Lessico famigliare

Di

Editore: Einaudi Scuola

3.9
(5222)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 312 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8828600667 | Isbn-13: 9788828600664 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , CD audio

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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  • 5

    Dove si nasconda la grazia che in NG trasforma in commedia la vita senza intaccarne la dimensione tragica è impossibile dire : Il tocco lieve della narrazione sorretta da una lingua fluida e spontane ...continua

    Dove si nasconda la grazia che in NG trasforma in commedia la vita senza intaccarne la dimensione tragica è impossibile dire : Il tocco lieve della narrazione sorretta da una lingua fluida e spontanea , la scansione naturale delle scene, la teoria dei personaggi che percorrono la quotidianità visti in controluce dallo sguardo interrogativo di chi è sempre rimasto bambino.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro incantevole, pieno di esperienze di vita familiare e di quei linguaggi comuni ed esclusivi che sviluppa chi vive sotto lo stesso tetto. Anche io ho una memoria familiare tutta intessuta di co ...continua

    Un libro incantevole, pieno di esperienze di vita familiare e di quei linguaggi comuni ed esclusivi che sviluppa chi vive sotto lo stesso tetto. Anche io ho una memoria familiare tutta intessuta di cose "dette in un certo modo", che credo resteranno in me per sempre, e questo aspetto mi ha colpito anche più delle interessantissime vicende di una famiglia eccezionale in decenni crudeli e cruciali della storia del nostro paese.

    ha scritto il 

  • 5

    Stupendo

    Una scoperta decisamente piacevole. Sono rimasta colpita dalla semplicità del "racconto" (o biografia) della famiglia Levi. Un libro molto semplice all'apparenza ma che nasconde tutte le difficoltà di ...continua

    Una scoperta decisamente piacevole. Sono rimasta colpita dalla semplicità del "racconto" (o biografia) della famiglia Levi. Un libro molto semplice all'apparenza ma che nasconde tutte le difficoltà di narrare qualcosa che al primo impatto può non rivelarsi interessante al lettore (a chi interesserebbe la storia della mia famiglia?). Invece la forza della narrazione, nascosta dietro alle frasi classiche del padre (Sempiezzi!, Sbrodeghezzi o Che asina che sei!) si rivela nel carattere dei protagonisti che, sall'infanzia all'età matura, vivono l'Italia della guerra e delle difficoltà, l'Italia spaccata in due dai fascisci e antifascisti, con tutta l'ironia dei personaggi, partenti e non.
    Un libro spettacolare con cui farsi anche qualche risata se letto sotto la luce giusta.

    ha scritto il 

  • 3

    È un libro interessante, descrive le vicende della famiglia dell'autrice in un periodo storico di grandi fermenti in Italia: l'inizio e la fine della Seconda Guerra Mondiale, il nazismo, fermenti cult ...continua

    È un libro interessante, descrive le vicende della famiglia dell'autrice in un periodo storico di grandi fermenti in Italia: l'inizio e la fine della Seconda Guerra Mondiale, il nazismo, fermenti culturali. Attorno alla famiglia ruotano anche varie figure di spicco di quell'Italia, da uomini politici a scrittori, imprenditori, ecc...
    Ecco, più che romanzo (nel senso originale del termine e cioè romance ) lo definirei ormai una sorta di documento storico.

    ha scritto il 

  • 3

    Sgarabazzi e sbrodeghezzi

    Ogni famiglia ha un proprio gergo, fatto di parole o frasi, a volte inventate altre reinterpretate con un’accezione particolare. Queste parole sono strettamente legate a ricordi familiari e rievocano ...continua

    Ogni famiglia ha un proprio gergo, fatto di parole o frasi, a volte inventate altre reinterpretate con un’accezione particolare. Queste parole sono strettamente legate a ricordi familiari e rievocano immediatamente persone care. Questo gergo familiare è parte integrante della storia e dell’identità della famiglia e viene custodito gelosamente e tramandato insieme ai ricordi, alle foto, agli oggetti di famiglia.

    L’idea di raccontare la storia di una famiglia attraverso il suo lessico mi ha incuriosito. E poi, nel caso della nostra autrice, stiamo parlando di una famiglia importante, che ha avuto contatti con Turati, Kuliscioff, Pavese, Einaudi, Olivetti. Raccontando la storia della sua famiglia, la Ginzburg racconta un pezzo di storia torinese ed italiana. Per tutti questi motivi ho iniziato a leggere il libro della Ginzburg con grandi aspettative. La lettura di questo romanzo/diario, però, mi ha lasciato insoddisfatto. Non mi è piaciuto lo stile dell’autrice, certamente originale, ma che io ho trovato piatto e monotono. Tutti gli episodi, da quelli più banali a quelli più tragici, sono raccontati alla stessa maniera, senza passione, quasi come una cronaca scritta da uno studente svogliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Non mi aspettavo che il lessico, preannunciato del titolo, fosse veramente una peculiarità di questa breve e bellissima opera. Il lessico famigliare della famiglia Levi genera una divertente e peculia ...continua

    Non mi aspettavo che il lessico, preannunciato del titolo, fosse veramente una peculiarità di questa breve e bellissima opera. Il lessico famigliare della famiglia Levi genera una divertente e peculiare melodia ripetitiva, quasi un leit motiv per personaggio, che emerge sulle vicende del fascismo e delle leggi razziali. Dall'infanzia alla maturità della protagonista/autrice, e delle persone che facevano parte della sua vita.

    Natalia è, forse, il personaggio che appare meno, perché a parlare sono soprattutto i suoi parenti, i suoi amici, le sue amiche, i suoi colleghi. Sempre brevissimi, fugaci accenni alla figura di Leone Ginzburg, morto troppo presto. Di guerra e di bombe si parla relativamente poco, ma si parla molto di fascismo, di Mussolini, quell'"asino di Predappio".

    Ha tutto quello che una piccola cronaca famigliare debba avere. In più, a mio parere, lo straziante ritratto di un intellettuale come Cesare Pavese:
    "Ascoltava, tuttavia, con vivo piacere. Aveva sempre, nei rapporti con noi suoi amici, un fondo ironico, e usava, noi suoi amici, commentarci e conoscerci con ironia; e questa ironia, che era forse tra le cose più belle che aveva, non sapeva mai portarla nelle cose che più gli stavano a cuore, non nei suoi rapporti con le donne di cui s'innamorava, e non nei suoi libri: a portava soltanto nell'amicizia, perché l'amicizia era, in lui, un sentimento naturale e in qualche modo sbadato, era cioè qualcosa a cui non dava un'eccessiva importanza. Nell'amore, e anche nello scrivere, si buttava con tale stato d'animo di febbre e di calcolo, da non saperne mai ridere, e da non esser mai per intero se stesso: a volte, quando io ora penso a lui, la sua ironia è la cosa di lui che più ricordo e piango, perché non esiste più: non ce n'è ombra nei suoi libri, e non è dato ritrovarla altrove che nel baleno di quel suo maligno sorriso."

    ha scritto il 

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