Le prince de la brume

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Editeur: Robert Laffont

3.6
(4382)

Language: Français | Number of pages: 210 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) Spanish , German , Italian , Catalan , Galego , English , Dutch , Polish , Portuguese

Isbn-10: 2221122895 | Isbn-13: 9782221122891 | Publish date:  | Edition 1

Aussi disponible comme: Others

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Description du livre
1943, Angleterre.Fuyant la guerre, la famille Carver , Max, Alicia et Irene se réfugie dans un village de bord de mer. Leur nouvelle maison appartenait précédemment à un riche couple qui a quitté le pays après la mort de Jacob, leur petit garçon. Peu après son emménagement, la famille Carver est confrontée à de troublants événements. La maison de la plage paraît hantée par le souvenir de Jacob. Une présence maléfique rode entre les murs. Que veut-elle ? Et pourquoi s'archarne-t-elle contre leur nouvel ami Roland ?

Une dette dont Roland est le prix... S'ils veulent sauver leur ami, Max et Alicia doivent affronter l'être maléfique sur son territoire : dans le jardin des statues vivantes mais aussi dans le terrifiant cargo enseveli sous les eaux.

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  • 1

    Questo Zafón mi ha particolarmente deluso. Il libro in questione non è solamente scritto in maniera molto diversa da quella alla quale l’autore ci ha abituati, ma narra una storia veramente scialba, p ...continuer

    Questo Zafón mi ha particolarmente deluso. Il libro in questione non è solamente scritto in maniera molto diversa da quella alla quale l’autore ci ha abituati, ma narra una storia veramente scialba, pateticamente assurda e bruttina. D’accordo, il volume fu scritto nel 1993 e inserito ne “La Trilogia della Nebbia”, dedicata alla narrativa per giovani. Questo, però, non lo esime dalla critica letteraria, né dalle opinioni di persone adulte. L’ossessione di Zafón per l’immaginario, il paranormale e l’occulto non è certo una novità ed è ammirato anche per queste caratteristiche. Ne “Il Principe della nebbia”, tuttavia, si trovano confusi retroscena da fantasisti ben meno che dilettanti. Una storia breve che comincia davvero bene, presentando al lettore l’illusione di una storia avvincente, curiosa e piena di colpi di scena. La verità è ben altra: continuando a leggere ci si ritrova catapultati in strani avvenimenti. E fin qui tutto bene, le stranezze sono assai apprezzate in una narrazione sui generis. Il problema è che queste fuoriuscite “spiritistiche” e “demoniache” non riescono a colpire, anzi… Risultano banali e poco studiate. Sicuramente l’autore poteva fare molto di più, con maggiore impegno. Il libro sarebbe potuto divenire più allettante e molto più coinvolgente.
    In finale non ha lasciato assolutamente nulla, se non la fastidiosa sensazione di aver perso tempo. Mi dispiace…

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  • 3

    Una lettura veloce e semplice che ci trasporta in una atmosfera di inquietudine e di mistero.
    Un accordo preso e poi non rispettato, un terribile conto da saldare, un inesorabile destino...
    Un libro p ...continuer

    Una lettura veloce e semplice che ci trasporta in una atmosfera di inquietudine e di mistero.
    Un accordo preso e poi non rispettato, un terribile conto da saldare, un inesorabile destino...
    Un libro per ragazzi capace di coinvolgere, scritto con un ritmo vivace. Una lettura piacevole, anche se in alcuni passaggi manca qualcosa, a volte la trama risulta un po' approssimativa e non sempre le situazioni presentate vengono poi sufficientemente approfondite e chiarite.

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  • 3

    Ad una prima lettura mi aveva colpito molto. Poi ho letto gli altri libri della trilogia:"Il palazzo della mezzanotte" e "Le luci di settembre" e, pur apprezzando le atmosfere li ho trovati noiosi e r ...continuer

    Ad una prima lettura mi aveva colpito molto. Poi ho letto gli altri libri della trilogia:"Il palazzo della mezzanotte" e "Le luci di settembre" e, pur apprezzando le atmosfere li ho trovati noiosi e ripetitivi e infatti non li ho conservati nella mia libreria... Ad una seconda lettura ho ridimensionato molto anche questo...

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  • 3

    Anche se è considerato un libro per ragazzi io l'ho trovato alquanto inquietante: già all'inizio le lancette dell'orologio della stazione che si muovono all'indietro lasciano intendere la presenza di ...continuer

    Anche se è considerato un libro per ragazzi io l'ho trovato alquanto inquietante: già all'inizio le lancette dell'orologio della stazione che si muovono all'indietro lasciano intendere la presenza di qualcosa di oscuro e minaccioso, e quelle statue nel giardino...
    Comunque la storia è molto coinvolgente e fino alla fine si è immersi completamente nel racconto.

