Mary e il gigante

Di

Editore: Fanucci

3.4
(112)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Altri

Isbn-10: 8834707788 | Isbn-13: 9788834707784 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: T. Pincio

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Rosa , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
E' la storia di Mary Ann Reynolds, una giovane donna sensibile, e delle suedifficoltà affettive e relazionali. I suoi uomini, prima un cantante dicolore, poi l'anziano proprietario di un negozio di dischi, accompagnano Marylungo un itinerario di consapevolezza e disperazione che rivela un complessopanorama emotivo e culturale, quello di un decennio, gli anni Cinquanta,entrato nell'immaginario collettivo in modo anomalo e spesso falsato, e cheoggi è centro di forte rilettura.
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  • 4

    MARY E IL GIGANTE

    Mary Ann Reynolds è stata vittima, durante l’infanzia, della violenza paterna. Questo l’ha obbligata a conquistare rapidamente la propria indipendenza. Trascinandosi in un mondo vittima del razzismo ...continua

    Mary Ann Reynolds è stata vittima, durante l’infanzia, della violenza paterna. Questo l’ha obbligata a conquistare rapidamente la propria indipendenza. Trascinandosi in un mondo vittima del razzismo e delle sperequazioni sociali, lei ha la forza di reagire, più aperta al futuro a dispetto del conformismo che la circonda. "Un giorno, tra un centinaio di anni, il mondo di Mary Anne avrebbe potuto esistere." Comunque dovrà sporcarsi con la realtà per sopravvivere. Si innamorerà non corrisposta di un uomo di colore, e successivamente, per convenienza, di un sessantenne proprietario di un negozio di dischi. Storie che le scorreranno addosso, pur lasciandola con la sua parte di dolore e disillusione. "Si chiese come avrebbe potuto essere, se suo nonno non fosse morto, o se avesse avuto un altro padre, se fosse vissuta in una città più grande, conosciuto qualcuno di cui potersi fidare… Forse, in un qualche punto del tempo, in qualche parte del mondo, un momento di responsabilità esisteva." Una speranza che conteneva già la risposta che poteva salvarla.
    Un romanzo d’amore, ma anche un romanzo sociale, pubblicato postumo. Forse uno dei più mainstream di quest’autore e, come tutta la produzione di Dick, assolutamente da leggere.

    ha scritto il 

  • 3

    Dick sulla scia di Carson McCullers e James Purdy? Ok, forse ho fatto due paragoni azzardati. Tuttavia, in questo romanzo Dick mette da parte la fantascienza, i mondi paralleli, l'alienazione futurist ...continua

    Dick sulla scia di Carson McCullers e James Purdy? Ok, forse ho fatto due paragoni azzardati. Tuttavia, in questo romanzo Dick mette da parte la fantascienza, i mondi paralleli, l'alienazione futuristica, le paranoie aliene e le allucinazioni da sostanze o tecnologie e scrive un racconto in perfetto stile neorealista americano anni Cinquanta.
    Il mondo è quello degli emarginati e dei quartieri poveri di una cittadina della California. E su questo non si allontana dal mondo che di solito rappresenta anche nei suoi racconti Sci-Fi. Ma cambia tutto il resto.
    Amori conflittuali e difficili, povertà, scontri razziali, relazioni figli-genitori, musica, tanta musica (classica e jazz), grande città contro provincia. Ma sono e restano gli anni Cinquanta americani.
    Dick se la cava egreggiamente anche in questo genere (ovviamente se piace).

    ha scritto il 

  • 3

    un Dick non di fantascienza è un pò una sorpresa. Il romanzo è discreto, ma alcuni personaggi restano un pò troppo abbozzati, e forse il finale è meno sorprendente di quanto voleva esserlo. Resta comu ...continua

    un Dick non di fantascienza è un pò una sorpresa. Il romanzo è discreto, ma alcuni personaggi restano un pò troppo abbozzati, e forse il finale è meno sorprendente di quanto voleva esserlo. Resta comunque una lettura gradevole.

