Lettera a un bambino mai nato

Di

Editore: Rizzoli

4.0
(8466)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 101 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Francese , Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: A000108597 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , CD audio

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 5

    a chi non piace questo libro? non é a favore dell'aborto, non è contrario all'aborto, è un inno alla vita. Chi non apprezza Oriana Fallaci come scrittrice o giornalista non sa cosa si perde.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro toccante che esorta il lettore a porsi delle domande con la D maiuscola. L'autrice oscilla costantemente tra una visione positiva e una negativa della vita, fornendo ottime ragioni per entram ...continua

    Un libro toccante che esorta il lettore a porsi delle domande con la D maiuscola. L'autrice oscilla costantemente tra una visione positiva e una negativa della vita, fornendo ottime ragioni per entrambi le visioni ma alla fine non dà al lettore una verità assoluta, non condanna e non assolve la protagonista, al contrario lascia al lettore il compito di trarre le proprie considerazioni finali e stabilire cosa avrebbe fatto, come si sarebbe comportato al posto della protagonista. Una cosa importante, dal mio punto di vista, è considerare non solo il periodo storico in cui vive la protagonista al momento dei fatti ma anche quali sono state le sue esperienze personali nella fase dell'infanzia/adolescenza che la portano a formulare certi ragionamenti e certe scelte. Un romanzo che merita di essere letto in ogni caso, sia che si abbracci la causa dell vita o al contrario quella dell'aborto (personalmente io parteggio per la prima), con mente aperta e fiducia nel proprio istinto più primordiale. Lettura consigliatissima a tutte le età e ad entrambe i sessi.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Cibo per la mente

    La storia è dal punto di vista della madre che vive il confronto col padre e col mondo frenetico che la circonda, e di fondo c'è un dialogo continuo con questa nuova creatura che, a causa di complicaz ...continua

    La storia è dal punto di vista della madre che vive il confronto col padre e col mondo frenetico che la circonda, e di fondo c'è un dialogo continuo con questa nuova creatura che, a causa di complicazioni improvvise, non nascerà mai.

    ha scritto il 

  • 4

    Un monologo forte, amaro, struggente.

    Un monologo forte, amaro, struggente. Dall'inizio alla fine si avverte la sensazione di un pugno allo stomaco, si, ma fa tanto riflettere....

    ha scritto il 

  • 5

    Questa non lo so se è un fiaba, ma te la racconto lo stesso.

    Nel momento in cui ho letto l’ultima parola di questo libro, mi son sentita destabilizzata. La sensazione che mi stringe come una morsa la bocca dello stomaco, velocemente è salita su fino agli occhi ...continua

    Nel momento in cui ho letto l’ultima parola di questo libro, mi son sentita destabilizzata. La sensazione che mi stringe come una morsa la bocca dello stomaco, velocemente è salita su fino agli occhi riempiendoli di lacrime.

    “Lettera a un bambino mai nato” è un libro scritto nel 1975 da Oriana Fallaci ,scrittrice, giornalista e attivista italiana, edito Rizzoli.
    Il libro racchiude tematiche da sempre difficili e complesse da gestire: l’aborto, l’amore e la famiglia. É un’epistola che ha il ritmo di un monologo drammatico: a parlare è una donna senza volto, senza nome, senza età. Una donna che scopre di essere incinta e parla con il suo bambino, gli racconta il crudele mondo e l’amara vita. É una donna misteriosa e dura che, tuttavia, si rivelerà essere una madre affettuosa, amorevole e protettiva. Dubbi, incertezze, paure si affolleranno nella testa della futura mamma: domande che non troveranno risposta assilleranno la sua mente. Uno, più di tutti gli altri, sarà l’interrogativo che non le darà pace: tenere o non tenere il bambino? Un punto di domanda grande e misterioso a cui sarà difficile dare una risposta ritenuta universalmente giusta o sbagliata.

