poetica. Ma, e questo sì, lo voglio dire, ho percepito tanto. Molto di tutto questo credo sia rimasto a livello inconscio, è stato un percepire molto istintivo, dato da sensazioni e fluire (ondeggiare, mi verrebbe da dire) di emozioni e stati d'animo.
    Per questo mi è così difficile parlare di questo romanzo: tutto quello che più mi ha colpito, lo ha fatto ad uno stadio diverso da quello della percezione della trama o del piacere tratto da una prosa meravigliosa, o anche dalle riflessioni che si potrebbero fare prendendo spunto daalcuni temi trattati. Questo romanzo mi ha colpito a livello emozionale e personale. Mi è sembrato di avvertire in questo coro di voci un tentativo di sviscerare l'intimità: intimità dei protagonisti, dell'autrice e del lettore. E io, forse anche perché si tratta di un periodo particolare della mia vita, in cui sono particolarmente propensa ad esperienze del genere, ho lasciato che la lettura di questo romanzo di trasformasse in un'esperienza spiazzante, sconvolgente, estremamente personale e intima. E, per quanto questa lettura mi abbia lasciato tantissimo, non sarebbe questo il modo né soprattutto il luogo adatto per parlarne.
    Resta comunque il fatto che questo romanzo mi sia piaciuto tantissimo, nonostante abbia richiesto molta attenzione e molte "energie". Io non credo di aver mai letto nulla si simile, dove una prosa che non può essere definita tale va a dipingere sei personaggi, sei animi diversi eppure estremamente simili, sei facce di una stessa medaglia. È un gioco di contorni e definizioni, i diversi caratteri emergono dal continuo confronto, come se il vuoto fra di loro non esistesse: sono personalità contigue, dai confini talmente combacianti da rendere quasi impossibile definire cosa sia l'identità personale e cosa la collettività. Leggere era immergersi in una dimensione completamente diversa, altra, che non credevo nemmeno possibile. E credo che questo sia uno di quei romanzi da leggere e rileggere, periodicamente, perché una così grande parte la fa la sensibilità del lettore, dunque ogni lettura potrebbe essere un'esperienza a sé stante.
    Sono infine grata a Virginia Woolf per avermi finalmente offerto la prova di qualcosa di cui sono sempre stata assolutamente, fermamente convinta: la poesia non risiede nella verticalità dei versi.

    Chiedo scusa per la confusione e l'inconcludenza di questo commento, ma ho preferito scriverlo di getto, seguendo solo il fluire dei pensieri e delle sensazioni che mi sono rimaste dentro.

    ha scritto il 

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