Less Than Zero

By

Publisher: Pan Macmillan

3.7
(2411)

Language: English | Number of Pages: 208 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , German , Italian , Spanish , Portuguese , Czech , Japanese , Catalan , Dutch

Isbn-10: 0330294008 | Isbn-13: 9780330294003 | Publish date:  | Edition Reissue

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Audio Cassette , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Book Description
Set in Los Angeles in the early 1980's, this coolly mesmerizing novel is a raw, powerful portraitof a lost generation who have experienced sex, drugs, and disaffection at too early an age, in aworld shaped by casual nihilism, passivity, and too much money a place devoid of feeling orhope.Clay comes home for Christmas vacation from his Eastern college and re-enters a landscape oflimitless privilege and absolute moral entropy, where everyone drives Porches, dines at Spago,and snorts mountains of cocaine. He tries to renew feelings for his girlfriend, Blair, and for hisbest friend from high school, Julian, who is careering into hustling and heroin. Clay's holidayturns into a dizzying spiral of desperation that takes him through the relentless parties in glitzymansions, seedy bars, and underground rock clubs and also into the seamy world of L.A. after dark.
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  • 4

    meno di zero

    Premetto di avere letto questo romanzo alla sua uscita, nel 1987 e di esserne stato folgorato. Il romanzo, a mio avviso, non possiede questo grande pregio artistico, ma è innanzitutto un racconto imma ...continue

    Premetto di avere letto questo romanzo alla sua uscita, nel 1987 e di esserne stato folgorato. Il romanzo, a mio avviso, non possiede questo grande pregio artistico, ma è innanzitutto un racconto immaginifico. Certo la trama è quella che è, basata sulla descrizione di squarci di vita californiana anni '80 di ragazzi ricchi, annoiati e totalmente vuoti. Da questo punto di vista concordo con le recensioni di alcuni lettori. Tuttavia quello che mi affascinò a quel tempo furono alcune cose. Innanzitutto ho trovato splendida la descrizione di L.A costantemente sotto un sole per noi irrituale (essendo Natale) e al di là della vertiginosa topografia di bar e ristoranti trendy, trovo che vi sia, nella totale disperazione di Clay, qualche traccia di "sentimentalismo". Sono estremamente avvincenti e molto cinematografici, gli inserti nei quali il protagonista descrive le corse nel deserto con le sorelle sull'auto decapottabile nel deserto di notte, con in sottofondo le musiche di Fleetwood Mac ed Eagles. Altrettanto "romantica" la descrizione dei due ragazzi in una casa sul mare, un fine settimana solo per loro che però finisce per trasformarsi nella lode all'incomunicabilità. Per il resto è agghiacciante questa società americana basata sul vuoto più assoluto (Clay la vive, la subisce ma si rende conto che è contornato dal niente), famiglie disgregate, genitori assenti in preda all'alcol, alle droghe e sempre alle prese con terapisti.
    Quello che mi sconvolse fu la dedizione dei giovani di quell'età alla droga e al sesso e mi sembrava impossibile che da noi potesse capitare una cosa simile. Invece secondo me quel romanzo è stato profetico perchè se è vero che abbiamo sempre importato pedestremente tutti i modelli USA, basta guardarsi attorno oggi per constatare con grande amarezza di come le nuove generazioni seguano le orme, a distanza di 30 anni da quei racconti, dei protagonisti del romanzo. Giovani svuotati di ogni interesse, massime aspirazioni sfondarsi d'alcol in discoteca, fare sesso promiscuo ad un'età sempre più giovane, provare e bruciare tutto subito per finire poi come zombie svuotati di ogni passione.
    Un romnzo quindi di non eccelsa qualità ma che ha anticipato i tempi. Quelli che stiamo vivendo

    said on 

  • 2

    la gente ha paura di buttarsi ( p.21 )
    dio vuole servirsi di voi. lasciatelo fare. abbandonatevi e lasciatelo fare ( p.68 )
    a me non va di morire in nessun modo ( p.110 )
    quello che voglio è toccare i ...continue

    la gente ha paura di buttarsi ( p.21 )
    dio vuole servirsi di voi. lasciatelo fare. abbandonatevi e lasciatelo fare ( p.68 )
    a me non va di morire in nessun modo ( p.110 )
    quello che voglio è toccare il fondo ( p.153 )

    said on 

  • 2

    la gente ha paura di buttarsi ( p.21 )
    dio vuole servirsi di voi. lasciatelo fare. abbandonatevi e lasciatelo fare ( p.68 )
    a me non va di morire in nessun modo ( p.110 )
    quello che voglio è toccare i ...continue

