Lolita

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Publisher: Círculo de Lectores

4.1
(9668)

Language: Español | Number of Pages: 380 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , French , Chi simplified , Portuguese , Italian , Chi traditional , German , Catalan , Dutch , Finnish , Galego , Japanese , Slovenian , Russian , Swedish , Greek , Hungarian , Czech

Isbn-10: 8467212764 | Isbn-13: 9788467212761 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others , Leather Bound , Mass Market Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
Lolita, la más famosa y controversial novela de Vladimir Nabokov, cuenta la historia de la obsesión devoradora del cuarentón Humbert Humbert por la nínfula Dolores Haze. Ternura y fascinación —además de tristeza y un humor mordaz— llenan sus páginas pero es, por encima de todo, una meditación sobre el amor—el amor como abuso y alucinación, locura y transformación.
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  • 5

    «Oh, non piangere, mi rincresce di averti tanto ingannato, ma così è la vita.»

    "Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell’arte. E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita."
    (p. 363 e sop ...continue

    "Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell’arte. E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita."
    (p. 363 e sopra p. 330)

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  • 4

    Chiaramente è un capolavoro. O meglio, il romanzo è talmente entrato nella nostra storia (anche grazie al film di Kubrick) da farne una pietra miliare. Il tema della pedofilia era già stato trattato p ...continue

    Chiaramente è un capolavoro. O meglio, il romanzo è talmente entrato nella nostra storia (anche grazie al film di Kubrick) da farne una pietra miliare. Il tema della pedofilia era già stato trattato prima, ma l'autore ce lo rende più vicino, quasi riesce a scusarlo. La storia è coinvolgente anche se a tratti le descrizioni sono lunghe e si perde il filo della narrazione. Lolita non è inesperta come la immaginiamo ma ha già avuto le sue esperienze. Il bello del romanzo è il viaggio del protagonista all'interno della propria ossessione, un viaggio nell'abisso del proprio Io dal quale non riuscirà più a emergere

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  • 4

    “Lolita, light of my life, fire of my loins. My sin, my soul. Lo-lee-ta: the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teeth...”. Fin dal famoso incipit, ...continue

    “Lolita, light of my life, fire of my loins. My sin, my soul. Lo-lee-ta: the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teeth...”. Fin dal famoso incipit, il lettore rimane fulminato da queste molteplici assonanze ed è subito trascinato nel romanzo, trovandosi a pronunciare tale nome per sentire questo effetto nel palato. Ed è poi rapito in un vortice di lunghi periodi alternati a frasi fulminanti, arcaismi, francesismi, giochi di parole.
    Ma si è colpiti anche dal contenuto, l’attrazione di un uomo coltissimo per una ragazzina dodicenne. Il narratore professor Humbert appare non solo lucidamente perverso ma anche falso, egoista, cinico quanto patetico, fragile, immaturo. Non basta lo stile di cui sopra a sublimare le sue azioni. Non basta come attenuante il fatto che in centinaia di pagine non ci sia quasi traccia di personaggi “positivi” per renderlo meno abietto, né tirare in ballo il comportamento disinvolto di Lolita, giustificata dall’immaturità e dall’assenza dei genitori. Non è sufficiente pensare a culture in cui certe forme di pedofilia sono accettate per convincerci che la disperata ossessione di Humbert potrebbe essere un amore puro. Non basta neppure il fatto che alla fine egli stesso ammetterà di avere rovinato l’adolescenza della creatura oggetto del suo desiderio. Insomma no, non ci sono attenuanti: ogni lettore di sana sensibilità può biasimare pensieri e azioni del protagonista senza timore di essere additato come benpensante. Tutti noi condanniamo senza appello l’imputato Humbert (che rivolge la sua narrazione proprio a dei giudici).
    Ma forse il modo migliore per approcciarsi al romanzo è sforzarsi di vederlo come Nabokov voleva, ovvero nell’ottica dell’arte per l’arte e accantonare temporaneamente la morale. Nabokov ha mostrato coraggio, considerando che anche il lettore più accorto può finire con l’identificare l’autore con il narratore.
    Finite le vicende “on the road”, in cui Humbert e Lolita girano per mezza America, personalmente ho avvertito come un anticlimax, una narrazione che sembra fermarsi insieme alla berlina di Humbert; si conosce già il pensiero del protagonista, il carattere suo e di Lolita, le vicende scabrose ci sono già state. Si può continuare a godere della sontuosità lessicale e sintattica, ma le vicende diventano più lente e meno avvincenti. Come ogni bel gioco, il gioco stilistico di Nabokov sarebbe dovuto durare poco; il romanzo non avrebbe perso nulla se fosse durato cento o anche duecento pagine in meno.