    Lettera a un bambino mai nato è il primo libro che leggo di Oriana Fallaci e, per iniziare, non poteva capitarmi lettura migliore.
    Lo stile di narrazione è unico : graffiante, accattivante, travolgente. É impossibile pensare di abbandonare, anche solo per un minuto, la lettura.
    Il romanzo nella sua totalità mi ha colpita. Una donna forte, coraggiosa, è il fulcro di tutto il racconto. É una mamma che anziché raccontare favole con principi e principesse al suo bambino, racconta di quanto è dura la vita, rivela al suo piccolo pesciolino favole che hanno sempre come morale il dolore. La sofferenza viene lenita da parole d’amore, ma sono parole che non nascondono nessuna illusione, anzi urlano di rimanere con i piedi ancorati al terreno, spingono alla lotta continua per una libertà che, forse, non esiste.
    Il titolo svela il finale, eppure, nonostante questa consapevolezza, ho sperato fino all’ultima pagina che questo bambino nascesse. Quei gesti, quelle parole che solo una donna che sta diventando mamma può mettere in pratica e scrivere su carta dovevano essere accolti e sussurrate da un bimbo che entrava a far parte di questo mondo: sofferente e malvagio ma al contempo meraviglioso. Ho ammirato questa donna, ho apprezzato il suo modo di tener testa a chi credeva di saperne più di lei, avrei voluto avere la sua grinta nel non lasciarsi mai mettere con le spalle al muro né da un uomo né dell’esistenza stessa, ho venerato la sua voglia di vita e di libertà.

    I momenti di commozione non sono rari, anzi, a mio parere il libro è un crescendo di emozioni, le quali si fanno sentire maggiormente nella parte finale. Nelle ultime pagine, la donna subisce un’immaginario processo dove sono chiamati a testimoniare tutti coloro che in qualche modo sono venuti a contatto con lei in questo periodo. Viene ripercorso ogni singolo istante, ogni piccola azione e, su queste, la persona chiamata al banco dei testimoni deve fornire un verdetto: colpevole o innocente. La donna si sente ed è chiusa in gabbia, ascolta le parole di chi la scagiona e di chi la dichiara colpevole. Solo una testimonianza vale più di tutte le altre, la testimonianza di chi in quel momento c’era davvero: il piccolo mai nato.
    Il bambino ha solo parole d’amore per la madre, parole così rassicuranti e forti che potrebbero lenire e curare qualsiasi ferita dell’animo e del cuore. Il piccolo consola la madre facendole capire che gli unici protagonisti di quella storia son proprio loro due e che, proprio per questo motivo, sono i soli a sapere come si sono svolti realmente i fatti.

    “Lettera a un bambino mai nato” è un libro breve ma inteso, pieno di emozioni che molte volte, almeno per me, son difficili da spiegare e interpretare.

    ha scritto il 

  • 5

    Nessuna fantasia...pura realtà

    Crudele
    Delicato
    Duro
    Incantato
    Ironico
    Ossessionato
    Sfrontato
    Scioccante
    Vero
    Questi i sentimenti che si hanno ascoltando questo capolavoro letto dalla Fallaci.
    Che colpo allo stomaco ascoltare le su ...continua

    Crudele
    Delicato
    Duro
    Incantato
    Ironico
    Ossessionato
    Sfrontato
    Scioccante
    Vero
    Questi i sentimenti che si hanno ascoltando questo capolavoro letto dalla Fallaci.
    Che colpo allo stomaco ascoltare le sue parole...che dolore rivivere le stesse sensazioni ಥ_ಥ

    ha scritto il 

  • 1

    Per questioni anagrafiche mi sono avvicinata tardi alla scrittura della Fallaci. Quello che mi allontanava dall’Oriana nazionale era quell’aria da profeta autoproclamato degli ultimi suoi anni. 'Lette ...continua

    Per questioni anagrafiche mi sono avvicinata tardi alla scrittura della Fallaci. Quello che mi allontanava dall’Oriana nazionale era quell’aria da profeta autoproclamato degli ultimi suoi anni. 'Lettera a un bambino mai nato' è stato il primo (e probabilmente l'ultimo) dei suoi libri che leggerò. Il tema è senz’altro di grande effetto e colpisce il pubblico femminile. La scrittura è bella e piana, ma il tutto è innaffiato da un eccessivo egocentrismo che a lungo andare disturba il lettore, quanto meno me.

    ha scritto il 

  • 4

    Resta tra i libri migliori di Oriana Fallaci, forse proprio perché è un lungo, libero monologo nel quale l'autrice è libera dalle preoccupazioni di una salda struttura romanzesca. Risulta quindi liber ...continua

