Lettere dal carcere

Di

Editore: La Riflessione

4.3
(560)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8862110782 | Isbn-13: 9788862110785 | Data di pubblicazione: 

Curatore: R. Uccheddu , S. Calledda

Disponibile anche come: Cofanetto , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook , Tascabile economico

Genere: Biografia , Storia , Politica

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  • 4

    Questo libro è una selezione delle oltre 400 lettere che Gramsci scrisse in carcere dal 1926 al 1937, ma rende benissimo quello che fu il suo dramma e allo stesso tempo si resta impressionati dalla su ...continua

    Questo libro è una selezione delle oltre 400 lettere che Gramsci scrisse in carcere dal 1926 al 1937, ma rende benissimo quello che fu il suo dramma e allo stesso tempo si resta impressionati dalla sua grande forza morale e interiore che in carcere gli permise di non smarrirsi mai completamente. Gramsci cerca di mantenersi vivo e attivo, legge, studia, scrive per quanto gli venga consentito dalla censura, dal regime carcerario e dalle condizioni di salute.
    Le lettere mostrano però anche il lento declino che avvenne sul suo fisico e sul suo spirito, perché alla forza e all'ottimismo iniziali subentra pian piano lo scoraggiamento e la distanza dai propri cari (in primis i figli di cui Gramsci mai seguirà il primissimo sviluppo) diventa così grande che spesso le lettere non bastano a colmarla.
    Una lettura comunque impegnativa perché le lettere non sono solo "semplici" lettere ai familiari, ma sono spesso intrise di tutto il pensiero gramsciano filosofico e politico.

    ha scritto il 

  • 0

    “Io non sono un afflitto che debba essere consolato; e non lo diventerò mai.”

    Dopo averle lette sporadicamente ho deciso la lettura integrale di quelle scelte da Paolo Spriano nel 1971.
    È una lettura ...continua

    “Io non sono un afflitto che debba essere consolato; e non lo diventerò mai.”

    Dopo averle lette sporadicamente ho deciso la lettura integrale di quelle scelte da Paolo Spriano nel 1971.
    È una lettura difficile perché Gramsci riesce nelle poche righe indirizzate alla famiglia a farci percepire tutto il suo disagio fisico e l’isolamento al quale sarà sottoposto, in carcere e in libertà condizionata, dall’8/11/1926 al 21/4/1937.
    Si percepisce la volontà di non arrendersi dedicandosi al lavoro intellettuale (la traccia dei quaderni, il canto su Cavalcanti, la discussione su Croce, ecc) e cercando di seguire (ci vogliono altre letture per approfondire) i vari ed abortiti tentativi per trovare una soluzione alla sua situazione senza rinnegare le proprie convinzioni.
    Si percepisce l’amarezza per la lettera di Grieco così l’arrabbiatura per la pubblicazione del suo stato di salute, iniziative che rallentano quando non pregiudicano un suo stato diverso da quello preventivo.
    C’è la disperazione per la lontananza dei figli uno dei quali, Giuliano, non ha neppure visto nascere e la difficoltà del rapporto con la moglie Giulia (Julka) che lo porterà (non in queste lettere) anche a ipotizzare la fine del loro rapporto.
    C’è l tenerezza del rapporto con la madre e la famigli sarda anche come legame alla propria terra, lingua e tradizione e c’è, immanente, il rapporto con Tatiana (una delle sorelle di Giulia) che, in Italia, sarà sempre il suo punto di riferimento per le cose minute della vita carceraria (medicine, libri, quaderni, riviste) che per il confronto umano che si sviluppa durante tutti gli anni della detenzione.
    Gramsci muore 6 giorni dopo avere avuto la definitiva libertà il 27/ aprile del 1937.

    ha scritto il 

  • 1

    è terribile! ok, va bene, è scritto negli anni venti, per cui va sicuramente tenuto conto del contesto storico culturale, ma sentir parlare di lavori donneschi, emotività ballerina delle donne, cultur ...continua