    ha scritto il 

  • 2

    Pescare dalla bibliografia di Philip K. Dick un romanzo che non sia di fantascienza non è propriamente facile. Questo però non significa che sia impossibile. L’autore americano aveva provato più volte ...continua

    Pescare dalla bibliografia di Philip K. Dick un romanzo che non sia di fantascienza non è propriamente facile. Questo però non significa che sia impossibile. L’autore americano aveva provato più volte in vita a sfondare in quella che secondo lui all’epoca era la narrativa di serie A, ovvero quella non relegata al marchio di fantascienza, quella che non era costretto a vendere a improbabili riviste fanzine di nicchia che pubblicavano i suoi lavori a puntate. Era un periodo piuttosto duro per gli scrittori che si avventuravano in generi non propriamente classici. Dick era uno di quelli che però sognavano di essere accolti nell’Olimpo della letteratura seria. Per questo aveva provato a diventare un narratore dell’odierno, senza vagare con la mente in avventure futuristiche, né popolare i suoi lavori con replicati e roba varia. Mary e il gigante è uno dei suoi tentativi di farsi invitare a una festa dalla quale si sentiva escluso. La domanda è: gli organizzatori di tale festa avevano ragione a non invitarlo? A dire la verità non saprei proprio. Il romanzo in questione scivola egregiamente lungo tutte le sue pagine ma la trama a tratti è abbastanza frammentaria, e si basa quasi totalmente sui repentini cambi di umore della protagonista, ovvero la Mary del titolo. È tutto merito suo se il romanzo si muove, se si passa da uno scenario all’altro e se si ha modo di incontrare tra le pagine personaggio che prima erano stati solo accennati e poi d’un tratto diventano coprotagonisti importanti. È lei che cambia idea solo per un semplice tocco di mano sulla propria spalla, o per paura di chissà cosa decide di scappare. Il libro si divide in due parti abbastanza nette, la prima delle quali forse è la più riuscita e vede la protagonista alle prese con un musicista di colore. È qui che Dick riesce a catturare realmente il lettore, con una narrazione che potrebbe ricordare (nei temi e nell’ambientazione) quella di Kerouac sempre appresso agli scenari della musica, dei club e dei musicisti. La seconda parte invece è il tentativo di risolvere quanto imbastito in precedenza, e a suon di cambi d’idea della protagonista (che a lungo andare diventa sempre più odiosa e non riesce a farsi amare) si arriva a un epilogo che poteva arrivare in qualsiasi momento, saltando da un giorno qualsiasi in un futuro di qualche anno.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo non perfettamente riuscito, ma di piacevole e scorrevole lettura, e comunque interessante, nel mucchio di quelli “non SF” che perlopiù videro la luce come pubblicazioni postume, edite negli a ...continua

    Romanzo non perfettamente riuscito, ma di piacevole e scorrevole lettura, e comunque interessante, nel mucchio di quelli “non SF” che perlopiù videro la luce come pubblicazioni postume, edite negli anni ‘80 dopo essere state rifiutate dagli editori all’epoca in cui vennero scritti, nei ’50.
    Peraltro molti indizi lasciano credere che fu ampiamente riveduto rispetto alla versione originale, soprattutto nel finale, qui apparentemente (ma solo apparentemente) felice, dove tra i motivi dei precedenti rifiuti c’era stato anche proprio la mancanza di un happy end, come si conveniva alla letteratura di maggior consumo dell’epoca.
    Tuttavia la storia e i personaggi, soprattutto quello di Mary Ann, la giovane protagonista, l’elfo innocente e allo stesso tempo tentatore dei “giganti” di turno: il padre potenziale stupratore, il cantante nero pronto a mollarla all’arrivo di una biondona più scafata, e il coprotagonista Shilling, colto e gentile, ma attempato e in declino, e con il vizio di innamorarsi delle jeune filles en fleur e di profittare dei loro momenti di maggiore fragilità, sono interessanti e abbastanza bene delineati per dipingere questa America dei primi anni ’50, apparentemente serena e tranquilla come quella delle sit-com che la TV inizia a diffondere, ma che cova al suo interno inquietudini e malessere che verranno incarnati da quella generazione che presto verrà definita “gioventù bruciata”.
    Tre stellette forse son poche, il romanzo è qualcosa di più che così-così, ma quattro son troppe. Forse se avesse veramente voluto pubblicarlo PKD lo avrebbe rimaneggiato ulteriormente.
    Forse.