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  • 3

    E' una storia breve e scorrevole, di veloce lettura. Stavolta non si ha a che fare con personaggi fiabeschi, ma addirittura con un demonio degli inferi, in grado di esaudire desideri in cambio di un p ...continuer

    E' una storia breve e scorrevole, di veloce lettura. Stavolta non si ha a che fare con personaggi fiabeschi, ma addirittura con un demonio degli inferi, in grado di esaudire desideri in cambio di un pegno. La narrazione si incentra prevalentemente su pochi personaggi principali. Gli abitanti della cittadina paiono evanescenti, così come le descrizioni dei luoghi si centrano solo sulla nuova casa di Max Carver e sulle rive dell'oceano, così come sul faro eretto dal nonno di Ronald. Quasi a voler incentrare l'attenzione solo sulla misteriosa storia del passato, che riaffiora piano piano coinvolgendo e catturando la curiosità del lettore. In definitiva è un romanzo avvolto da una grandissima nebbia di magia, incredulità, fantasia e talvolta pura paura. Ma con una storia incredibile e difficile da dimenticare.

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  • 2

    Zafon scrive questo romanzo - primo di una trilogia chiamata “Trilogia della nebbia” - per un target giovanile di lettori. Non è un libro per tutti quindi, è dedicato a chi come i giovanissimi conserv ...continuer

    Zafon scrive questo romanzo - primo di una trilogia chiamata “Trilogia della nebbia” - per un target giovanile di lettori. Non è un libro per tutti quindi, è dedicato a chi come i giovanissimi conserva ancora un certo tipo di fantasia.Oltre alla nebbia, che avvolge e diventa coprotagonista, sgorgano gli elementi attorno ai quali si srotola a ritmo incalzante tutto il racconto: una promessa fatta e poi infranta, un terribile pegno da pagare, avvenimenti misteriosi e un’ineluttabile destino da evitare; le atmosfere gotiche e spettrali, la magia e il mistero inondano tutte le pagine di questo romanzo. Lo stile è quasi ipnotico e penetra nel lettore al punto tale d'immergerlo in uno stato fra il fascino e l'oblio.E’ un bel racconto, scorrevole e coinvolgente, accattivante con i suoi misteri, i particolari inquietanti al limite del pauroso e con una storia che ha sempre i sentimenti in primo piano.

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  • 3

    Semplice deviazione dalla realtà

    Il principe della nebbia è il primo romanzo scritto da Zafon nel 1993 e uscito in Italia soltanto nel 2002 in seguito a dispute giudiziarie spiegate brevemente in una nota ad inizio libro.
    Questo libr ...continuer

    Il principe della nebbia è il primo romanzo scritto da Zafon nel 1993 e uscito in Italia soltanto nel 2002 in seguito a dispute giudiziarie spiegate brevemente in una nota ad inizio libro.
    Questo libro fa parte della letteratura per ragazzi, dei cosiddetti “romanzi di formazione”, e di fatti ci troviamo di fronte ad una storia molto semplice, povera di intreccio e che, in maniera del tutto inaspettata, ospita un finale che è la semplice logica del cammino naturale degli eventi narrati. Non so ben dire se questo sia un bene o un male, ciò che è certo, è che il racconto viene narrato con una proprietà di linguaggio sublime, come sempre del resto, che non esagera mai con i preziosismi, giustificato anche dai destinatari del romanzo.
    Come in altri suoi romanzi più famosi, sono presenti anche qui degli elementi a stampo religioso, in particolar modo riferiti all’antagonista, i cui caratteri sono ripresi, in linea puramente teorica, visto che il ruolo è completamente diverso, ne “il gioco dell’angelo”. Questi stessi caratteri però sono stati soltanto abbozzati e non completati, non approfonditi e devo ammettere che questo mi ha lasciato l’amaro in bocca. Un altro degli espedienti utilizzati di frequente da Zafon è quello di far raccontare i tasselli mancanti del puzzle da un personaggio, più o meno utile, e anche questa volta questo aspetto non manca, ma al tempo stesso è meno appassionante, probabilmente a causa della storia, gradevole, che permette di evadere dalla realtà, ma poco avvincente, troppo semplice e lineare.
    Qualche nota di demerito devo darla anche al protagonista, Max Carver, un tredicenne al quale sono affossati problemi, indagini, misteri e dubbi che vanno en al di là della comprensione di un semplice ragazzo tredicenne di città. Molto spesso all’interno del romanzo mi sono posto degli interrogativi verso questo personaggio, che va al di là delle aspettative del lettore, diventando irrealistico, come se Zafon si fosse sentito obbligato a usufruire del mistero dell’adolescenza, ma senza contestualizzarlo a dovere.
    Un aspetto che invece apprezzo sempre dei suo romanzi, è il fatto che la guerra, così come ne “L’ombra del vento”, nel “gioco dell’angelo” in maniera minore e nel “Prigioniero del cielo” è il vero motore che spinge la storia, e ciò che più mi piace e il suo modo di parlarne, sempre realistico e crudo.
    La vera arma in più del libro è l’antagonista, caratterizzato alla perfezione, senza esagerare e perfetto per dare alla storia quel tocco di thriller e di paura e di magia, che rende questo romanzo quasi un membro del “realismo-magico”. Molto stranamente questa volta mi è piaciuto molto poco il modo di interagire dei personaggi con il paese. Tutto ciò che vivono, le loro emozioni, i loro momenti di felicità, di tristezza, di dubbi e incertezze, le vivono nel loro personalissimo cerchio vitale, senza dar spazio ad altro. La città serve solo a un mero sfondo, se non per comprare tre brioche appena sfornate dal fornaio del paese. La descrizione del cielo, delle case, dei dettagli e delle espressioni è sempre perfetto, ma manca quel pizzico di “globalizzazione” che mi ha fatto amare le vicende svolte a Barcellona.

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