    la gente ha paura di buttarsi ( p.21 )
    dio vuole servirsi di voi. lasciatelo fare. abbandonatevi e lasciatelo fare ( p.68 )
    a me non va di morire in nessun modo ( p.110 )
    quello che voglio è toccare il fondo ( p.153 )

    said on 

  • 4

    Devo ammettere che il libro più conosciuto di B.E.E., ossia American Psycho, non mi era piaciuto molto. L’ho letto piena di aspettative e sono rimasta delusa dallo stile di scrittura prolisso e descri ...continue

    Devo ammettere che il libro più conosciuto di B.E.E., ossia American Psycho, non mi era piaciuto molto. L’ho letto piena di aspettative e sono rimasta delusa dallo stile di scrittura prolisso e descrittivo al punto da estenuare il lettore. Mi rendo conto, tuttavia, che questo era proprio l'effetto voluto dall'autore, che in tal modo intendeva trasmettere ancora meglio la sua idea degli yuppies come di persone per le quali ciò che conta è solo l'apparenza: ogni uomo è la somma dei capi di abbigliamento firmati che indossa, per cui anche il più piccolo particolare ha fondamentale importanza.
    Fatta questa premessa, necessaria per far capire il mio punto di vista (prevenuto) su B.E.E., non so bene neanche io cosa mi abbia spinto a leggere quest'altro romanzo dello stesso autore. Forse il fatto che ne avevo sentito parlare non so dove ma quando lo avevo cercato in libreria ed in biblioteca non ero riuscita a trovarlo. Dopo due o tre fallimentari tentativi la ricerca di una copia di questo libro è diventata quasi un'ossessione per me, quasi una questione di orgoglio, al punto che quando finalmente sono riuscita a trovarlo ho interrotto tutte le altre letture e mi ci sono buttata a capofitto.
    Meno di zero racconta la storia di Clay e dei suoi amici, un gruppo di giovani ricchi, biondi, abbronzati tutti uguali ed estremamente annoiati. B.E.E. li descrive così - indubbiamente in maniera meno prolissa rispetto ad American Psycho - incarnanti il classico stereotipo del surfista californiano.
    In vacanza dal college, trascorrono il tempo tra una festa e l'altra all'insegna di sesso facile, droghe di ogni tipo, alcol e rock pompato a tutto volume.
    Sulla storia c'è ben poco da dire, perché questi ragazzi non fanno veramente nulla dalla mattina alla sera, fanno discorsi vuoti e privi di reale significato perché fondamentalmente non gli importa nulla di ciò che li circonda e di quello che accade ai loro - presunti - amici e familiari.

    "...voglio vedere con i miei occhi se cose del genere succedono davvero. E mentre l'ascensore ci porta giù, oltre il secondo piano, oltre il primo, ancora più giù, mi rendo conto che i soldi non c'entrano. Che quello che voglio è toccare il fondo."

    Il titolo rende alla perfezione l'idea del romanzo: cosa fanno questi ragazzi? Meno di zero. Quanto significato danno alle loro esistenze? Meno di zero. Quanto valgono agli occhi l'uno dell'altro e delle loro famiglie? Meno di zero.
    Si può scrivere un romanzo privo di struttura e di trama, parlando dell'apatia e dell'assenza totale di sentimenti, in uno stile peraltro semplicissimo e trasformarlo in un cult? Si, e B.E.E. ce lo ha dimostrato.
    Voto: 7,5/10

    Se vi va' passate a trovarmi sulla mia pagina Facebook, "La piccola biblioteca dei libri dimenticati". Ecco l'indirizzo: www.facebook.com/quandounlibroticambialavita

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  • 3

    Apatia e monotonia contraddistinguono il romanzo di Ellis, formato da una serie di brevi spezzoni che raccontano episodi di vita. Anche i personaggi sembrano essere tutti uguali, tanto che nelle pagin ...continue

    Apatia e monotonia contraddistinguono il romanzo di Ellis, formato da una serie di brevi spezzoni che raccontano episodi di vita. Anche i personaggi sembrano essere tutti uguali, tanto che nelle pagine ci si dimentica chi sia Jared, Daniel o Trent: tutti uguali, tutti abbronzatissimi e biondi, tutti con le stesse T-Shirt con le scritte, tutti irrimediabilmente vuoti e insensibili. Succede molto poco perchè i giovani di L.A. fanno sempre le stesse cose: qualche ora davanti a MTV, feste da amici, piste di coca, ubriacature e sesso (con chi e quando capita). Pieni di soldi e nullafacenti, raccontano uno spaccato di una società, sicuramente portato all'estremo, e una denuncia di un'esistenza piatta e svuotata di ogni tipo di emozione.

