Lettere luterane

Di

Editore: Einaudi

4.4
(835)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 210 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco

Isbn-10: A000163395 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Politica , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
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  • 4

    Una disperata vitalita'. E' questo che ho provato leggendo gli ultimi scritti di una delle menti italiane migliori di tutto il novecento.
    Vale ancora la pena arrovellarsi su chi ha voluto far tacere q ...continua

    Una disperata vitalita'. E' questo che ho provato leggendo gli ultimi scritti di una delle menti italiane migliori di tutto il novecento.
    Vale ancora la pena arrovellarsi su chi ha voluto far tacere questa voce? Non e' ancora chiaro?

    ha scritto il 

  • 4

    LETTERE LUTERANE

    Questi scritti di Pasolini fanno parte di una edizione dei Meridiani già in mio possesso, ma è comunque comodo poterli consultare con più agio in un volumetto robusto e di giusto form ...continua

    LETTERE LUTERANE

    Questi scritti di Pasolini fanno parte di una edizione dei Meridiani già in mio possesso, ma è comunque comodo poterli consultare con più agio in un volumetto robusto e di giusto formato, ben stampato con caratteri chiari e nitidi.

    Cosa scrivere di Pasolini che non sia già stato scritto? Confesso di aver letto molto parzialmente la sua opera (non parliamo dei suoi films), limitandomi ai saggi (mentre le poesie non mi hanno detto granché, è un mio limite). In questo campo, lo trovo uno dei saggisti migliori in assoluto nella letteratura italiana del secolo scorso. Lucido, appassionato, curatissimo nello stile, senza mai una riga banale, sempre controcorrente, sempre a schiena dritta. Trovo però che nelle Lettere luterane Pasolini abbia commesso un errore di giudizio fondamentale: attribuire al PCI le virtù di quell’Italia pre-consumista che lui rimpiangeva.

    Più acuto di lui, il filosofo Augusto Del Noce aveva intuito negli stessi anni che il marxismo non era una alternativa al capitalismo (e nemmeno, in ultima analisi, al consumismo piccolo-borghese) ma solo l’altra faccia. Entrambi erano nati dalla stessa radice e avevano la stessa meta: rendere l’uomo autosufficiente e appagato di se stesso. Fu Del Noce, non Pasolini, a coniare la definizione “partito radicale di massa” per il PCI una volta che fosse venuta meno la spinta propulsiva e il ruolo guida dell’URSS (e anche i soldi di Mosca, aggiungo io). Forse se Pasolini fosse vissuto più a lungo sarebbe stato d’accordo.

    ha scritto il 

  • 5

    Ma perché questo?

    Rileggo spesso le Lettere Luterane di Pasolini, nel mese del suo omicidio. Ogni volta c'è qualcosa di nuovo che mi scuote e mi affascina. Quest'anno (2015) è il fatto che l'ultima lettera - datata 30 ...continua

    Rileggo spesso le Lettere Luterane di Pasolini, nel mese del suo omicidio. Ogni volta c'è qualcosa di nuovo che mi scuote e mi affascina. Quest'anno (2015) è il fatto che l'ultima lettera - datata 30 ottobre 1975, due giorni prima di morire - Pasolini l'abbia indirizzata a Italo Calvino il quale, l'8 ottobre era intervenuto sul Corsera a proposito del caso di cronaca nera ricordato come "il massacro del Circeo". Pasolini contrappunta le principali affermazioni di Calvino con un: "Ma perché questo?" Porta fino in fondo, come un bambino testardo, e conclude: "Tu hai privilegiato i neofascisti pariolini del tuo interesse e della tua indignazione, perché sono borghesi. La loro criminalità ti pare interessante perché riguarda i nuovi figli della borghesia. Li porti dal buio truculento della cronaca alla luce dell'interpretazione intellettuale, perché la loro classe sociale lo pretende (...) Se fare le stesse cose fossero stati i "poveri" delle borgate romane, oppure dei "poveri" immigrati a Milano o a Torino, non se ne sarebbe parlato tanto e a quel modo. Per razzismo. Perché i "poveri" delle borgate o i "poveri" immigrati sono considerati delinquenti a priori. Ebbene, i "poveri" delle borgate e i "poveri" immigrati, cioè i giovani del popolo, possono fare e fanno effettivamente le stesse cose che hanno fatto i giovani dei Parioli (...) Cosa dedurre da tutto questo? Che la "cancrena" non si diffonde da alcuni strati della borghesia (romana) (neofascista) contagiando il paese e quindi il popolo. Ma che c'è una fonte di corruzione ben più lontana e totale (...) E' cambiato il "modo di produzione" (enorme quantità, beni superflui, funzione edonistica) (...) e ha prodotto dunque una nuova umanità, ossia una "nuova cultura": modificando antropologicamente l'uomo (nella fattispecie l'italiano). Si tratta del tema centrale della visione pasoliniana e qui rivolto amaramente, con precisione e con decisione, attraverso il dialogo epistolare con Calvino, al mondo intellettuale italiano, incapce di focalizzare, analizzare e reagire a questa rovina antropologica descritta dal Pasolini in tutta la sua opera. E' una estrema - ma senza nutrirvi speranza - chiamata all'ingaggio del mondo intellettuale, giacché politici, stampa e sindacato non possono farlo perché non sono liberi da interessi e complicità.

    ha scritto il 

  • 5

    Pasolini ti voglio bene.

