Le tombe di Atuan

La saga di Terramare

Di

Editore: Mondadori

3.8
(208)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 214 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804574658 | Isbn-13: 9788804574651 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Nel mondo incantato di Terramare, fatto di isole, arcipelaghi e sconfinate distese d'acqua, il giovane Mago Ged prosegue il lungo e avventuroso viaggio che gli ha permesso di conquistare poteri sempre maggiori e di lottare vittoriosamente contro l'Ombra.Il compito che ora lo aspetta è la conquista dell'anello spezzato di Erreth-Akbe, nel lontano deserto di Atuan. Ed è là che incontra Tenar, una ragazza strappata alla famiglia quando era ancora bambina, per essere consacrata sacerdotessa delle Forze della Terra e custodire le Tombe che celano l'anello, finché Ged non decide di portarla via dall'oscuro labirinto in cui è reclusa. Sarà la luce della magia a liberare Tenar dalle tenebre...Il secondo episodio di una saga che resta una delle pietre miliari del genere fantasy.
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  • 4

    Approvato!

    Il secondo capitolo del ciclo di Earthsea conferma assolutamente il valore della storia.
    Ho trovato geniale iniziare il libro con nuovi personaggi, calando il lettore in un ambiente completamente scon ...continua

    Il secondo capitolo del ciclo di Earthsea conferma assolutamente il valore della storia.
    Ho trovato geniale iniziare il libro con nuovi personaggi, calando il lettore in un ambiente completamente sconosciuto, per poi ricollegarsi, a metà libro, con il filone di storia e i personaggi conosciuti.
    Approvato!

    ha scritto il 

  • 3

    libro di mezzo

    Mi è piaciuto meno del primo, sebbene la scrittura sia sempre leggera e i nuovi personaggi sembrino approfonditi di più. Ged compare abbastanza tardi e la piccola sacerdotessa non è che mi abbia fatta ...continua

    Mi è piaciuto meno del primo, sebbene la scrittura sia sempre leggera e i nuovi personaggi sembrino approfonditi di più. Ged compare abbastanza tardi e la piccola sacerdotessa non è che mi abbia fatta impazzire. Bella l'atmosfera e il recupero di informazioni sulla vera lingua, così come le tombe. Però mi è sembrato di avere, per alcuni avvenimenti, spiegazioni troppo semplici e superficiali.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo secondo libro della saga di Earthsea  narra la storia di Tenar, strappata alla famiglia da bambina, per essere condotta alle Tombe di Atuan dove diventa la Sacerdotessa Eternamente Rinata e pre ...continua

    Questo secondo libro della saga di Earthsea  narra la storia di Tenar, strappata alla famiglia da bambina, per essere condotta alle Tombe di Atuan dove diventa la Sacerdotessa Eternamente Rinata e prende il nome di Arha. La narrazione prende vigore con l’arrivo di Ged, che è alla ricerca dell'anello spezzato di Erreth-Akbeverso ...
    Rispetto al “ Il Mago” i personaggi sono meglio delineati e più approfonditi mentre lo stile non si discosta molto da quello del primo libro, la storia e' “raccontata” ed i dialoghi rimangono scarni ed essenziali.

    ha scritto il 

  • 3

    6/10

    L'ho trovato nel complesso leggermente migliore del primo volume, in quanto la Le Guin ha puntato di più sull'introspezione psicologica ed è riuscita quindi a farmi affezionare ad Arha più di quanto c ...continua

    L'ho trovato nel complesso leggermente migliore del primo volume, in quanto la Le Guin ha puntato di più sull'introspezione psicologica ed è riuscita quindi a farmi affezionare ad Arha più di quanto ci fosse riuscita con Ged. Tuttavia, il suo marchio di fabbrica rimane: la scrittura è (deliberatamente) favolistica e perciò poco incisiva, a tratti esageratamente lirica nel voler dare un'aura epica a cose in realtà banali, e per di più - a differenza che nel romanzo precedente - in questo caso è chiaro in pratica dall'inizio chi siano i "buoni" e i "cattivi". Per gran parte del romanzo succede poco o nulla, e anche quando succede qualcosa è abbastanza chiaro dove si andrà a parare alla fine.

    ha scritto il 

  • 4

    Le isole dell’arcipelago più a est di Earthsea forma il bellicoso impero di Kargad, governato da un re-dio e dove la magia viene considerata un’arte malvagia. L’isola di Atuan è il centro spirituale d ...continua

    Le isole dell’arcipelago più a est di Earthsea forma il bellicoso impero di Kargad, governato da un re-dio e dove la magia viene considerata un’arte malvagia. L’isola di Atuan è il centro spirituale dell’impero, luogo dove sorgono i templi dedicati al re-dio e dove regnano le sacerdotesse dell’imperatore. Ma la più importante tra tutte le sacerdotesse non serve il re-dio, è la Prima Sacerdotessa dei Senza Nome, le antiche divinità dell’oscurità, della morte e della distruzione, uno degli antichi poteri che esistono dall’alba dei tempi, ancora prima della creazione di Earthsea. Nonostante le potenze servite, al culto dei Senza Nome viene data ormai ben poca importanza e i rituali sono una pura formalità, ma la sua sacerdotessa, che si reincarna di volta in volta in una nuova bambina, continua a detenere il potere sull’isola.
    In questo ciclo la bambina prescelta è Tenar, che tramite il rito di iniziazione diventerà Arha, “la divorata”. Arha passerà tutta la sua vita sull’isola, imparando i riti del culto e soprattutto memorizzando la mappa della cripta delle Tombe dei Senza Nome e del labirinto sottostante, che si snoda per chilometri e chilometri e, secondo la legge dei Senza Nome, non può essere rischiarato da nessuna luce. Gli anni passano identici e monotoni, finché durante uno dei suoi pellegrinaggi esplorativi nel labirinto, Arha scorge una luce dove la luce è proibita: c’è un intruso.
    Lo sconosciuto, intrappolato da Arha nel labirinto è Ged/Sparviero, recatosi sull’isola per cercare un antico manufatto. La sacerdotessa incuriosita da questa novità dopo anni di monotonia decide di lasciare in vita il mago, a cui pian piano si avvicinerà e scoprirà cosa c’è oltre la coltre di oscurità che da sempre ha ammantato la sua vita.