    è terribile! ok, va bene, è scritto negli anni venti, per cui va sicuramente tenuto conto del contesto storico culturale, ma sentir parlare di lavori donneschi, emotività ballerina delle donne, cultura facile e pericolosa dei "negri" mi deprime e mi fa trovare odioso il diario. sarà sicuramente un documento storico importante, ma io mi fermo qui... chiudo il libro e passo ad altro -.-'

    ha scritto il 

  • 5

    Non ci troverete nessuna rivelazione o epifania sulla vita, ma semplicemente le memorie (anche banali, qualche volta, come è giusto che sia) di un "uomo medio che ha le sue convinzioni profonde, e che ...continua

    Non ci troverete nessuna rivelazione o epifania sulla vita, ma semplicemente le memorie (anche banali, qualche volta, come è giusto che sia) di un "uomo medio che ha le sue convinzioni profonde, e che non le baratta per niente al mondo."
    E solo questo dovrebbe bastare a renderlo memorabile; finale atroce (dal mio punto di vista), per come si percepisce nelle ultime pagine la progressiva perdita di lucidità che finisce per prendere il sopravvento su uno spirito tanto indomito, sebbene alloggiato in un corpo gracile.

    ha scritto il 

  • 4

    Centinaia di lettere che, principalmente, chiedono alla cognata Tania di ordinare libri e riviste, spedire medicinali, e aggiornano sulle condizioni di salute di un uomo carcerato per dieci anni. Dett ...continua

    Centinaia di lettere che, principalmente, chiedono alla cognata Tania di ordinare libri e riviste, spedire medicinali, e aggiornano sulle condizioni di salute di un uomo carcerato per dieci anni. Detta così dovrebbe essere una lettura molto noiosa, in parte lo è.

    Ma costantemente emerge dalle lettere l'uomo Gramsci e la sua lucidissima strategia di resistenza alle condizioni di una carcerazione che deve anzitutto essere "pena afflittiva". Gramsci può scrivere due lettere alla settimana, deve farlo nell'ora riservata a questo. Le sue lettere verranno lette e censurate da zelanti funzionari. E allora prima di tutto le informazioni essenziali a Tania che lo aiuta nelle cose pratiche, con la raccomandazione costante di fare non più e non meno di quello che si chiede. Solo in subordine le lettere alla moglie, alla madre, ai figli. Nessuno spazio per amici e compagni, superflui.

    Una feroce determinazione a farsi trasformare più lentamente possibile in un carcerato, in un uomo a una dimensione, tramite lo studio e tramite il controllo costante e serrato delle emozioni che rende anche le lettere alla moglie un affanno quasi insopportabile. Intelligenza e lucidità, ragione affilata e rigore morale. Dall'esterno vuole notizie oggettive, precise: conscio che frasi generiche possono essere male interpretate dai censori e ritardare o perdere la corrispondenza. Non vuole rassicurazioni ma sempre e solo la cruda verità. Non vuole alimentare false speranze.

    Ma col passare degli anni diminuiscono le occasioni di parlare di storia, cultura, psicologia e aumentano i problemi di salute. Perde tutti i denti. Non può dormire bene. Non può mangiare, le condizioni fisiche si deteriorano a un ritmo sempre più accelerato. Anche in queste condizioni la fiducia nella disciplina e nella volontà resta totale. La fiducia nell "uomo nuovo" completa. Pur vedendo con lucidità che da quelle condizioni fisiche non c'è reale via di uscita. Gramsci si spegne progressivamente consumato dalla malattia e dalla insonnia, mantenendo salde le sue convinzioni. E se aumentano le asprezze nei confronti della devota cognata Tania e le incomprensioni con il fratello Carlo e la moglie Giulia, lui non si piega. Le trascrive come le sente e va avanti, sempre più debole e tremante.

    Tra le lettere quelle ai figli. Completamente diverse dalle altre. Qui Gramsci racconta brevi episodi della sua infanzia, si fa naturalista ("le rane che si possono mangiare sono quelle dal ventre bianco"), fantastico, partecipe. Reclama foto, cerca di dare consigli di lettura, si informa sull'educazione, richiama i figli ad un uso costante e attivo della propria volontà.

