Letteratura e mito

Di

Editore: Einaudi

4.3
(36)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 216 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806162462 | Isbn-13: 9788806162467 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura

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  • 5

    Sostiene Hegel nell'Estetica che la vera scienza del mito sia quella che opera simbolicamente, cioè vedendo nelle labirintiche storie e creature affollanti il mitologizzare umano non i prodotti contin ...continua

    Sostiene Hegel nell'Estetica che la vera scienza del mito sia quella che opera simbolicamente, cioè vedendo nelle labirintiche storie e creature affollanti il mitologizzare umano non i prodotti contingenti di date condizioni storico-sociali o dell'estro di un singolo - come vorrebbe la scienza storica - bensì necessarie cristallizzazioni dello Spirito, forme in cui si mostra l'Assoluto. Ma la duplicità del simbolo, il quale sopravvive finché la tensione tra l'immagine e ciò a cui essa allude resta irrisolta, ne fa un momento provvisorio del dispiegarsi della Ragione, che nell'invenzione di forme mitiche risulta ancora affetta dall'incapacità di esprimere adeguatamente se stessa. Se la mitologia more symbolico demonstrata si offre allora all'uomo come catalogo di approssimazioni né vere né false perché mai compiute, galleria di significanti i cui significati s'illuminano per un istante per subito perdersi nel buio, la vera scienza del mito è la scienza che adotta come criterio il perpetuo svanire del proprio oggetto: scienza di verità decadute e di fiammiferi spenti, scienza di come ci si sbaglia, scienza di come non si conosce. Discepolo inatteso e traditore, il mitologo Jesi segue Hegel fin sulle soglie della sintesi; lì lo abbandona e ci abbandona. Il mito è l'unico accesso a una realtà che nessuna Apocalisse rischiara e che si sottrae infinitamente alle nostre lingue, ai nostri nomi, lasciando però dietro di sé come scia fosforescente una teoria di figure che ci pare di aver conosciuto quando ancora eravamo orfani e che c'incantano con colori di un altro tempo, con le musiche di una festa che forse non c'è mai stata, facendo di noi la razza infelice che alla fine della Storia si troverà ad aver consumato il futuro per nient'altro che nostalgia.

    Nelle fiabe c’è spesso un convegno al quale messaggeri meravigliosi hanno convocato e condotto. Poi, giunti al luogo non c’è nessuno: “una fratta selvaggia oscura e vuota”. Ciò significa soltanto, in quelle fiabe, “Ti aspetto più avanti”. Dove? Nessuno lo sa; più avanti.

    (Cristina Campo, Gli imperdonabili)

    ha scritto il 

  • 4

    arrivare in fondo è stata un'impresa: libro per addetti ai lavori, non certo per autodidatti come il sottoscritto, che spesso si è perso.
    però si resta ammirati difronte alla vasta cultura di jesi, si ...continua

    arrivare in fondo è stata un'impresa: libro per addetti ai lavori, non certo per autodidatti come il sottoscritto, che spesso si è perso.
    però si resta ammirati difronte alla vasta cultura di jesi, si rimane con la voglia di leggere (o rileggere) certi libri, si afferrano spunti che invitano non poco a riflettere.

    ha scritto il 

  • 0

    Rivoluzionario... per pochi!

    Furio Jesi mostra anche in questo libro la sua dote principale e, purtroppo anche il suo principale difetto.
    La dote è la cultura veramente mostruosa sia per vastità che profondità, spaziando dallo stu ...continua

    Furio Jesi mostra anche in questo libro la sua dote principale e, purtroppo anche il suo principale difetto.
    La dote è la cultura veramente mostruosa sia per vastità che profondità, spaziando dallo studio dei miti alla letteratura contemporanea.
    Questa dote è ancora più stupefacente in uno studioso morto a soli 39 anni.
    Il limite invece è la scarsa capacità di divulgazione. Gli argomenti sono sempre trattati in modo ostico, da studioso paludato che si rifiuta di scendere dalla sua torre d'avorio e di accondiscendere alle conoscenze di persone di cultura inferiore.
    Ciò ritengo particolarmente grave in un sedicente rivoluzionario che, compresi in modo brillante i meccanismi dell'uso strumentale delle mitologie, dovrebbe aiutare tutti, veramente tutti, a smascherarli nella politica, nella pubblicità, nella religione burocratica etc.

    ha scritto il 

  • 4

    Pur se focalizzato su un gruppo ristretto di autori (Rilke,Mann,Pavese e, in coda,Pound e Apuleio), è una raccolta di saggi ricchi di interessanti spunti di riflessione e che possono essere utili nell ...continua

    Pur se focalizzato su un gruppo ristretto di autori (Rilke,Mann,Pavese e, in coda,Pound e Apuleio), è una raccolta di saggi ricchi di interessanti spunti di riflessione e che possono essere utili nello studio di altri scrittori.

    ha scritto il 

  • 2

    Invischiato in varie altre letture (vedasi l'ormai perniciosa abitudine di leggere gl'inserti letterari dei quotidiani), ci ho messo un po' di tempo a compiere il periplo di questa raccolta di saggi s ...continua

    Invischiato in varie altre letture (vedasi l'ormai perniciosa abitudine di leggere gl'inserti letterari dei quotidiani), ci ho messo un po' di tempo a compiere il periplo di questa raccolta di saggi su letteratura e mito. Peraltro la materia è anche ardua, stante comunque dentro a una trattazione linguisticamente limpida e necessaria, senza vezzi o arcaismi che a volte piacciono ai saggisti d'Italia. Ma aspetta... non è esattamente che la materia in sé sia poi tanto ardua, è piuttosto che codesti saggi turbinano, ecco sì turbinano in un una sorta di furente aggregare. In altre parole, partono da qui per arrivare presumibilmente là, solo che la strada che percorrono è tortuosa, al punto che ci si perde un poco dentro, fino a che il presunto "là" che si doveva raggiungere diventa addiorittura aleatorio. Questo lo si avverte in particolare nei due interessanti saggi pavesiani, "Cesare Pavese, il mito e la scienza del mito" e "Cesare Pavese dal mito della festa al mito del sacrificio". Il primo soprattutto è una cavalcata a base di Kerenyi (Kerenyi nume tutelare di Jesi), Frobenius, Stefan George, Rilke, "Germania segreta" che alla fine lascia ebbri e anche, magari, senza direzione. Il fatto che Pavese abbia letto con attenzione questi autori mi pare non illuminare in maniera inedita o convincente la sua opera. Resta infine che le tematiche del mito e della conseguente mitologia mi lasciano abbastanza freddo, generandomi inoltre una sensazione di vaga inconsistenza, questo vieppiù quale strumento d'indagine dell'opera letteraria.
    La cultura e la geniale precocità di Furio Jesi, questo giovane, fecondo pensatore mancato troppo presto, rimangono comunque fuori discussione.

    ha scritto il 

  • 5

    Il fascino del mito e la preoccupazione che esso desta. Perché il mito può divenire non genuino, artificiale, e servire a scopi aberranti (il “mito tecnicizzato”, secondo K. Kerényi).
    Splendide (e anch ...continua

    Il fascino del mito e la preoccupazione che esso desta. Perché il mito può divenire non genuino, artificiale, e servire a scopi aberranti (il “mito tecnicizzato”, secondo K. Kerényi).
    Splendide (e anche ricche di informazioni) le pagine su Pavese.

    ha scritto il 

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