    said on 

  • 2

    Meno di zero

    Decadente manifesto di una generazione, racconta la storia di Clay, studente universitario ricco e viziato che torna a LA per le vacanze d Natale, e ritrova gli amici di sempre. Tutti i protagonisti s ...continue

    Decadente manifesto di una generazione, racconta la storia di Clay, studente universitario ricco e viziato che torna a LA per le vacanze d Natale, e ritrova gli amici di sempre. Tutti i protagonisti sono ricchi figli di genitori divorziati, produttori cinematografici narcisi ed egoisti i padri, depresse inutili e alcolizzate le madri. I ragazzi sono allo sbando, passano da un letto a un altro, perennemente ubriachi e strafatti.
    È scritto bene, ma l'ho trovato un tantino esagerato: mi viene strano pensare che quella raccontata potrebbe essere la generazione di Obama (facendo due rapidi conti...). Non mi ha lasciato un granchè...

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  • 4

    Per raccontare un libro di Bret Easton Ellis occorre come prima cosa allontanarsene e parlare della California e del cosiddetto sogno californiano.

    Per decenni si è parlato di questo sogno accostando ...continue

    Per raccontare un libro di Bret Easton Ellis occorre come prima cosa allontanarsene e parlare della California e del cosiddetto sogno californiano.

    Per decenni si è parlato di questo sogno accostando un’idea ad un territorio.

    Mare, sole, caldo, bella gente, divertimento, lusso, eccetera eccetera.

    È quella California di Baywatch e di Hollywood, con tutto ciò che rappresentano, che ancora oggi per molti americani costituisce un sogno.

    L’idea che possa trasformarsi in una chimera, prende piede ultimamente grazie ad alcuni elementi che tentano di fare vedere anche altri aspetti dello stesso territorio.

    La serie televisiva True Detective infatti, piaccia o meno non ha importanza, racconta della vita dei diseredati di quel territorio, dei barboni e dei disperati, scoperchiando un mondo al quale nessuno aveva dato voce.

    A metà tra questi diseredati di True Detective e la classe elevata di Baywatch, c’è un mondo sterminato di persone più o meno normali che vivono la vita quotidiana di Los Angeles in modo totalmente differente da essi.

    Pochi si sono presi la briga di parlarne ed è proprio qui che entra in gioco la letteratura che assolve a tale compito, o perlomeno cerca di farlo.

    Per un normale abitante di Los Angeles la realtà del quotidiano, quel day by day raccontato da David Foster Wallace in Questa è l’acqua, risulta essere molto differente dall’idea classica del sogno californiano.

    Come dice William T.Volmann, per il cittadino normale diversi aspetti del sogno rappresentano dei limiti: vera è la presenza del sole e del caldo, ma vista la cosa da una prospettiva differente, siccome non piove quasi mai, ecco che non c’è acqua e dunque interi pezzi di economia locale dipendono totalmente da tubature ed altri impianti artificiali.

    Gli spazi aperti poi, nel quotidiano significano ore ed ore di traffico su strade immense.

    Le grandi opportunità, nel fare acquisti normali che escludono il lusso di Rodeo Drive, si traducono in estenuanti drive-through per qualsiasi cosa.

    Da noi esiste quasi solo il McDrive, mentre lì si va dal fast-food alla farmacia, dal negozio di mobili alle banca, per arrivare a qualsiasi tipo di prodotto o servizio.

    Ecco dunque che il tipico abitante di Los Angeles si trova a passare la maggior parte del proprio tempo libero sulle strade.

    Ed ecco apparire una visione della California molto diversa da quella sempre presentata e raccontata fino alla soglia degli anni ottanta.

    Pressappoco nello stesso momento anche la letteratura, reduce da un lungo periodo di trasformazione che ha visto prima la nascita del modernismo e poi del post-modernismo, si trovava ad un punto di svolta.

    Siamo come detto negli anni ottanta e una generazione di nuovi autori affronta la situazione in modi molto differenti tra loro.

    David Foster Wallace si butta a capofitto nell’analizzare con ironia e devastazione il disagio di quegli anni fino agli estremi dettagli e conseguenze.

