Le palme selvagge

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 372)

4.1
(260)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 302 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8845914380 | Isbn-13: 9788845914386 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Fonzi ; Curatore: Mario Materassi

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Due storie narrate a capitoli alterni che mai s'intersecano: quella di due amanti che fuggono dalla società per chiudersi nel loro rapporto esclusivo e che nel tentativo d'interrompere una gravidanza finiscono con l'autodistruggersi; e quella del detenuto che durante la grande inondazione del Mississippi viene mandato in cerca di una partoriente aggrappata a un albero semisommerso, la trova, fa nascere il bambino, porta entrambi in salvoe poi rientra nella monastica società del penitenziario.
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  • 4

    Faulkner parla attraverso i suoi personaggi costretti a sopravvivere alle miserie del quotidiano, capaci di ingarbugliarsi in situazioni ambigue e parossistiche, testardi e passionali, alla costante r ...continua

    Faulkner parla attraverso i suoi personaggi costretti a sopravvivere alle miserie del quotidiano, capaci di ingarbugliarsi in situazioni ambigue e parossistiche, testardi e passionali, alla costante ricerca di un baricentro che regoli una vita che scorre, ingovernabile. In questo libro due passioni: una troppo forte da far sanguinare il cuore la pelle e gli occhi, l'altra per la sopravvivenza attraverso la disgrazia, con tante epistassi da sopportare.

    Faulkner parla attraverso la natura incarnandosi nel vento, nell'acqua, nella terra e nel fuoco; seguendone il movimento assurdamente devastante, diventato egli stesso acqua fuoco terra e vento. L'elemento che rende straordinaria la sua scrittura è esattamente questa incursione improvvisa di un fiume piena nel mezzo di una descrizione, la repentina e serendipica scoperta delle fronte che sbattono al ritmo del vento nero che viene dal mare (che c'è ma non si vede), un flusso di parole che diventa effluvio vero e proprio, inestricabile fanghiglia che porta in grembo tronchi d'albero, carcasse, parole, memorie.

    Faulkner è tutte queste cose e molto di più, un narratore unico con uno stile riconoscibile, quasi mai secco o minimale, velatamente ironico e beffardo. Una risatina tutt'altro che sarcastica, decisamente nichilistica.

    ha scritto il 

  • 4

    Due in uno

    "Le palme selvagge" (pubblicato nel 1939) è un libro strano fatto di due romanzi: quello che dà il titolo al libro (una straziante e moderna storia di amore) e “Il vecchio” (storia di un detenuto che ...continua

    "Le palme selvagge" (pubblicato nel 1939) è un libro strano fatto di due romanzi: quello che dà il titolo al libro (una straziante e moderna storia di amore) e “Il vecchio” (storia di un detenuto che si ritrova evaso senza volerlo e pensa solo a tornare in prigione), ambientato lungo il possente Mississippi che si gonfia e invade la campagna circostante, travolge case, strade e uomini. Con i capitoli che si alternano e il lettore che viene sbalzato in continuazione da una storia all’altra, da un’atmosfera all’altra, con i personaggi che non hanno nulla in comune tra di loro. Storie totalmente diverse, quindi. Eppure questo continuo passaggio da un romanzo all'altro genera uno strano movimento pendolare, ipnotico che libera, nel lettore, le più disparate riflessioni sulla vita e il contatto tra le due storie alla fine lo si trova (o lo si può trovare) nello “straripamento”: del fiume Mississippi e dell’amore. Straripamento che alimenta insormontabili pericoli, cancella un paesaggio, conduce alla fine di una vita, o di un grande amore. Il tutto accompagnato dal flusso debordante della scrittura faulkneriana, scrittura così densa che ti incolla gli occhi alla pagina.

    ha scritto il 

  • 4

    Spesso mi capita di pensare come il più vero avanguardismo formale non sia altro che questo romanzo (chiamiamolo così), nella sua esibita, scioccante, oltraggiante ma solo apparente arbitrarietà, ques ...continua