    Seppur la trama non sia originalissima o epica, seppur non ci siano grandi battaglie o grandi eroi, questo romanzo breve (sono circa 170 pagine) è magnetico come pochi.
    Due sono i maggiori pregi di quest’opera, i poli positivo e negativo che in un modo o nell’altro attraggono il lettore: prima di tutto l’abilità Lascio in sospeso il finale, per quanto scontato, poichè la trama non è il punto principale di quest’opera. Come nel libro precedente infatti troviamo molti valori tra le pagine di questo volume:
    - L’individualità persa a favore della collettività, cioè il sacrificio imposto ad una bambina di abbandonare la sua famiglia e vivere in solitudine in un posto sconosciuto, costretta a riti verso potenze a lei sconosciute e costretta a vivere nell’oscurità.
    - La misericordia nell’aiutare qualcuno, scoprendo così di aiutare anche se stessi.
    - L’importanza della libertà, sia fisica che di pensiero: Arha è libera di fare qualsiasi cosa voglia, ma è sempre intrappolata dai riti e dai doveri che le sono stati imposti... si può essere liberi e nello stesso tempo schiavi? Essere potenti e nello stesso tempo impotenti? Vale la pena gettare la propria vita, cullata e protetta dalle tenebre, e tutto quello che siamo stati fin’ora per rinascere liberi?
    Ottima come nel libro precedente la scrittura della Le Guin, sempre capace di incantare, ma in minore misura rispetto al libro precedente forse a causa dell’ambientazione buia.
    Peccato che il libro parta molto lentamente e fino all’arrivo di Sparviero ha uno strato di monotonia che, se da un lato ci fa capire meglio la vita di Arha, dall’altro rende un po’ più difficile la lettura.

    Voto 4/5

    ha scritto il 

  • 4

    Cominciamo a ragionare

    E siamo al secondo capitolo della saga di Earthsea, o Terramare che dir si voglia. Non male, devo ammetterlo. Lo stile della Le Guin non sempre mi è congeniale, Earthsea non sarà mai la mia saga fanta ...continua

    E siamo al secondo capitolo della saga di Earthsea, o Terramare che dir si voglia. Non male, devo ammetterlo. Lo stile della Le Guin non sempre mi è congeniale, Earthsea non sarà mai la mia saga fantasy preferita, ma devo dire che nel cosmo delineato dalla scrittrice c'è un profondo fascino a cui non sono rimasto indifferente. Ursula ha abbandonato lo stile per ragazzi del primo capitolo e ci proietta in una realtà più matura e tenebrosa, quella appunto delle Tombe di Atuan. Sono rimasto sostanzialmente soddisfatto, anche se pure qui ci si perde ancora troppo in qualche descrizione superflua. Nulla che impedisca di godersi la lettura, però.

    ha scritto il 

  • 3

    Niente da fare, non riesco ad entrare in sintonia con la Le Guin.
    Bella la storia, bello il significato e il concetto di libertà, ma ha un ritmo troppo lento e monotono. Mi annoia.

    ha scritto il 

  • 2

    Carino ma veramente un fantasy da bambini! Speravo in qualcosa di più "maturo"...e invece abbiamo il classico eroe e la classica quest con tanto di fanciulla "da salvare"...carino ma preferisco altro. ...continua

    Carino ma veramente un fantasy da bambini! Speravo in qualcosa di più "maturo"...e invece abbiamo il classico eroe e la classica quest con tanto di fanciulla "da salvare"...carino ma preferisco altro.

    ha scritto il 

  • 0

    Il Ciclo di Terramare è meno ambizioso del ciclo degli Hainiti, ma conserva la profondità, l'intelligenza, l'aspra dolcezza e l'umanità che Ursula Le Guin sa infondere nelle sue storie.
    Il ritratto di ...continua

    Il Ciclo di Terramare è meno ambizioso del ciclo degli Hainiti, ma conserva la profondità, l'intelligenza, l'aspra dolcezza e l'umanità che Ursula Le Guin sa infondere nelle sue storie.
    Il ritratto di Penthe e l'avvicinamento di Arha/Tenar e Ged sono perle narrative di rara raffinatezza.

    La libertà è un carico pesante, un grande e strano fardello che lo spirito deve sostenere. Non è facile. Non si tratta di un dono ricevuto, ma di una scelta fatta consapevolmente, e la scelta può essere molto difficile. La strada corre in salita verso la luce, ma l’oppresso viaggiatore potrebbe non raggiungerla mai p. 202

    ha scritto il