    ha scritto il 

  • 3

    Una strana sensazione

    E' strano leggere un PKD che non sia di fantascienza (sempre se si considera possibile definire un autore come PKD attraverso un solo genere): all'inizio fatichi quasi ad accettarlo. Poi piano piano r ...continua

    E' strano leggere un PKD che non sia di fantascienza (sempre se si considera possibile definire un autore come PKD attraverso un solo genere): all'inizio fatichi quasi ad accettarlo. Poi piano piano riconosci la mano ed il libro inizia a girare. Certo non ha quella coerenza anticipatrice dei capolavori dickiani, ma è comunque una piacevole lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    L'uomo giusto per Mary

    Una strana lettura,questa di "Mary e il gigante". Mi ha lasciato un senso di vaghezza, come se non riuscissi a padroneggiarne il signifcato: in effetti, la storia scorre lentamente, quasi apatica e un ...continua

    Una strana lettura,questa di "Mary e il gigante". Mi ha lasciato un senso di vaghezza, come se non riuscissi a padroneggiarne il signifcato: in effetti, la storia scorre lentamente, quasi apatica e un po'scontata. A dispetto del titolo,la storia sentimentale di Mary e Tweany- il cantante nero che affascina la giovane per la sua possanza fisica- mi ha lasciato abbastanza indifferente. Solo quando si sviluppa la vicenda parallela, con Mary commessa presso il negozio di dischi e l'innamoramento del proprietario per questa donna più giovane di quasi trent'anni, ho avuto la sensazione che il romanzo iniziasse a decollare. E da allora è stato tutto un crescendo. Ho visto con nitidezza i contorni che dànno pregio e sostanza alla trama. L'ambiente provinciale stretto tra la monotonia che scandisce i giorni eppure non risparmia il rischio di tragici eventi. I pregiudizi grandi e piccoli che fanno da sponda alle divisioni pubbliche e a quelle private. Così si propagano e resistono all'usura del tempo antiche violenze. Quelle basate sull'odio razziale, ma anche quelle contro i soggetti minori della storia. In primis le donne e la loro pervicace forza eversiva. Poi anche i personaggi si fanno concreti, gettano la maschera. Anche se è è chiaro che recitano a soggetto, il lettore comincia ad affezionarsi a loro, sta dalla loro parte. Ne comprende la necessità, vuole che le cose vadano come di fatto vanno. Penso al personaggio di Shilling che è un po'come il filo di Arianna, il vecchio saggio che fa riacquistare alla donna una parte della sua anima e al personaggio di Paul che poi sarà l'uomo giusto per Mary. Finalmente il libro si chiude con un happy end che non ha niente di banale.

    ha scritto il 

  • 5

    Mary è una giovane ragazza intrappolata in un mondo, in un'esistenza che non sente sua, che in effetti non lo è e che fino a quel momento aveva tentato in tutti i modi di rigettarla. Per sopravvivere ...continua

