Lolita

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Publisher: Vintage Books

4.1
(9712)

Language: English | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , French , Chi simplified , Portuguese , Italian , Chi traditional , German , Catalan , Dutch , Finnish , Galego , Japanese , Slovenian , Russian , Swedish , Greek , Hungarian , Czech

Isbn-10: 0676514197 | Isbn-13: 9780676514193 | Publish date:  | Edition Rei Mv Tie

Also available as: Audio Cassette , Hardcover , Audio CD , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
The hilarious and tragic story of Humbert Humbert, a middle-aged Russian man who feels passion only for young the "nymphet" Dolores Haze, whom he renames Lolita.
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  • 5

    Erano anni che la mia copia di "Lolita" se ne stava sullo scaffale della libreria in attesa del suo momento. Non so perché ma ogni volta che dovevo scegliere un nuovo libro il mio sguardo indugiava su ...continue

    Erano anni che la mia copia di "Lolita" se ne stava sullo scaffale della libreria in attesa del suo momento. Non so perché ma ogni volta che dovevo scegliere un nuovo libro il mio sguardo indugiava sulla copertina e poi passavo oltre, forse un po' mi intimoriva.
    Ma "Lolita" è come il morso di un vampiro, incroci il suo sguardo e il suo fascino ti avvolge, lo leggi sempre più avviluppato dalla bellezza incredibile della scrittura, ti ammalia. Poi ti accorgi stordito che ha preso il tuo sangue, si è insinuato nei tuoi pensieri, e davvero sto provando pietà e persino empatia per un essere spregevole come Humbert Humbert?
    Avevo ragione ad esserne intimorita? Penso di sì, perché è un libro che fa paura.
    E' bellissimo e devastante e mille altre cose già dette meglio di come posso farlo io, un viaggio nell'orrore senza magia o soprannaturale, l'orrore vero di mostri miseramente umani.

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  • 5

    E' a bassa voce, quasi con vergogna, che lo direi, ma io se fossi un giudice (uno di quelli a cui il maniaco Humbert Humbert costantemente si rivolge) probabilmente non lo condannerei. O, se fossi in ...continue

    E' a bassa voce, quasi con vergogna, che lo direi, ma io se fossi un giudice (uno di quelli a cui il maniaco Humbert Humbert costantemente si rivolge) probabilmente non lo condannerei. O, se fossi in grado di superare la mia empatia con lui, lo condannerei contro voglia, a malincuore. Ma fortunatamente non sono un giudice, sono solo una lettrice cui compete il "solo rifugio dell'arte". E, quindi, posso dirlo (stavolta ad alta voce): Lolita è uno dei romanzi più belli che mi sia capitato tra le mani. Magistrale dall'inizio alla fine. Il più grande amplesso che Nabocov consuma, e fa consumare a noi tutti suoi voyeur, è quello con la lingua, persino se quella inglese da lui tanto bistrattata. E quando nell'explicit scrive "E questa è la sola immoralità che tu e io possiamo condividere" non posso che pensare quanto i tre movimenti della lingua tra i denti non siano più per la parola Lolita, ma per noi, narcisisti Lettori.

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  • 5

    «Oh, non piangere, mi rincresce di averti tanto ingannato, ma così è la vita.»

    "Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell’arte. E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita."
    (p. 363 e sop ...continue

    "Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell’arte. E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita."
    (p. 363 e sopra p. 330)

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  • 4

    Chiaramente è un capolavoro. O meglio, il romanzo è talmente entrato nella nostra storia (anche grazie al film di Kubrick) da farne una pietra miliare. Il tema della pedofilia era già stato trattato p ...continue

    Chiaramente è un capolavoro. O meglio, il romanzo è talmente entrato nella nostra storia (anche grazie al film di Kubrick) da farne una pietra miliare. Il tema della pedofilia era già stato trattato prima, ma l'autore ce lo rende più vicino, quasi riesce a scusarlo. La storia è coinvolgente anche se a tratti le descrizioni sono lunghe e si perde il filo della narrazione. Lolita non è inesperta come la immaginiamo ma ha già avuto le sue esperienze. Il bello del romanzo è il viaggio del protagonista all'interno della propria ossessione, un viaggio nell'abisso del proprio Io dal quale non riuscirà più a emergere

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  • 4

    “Lolita, light of my life, fire of my loins. My sin, my soul. Lo-lee-ta: the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teeth...”. Fin dal famoso incipit, ...continue