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  • 5

    Proprio come un vero scrittore americano

    A metà romanzo circa, Nabokov, evidentemente un amante del cinema all'epoca neonato, descrive una scena ambientata alla stazione del treno in modo che, attraverso i pensieri del professor Humbert, egl ...continue

    A metà romanzo circa, Nabokov, evidentemente un amante del cinema all'epoca neonato, descrive una scena ambientata alla stazione del treno in modo che, attraverso i pensieri del professor Humbert, egli lascia in eredità le istruzioni per l'esatta inquadratura tecnica della medesima scena ("dal volto di Humbert, si prega di sfumare subito su quello di uno dei criminali appesi alla parete della stazione", recita più o meno il testo italiano, che riscrivo a braccio). Dopo aver letto questa pietra miliare della letteratura russa che s'impegna a imitare quella europeo-americana, non ho dunque potuto fare a meno di verificare se il regista Stanley Kubrick, o chiunque abbia diretto il tiepido remake con Jeremy Irons, avesse rispettato il volere dell'autore, rimanendo conseguentemente delusa dalla constatazione che no, nessuno dei due l'ha davvero fatto. Ciò detto, l'edizione che ho letto di recente, sempre dell'Adelphi, solo aggiornata all'anno 2015, mi sembra, vanta l'imperdibile, amarissima nota conclusiva di Nabokov, il quale vi chiarirà un paio di punti che altrimenti vi rimarrebbero oscuri - per esempio, la sua reazione alle censure e alle iniziali critiche che provarono a rovinare la purezza del manoscritto; la sua voglia di impiegare gli scenari americani come se fossero a sua intera e legittima disposizione, pur essendo lui uno scrittore russo; nonché la sua avversione, infine, per la lingua inglese, tanto odiata quanto utile a un talento che, in madre patria, sarebbe forse passato inosservato.

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  • 3

    Il tema trattato è sicuramente forte e credo che per dare un giudizio oggettivo bisognerebbe valutare la storia, lo stile cercando di scindere il resto. Purtroppo non sempre ci si riesce..
    Lo stile è ...continue

    Il tema trattato è sicuramente forte e credo che per dare un giudizio oggettivo bisognerebbe valutare la storia, lo stile cercando di scindere il resto. Purtroppo non sempre ci si riesce..
    Lo stile è davvero superbo, Nabokov gioca con le parole e le intreccia rendendo quasi musicali alcune parti e questa armonia contrasta con il contenuto effettivo, cioè le memorie di un pedofilo e della sua ossessione che diventa quasi follia.
    Il fastidio che suscitano alcune parti credo sia inevitabile, almeno per me..come dicevo non sempre si riesce ad essere totalmente oggettivi. Tuttavia, a conti fatti alla fine, credo sia un po' sopravvalutato: è uno di quei libri attorno a cui si fa tanto rumore, di cui senti sempre parlare e che poi alla fine..si insomma, la prosa è affascinante ma per il resto non riesco a dargli un voto molto oltre la media. A un certo punto mi sono anche abbastanza annoiata

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  • 4

    Allegorie, allitterazioni... L'incipit di Lolita è celebre, ma è in inglese che diventa un capolavoro: "the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teet ...continue

    Allegorie, allitterazioni... L'incipit di Lolita è celebre, ma è in inglese che diventa un capolavoro: "the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teeth". Ogni elemento presente nel romanzo sembra non essere stato inserito a caso. A parte la trama, che ha suscitato scandalo e per la quale diverse case editrici si sono rifiutate di pubblicare il romanzo, Lolita entra nelle vene fin dalle prime pagine, che lo si voglia o no. Si può giudicare Humbert Humbert - il cui nome doppio verrà storpiato assieme ad altri - già all'inizio della storia, come succede con i personaggi dei romanzi di Dostoevskij, ma alla fine ci si sente inevitabilmente persi e sconfitti.

