Lessico famigliare

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 71

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

3.9
(5275)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 221 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8496142434 | Isbn-13: 9788496142435 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , CD audio

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
I piccoli riti familiari, gli episodi minimi che scandiscono la vita di tutti i giorni, i gesti affettuosi e i rabbuffi, le manie, le passioni, le paure: il tutto depositato in una serie di parole "speciali", in un gergo domestico che è pegno d'amore e di appartenenza; e che, rivisitato a distanza di molti anni, non smette di evocare atmosfere incantate e benevoli fantasmi, pur nel turbine di una Storia spietata (il fascismo, il confino, la guerra...) che la famiglia si trova a fronteggiare.Il capolavoro di Natalia Ginzburg, datato 1963, non è un romanzo d'invenzione: esso nasce, al contrario, da un assoluto scrupolo di verità (nessun nome fittizio, nessun fatto che non sia realmente accaduto, nessun personaggio che non sia una persona, in carne e ossa), da un esercizio della memoria tanto più caldo e vibrante quanto più alto è lo sforzo compiuto perché il resoconto sia fedele e attendibile.I caratteri dei familiari della scrittrice, e l'aura particolarissima che promana dal "respiro" inconfondibile di una casa, risaltano così a tutto tondo (indimenticabile la figura del padre, coi suoi "sbrodeghezzi" e le sue "negrigure": un lessico, appunto, di famiglia) sullo sfondo della Torino intellettuale e antifascista che negli anni Trenta cercava di resistere come poteva alla barbarie montante. E si esaltano nei tratti di una scrittura nitida e limpidissima, che all'apparente nonchalance del registro "diaristico" sa unire il pedale di una raffinata ironia e di una naturale, quasi irriflessa, felicità di espressione.
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  • 0

    Mi è piaciuto. Ricordi familiari e stile semplice.
    C’è la vita quotidiana (i vestiti, i cibi, le amicizie, le letture, le domestiche, le strade, le città) che si intreccia alla storia (il fascismo, le ...continua

    Mi è piaciuto. Ricordi familiari e stile semplice.
    C’è la vita quotidiana (i vestiti, i cibi, le amicizie, le letture, le domestiche, le strade, le città) che si intreccia alla storia (il fascismo, le campagne razziali, la guerra, i bombardamenti). Ci sono i nomi Levi e Ginsburg che incontrano quelli di importanti personaggi dell’epoca (Pavese, Casorati, Turati, Kulisciov, Modigliani, Salvatorelli, Olivetti… e un certo editore mai citato per nome che sicuramente è Giulio Einaudi).
    E ci sono i modi di dire di parenti e conoscenti (da cui il titolo), ben resi dall’ottima lettura, particolarmente spassosa quando fa il verso ai genitori dell’autrice. Una frase ricorrente del padre, “Vi annoiate perché non avete una vita interiore”, mi ricorda un incipit di Jane Austen, ma non sono riuscita a trovarlo.
    Nessun romanticismo o sentimentalismo nel parlare del marito. Molto discrete le incursioni storiche. Gli anni delle passioni raccontati nell’età della pace dei sensi?
    Incredibile come divergenze di opinioni, litigi, discussioni, tutte quelle cose che oggi si definirebbero come incompatibilità e condannerebbero inesorabilmente alla fine una relazione di coppia, qui diventino ricchezza e vivacità, differenze che non intaccano i legami profondi della famiglia.
    Pavese diceva sempre “Me ne infischio!”. E poi si è suicidato. Io dico sempre “Chi se ne frega!”. Speriamo bene.
    [Radio3. Ad alta voce. Tempo: circa 8 ore. Lettura di Anna Bonaiuto.]

    ha scritto il 

  • 2

    Il baco del calo del malo...

    Suppongo che a molti appartenga questo mantra.
    Ogni famiglia ha un lessico a sé che però, per affinità culturali e geografiche si può spesso intersecare, essere riconosciuto e condiviso su scala più ...continua

    Suppongo che a molti appartenga questo mantra.
    Ogni famiglia ha un lessico a sé che però, per affinità culturali e geografiche si può spesso intersecare, essere riconosciuto e condiviso su scala più ampia.
    Al di là della creatività lunguistica, fantasiosa, divertente, dalle azzeccate onomatopee, espresse in particolare dal padre, (sempiezzo, negrigura, babe, sgarabazzi, sbrodeghezzi, baslettona, malignazza...), in questo 'Lessico famigliare' ci ho trovato poco altro.
    Una cronaca e carellata di consuetudini, personaggi (solo alcuni degni di interesse, in realtà), e azioni comuni in ogni famiglia, con le sue dinamiche funzionali e disfunzionali, che poco di nuovo aggiungono a chi una famiglia ce l'ha o ce l'ha avuta.
    Certamente interessante lo sfondo storico, (come potrebbe non esserlo?), ma guastato, nella narrazione, da frequentissimi dialoghi sconfortanti, inflazionati da una miriade di punti esclamativi, posti per lo più a sproposito, a termine di praticamente ogni discorso diretto, in particolare della madre, che spicca per esclamazioni e pensieri particolarmente superficiali, scarni e ripetitivi, al limite della 'stupidera', oserei dire.

