Maschere per un massacro

Di

Editore: Editori Riuniti

4.3
(465)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 167 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8835940311 | Isbn-13: 9788835940319 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Claudio Magris

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Storia , Politica , Scienze Sociali

Ti piace Maschere per un massacro?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
"La guerra mette a nudo la verità degli uomini e insieme la deforma. Ci sono tanti aspetti di questa verità; uno di essi è la cecità generale - cecità delle vittime, degli spettatori (i servizi d'informazione occidentale,oscillanti tra esasperazione, ignoranza o rimozione dell'orrore e fra cinismo e sentimentalismo) e della 'grande politica', che nel libro di Rumiz fa una figura grottesca." (dall'Introduzione di Claudio Magris)
Ordina per
  • 5

    Quale patria, quale odio ancestrale.

    si guarda ancora al crogiolo etnico-linguistico-religioso come a qualcosa di autocombustibile, per cui solo pochi pensano di osservare il modo in cui, nell'ombra, altri preparano quel materiale infia ...continua

    si guarda ancora al crogiolo etnico-linguistico-religioso come a qualcosa di autocombustibile, per cui solo pochi pensano di osservare il modo in cui, nell'ombra, altri preparano quel materiale infiammabile con sapienti miscele, lo imbevono di benzina e si apprestano a dargli fuoco. (...)
    L'odio esplode solo se c'è qualcuno che decide di servirsene.

    ha scritto il 

  • 0

    C’è qualcosa che non mi convince, nel libro denuncia di Rumiz sulla guerra nei Balcani degli anni ’90.
    E’ vero che nonostante sia stata una guerra alle porte di casa poco peso ebbe nell’informazione ...continua

    C’è qualcosa che non mi convince, nel libro denuncia di Rumiz sulla guerra nei Balcani degli anni ’90.
    E’ vero che nonostante sia stata una guerra alle porte di casa poco peso ebbe nell’informazione quotidiana, liquidata come una guerra etnica e quindi “locale”, estranea.
    E’ vero che l’informazione gioca un ruolo primario nel delineare la visione delle cose: esaltando o minimizzando distorce la realtà, così come è successo per la guerra balcanica.
    E’ vero che “nei conflitti si ruba meglio: il caos favorisce i ladri, il sangue mimetizza le loro azioni.
    E’ vero che i veri motivi di ogni guerra sono di tipo economico, e che pompare su aspetti sovrastrutturali come la diversità religiosa o etnica significa solo “mascherare” i massacri per “giustificarli”, ed è vero che i silenzi, i non-interventi, come la mancata difesa dei bosniaci di Srebrenica da parte dei caschi blu olandesi, sono colpevoli e non colposi, e sottendono una rete di accordi che va oltre le parti belligeranti.
    E’ plausibile che gli accordi di Dayton siano stati firmati perché “intascato il bottino, conclusi i trasferimenti di popolazioni, si può tornare amici come prima. Il caos è utile finché rende, poi può tornare l’ordine.

    Ma può mai essere vero, come sostiene Rumiz, che alla base del conflitto ci sia stata la contrapposizione città/montagna, e può essere accettata l’idea che i montanari - che per Rumiz sono i serbi arretrati e “contadini”, chiusi e invidiosi del melting pot e della crescita e delle sviluppo delle belle città multietniche come Sarajevo, nelle quali il motore vitale era la borghesia intraprendente trans/etnica– abbiano distrutto il tessuto sociale solo per “gattopardismo” e per effettuare quella che ricorda tanto una razzìa di tipo barbarico?

    Rumiz dice tante cose giuste, chiarisce molte ambiguità, ma finisce poi per cadere nella stessa trappola, sostituendo al motivo “etnico” quello “culturale”.
    Mi sembra che tolta una maschera, quella dell’etnicità del conflitto, Rumiz ne metta una molto simile, insistendo sull’urbanicidio e sulla contrapposizione città/campagna, o forse meglio città/foresta, savana, giungla, per il primitivismo che le associa.

    Per evitare di innescare la miccia, non si deve soffiare sulla contrapposizione di sovrastrutture, qualunque esse siano: religiose, etniche, razziali, culturali. Il motivo, al fondo, è sempre e soltanto uno.
    L’interesse economico.

    Poi è salito a galla un ricordo.
    Metà degli anni ’80, Dubrovnik.
    A casa di Katarina ci eravamo stati di passaggio, solo per un paio di giorni.
    La sua casa non era un bed and breakfast.
    Katarina, come era norma tra tante famiglie, affittava le stanze da letto della casa in cui abitava: cucinava appena uscivamo e chiossape dove se ne andava a dormire, lei il marito e i figli.
    Invisibili.
    Dubronvik era bella, piena di gggiovani e di movimento, e ci tornammo l’anno successivo per un periodo più lungo.
    (o Grecia o Yugoslavia: il portafoglio non ammetteva alternative)
    Durante la seconda vacanza, Katarina non sempre si nascondeva.
    Avevo un vocabolarietto dalla copertina di plastica rossa, italiano/serbo-croato, con il quale cercavo di imbastire un minimo di conversazione.
    Una sera, mentre eravamo sedute sulla panca nel piccolo patio, un gesto e una sfogliata di vocabolario, uscirono dalla casa Daliborka e Natasha.
    Erano delle studentesse universitarie, simpatiche, anche loro affittuarie di una stanza.
    Un saluto, ciao ciao, ci vediamo dopo.
    Appena voltarono le spalle, Katarina arricciò il naso, e assunse un’espressione schifata.
    Serbe. No buono – mi disse.
    Le chiesi perché.
    Noi croati – mi rispose.