    Jonathan Franzen effettua una specie di ritorno al romanzo più tradizionale dove sentimenti e famiglia sono i protagonisti principali e rappresentano il mezzo attraverso il quale esprimere il proprio pensiero.

    Bret Easton Ellis dal canto suo scopre la scrittura minimalista o per meglio dire la scrittura di sottrazione.

    I lettori di Ellis si dividono in due categorie: quelli che colgono gli aspetti della sua scrittura e quelli che non li colgono, indipendentemente dal fatto che piaccia o meno.

    Gli appartenenti alla seconda categoria, dopo la lettura di Meno di zero, raccontano di un autore che vuole portare l’attenzione verso il mondo tipico degli anni ottanta, dove una generazione di giovani ricchissimi e apparentemente senza pensieri, passa il proprio tempo tra sesso e lusso, senza trarre giovamento completo né dall’uno né dall’altro.

    La vita di questi giovani si sposta di festa in festa sempre su auto ultimo modello, con droghe a volontà e senza riguardo né rispetto verso nessuno.

    L’apparenza, il vestire, l’essere presente, costituiscono un modo di vivere che in fondo non riesce a soddisfare in modo sufficiente nessuno dei protagonisti.

    Si arriva a visioni di video snuff, eppure la sostanza non cambia: ricconi talmente pieni di denaro e di possibilità che alla fine vivono tutto con una noia mortale.

    Questo è uno dei modi di intendere la lettura di Ellis.

    Chi invece riesce a cogliere gli aspetti più nascosti della sua scrittura, esce dalla lettura di Meno di zero con un’altra idea, molto più complessa e soddisfacente.

    Come detto in precedenza, quella di Bret Easton Ellis è una scrittura per sottrazione, vale a dire che le cose fondamentali sono da ricercare in quello che non è stato scritto.

    Sono le sensazioni non esplicitate, quel non detto che però è più presente del banale magari scritto.

    Ad esempio, la frase Salgo in camera mia…e poi vado nello spogliatoio a cercare la boccetta di Valium che tengo nascosta sotto certi golf di cachemire contiene molto, ma molto di più di quanto si è appena letto.

    Normalmente le parole Valium e cachemire non dovrebbero stare nella stessa frase; se le immaginiamo fuori dal libro, richiamano alla mente situazioni difficilmente mescolabili.

    Il cachemire, l’agiatezza e il caldo confortevole, mentre il Valium, problemi e difficoltà.

    Mettendole insieme danno un totale che è ben più della somma dei due termini.

    Non c’è solo la sensazione di noia e di insoddisfazione a cui si faceva riferimento in base ad una lettura che non coglie appieno i vari aspetti, ma c’è molto di più.

    Se poi si presta attenzione al fatto che il Valium è in realtà nascosto sotto i golf di cachemire, ecco che si passa dalla pura insoddisfazione del protagonista, all’indicazione di problemi molto più seri.

    Problemi che si intensificano se aggiungiamo una considerazione riguardante l’incipitdel libro:

    La gente ha paura di buttarsi nel traffico delle autostrade a Los Angeles.

    È la prima frase che sento dire al mio ritorno in città.

    Questa frase non dovrebbe infastidirmi, ma non riesco a togliermela dalla testa.

    Inquietante.

    Nient’altro sembra avere importanza.

    Tutto diventa irrilevante in confronto a quell’unica frase.

    In definitiva di sicuro c’è solo che ho un mese di vacanza, che ho appena rivisto qualcuno che non vedevo da quattro mesi e che la gente ha paura di buttarsi.

    La frase sembra avere più importanza anche del fatto che una loro conoscenza possa essere anoressica.

    E allora la chiave sta tutta in queste prime righe: Meno di zero racconta di gente che ha paura di buttarsi.

    Le strade di Los Angeles sono il gancio con cui catturare il lettore; e il lettore è prima di tutto l’abitante di Los Angeles, che conosce come sono le strade, tutte le strade.

    Infatti Ellis le nomina sempre, così come nomina i locali, le marche, i film e tutto il resto.

    Utilizza una tecnica apparentemente semplice fatta di frasi brevi e concise, senza fronzoli e senza giri di parole.

    Spesso la vicenda si svolge sulle strade e ciò che viene descritto pare un semplice e continuo elenco di movimenti: il tale sale in auto, accende una sigaretta, accende la radio, si immette nella tal strada, vede una certa persona, attraversa un incrocio, arriva davanti ad un locale, nota le auto nel parcheggio, eccetera eccetera.