    “Lolita, light of my life, fire of my loins. My sin, my soul. Lo-lee-ta: the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teeth...”. Fin dal famoso incipit, il lettore rimane fulminato da queste molteplici assonanze ed è subito trascinato nel romanzo, trovandosi a pronunciare tale nome per sentire questo effetto nel palato. Ed è poi rapito in un vortice di lunghi periodi alternati a frasi fulminanti, arcaismi, francesismi, giochi di parole.
    Ma si è colpiti anche dal contenuto, l’attrazione di un uomo coltissimo per una ragazzina dodicenne. Il narratore professor Humbert appare non solo lucidamente perverso ma anche falso, egoista, cinico quanto patetico, fragile, immaturo. Non basta lo stile di cui sopra a sublimare le sue azioni. Non basta come attenuante il fatto che in centinaia di pagine non ci sia quasi traccia di personaggi “positivi” per renderlo meno abietto, né tirare in ballo il comportamento disinvolto di Lolita, giustificata dall’immaturità e dall’assenza dei genitori. Non è sufficiente pensare a culture in cui certe forme di pedofilia sono accettate per convincerci che la disperata ossessione di Humbert potrebbe essere un amore puro. Non basta neppure il fatto che alla fine egli stesso ammetterà di avere rovinato l’adolescenza della creatura oggetto del suo desiderio. Insomma no, non ci sono attenuanti: ogni lettore di sana sensibilità può biasimare pensieri e azioni del protagonista senza timore di essere additato come benpensante. Tutti noi condanniamo senza appello l’imputato Humbert (che rivolge la sua narrazione proprio a dei giudici).
    Ma forse il modo migliore per approcciarsi al romanzo è sforzarsi di vederlo come Nabokov voleva, ovvero nell’ottica dell’arte per l’arte e accantonare temporaneamente la morale. Nabokov ha mostrato coraggio, considerando che anche il lettore più accorto può finire con l’identificare l’autore con il narratore.
    Finite le vicende “on the road”, in cui Humbert e Lolita girano per mezza America, personalmente ho avvertito come un anticlimax, una narrazione che sembra fermarsi insieme alla berlina di Humbert; si conosce già il pensiero del protagonista, il carattere suo e di Lolita, le vicende scabrose ci sono già state. Si può continuare a godere della sontuosità lessicale e sintattica, ma le vicende diventano più lente e meno avvincenti. Come ogni bel gioco, il gioco stilistico di Nabokov sarebbe dovuto durare poco; il romanzo non avrebbe perso nulla se fosse durato cento o anche duecento pagine in meno.

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  • 5

    Proprio come un vero scrittore americano

    A metà romanzo circa, Nabokov, evidentemente un amante del cinema all'epoca neonato, descrive una scena ambientata alla stazione del treno in modo che, attraverso i pensieri del professor Humbert, egl ...continue

    A metà romanzo circa, Nabokov, evidentemente un amante del cinema all'epoca neonato, descrive una scena ambientata alla stazione del treno in modo che, attraverso i pensieri del professor Humbert, egli lascia in eredità le istruzioni per l'esatta inquadratura tecnica della medesima scena ("dal volto di Humbert, si prega di sfumare subito su quello di uno dei criminali appesi alla parete della stazione", recita più o meno il testo italiano, che riscrivo a braccio). Dopo aver letto questa pietra miliare della letteratura russa che s'impegna a imitare quella europeo-americana, non ho dunque potuto fare a meno di verificare se il regista Stanley Kubrick, o chiunque abbia diretto il tiepido remake con Jeremy Irons, avesse rispettato il volere dell'autore, rimanendo conseguentemente delusa dalla constatazione che no, nessuno dei due l'ha davvero fatto. Ciò detto, l'edizione che ho letto di recente, sempre dell'Adelphi, solo aggiornata all'anno 2015, mi sembra, vanta l'imperdibile, amarissima nota conclusiva di Nabokov, il quale vi chiarirà un paio di punti che altrimenti vi rimarrebbero oscuri - per esempio, la sua reazione alle censure e alle iniziali critiche che provarono a rovinare la purezza del manoscritto; la sua voglia di impiegare gli scenari americani come se fossero a sua intera e legittima disposizione, pur essendo lui uno scrittore russo; nonché la sua avversione, infine, per la lingua inglese, tanto odiata quanto utile a un talento che, in madre patria, sarebbe forse passato inosservato.

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  • 3

    Il tema trattato è sicuramente forte e credo che per dare un giudizio oggettivo bisognerebbe valutare la storia, lo stile cercando di scindere il resto. Purtroppo non sempre ci si riesce..
    Lo stile è ...continue

    Il tema trattato è sicuramente forte e credo che per dare un giudizio oggettivo bisognerebbe valutare la storia, lo stile cercando di scindere il resto. Purtroppo non sempre ci si riesce..
    Lo stile è davvero superbo, Nabokov gioca con le parole e le intreccia rendendo quasi musicali alcune parti e questa armonia contrasta con il contenuto effettivo, cioè le memorie di un pedofilo e della sua ossessione che diventa quasi follia.
    Il fastidio che suscitano alcune parti credo sia inevitabile, almeno per me..come dicevo non sempre si riesce ad essere totalmente oggettivi. Tuttavia, a conti fatti alla fine, credo sia un po' sopravvalutato: è uno di quei libri attorno a cui si fa tanto rumore, di cui senti sempre parlare e che poi alla fine..si insomma, la prosa è affascinante ma per il resto non riesco a dargli un voto molto oltre la media. A un certo punto mi sono anche abbastanza annoiata

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  • 4

    Allegorie, allitterazioni... L'incipit di Lolita è celebre, ma è in inglese che diventa un capolavoro: "the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teet ...continue

    Allegorie, allitterazioni... L'incipit di Lolita è celebre, ma è in inglese che diventa un capolavoro: "the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teeth". Ogni elemento presente nel romanzo sembra non essere stato inserito a caso. A parte la trama, che ha suscitato scandalo e per la quale diverse case editrici si sono rifiutate di pubblicare il romanzo, Lolita entra nelle vene fin dalle prime pagine, che lo si voglia o no. Si può giudicare Humbert Humbert - il cui nome doppio verrà storpiato assieme ad altri - già all'inizio della storia, come succede con i personaggi dei romanzi di Dostoevskij, ma alla fine ci si sente inevitabilmente persi e sconfitti.

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