Maschere per un massacro

Di

Editore: Editori Riuniti

4.3
(461)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 167 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8835940311 | Isbn-13: 9788835940319 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Claudio Magris

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Storia , Politica , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
"La guerra mette a nudo la verità degli uomini e insieme la deforma. Ci sono tanti aspetti di questa verità; uno di essi è la cecità generale - cecità delle vittime, degli spettatori (i servizi d'informazione occidentale,oscillanti tra esasperazione, ignoranza o rimozione dell'orrore e fra cinismo e sentimentalismo) e della 'grande politica', che nel libro di Rumiz fa una figura grottesca." (dall'Introduzione di Claudio Magris)
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  • 1

    Sfacciatamente anti-serbo. Rumiz costruisce, molto abilmente - di questo occorre dargli atto - un'affascinante quanto mendace narrazione della guerra in Jugoslavia che, aggirando l'evidenza dei fatti ...continua

    Sfacciatamente anti-serbo. Rumiz costruisce, molto abilmente - di questo occorre dargli atto - un'affascinante quanto mendace narrazione della guerra in Jugoslavia che, aggirando l'evidenza dei fatti (le aggressioni e le minacce continue ai danni dei serbi nelle altre repubbliche federate, le manovre internazionali, soprattutto tedesche e poi americane per disgregare l'ultimo stato d'Europa che ancora fastidiosamente non si arrendeva al saccheggio del capitalismo mondiale), propone una chiave di lettura tutta incentrata sullo scontro tra campagna e città. In sostanza, secondo l'autore, nelle guerre balcaniche del 1991-1995 il ruolo giocato dagli odi etnici sarebbe stato minimale, così come quello degli interessi stranieri nel disarticolare la Jugoslavia per attirare nella propria orbita i suoi bocconi più succulenti (Slovenia e Croazia). Tutto lo scontro si ridurrebbe allo sbocco conclusivo di un risentimento esasperato, fomentato con ogni mezzo dagli uomini dell'apparato politico desiderosi solo di rimanere in sella, mobilitando le masse incolte e corrose dall'invidia sociale che popolavano le campagne e le zone montuose contro la colta, raffinata e cosmopolita popolazione delle città. I contadini e pastori delle petrose montagne della Krajina, "rozzi", ("tribali", ripete sprezzantemente Rumiz, alludendo al loro radicato senso di appartenenza a un popolo, a una nazione), "superstiziosi" (perché ferventi ortodossi), "avidi" e "invidiosi" della ricchezza e della raffinata complessità della vita cittadina, che odiano perché non capiscono e perché avvertono confusamente che è loro "superiore", aizzati da capi-popolo astuti quanto cinici, si avventano contro le belle, ricche, raffinate, colte città della costa dalmata e della Slavonia prima, della Bosnia poi. Insomma: i serbi brutti, sporchi, ignoranti e stolidamente feroci, contro i raffinati, colti, pacifici, cosmopoliti musulmani abitanti delle città. Bella favoletta. A parte il disprezzo spocchioso verso i ceti popolari che trasuda da una tale visione antropologica, essa ha il difetto imperdonabile di dovere sistematicamente distorcere i fatti per piegarli accomodandoli al proprio teorema: l'eccidio dei 12 poliziotti croati a Borovo Selo è letto come un episodio di crudeltà dei serbi per scatenare la guerra e non come la risposta a mesi di continue angherie e prevaricazionio contro la minoranza serba ad opera degli sgherri del presidente croato, il fascista Tudjman. Izetbegovic, il fondamentalista islamico poi a capo dei musulmani di Bosnia è dipinto come una persona tutto sommato per bene, metre fu proprio lui a far votare la secessione della Bosnia dalla Federazione, incendiando le polveri di un conflitto (i serbi avrebbero forse dovuto remissivamente accettare di vivere in uno stato governato da musulmani estremisti?) e fu lui a invocare l'aiuto dei fanatici mujahedeen piovuti poi in Bosnia da tutto il Medio Oriente per combattere contro gli infedeli, e che oggi ritroviamo nelle file dell'ISIS in Iraq e Siria). Infine, ma gli esempi della distorsione dei fatti nel libro sono molti di più: Milosevic, l'uomo che, piaccia o non piaccia come persona, firmò gli accordi di pace di Dayton nel 1995, mettendo fine alla guerra di Bosnia e imponendosi, a costo di una grave perdita di popolarità, contro gli ultrà nazionalisti che militavano nelle sue stesse fila (Seselj, Karadzic, la "pasionaria" Plavsic), viene dipinto come il responsabile di tutto, un "Satana" che astutamente, cinicamente, ha messo in moto il meccanismo degli odi etnici per perpetuare il proprio dominio personale su ciò che restava della Federazione Jugoslava. La ricostruzione di Rumiz, è abile e molto ben congegnata, ma non regge a una disamina attenta dei fatti e porta acqua al mulino di quei disonesti che in questi anni hanno criminalizzato il popolo serbo come unico responsabile dei conflitti balcanici degli anni '90.

    ha scritto il 

  • 3

    Rumiz smonta tutti le nostre convinzioni sulla guerra in Yugoslavia. L'abbiamo sempre considerata come un guerra tra etnie, conseguenza di un odio ancestrale che prima o poi doveva esplodere. Invece, ...continua