    Mary è una giovane ragazza intrappolata in un mondo, in un'esistenza che non sente sua, che in effetti non lo è e che fino a quel momento aveva tentato in tutti i modi di rigettarla. Per sopravvivere e per non farsi inghiottire dal suo demone Mary si aggrappa ad uomini più grandi di lei e apparentemente forti e quando anche questi la deludono si rifugia in se stessa chiudendo chiunque altro fuori. Quello che lei cerca è solamente amore. Lotta con le unghia e con i denti per riuscire a conquistarsi un piccolo angolo di tranquillità in quel mondo che è l'unico in cui le è concesso di vivere.
    Mary vive un forte dissidio che la lacera e la spinge ad un comportamento incoerente, spesso dettato da emozioni e sentimenti nati quasi per caso. Cerca disperatamente di trovare un equilibrio tra il bisogno spasmodico di aiuto, di avere qualcuno cui affidarsi completamente, e quello altrettanto pressante di essere libera, di non dover dipendere da nessuno.
    Il titolo del romanzo “Mary e il gigante” è a mio parere fortemente significativo. La sua chiave di lettura è duplice. Chiarisce la natura dei rapporti che la protagonista instaura con gli uomini della sua vita, ma, una volta terminato il libro, appare evidente che il gigante di cui si fa menzione è l'ombra stessa di Mary, dei suoi timori, problemi e tormenti.
    In conclusione credo che Dick con questo romanzo abbia saputo perfettamente ricreare una realtà forte ed emblematica del periodo in cui i fatti sono ambientati, anche se molti sono gli spunti che spingono il lettore a riflettere sul periodo che noi stiamo vivendo.

    ha scritto il 

  • 2

    Deludente

    Questo romanzo, all'epoca, non fu accettato dall'editore di P.Dick. A rileggerlo oggi vien da chiedersi se c'aveva visto giusto, l'editore, e se oggi viene pubblicato sulla scia del successo dell'auto ...continua

    Questo romanzo, all'epoca, non fu accettato dall'editore di P.Dick. A rileggerlo oggi vien da chiedersi se c'aveva visto giusto, l'editore, e se oggi viene pubblicato sulla scia del successo dell'autore in questione. Un romanzo lento, dove per la metà del tempo non succede praticamente nulla. Amo molto Dick e acquistai questo romanzo proprio per leggere qualcosa al di fuori del suo "stile". Ma mi ha deluso. Mostra uno spaccato di vita che, al di la dell'interesse verso l'America anni 50, ha poco da dire. Almeno a me. Un susseguirsi di scene e avvenimenti che osserviamo come fossimo davanti a un reality show applicato alla realtà. Se l'idea può essere lungimirante per gli anni in cui è stata scritta, non lo è altrettanto la sua realizzazione, noiosa.

    ha scritto il 

  • 4

    Philip K.Dick- Mary e il gigante-Fanucci
    Fanucci, editore di fantascienza appassionato di Dick offre questa recente traduzione di un'opera prima dell'autore californiano. Non si tratta ancora di un ro ...continua

    Philip K.Dick- Mary e il gigante-Fanucci
    Fanucci, editore di fantascienza appassionato di Dick offre questa recente traduzione di un'opera prima dell'autore californiano. Non si tratta ancora di un romanzo di S.F.. Scritto a metà degli anni 50 è una realistica e trascinante storia ambientata in una cittadina di provincia nell'America post bellica. Il realismo crudo e pieno di dettagli si mescola con elementi di ironia e di sarcasmo. Ci fa seguire un percorso di iniziazione di Mary, ragazza in bilico, alla continua ricerca di se stessa. E’ ventenne, una ragazzina per quegli anni. Fugge da, casa per sottrarsi alle smanie e dagli approcci incestuosi del padre alcolista; dalla madre insipiente che mostra di non accorgersene; dal primo impiego del quale insoddisfatta; dai successivi... Cerca o spera di trovare una figura simile di sostegno, che le possa dare quel senso di famiglia che le manca. Non lo trova nel cantante afroamericano immenso e narcisista. Neppure nel "gigante" cinquantottenne, cultore di musica classica che le propone di fargli da commessa nel proprio negozio di dischi in eriga. e da mantenuta. Instabile , fragile e insoddisfatta. La seguiremo nel suo viaggio tra un alloggio provvisorio e l'altro; tra un impiego e l'altro; tra un approccio sessuale e l'altro... Fino alla fine; nell'epilogo ci sembra di vederla rasserenata e tranquilla. Potrebbe essere arrivata al capolinea.

    ha scritto il