    Resta tra i libri migliori di Oriana Fallaci, forse proprio perché è un lungo, libero monologo nel quale l'autrice è libera dalle preoccupazioni di una salda struttura romanzesca. Risulta quindi libera di far rifluire, con i moti di una mareggiata, le fluttuazioni del suo io dinanzi al massimo dei problemi di una donna (ma che dovrebbe essere anche dell'uomo): assumersi la responsabilità di permettere alla vita che le è nata dentro di lei di svilupparsi o stroncarla.
    Se l'esito appare al lettore presto prevedibile, è lo sviluppo che risulta incisivo e coinvolgente. La protagonista segue i sui umori influenzati dalle esperienze che vive e dialoga con quel grumo che porta in grembo sottoponendosi a una spietata analisi sulle sue stesse oscillazioni, sulle ragioni della vita, sul mondo che dovrebbe accogliere il suo bambino, sulla visione ora cupa, ora più ariosa che gli trasmette.
    Alla fine l'aborto c'è, non pienamente voluto, non pienamente spontaneo, frutto della scelta di una donna che non vuole comunque rinunciare alla sua vita, esperienza comunque lacerante che si conclude in un inno alla vita che trascende ogni singolo individuo: "E ora non ci sei più. C'è solo un bicchiere di alcool nel quale galleggia qualcosa che non volle diventare un uomo, una donna, che non aiutai a diventare un uomo, una donna. Perché avrei dovuto, mi chiedi, perché avresti dovuto? Ma perché la vita esiste, bambino!...Si odono voci. Qualcuno corre, grida, si dispera. Ma altrove nascono, mille, centomila bambini, e mamme di futuri bambini: la vita non ha bisogno né di te, né di me. Tu sei morto. Forse muoio anch'io. Ma non conta. Perché la vita non muore."
    Si tratta di una risposta? Credo che l'autrice abbia voluto delineare il processo interiore di una madre, lasciando a ciascuno la libertà di determinare l'esito. Forse per questo, nella nostra italia di perenni fazioni, il libro fu molto letto e discusso più per amore di polemica che per reale interesse e alla fine non convinse né gli "abortisti" né gli "antiabortisti" (orrende parole che uso solo per comodità di discorso).

    ha scritto il 

  • 0

    Polvere di luna

    Polvere di luna
    “ Essere mamma non è un mestiere. Non è nemmeno un dovere. E‘ solo un diritto fra tanti diritti….”
    Questa la conclusione dell’ implacabile ragionare dell’autrice che,pur faticando ...continua

    Polvere di luna
    “ Essere mamma non è un mestiere. Non è nemmeno un dovere. E‘ solo un diritto fra tanti diritti….”
    Questa la conclusione dell’ implacabile ragionare dell’autrice che,pur faticando ad accettare il cambiamento inevitabile che la gravidanza sta suscitando nella sua vita e nel suo corpo, istintivamente asseconda questa nuova condizione e pur trovando mille motivi ed occasioni per opporvisi, alla fine finisce col desiderare il bambino, il “ persecutore”, come lei stessa lo definisce.
    “ … Ho fatto la pace con te,siamo amici alla fine” così si rivolge a lui in questa lettera aperta nella quale impietosamente analizza se stessa e la società che la circonda, concludendo ”…… In fondo il coraggio è ottimismo. ”
    In quello che per ora è solo un uovo , ella intravede “un universo “ e proseguendo nel suo ragionare si chiede “…….perché non dovrebbe esserci anche il pensiero? ”.
    Ma tra le tante riflessioni di cui la lettera è densa ,attraverso uno stile fluente, chiaro e incessante , in un vortice di ragionamenti e di ricordi, di favole e di sogni , c’è n’è una particolarmente vera e forse crudele: esiste sempre qualcosa che desideriamo molto e che poi, quanto più ci siamo vicini,anzi,una volta afferrata, ci sfugge per sempre.
    Per l’autrice , desiderio fortissimo era quello di possedere un po’ di polvere di luna “ il fagottino di luna” che rappresentava nella sua immaginazione ,la possibilità “di espandersi nel tempo e nello spazio” ….di raggiungere “l’idea stessa dell’ infinito…..” . Quella polvere tanto desiderata , che pure le era stata promessa, non le verrà più data; beffandola crudelmente ,le sarà consentito solo toccarla , lasciandole un velo sulla pelle che, una volta lavato, diverrà un liquido nero che cola in fondo a un lavabo.
    Alla fine,quando l’autrice sentirà ormai di aver perso il bambino, gli dirà “ …..tu sei come la mia luna, la mia polvere di luna…… Non voglio perder di nuovo la luna, vederla sparire in fondo a un lavabo.”

    ha scritto il 

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