    Spesso mi capita di pensare come il più vero avanguardismo formale non sia altro che questo romanzo (chiamiamolo così), nella sua esibita, scioccante, oltraggiante ma solo apparente arbitrarietà, questo giustapporre due linee che non s'incrociano mai. Eppure che, si sente, si sostengono inequivocabilmente l'un l'altra. Bisogna dire che l'aver mantenuto in italiano il titolo dell'edizione spuria, invece che quel If I Forget Thee, Jerusalem che Faulkner aveva indicato, appanna un po' la vista, perché inconsciamente tende a far vedere al lettore come più spessa, prevaricante, indicativa o che so io, la linea che porta lo stesso nome del libro. Ma si sa, o si dovrebbe sapere, che lo sperimentalismo non è libertà assoluta dalle regole, pura arbitrarietà sciolta da ogni limite, sfoggio deragliato, perché si sa, o si dovrebbe sapere, che la libertà, in arte, non esiste, e la grandezza è indirettamente proporzionale al vincolo stesso: più questo è stretto e pressante, più quella sarà ampia, alta. O piuttosto che la libertà è, per così dire, agostiniana: esiste solo come conformità, in un recinto ben preciso - si legga Brodskij in proposito (come a ogni proposito). Questo è evidente in tante splendide opere, ma Faulkner ne è così supremamente consapevole da offrircene qui la prova evidente e più inafferrabile: qui nessun limite è rotto, nulla è debordante, tutto è rigoroso, apparentemente nessuna innovazione grida all'oltraggio, non ci sono sperimentalismi lessicali o linguistici, né rotture temporali né punti di vista sospetti né disgregazione della trama, niente. Solo due storie, limpide (faulknerianamente, s'intende, come l'acqua del Mississippi). E che pure paiono un vero schiaffo, un vero scandalo, in virtù del gesto semplicissimo di essere senza legame alcuno tra loro, tagliate e inframezzate l'una all'altra, eppure così giustamente coerenti e l'una all'altra necessarie.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi sento un po’ combattuta nel commentare questo romanzo, opera di uno dei miei autori preferiti. Fino a questo momento Faulkner mi aveva abituato a uno stile difficile, difficilissimo, ma per quanto ...continua

    Mi sento un po’ combattuta nel commentare questo romanzo, opera di uno dei miei autori preferiti. Fino a questo momento Faulkner mi aveva abituato a uno stile difficile, difficilissimo, ma per quanto mi riguarda assolutamente magnetico, folgorante. Mentre morivo e L’urlo e il furore non sono stati due romanzi, ma due esperienze sconvolgenti, due fulmini a ciel sereno, oserei dire. Con Una rosa per Emily, breve raccolta di soli tre racconti, ho scoperto che Faulkner è Faulkner anche senza mettere a così dura prova i suoi lettori come nei due citati capolavori.
    Con Le palme selvagge ho conosciuto un altro Faulkner ancora.

    Come si è già letto, il romanzo si articola nell’alternarsi di due storie, con nessuna apparente connessione fra l’una e l’altra se non l’ossimoro “bambino non voluto e non nato”/ “bambino da far nascere a tutti i costi, nonostante il contesto calamitoso”. Se negli altri romanzi da me letti il linguaggio era “tecnicamente” ostico, qui non è così, lo stile non presenta particolari difficoltà, ma molte descrizioni sono difficili da seguire (in particolare quelle relative all’inondazione del Mississipi del 1927) e, come dicevo, rallentano un po’ il ritmo narrativo: di fatto la “trama”, da un certo punto in poi e per gran parte del romanzo, è poca cosa, e in questo specifico caso a volte pesa. Detto questo, la scrittura di Faulkner resta magnetica: a chi lo ama lo consiglierei senz’altro; un po’ meno, forse, a chi non ha letto nulla di lui e rischierebbe di restare un po’ spiazzato.