    Che bei titoli sceglieva per i suoi libri Pasolini: “Lettere luterane” è persino più bello del già bellissimo “Scritti corsari.”

    Io non mi sono mai appassionato all’omicidio Pasolini, non so chi l’abb ...continua

    Che bei titoli sceglieva per i suoi libri Pasolini: “Lettere luterane” è persino più bello del già bellissimo “Scritti corsari.”

    Io non mi sono mai appassionato all’omicidio Pasolini, non so chi l’abbia ucciso, dubbi ne ho pochi su chi l’avrebbe voluto morto a patto che non morisse e che continuasse a scrivere per istigare il desiderio di vendicarsi di lui procurandogli la morte più inclemente: tutti, dai, avrebbero voluta fargliela pagare, dal Palazzo alla cortina, non salvava nessuno Pasolini, dalle facce patibolari della diccì – ovvero del potere politico nella sua integrità, e il suo mettere a parte la gioventù comunista sapeva più di sfottò finale che di convinzione ideologica – ai ragazzi di borgata piccoliborghesizzati tutti, facendo capolino sui magistrati e salvando appena appena i napoletani, che avevano il merito secondo lui di aver resistito alla rivoluzione antropologica e da napoletano la cosa non mi lusinga per niente: come a dire che i napoletani sono refrattari a qualsiasi processo della modernità, preferendo la loro inciviltà ancestrale alla civilizzazione coatta che magari non ci avrebbe fatto emancipare per niente ma perlomeno avrebbe dato un restyling alla nostra barbarie vecchio stampo.

    Come doveva farli sentire vivi, gli smorti, il loro desiderio di vederlo morto, Pasolini che era così spudoratamente vivo nelle sue pagine, di persona poi chissà.

    Io ce l’ho con chi ha ucciso Pasolini perché gli ha impedito di ultimare il suo trattato pedagogico su Gennariello (magari era venuto a noia a lui per primo e pur di non doverci mettere più mano ha preferito mettersi in mano ai suoi carnefici), mi stava talmente avvincendo, volevo sentirmi il Gennariello che ascoltava Pasolini aspettando i suoi articoli sul Corriere, io che quando qualcuno mi chiama Antò mi sale l’acido e trovo repellente qualsiasi retorica sulla napoletanità, oggi che siamo italianizzati tutti alla peggio che è la forma migliore del mezzo gaudio. Lo leggi e pensi caspitazzo come è intelligente Pasolini, come è bravo a inventare la sua rabbia, a costruire la sua invettiva, a attirarsi l’ira e la reazione per sottrarre ai reazionari il privilegio del silenzio e dell’indifferenza e della rassegnazione, che sono le armi di chi vuole che tutto resti com’è perché così gli conviene: e in realtà non conviene del tutto neanche a loro, ma sono stupidi, i potenti che non si rendono conto di quanto poco lo siano, stupidi quasi quanto chi quel potere glielo riconosce e non glielo vuole toccare. A Pasolini devo l’avermi insegnato il piacere di toccare ovunque chiunque.