    La Yugoslavia era ancora integra allora.
    Katarina e le ragazze erano entrambe “cittadine”.

    ha scritto il 

  • 1

    Sfacciatamente anti-serbo. Rumiz costruisce, molto abilmente - di questo occorre dargli atto - un'affascinante quanto mendace narrazione della guerra in Jugoslavia che, aggirando l'evidenza dei fatti ...continua

    Sfacciatamente anti-serbo. Rumiz costruisce, molto abilmente - di questo occorre dargli atto - un'affascinante quanto mendace narrazione della guerra in Jugoslavia che, aggirando l'evidenza dei fatti (le aggressioni e le minacce continue ai danni dei serbi nelle altre repubbliche federate, le manovre internazionali, soprattutto tedesche e poi americane per disgregare l'ultimo stato d'Europa che ancora fastidiosamente non si arrendeva al saccheggio del capitalismo mondiale), propone una chiave di lettura tutta incentrata sullo scontro tra campagna e città. In sostanza, secondo l'autore, nelle guerre balcaniche del 1991-1995 il ruolo giocato dagli odi etnici sarebbe stato minimale, così come quello degli interessi stranieri nel disarticolare la Jugoslavia per attirare nella propria orbita i suoi bocconi più succulenti (Slovenia e Croazia). Tutto lo scontro si ridurrebbe allo sbocco conclusivo di un risentimento esasperato, fomentato con ogni mezzo dagli uomini dell'apparato politico desiderosi solo di rimanere in sella, mobilitando le masse incolte e corrose dall'invidia sociale che popolavano le campagne e le zone montuose contro la colta, raffinata e cosmopolita popolazione delle città. I contadini e pastori delle petrose montagne della Krajina, "rozzi", ("tribali", ripete sprezzantemente Rumiz, alludendo al loro radicato senso di appartenenza a un popolo, a una nazione), "superstiziosi" (perché ferventi ortodossi), "avidi" e "invidiosi" della ricchezza e della raffinata complessità della vita cittadina, che odiano perché non capiscono e perché avvertono confusamente che è loro "superiore", aizzati da capi-popolo astuti quanto cinici, si avventano contro le belle, ricche, raffinate, colte città della costa dalmata e della Slavonia prima, della Bosnia poi. Insomma: i serbi brutti, sporchi, ignoranti e stolidamente feroci, contro i raffinati, colti, pacifici, cosmopoliti musulmani abitanti delle città. Bella favoletta. A parte il disprezzo spocchioso verso i ceti popolari che trasuda da una tale visione antropologica, essa ha il difetto imperdonabile di dovere sistematicamente distorcere i fatti per piegarli accomodandoli al proprio teorema: l'eccidio dei 12 poliziotti croati a Borovo Selo è letto come un episodio di crudeltà dei serbi per scatenare la guerra e non come la risposta a mesi di continue angherie e prevaricazionio contro la minoranza serba ad opera degli sgherri del presidente croato, il fascista Tudjman. Izetbegovic, il fondamentalista islamico poi a capo dei musulmani di Bosnia è dipinto come una persona tutto sommato per bene, metre fu proprio lui a far votare la secessione della Bosnia dalla Federazione, incendiando le polveri di un conflitto (i serbi avrebbero forse dovuto remissivamente accettare di vivere in uno stato governato da musulmani estremisti?) e fu lui a invocare l'aiuto dei fanatici mujahedeen piovuti poi in Bosnia da tutto il Medio Oriente per combattere contro gli infedeli, e che oggi ritroviamo nelle file dell'ISIS in Iraq e Siria). Infine, ma gli esempi della distorsione dei fatti nel libro sono molti di più: Milosevic, l'uomo che, piaccia o non piaccia come persona, firmò gli accordi di pace di Dayton nel 1995, mettendo fine alla guerra di Bosnia e imponendosi, a costo di una grave perdita di popolarità, contro gli ultrà nazionalisti che militavano nelle sue stesse fila (Seselj, Karadzic, la "pasionaria" Plavsic), viene dipinto come il responsabile di tutto, un "Satana" che astutamente, cinicamente, ha messo in moto il meccanismo degli odi etnici per perpetuare il proprio dominio personale su ciò che restava della Federazione Jugoslava. La ricostruzione di Rumiz, è abile e molto ben congegnata, ma non regge a una disamina attenta dei fatti e porta acqua al mulino di quei disonesti che in questi anni hanno criminalizzato il popolo serbo come unico responsabile dei conflitti balcanici degli anni '90.