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  • 5

    Il voluttuoso e pericoloso sortilegio di una ninfetta (e di uno stile)

    Sono sempre stato colpito, vedendo il capolavoro che ne trasse Kubrick, dalla parabola di autodistruzione dell'uomo accecato dall'oscuro desiderio per una fanciulla; così mi è venuta la curiosità di a ...continue

    Sono sempre stato colpito, vedendo il capolavoro che ne trasse Kubrick, dalla parabola di autodistruzione dell'uomo accecato dall'oscuro desiderio per una fanciulla; così mi è venuta la curiosità di approfondire lo scavo nella discutibile psicologia di Humbert Humbert.

    Questo romanzo in un aggettivo? Immenso. Una lettura che mi ha cambiato, che mi ha smosso qualcosa nel profondo. E' come se avessi, in un solo lungo sorso, gustato il preadolescente afrore lanuginoso di Lola McFatum e sentito il retrogusto amaro del suo abbandono, del terreno che ci si sente crollare sotto i piedi, misto al crescere dell'aspro di un odio sconfinato per C.Q.

    Che stile. Vario, umoristico, sensuale. Barocco. E' una delizia intellettuale difficilmente eguagliabile. E tocca apici di prosa poetica per poi passare vertiginosamente all'opposto, p.e. nell'elencazione delle tappe del viaggio neartico. E' un libro così denso di riferimenti e così sublime (sublime dal basso) che sembra fatto apposta per essere riletto, come del resto sembra invitarci a fare il nome di Lolita che apre e chiude il lungo fiume di parole.

    Duplicità-doppiezza (Humbert Humbert, le due Dolly), mente/corpo, maschera, bella/bestia, inferno+paradiso, il "periglioso sortilegio delle ninfette", la "metamorfosi mentale nell'antro di Dolly" (vedasi la trama de "I cacciatori incantati", la cui morale è: "miraggio e realtà si fondono nell'amore"), l'avversario scacchistico che cerca - e infine riesce - a incamerare la Regina, le farfalle, il tennis: questi e tanti altri i grumi metaforici, o gli spunti fecondi in fantasticherie, di cui Nabòkov cosparge il suo testo mirabile, caleidoscopico.

    A libro finito, un turbamento: non sono riuscito a condannare del tutto - il per me miserabile - Humbert (e se la vera vittima fosse lui?). Forse perché un po' anch'io l'ho amata, Lolita. So del resto che l'opera d'arte per Vladimiro dovesse essere estranea a ogni intento di edificazione morale e puntare bensì a quella che lui chiamò "voluttà estetica"; ma forse quel che mi ha trasmesso è stato troppo voluttuoso perché io ora non abbia un po' a pentirmene.

    Oltre al turbamento, il dolore(s): il dolore per l'amore tradito, e per il vortice autodistruttivo in cui si cala l'amante che ama di un 'amour fou', per un "impossibile" oggetto del desiderio.

    Una citazione su tutte: "Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell'arte. E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita" - sipario.

    Brividi.

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  • 4

    Quando ci si avvicina a questo romanzo si pensa (per me è stato così) di incontrare pagine simili a quadretti della Justine di De Sade o cose simili... in realtà Lolita, per merito della penna di un g ...continue

    Quando ci si avvicina a questo romanzo si pensa (per me è stato così) di incontrare pagine simili a quadretti della Justine di De Sade o cose simili... in realtà Lolita, per merito della penna di un grande autore come Nabokov, libra sempre i suoi versi attraverso una prosa a dir poco melodiosa e ricercata. Non possono passare inosservate parole e intere frasi in francese che danno quell'“allure”, ovviamente voluta, al testo.. C'è maestria nello scrivere un romanzo così, un tocco che forse non avevo mai trovato finora in nessun altro autore, ma probabilmente perché Lolita è unico nel suo genere.
    (Apro parentesi... Vorrei non lodare troppo Nabokov perché recentemente ho letto che definiva Dostoevskij come “un pessimo scrittore, pesante e laborioso” - cit – e io venero Dostoevskij! Chiusa parentesi :) ).
    Conoscevo già la storia perché avevo visto il film di Kubrik (consigliatissimo!), quindi non ho avuto curiosità di conoscerne gli sviluppi né ho trovato niente di avvincente nella trama. Trama che di per sé non è articolatissima ma piuttosto piatta e ripetitiva.
    Sicuramente un libro che merita tanto. Nonostante il tema, non certo digeribilissimo, si legge tutto d'un fiato, non stanca e non infastidisce (se non per quel continuo appellativo, “ninfetta”, col quale il protagonista è solito chiamare Lolita e ogni ragazzina carina che soddisfi i propri canoni... in quello ho trovato la perversione più che nel resto).

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