    Rumiz smonta tutti le nostre convinzioni sulla guerra in Yugoslavia. L'abbiamo sempre considerata come un guerra tra etnie, conseguenza di un odio ancestrale che prima o poi doveva esplodere. Invece, in maniera a volte, forse, un po' troppo complicata per i non addetti ai lavori, ci spiega che ci hanno fatto credere che questa era la motivazione della guerra, quando non lo era. La guerra è stata preparata ad hoc, per una serie di interessi e di questioni che con il tribalismo centravano ben poco. E anche la soluzione finale, con la pace di Dayton, che divide i popoli secondo appunto le etnie, è una soluzione che non risolve i problemi ma li esacerba.

    ha scritto il 

  • 3

    lettura arrancante

    i fatti raccontati sono molto interessanti. Lo stile narrativo però non mi ha preso. Troppo prolisso. Metto tre stelline, ma per la difficoltà nel finire la lettura ne metterei solo una. Non è riuscit ...continua

    i fatti raccontati sono molto interessanti. Lo stile narrativo però non mi ha preso. Troppo prolisso. Metto tre stelline, ma per la difficoltà nel finire la lettura ne metterei solo una. Non è riuscito a coninvolgermi e, sopratutto, arrivati a fine lettura la domanda che ci si pone è "e quindi?". Troppo fumo poca sostanza.

    ha scritto il 

  • 5

    Raramente titolo fu più azzeccato: Rumiz, grazie alla sua esperienza sul campo e ad una innata capacità di spiegare in maniera semplice ciò che semplice non è, tolse la maschera (e soprattutto ne spie ...continua

    Raramente titolo fu più azzeccato: Rumiz, grazie alla sua esperienza sul campo e ad una innata capacità di spiegare in maniera semplice ciò che semplice non è, tolse la maschera (e soprattutto ne spiega la costruzione) ad un'operazione pianificata in ogni dettaglio che fu invece presentata, con la connivenza più o meno esplicita di molti Stati, come il case-study della cosiddetta balcanizzazione.
    Opere come questa dovrebbero essere lettura obbligatoria nei licei ed all'università o lette a stralci nei telegiornali, invece delle sole immagini di kalashnikov che sventagliano raffiche o case che bruciano.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto con grande emozione...

    Letto con grande emozione durante un viaggio in Croazia e Bosnia nell'estate 2015. L'ho trovato appassionato e appassionante, nonché assai istruttivo. Mi ha fatto vergognare di quanto fossi ignorant ...continua

    Letto con grande emozione durante un viaggio in Croazia e Bosnia nell'estate 2015. L'ho trovato appassionato e appassionante, nonché assai istruttivo. Mi ha fatto vergognare di quanto fossi ignorante delle guerre balcaniche

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro non facile da leggere. Soprattutto perché ha rivelato la mia ignoranza sia sulla geografia che sulla storia, e quindi sulle etnie, di una regione così vicina.
    Rumiz demolisce la teoria del co ...continua

    Un libro non facile da leggere. Soprattutto perché ha rivelato la mia ignoranza sia sulla geografia che sulla storia, e quindi sulle etnie, di una regione così vicina.
    Rumiz demolisce la teoria del conflitto etnico come base della guerra in Jugoslavia della prima metà degli anni 90. E lo sostituisce con qualcosa che non sono riuscito a comprendere fino in fondo, diciamo il perpetuarsi del potere. Se la sua operazione sia fondata o meno, non sono in grado di dirlo. Senz'altro condivido l'idea che la soluzione "semplice" potrebbe non essere quella giusta, quando si affronta un problema così complesso.
    Di sicuro il libro di Rumiz mi spinge ad approfondire la questione, e già questo lo rende per me un buon libro.

    ha scritto il 

  • 0

    "Dietro alla grande rappresentazione dello scontro, dietro al sangue e al rancido delle trincee, già si mostra la verità di una guerra nata dalla corruzione. Dietro la spiegazione più tranquillizzante ...continua

    "Dietro alla grande rappresentazione dello scontro, dietro al sangue e al rancido delle trincee, già si mostra la verità di una guerra nata dalla corruzione. Dietro la spiegazione più tranquillizzante della pulizia etnica, in Bosnia e dintorni si è, in realtà, consumato un maledetto imbroglio".
    Il miglior libro per capire cosa è stata la guerra dei Balcani.

    ha scritto il 

  • 3

    Libro non semplicissimo di uno scrittore ancora molto coinvolto per fatti oramai lontani per la maggior parte di noi: la guerra dei Balcani, praticamente accanto a noi, negli anni '90. Tanto che ci si ...continua

    Libro non semplicissimo di uno scrittore ancora molto coinvolto per fatti oramai lontani per la maggior parte di noi: la guerra dei Balcani, praticamente accanto a noi, negli anni '90. Tanto che ci si chiede come è stato possibile permettere tutto ciò. Sembra impossibile che ci sia stato il nazismo e pure c'è stato, sembra impossibile che guerre e pulizie etniche siano avvenute in Europa anche pochissimi anni fa e in fondo non abbiamo fatto molto per impedirlo.

    ha scritto il 

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