    (DA QUI BLANDI SPOILER) Fatta questa premessa sullo stile, però, mi piacerebbe spendere qualche parole sul contenuto di questo romanzo, che non è così facilmente individuabile appunto perché passa attraverso due canali diversi, due storie che, oltre a quanto già scritto, secondo me hanno un altro e più profondo punto in comune: il tentativo (che, neanche a dirlo, si rivelerà fallimentare), da parte dei protagonisti, di uscire dalla società così come essa è convenzionalmente strutturata. Questo tentativo disperato è raccontato in due modi opposti: da una parte la coppia di amanti che cerca volutamente di sottrarsi a qualsiasi ordine prestabilito, a qualsiasi cosa possa inquinare la loro passione... Magnifico il passaggio in cui "lui" condivide con un amico la propria “rivelazione”, in un profluvio inarrestabile di parole:

    La Rispettabilità. É lei la causa. Ho scoperto che è l’ozio che coltiva tutte le nostre virtù, le nostre qualità più sopportabili: la contemplazione, l’equanimità, la pigrizia, il lasciare in pace la gente; la buona digestione mentale e fisica: la saggezza di concentrarsi nei piaceri materiali dei quali non v’è nulla di meglio, nulla di altrettanto bello, nulla a questo mondo se non vivere per il breve tempo in cui si ha in prestito la vita, se non esser vivi e saperlo. Ma è solo da poco che ne ho tratto la conclusione logica, e ho visto chiaramente che è qualcuna delle cosiddette virtù principali – la frugalità, l’operosità, l’indipendenza – ad alimentare tutti i vizi: il fanatismo, l’autocompiacimento, l’indiscrezione, la paura e, peggio di tutto, la rispettabilità.

    Be’, non c’è che dire... un punto di vista molto particolare, lo sforzo timido e allo stesso tempo sovrumano di rompere gli schemi, di cercarsi un rifugio in cui ridefinire la propria esistenza senza chiedere nulla in cambio. Eppure, sappiamo bene, questo non è possibile: c’è sempre un conto da pagare. Ci sarà per i protagonisti della prima storia, i due amanti disperati, e ci sarà per il protagonista della seconda storia, l’evaso suo malgrado, il cui tentativo di “uscire dalla società” non è cercato, nè voluto, e diventerà una beffa.
    Due modi diversi, insomma, di (cercare di) sfuggire alla morsa infernale della “gabbia della Rispettabilità”, i cui esiti gettano uno sguardo un po’ cupo sul destino di questa pretesa libertà, ma che non tolgono nulla alla poesia (perché con Faulkner, a parte le riserve già accennate, è sempre ruvida poesia) di queste pagine.

    ha scritto il 

  • 5

    la sensualità delle vite disperate

    un sandwich e un po' di indecenza

    citazioni contiane e la bellezza delle palme, quelle basse, che sbattono le loro fronde agitate dalla burrasca

    siamo noi, un ...continua

    la sensualità delle vite disperate

    un sandwich e un po' di indecenza

    citazioni contiane e la bellezza delle palme, quelle basse, che sbattono le loro fronde agitate dalla burrasca

    siamo noi, un palmizio davanti a un mare venerato

    ha scritto il 

  • 5

    la sensualità delle vite disperate

    un sandwich e un po' di indecenza

    citazioni contiane e la bellezza delle palme, quelle basse, che sbattono le loro fronde agitate dalla burrasca

    siamo noi, un palmiz ...continua

    la sensualità delle vite disperate

    un sandwich e un po' di indecenza

    citazioni contiane e la bellezza delle palme, quelle basse, che sbattono le loro fronde agitate dalla burrasca

    siamo noi, un palmizio davanti a un mare venerato

    ha scritto il 

  • 0

    Difficile commentare un romanzo fatto apparentemente da due romanzi che non si incrociano mai. Alcuni critici dicono che è questa la sua particolarità: la sua irresistibili tra strumentale.Prima stori ...continua

    Difficile commentare un romanzo fatto apparentemente da due romanzi che non si incrociano mai. Alcuni critici dicono che è questa la sua particolarità: la sua irresistibili tra strumentale.Prima storia: un amore talmente forte da rompere e sfidare tutte le convenzioni di un America perbenismo e puritana. Wilbourne e Charlotte scelgono l'amore senza compromessi, neppure tra di loro. Puro, mai scalfito falla vita quotidiana che, anzi, viene fuggita per evitare il conformismo familiare. Il tema dell'aborto, tabù in America, come epilogo doloroso sullo sfondo di quelle palme selvagge che danno il titolo al libro.Seconda storia: il detenuto che ha rapinato il treno con i consigli del manuale del detective e che si trova, durante una devastante alluvioni del Mississippi a salvare un donna incinta, trascinati per giorni da un immenso mare di acqua e fango. Nelle settimane della deriva, nasce il bambino e per il detenuto scatta da una parte il dovere della protezione mai con l'intento di scappare per sempre, anzi con la pervicace volontà di riportare anche la barca alla guardia che gliela aveva affidata. Finisce con una condanna a 10 anni per evasione senza che il protagonista opponga nessuna resistenza. La vita era oramai una routine immutabile.Un filo conduttore potrebbe essere il lasciasi andare alla vita senza opporre resistenza. Wilbourne e Charlotte pagando scientemente le conseguenze del loro amore, il forzato incapace di un pensiero più lungo di quello del penitenziario, tutti incapaci di pensare il futuro.Letto in California.