    Tiene, in condizioni durissime, fino all'ultimo. La mente resiste, pur riconoscendo in se stesso la progressiva trasformazione in uomo di carcere. Il corpo, in ultimo, stremato si spezza.

    ha scritto il 

  • 5

    come Pollicino

    nell'epoca dei Berlusconi e dei Renzi è facile smarrire la strada della razionalità , del concetto di giusto e della appartenenza di classe , perdersi in una inestricabile selva di promesse ,effetti s ...continua

    nell'epoca dei Berlusconi e dei Renzi è facile smarrire la strada della razionalità , del concetto di giusto e della appartenenza di classe , perdersi in una inestricabile selva di promesse ,effetti speciali e parole prive di contatto col reale.... allora occorre fare il percorso a ritroso seguendo i "sassolini" libri che ci riportano fuori dal virtuale verso il concreto della vita.
    Gramsci è uno di questi fari che ci aiuta a mantenere l'orientamento altri prima e dopo di lui hanno sparso i preziosi sassolini che sta a noi ritrovare

    ha scritto il 

  • 3

    Che stupido...

    ...!
    Durante lo scorrere di questa lettura ( dalle grandi mie aspettative ), venivo percependo un pò di noia e delusione. Ci ho messo un pò a capire che non avrei trovato nessun approfondimento politi ...continua

    ...!
    Durante lo scorrere di questa lettura ( dalle grandi mie aspettative ), venivo percependo un pò di noia e delusione. Ci ho messo un pò a capire che non avrei trovato nessun approfondimento politico, nessuna analisi sul fascismo ecc... come avrei potuto ? Era in galera.
    Già: la censura. Non credo ci abbia provato, ma ad ogni modo non sarebbe passato nulla all'esterno.
    Quindi rimangono epistole private, familiari,sullo stato della sua salute fisica e mentale e pochissimo di più.
    Anche con questa amputazione però, la statura dell'uomo viene fuori tanto più prepotente quanto umile e ordinario è il suo modo di descrivere stati d'animo, situazioni, ricordi, speranze.

    ha scritto il 

  • 5

    E' sempre buona norma astenersi dal commentare i grandi capolavori. Si finirebbe per aggiungere una voce da dilettante, basata su qualche impressione fugace, alla mole di scritti critici che su quel c ...continua

    E' sempre buona norma astenersi dal commentare i grandi capolavori. Si finirebbe per aggiungere una voce da dilettante, basata su qualche impressione fugace, alla mole di scritti critici che su quel capolavoro si sono accumulati nel corso degli anni. Si finirebbe, inoltre, per sovrapporre, alla stregua di un rumore molesto, una voce, flebile per forza di cose, alla grandezza del libro e del suo autore. A questa linea mi sono sempre attenuto scrupolosamente.
    Le lettere dal carcere appartengono a questo genere di libri. L'emozione che la lettura provoca, tuttavia, mi induce ad una deroga, sia pur contenuta, a questa regola. Per notare quanto segue. C'e' un piano che domina ed e', per forza di cose, quello privato, popolato dalle preoccupazioni di Gramsci, da qualche sua sfuriata contro questo o quel comportamento dei suoi familiari, dalle sue amarezze, dalle conidizioni di salute fisica e psichica, in costante peggioramento nel corso dei lunghi e penosi anni del carcere. Ma poi c'e' un piano diverso, quello dell'uomo e dell'intellettuale che non rinuncia mai a voler conoscere e sapere: che fa una lunga lista di libri e di riviste che vuole che gli siano mandati; che fa piani di ricerca, che sfoceranno poi nei Quaderni; che si lascia andare, nel contesto di una lettera familiare, a piccole perle di riflessioni sui campi piu' vari; che non si stanca di chiedere ai suoi interlocutori notizie sulla loro vita reale, sui loro interessi, sugli sviluppi della vita civile e sociale di quegli anni (pur stando attento a non esprimere mai giudizi di tipo politico che ricadrebbero sotto la mannaia del censore fascista); e di impartire consigli di rigore intellettuale e morale.

    ha scritto il 

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