    Non c’è introspezione e non c’è colpo di scena.

    Non c’è scambio tra te e i personaggi, se tu lettore non lo desideri.

    Ma c’è la società degli anni ottanta.

    Dopo quella frase iniziale arriva un libro stracolmo di gente che si butta.

    Quella frase rappresenta una sorta di minaccia che non viene mai specificata proprio per le caratteristiche della scrittura, ma che però è sempre presente.

    Le uniche possibilità di salvezza sono rappresentate dal cartellone pubblicitario Sparire Qui e dai ricordi di Palm Springs, non a caso scritti in corsivo, dove la presenza del nonno poteva forse simboleggiare una qualche speranza per il futuro.

    Un’ultimo passaggio per rappresentare il tutto, può essere lo schema tipico spesso presente in questo, ma anche negli altri libri di Bret Easton Ellis, dove il protagonista sostanzialmente dice:

    Tutte le volte che capita di….tento di fare…e se poi non ci riesco allora…e di solito non ci riesco.

    Situazione, intenzione, dubbio e rassegnazione o sconfitta.

    Si può aggiungere pure che Ellis racconta fatti estremamente pesanti senza condannare i propri personaggi e si può notare come nei suoi scritti non appaia mai la compassione.

    Però il lettore queste assenze le nota e inconsciamente le fa sue schierandosi da una parte o dall’altra o comunque sia creandosi una propria opinione.

    Dunque l’autore raggiunge il suo scopo ugualmente, anzi forse in questo modo al lettore resta un ricordo più marcato.

    Ora però direi che questa recensione è andata fin troppo per le lunghe e sta togliendo spazio a nuove letture, magari anche dello stesso Ellis, per cui la concludo qui non senza aver riportato il solito tempo di lettura, per me così importante.

    Tempo di lettura: 4h 29m

    said on 

  • 4

    Una versione soft del solito Ellis. In realtà sembra che ci sia una sorta di parabola ascendente verso il vuoto generazionale che Ellis ci vuole mostrare. Ma non si mostra in maniera palese, è nascost ...continue

    Una versione soft del solito Ellis. In realtà sembra che ci sia una sorta di parabola ascendente verso il vuoto generazionale che Ellis ci vuole mostrare. Ma non si mostra in maniera palese, è nascosta a dovere, con un chiasso sempre più fastidioso e allo stesso tempo sempre più degradante.

    said on 

  • 5

    La prima volta che ho letto Bret Easton Ellis (per gli amici Bret-Ellis) l'ho odiato a morte, cioè proprio detestato come se fosse l'Isis, la forma sulla pasta al ragù, la morosa del mio migliore amic ...continue

    La prima volta che ho letto Bret Easton Ellis (per gli amici Bret-Ellis) l'ho odiato a morte, cioè proprio detestato come se fosse l'Isis, la forma sulla pasta al ragù, la morosa del mio migliore amico. La conclusione che ho tratto, dopo aver letto lo spietato "Meno di zero", che è spietato sì, ma in maniera diversa da quella di "American Psycho", è che se anche io posso capire l'insensatezza di vivere, ancora non posso dire lo stesso della psicosi (e spero mai mai).

    I protagonisti di "Meno di zero" sono vuoti, non trovo una parola migliore per descriverli. Vuoti come delle volte ci auguriamo di essere, quando soffriamo tanto ma proprio tanto, che ci sentiamo a terra che più in basso non si può andare, e vorremmo sentirci svuotati di tutto quel sentimento doloroso. Dobbiamo invece ricordarci di Clay e degli altri, che hanno superato quel fondo che si chiama umanità e sono arrivati fin qui.
    Mentre leggevo questo romanzo, che Ellis ha scritto a soli 21 anni, pensavo a come ci si può sentire così giovani e così vuoti. Cavolo, Guccini ci ha raccontato che a 20 anni si è tutti ancora interi. Cavolo, se non ci innamoriamo a 20 anni, se non ci disperiamo a 20 anni, se non sogniamo a 20 anni, se non vogliamo cambiare il mondo a 20 anni. Io lo giuro, lo giuro, se mai mi dovessi sentire così, m'ammazzo. E invece poi penso che è proprio quando si perde quel briciolo di umanità, che non ci si ammazza neanche più.

    Dio santo, salvate Clay e salvate Blair!

    Comunque ecco che hanno scritto di qualcosa che mi spaventa ancora di più delle guerre, dei terroristi e della dittature.

    said on 

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