    ha scritto il 

  • 5

    Faulkner si mette a scrivere un romanzo tutto e soltanto d'amore, un amore ineluttabile e delirante, e s'accorge improvvisamente che quella storia, agitata e reclusa nel proprio tema fino alla perdizi ...continua

    Faulkner si mette a scrivere un romanzo tutto e soltanto d'amore, un amore ineluttabile e delirante, e s'accorge improvvisamente che quella storia, agitata e reclusa nel proprio tema fino alla perdizione, ha bisogno di un'antitesi, di un'altra storia che la sollevi, qualcosa "come il contrappunto in musica". (Alfredo Giuliani su Le palme selvagge)
    Faulkner è capace di tutto, nel bene e nel male, di sfiancare il lettore con una sola pagina di aggettivi (Assalonne, Assalonne) in un lungo immoto estenuato afoso pomeriggio... Per poi riprenderselo in passaggi compassionevoli.
    Capace di frasi aspre sulle donne dette da donne: "Vieni a letto con me soltanto perché qualcuno ti ha ricordato che sotto il ventre mi biforco?". Le palme selvagge
    Capace nello stesso libro di svolazzi come questo: "E poi verrà l'autunno, il primo freddo, le prime foglie gialle e rosse cadranno, le foglie doppie, quella che risale col vento a incontrare quella che cade finché si toccano e vibrano un poco, senza combaciare perfettamente. E allora puoi aprire gli occhi per un minuto, se vuoi, se te ne ricordi, e osservare l'ombra delle foglie oscillanti sul petto che ti sta vicino".
    Le due storie raccontate ne Le palme selvagge (1939) hanno diverse affinità, il mondo di Faulkner è tutto inscritto nella frase "tra il dolore e il nulla sceglierò il dolore". Il lettore talvolta ne farebbe a meno di Faulkner, impetuoso, sempre sul punto di fare il passo più lungo della gamba, ma non può non riconoscere che Faulkner è un prodigio spaventoso di forza espressiva.
    Palme selvagge è la storia di un medico neolaureato e di una donna che abbandona suo marito, dicendoglielo, e le sue due figlie piccole, per fuggire con quest'uomo incredulo, frastornato, inesperto della vita. Si conoscono a una festa il giorno in cui lui compie 27 anni e da qui iniziano le tormentate vicissitudini.
    La storia si intreccia a capitoli alterni con quella di un giovane detenuto che nel corso dell'inondazione del Mississippi viene mandato alla ricerca di una donna incinta, aggrappata a un albero semisommerso, l'aiuta a partorire e se ne torna in galera.
    Sarebbe facile sostenere che entrambi gli uomini dei due racconti lunghi finiscono per scontare la stessa pena, in galera, per non aver saputo affrontare le donne che hanno conosciuto fino a commettere fatali fesserie. Faulkner non è così piatto, mai. Lui stesso, come si narra dalle biografie, da ragazzino era innamorato di una ragazza, Estelle Oldham, ma quando chiese la sua mano i genitori di lei, sospettandolo un poco di buono, fecero in modo che lei sposasse un avvocato. Dieci anni dopo lei divorziò e sposò Faulkner, ma il sogno adolescenziale si rivelò più sfibrante e furioso dei suoi stessi libri, non andarono mai d'accordo.
    "Dicono che l'amore tra due persone muore. È sbagliato. Non muore. Ti lascia, se ne va, se tu non sei bravo abbastanza, se non vali abbastanza. Non muore, sei tu quello che muore". (Le palme selvagge, pag.102)

    ha scritto il 

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