    Cerca rogna perché gli altri badino a quanto sono rognosi di proprio, Pasolini, e guardali oggi gli intelligenti di punta – di pennino dello smartphone, a commentare che no, Pasolini non aveva capito niente, che a Pasolini non gli andava giù che non si potesse più scopare i ragazzi adesso che scopare potevano tutti con tutte e non soltanto i maschi tra di loro fino al matrimonio, e le femmine no?, adesso che c’era l’aborto e che quindi il problema di dove andare a scaricare il proprio sperma se lo facevano solo quelli troppo affezionati al vecchio alibi per poter volersene proporre uno nuovo. Come sono stupidi, gli intelligenti di oggi, che si devono smarcare da Pasolini, che non sanno cosa farsene del coraggio di Pasolini, che pensano che l’impegno sia una cosa di sinistra, che travisano il coraggio civile in politicizzazione di parte, in omosessualità predatoria, tutte le inventano per non ammettere che mezze seghe siano loro, pompinari o no che siano stati gli altri, per ripetere che il coraggio con l’arte non centra niente, ma basta leggere una pagina di Pasolini per sapere cosa è arte, cos’è la passione tradotta in mezzo artistico e in questo caso linguistico, che pipparoli quelli che condannano Pasolini perché il suo coraggio è stato etico come non fosse della massima estetica, che poi sti pippaioli hanno capito solo che Pasolini non aveva capito, poi non si capisce cos’altro credono di aver capito loro, come non bruciassero le pagine di Pasolini, mentre le leggi e rabbrividisci leggendo le date in fondo: settembre 1975, ottobre 1975, ecco manca poco al 2 novembre, sta per essere assassinato e non lo sa, scrive di come tutto stia diventando più violento e non lo sa, lo so io, “Io so” vorrei urlarglielo attraverso le pagine, non ci andare a Ostia la notte del 2 novembre, continua a scrivere, stattene a casa, in questa posa tragica, studiata per sembrare tale, da profeta nel deserto, a trasformare l’eccitazione nervosa in linguaggio ordinato e spavaldo e swiftiano, non andare tra le persone, muori da solo e non di fatto, fammi continuare a leggere, lui niente, se ne è fregato, uno stronzo proprio, è morto e ben ci sta, a noi che ce la siamo cercata, che non abbiamo cercato niente, il cercatore è lui, il poeta è lui, io sono uno che ammira, che ascolta, che pensa alle pagine per Pasolini che Moresco ha scritto ne “Gli increati”, anche Moresco a scrivere che Pasolini non aveva capito niente, comodo per chi ha campato tutti gli anni appresso, a scrivergli che ha sbagliato tutto, i visionari non si riconoscono mai quando si incontrano, però si abbracciano, questi corpi devastati, le menti mai stanche, e quanto mi piacerebbe che Pasolini non fosse stato ammazzato, che avesse continuare a vivere studiatamente ignorato di anno in anno, oggi Pasolini andrebbe per il primo centenario, vivrebbe di qualche pensione statale, io andrei a salutarlo, a ringraziarlo, a dirgli che non deve prendersela se non è stato ammazzato, se non è stato martirizzato, se è stato rinnegato da vivo e non da morto, se l’hanno infangato da vivo e non da morto, e gli avrei detto che a Napoli un artista francese ha incollato uno stencil sul muro che lo raffigura, al Centro Storico, e che dopo poche ore già lo avevano vandalizzato e che quindi può morire sereno cioè deluso da tutti, anche i napoletani sono delle teste di cazzo come tutte le altre, e sarei tornato spesso a trovarlo, in verità non ci sarei mai andato, né la seconda né la prima volta, Pasolini è nei suoi libri, e io gli voglio bene.

    Pasolini che aveva indovinato la nuova religione del nostro tempo, più potente e penetrante persino delle vecchie scuole cattoliche e comuniste, che vedeva perdersi la irriflessa diversità di ciascuno, che analizzava il sostituirsi della solita ipocrisia con una ipocrisia più grande e generalizzata e liberalizzata e infiorettata definendola trasgressione, che finisce col farsi stare più simpatici i poliziotti che i manifestanti perché i poliziotti obbediscono a un vecchio ordine e lo sanno, i manifestanti obbediscono al nuovo ordine e manco lo sanno, anzi credono di star disobbedendo, bontà loro; soprattutto il Pasolini che ha letto la rottura concettuale imposta tra la cronaca nera e la cronaca politica, come fossero due questioni differenti, come la politica non fosse sempre più nera, come fossero due corpi separati, la separazione illusoria che vale ancora, per cui le beghe del governo Renzi non centrano niente con gli accoltellamenti dello stesso giorno, le mafie sono un discorso e i patti del Nazareno sono un altro discorso, nessuno deve tenere il filo perché i responsabili la filino liscia, Teseo deve essere lasciato in balia del Minotauro, e della scomparsa di Arianna si occuperanno le trasmissioni su RaiTre e le riviste della Cairo Editore.

    Non sono manco di quelli che dicono che oggi ci vorrebbe un Pasolini perché una Pasolini c’è: l’esempio della sua intelligenza, della strategia del suo pensiero inesausto, è in libreria in queste belle e comode edizioni Garzanti.

    Pasolini scrive così bene, le sue pagine non fanno né una ruga né una piega. I libri sono più difficili da uccidere degli uomini. La letteratura è la vendetta e la difesa della vita. C’è chi non ha avuto paura della paura, e se ha potuto lui, tu che scusa ti dai per continuare a averne per non volerne sapere altro di te e degli altri?

    Con affetto, Gennariello.

    ha scritto il 

  • 0

    Nel 3019, quando l'Italia sarà nuovamente un faro della cultura mondiale, lo si potrà rubricare tra le scomode teste di cazzo dimenticabili.