    ha scritto il 

  • 3

    Rumiz smonta tutti le nostre convinzioni sulla guerra in Yugoslavia. L'abbiamo sempre considerata come un guerra tra etnie, conseguenza di un odio ancestrale che prima o poi doveva esplodere. Invece, ...continua

    Rumiz smonta tutti le nostre convinzioni sulla guerra in Yugoslavia. L'abbiamo sempre considerata come un guerra tra etnie, conseguenza di un odio ancestrale che prima o poi doveva esplodere. Invece, in maniera a volte, forse, un po' troppo complicata per i non addetti ai lavori, ci spiega che ci hanno fatto credere che questa era la motivazione della guerra, quando non lo era. La guerra è stata preparata ad hoc, per una serie di interessi e di questioni che con il tribalismo centravano ben poco. E anche la soluzione finale, con la pace di Dayton, che divide i popoli secondo appunto le etnie, è una soluzione che non risolve i problemi ma li esacerba.

    ha scritto il 

  • 3

    lettura arrancante

    i fatti raccontati sono molto interessanti. Lo stile narrativo però non mi ha preso. Troppo prolisso. Metto tre stelline, ma per la difficoltà nel finire la lettura ne metterei solo una. Non è riuscit ...continua

    i fatti raccontati sono molto interessanti. Lo stile narrativo però non mi ha preso. Troppo prolisso. Metto tre stelline, ma per la difficoltà nel finire la lettura ne metterei solo una. Non è riuscito a coninvolgermi e, sopratutto, arrivati a fine lettura la domanda che ci si pone è "e quindi?". Troppo fumo poca sostanza.

    ha scritto il 

  • 5

    Raramente titolo fu più azzeccato: Rumiz, grazie alla sua esperienza sul campo e ad una innata capacità di spiegare in maniera semplice ciò che semplice non è, tolse la maschera (e soprattutto ne spie ...continua

    Raramente titolo fu più azzeccato: Rumiz, grazie alla sua esperienza sul campo e ad una innata capacità di spiegare in maniera semplice ciò che semplice non è, tolse la maschera (e soprattutto ne spiega la costruzione) ad un'operazione pianificata in ogni dettaglio che fu invece presentata, con la connivenza più o meno esplicita di molti Stati, come il case-study della cosiddetta balcanizzazione.
    Opere come questa dovrebbero essere lettura obbligatoria nei licei ed all'università o lette a stralci nei telegiornali, invece delle sole immagini di kalashnikov che sventagliano raffiche o case che bruciano.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto con grande emozione...

    Letto con grande emozione durante un viaggio in Croazia e Bosnia nell'estate 2015. L'ho trovato appassionato e appassionante, nonché assai istruttivo. Mi ha fatto vergognare di quanto fossi ignorant ...continua

    Letto con grande emozione durante un viaggio in Croazia e Bosnia nell'estate 2015. L'ho trovato appassionato e appassionante, nonché assai istruttivo. Mi ha fatto vergognare di quanto fossi ignorante delle guerre balcaniche

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro non facile da leggere. Soprattutto perché ha rivelato la mia ignoranza sia sulla geografia che sulla storia, e quindi sulle etnie, di una regione così vicina.
    Rumiz demolisce la teoria del co ...continua

    Un libro non facile da leggere. Soprattutto perché ha rivelato la mia ignoranza sia sulla geografia che sulla storia, e quindi sulle etnie, di una regione così vicina.
    Rumiz demolisce la teoria del conflitto etnico come base della guerra in Jugoslavia della prima metà degli anni 90. E lo sostituisce con qualcosa che non sono riuscito a comprendere fino in fondo, diciamo il perpetuarsi del potere. Se la sua operazione sia fondata o meno, non sono in grado di dirlo. Senz'altro condivido l'idea che la soluzione "semplice" potrebbe non essere quella giusta, quando si affronta un problema così complesso.
    Di sicuro il libro di Rumiz mi spinge ad approfondire la questione, e già questo lo rende per me un buon libro.

    ha scritto il 

  • 0

    "Dietro alla grande rappresentazione dello scontro, dietro al sangue e al rancido delle trincee, già si mostra la verità di una guerra nata dalla corruzione. Dietro la spiegazione più tranquillizzante ...continua

    "Dietro alla grande rappresentazione dello scontro, dietro al sangue e al rancido delle trincee, già si mostra la verità di una guerra nata dalla corruzione. Dietro la spiegazione più tranquillizzante della pulizia etnica, in Bosnia e dintorni si è, in realtà, consumato un maledetto imbroglio".
    Il miglior libro per capire cosa è stata la guerra dei Balcani.

    ha scritto il 

Ordina per