    Tutto sommato una scrittura e lettura assai deludente(punto esclamativo)

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante spaccato di una famiglia ebrea nel periodo che comprende le due grandi guerre mondiali. Natalia Ginzburg descrive i propri parenti con sguardo pulito e affettuoso, senza però limare carat ...continua

    Interessante spaccato di una famiglia ebrea nel periodo che comprende le due grandi guerre mondiali. Natalia Ginzburg descrive i propri parenti con sguardo pulito e affettuoso, senza però limare caratteri e comportamenti. Ne risulta una famiglia normale e a tratti disfunzionale che per certi versi ricorda quella di chi legge. Il romanzo è praticamente un flusso di memoria messo su carta, quindi non bisogna aspettarsi una storia strutturata e chiara, quanto una dinamica confusione di storie, dialoghi, ritratti e drammi famigliari. "Lessico famigliare" appartiene a quella categoria di libri che si amano o vengono odiati; io personalmente l'ho adorato!

    ha scritto il 

  • 0

    Un libro parzialmente riuscito

    L'idea di descrivere un mondo privato attorno all'utilizzo di un linguaggio condiviso è illuminante. Ma dopo 2/3 di libro, la narrazione si perde nel territorio del superfluo.

    ha scritto il 

  • 5

    Il senso della famiglia ed il percorrere del tempo, visti con gli occhi della scrittrice prima bambina, poi ragazza, moglie, madre. L’autrice ha ripercorso con la memoria le vicende dei suoi cari, fis ...continua

    Il senso della famiglia ed il percorrere del tempo, visti con gli occhi della scrittrice prima bambina, poi ragazza, moglie, madre. L’autrice ha ripercorso con la memoria le vicende dei suoi cari, fissandone per sempre il linguaggio familiare e le espressioni quotidiane ed intrecciando la storia familiare con la Storia con la S maiuscola.

    ha scritto il 

  • 3

    È il ritratto discontinuo di una famiglia e delle persone che le ruotano attorno.
    Dei tanti nomi che si susseguono in queste pagine, quelli a lasciare il segno sono i genitori nella loro semplicità ca ...continua

    È il ritratto discontinuo di una famiglia e delle persone che le ruotano attorno.
    Dei tanti nomi che si susseguono in queste pagine, quelli a lasciare il segno sono i genitori nella loro semplicità caricaturale e "celebrità" quali gli Olivetti e il gruppo dietro Einaudi.
    Nonostante lo anticipi nella premessa, stupisce quanto di Natalia ci sia ben poco, tant'è che si parla più del suicidio di Pavese che della morte di Leone.

    ha scritto il 

  • 4

    Stinnìcchiati! Alluppìati!

    Probabilmente era difficile vivere da genitore in un’epoca in cui Carosello non assolveva più alla funzione di scandire il ritmo circadiano dei bambini. Ci si doveva arrangiare da sé, non ipnoinducent ...continua

    Probabilmente era difficile vivere da genitore in un’epoca in cui Carosello non assolveva più alla funzione di scandire il ritmo circadiano dei bambini. Ci si doveva arrangiare da sé, non ipnoinducenti jingle televisivi bensì urla e strepiti. “Stinnìcchiati! Alluppìati!” Era difficile vivere tout court anche perché Tangentopoli, lo stragismo di Cosa Nostra, la Discesa In Campo etc etc non aiutavano. Erano, allora, morbi inediti e sconosciuti, uno non ci era abituato, non aveva sviluppato i necessari anticorpi. Adesso, in un Paese a crescita demografica zero, mettere a letto i bambini “entro una certa ora” è diventato un problema trascurabile, diluito, di nicchia. Un po’ come la corruzione, la mafia e il berlusconismo. Importa a pochi. Resta il fatto che, rimembrando il lessico famigliare di quegli anni, sul far della sera, mi sovviene l’oblio della morte e delle droghe sedative. Lo sapesse mia madre…

    Per chi avesse lessici famigliari forgiati al di là dello Stretto di Messina (con o senza ponte):
    - Stinnicchiàrisi sta per coricarsi, stendersi, sdraiarsi, originariamente alludeva al rigore muscolare che interviene sull’estremo giaciglio.
    - Alluppiàrisi sta per assumere oppio, dunque, in senso figurato, rimanda al torpore dell’addormentamento.

    ha scritto il 

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