    Salvo che prima di tutto era una testa. C'ero e me lo rico ...continua

    Nel 3019, quando l'Italia sarà nuovamente un faro della cultura mondiale, lo si potrà rubricare tra le scomode teste di cazzo dimenticabili.

    Salvo che prima di tutto era una testa. C'ero e me lo ricordo ma non ricordo bene le sue opinioni, spesso mi pareva un tipo che parlava da un altro pianeta. Infatti.

    Spesso era decisamente reazionario (a metà degli anni '70!). Ma bisognerebbe intendersi. Innanzitutto era un giovane reazionario.
    Il dinamismo tonico, atletico quasi, delle ricerche ed argomentazioni è sempre da gara. Poi la vulgata vuole vedere "il progresso" come l'avanzamento parallelo di ogni elemento in analisi, dalla società alla tecnica ecc. Idea ingenua e pericolosa, "progresso" se mai ce n'è uno è sempre novanta cose buone che arretrano e cento buone che avanzano.
    Il pover'uomo s'occupava spesso della cancellazione delle prime, che tanto a parlar bene delle seconde (convenienti) c'era già la coda.
    Avercene di reazionari.

    Naturalmente si può discutere - e io sono tra quelli - se ciò che per lui era un valore in procinto di estinzione fosse un valore o no, ma che ci fossero abrasioni e cancellazioni che si preferiva non vedere è indubbio.

    Il libro è di valore discontinuo, si va da lampi geniali che ancora oggi non s'ammettono, ad autoavvitamenti oltre al "Gennariello", che contiene alcune eccellenti descrizioni dello stato delle cose giovanili, salvo che lo scopo vero è palesemente seduttivo.

    In ogni caso viene nostalgia per quegli anni dove un contendente era un tizio come lui, forse donchisciottesco, talvolta paraculo nell'esagerare la buona fede, ma era irriducibile a pratiche formulette: strutturava sempre, molto bravo nella problematizzazione, impossibile da ridurre al formato talcsciò, se non altro perché era coraggiosamente colto.

    Un paio di colonne di Pasolini si leggono bene, - mi sembrano tutti articoli - ma per dargli ragione o torto bisogna "grattarsi la testa" per un bel po'. Oggi quasi nessuno ha più tempo.

    Non c'era gelatina in PPP. Cerchiobottismo, cullabarismo e panciafichismo assenti, eppure non era un estremista.

    ha scritto il 

  • 4

    Niente mi ripara, niente mi difende. (p. 93)

    "Non temere di essere ridicolo: non rinunciare a niente." (p. 62)

    "Il crollo del presente implica anche il crollo del passato. La vita è un mucchio di insignificanti e ironiche rovine." (p. 73)

    "Le pa ...continua

    "Non temere di essere ridicolo: non rinunciare a niente." (p. 62)

    "Il crollo del presente implica anche il crollo del passato. La vita è un mucchio di insignificanti e ironiche rovine." (p. 73)

    "Le passioni sono senza soluzioni e senza alternative." (p. 93)

    ha scritto il 

  • 4

    L'ho letto diversi anni fa e che mi ha cambiato letteralmente la vita. Ritengo ancora oggi che, nella sua veste di scrittore, il Pasolini migliore sia questo più che il poeta o il romanziere, ma pur c ...continua

    L'ho letto diversi anni fa e che mi ha cambiato letteralmente la vita. Ritengo ancora oggi che, nella sua veste di scrittore, il Pasolini migliore sia questo più che il poeta o il romanziere, ma pur condividendo ancora non pochi punti e apprezzando la passione civile che sta dietro a questi articoli, nonché lo stile, ho finito per rigettare alcuni aspetti che trovo, in tutta sincerità, schiettamente reazionari. Sicuramente, comunque, meriterebbe una seconda lettura.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    UN grandissimo

    Raccolta di scritto apparsi su vari giornali nell'anno 1975 che condensano il paolini pensiero sullo stato sociale e culturale dell'Italia di quel periodo.
    Si spazia dall'attacco alla corruzione democ ...continua

    Raccolta di scritto apparsi su vari giornali nell'anno 1975 che condensano il paolini pensiero sullo stato sociale e culturale dell'Italia di quel periodo.
    Si spazia dall'attacco alla corruzione democristiana (che coraggio dirlo già a quei tempi!!) per passare alla "Non istruzione" fornita dalla scuola dell'obbligo e alla televisione usata come mezzo di potere e di ottundimento delle masse.
    Certo, tutte cose che adesso i "grandi sociologi" conoscono a menadito e con cui si riempiono la bocca e ci riempiono la testa ma provate a dire queste cose (o anche solamente a pensarle) nel 1975.
    Pasolini resta un grandissimo ed il vuoto che ha lasciato in questo paese non fa che aggiungere rimpianto e tristezza alla misera situazione culturale attuale.
    Da leggere.

    ha scritto il 

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