Memento mori

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Verleger: Süddeutsche Zeitung

3.7
(286)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 272 | Format: Hardcover | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Spanish , Italian

Isbn-10: 3866155379 | Isbn-13: 9783866155374 | Publish date:  | Edition 1

Auch verfügbar als: Others

Category: Fiction & Literature , Humor , Mystery & Thrillers

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Buchbeschreibung
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  • 2

    Argomenti scomodi affrontati con armi inadeguate

    Memento mori, del 1959, è il terzo romanzo pubblicato da questa prolifica autrice, della quale Adelphi ha curato la pubblicazione in Italia di buona parte dell’opera. La Spark, di origine scozzese, co ...weiter

    Memento mori, del 1959, è il terzo romanzo pubblicato da questa prolifica autrice, della quale Adelphi ha curato la pubblicazione in Italia di buona parte dell’opera. La Spark, di origine scozzese, convertitasi al cattolicesimo prima di iniziare a scrivere romanzi, visse a lungo in Italia, per la precisione in Toscana, dagli anni ‘60 alla morte, avvenuta nel 2006.
    Il titolo rivela che Memento mori è un libro che parla di morte, o meglio di vecchiaia e di morte. Lo fa con un tono e uno stile di scrittura tipicamente anglosassoni, che a mio avviso risente sin troppo di un certo dickensismo di ritorno, francamente anacronistico in un’opera scritta nella seconda metà del XX secolo. E con questo dico subito che questo libro non mi è piaciuto.
    Lo spunto è tuttavia interessante: alcune persone iniziano a ricevere periodicamente telefonate anonime nelle quali gli viene detto “Ricordati che devi morire”. Le prime vittime telefoniche dello sconosciuto molestatore sono Lettie Colston, dama della corona, suo fratello Godfrey, ex industriale in pensione, e la moglie di lui Charmian, famosa scrittrice. Tutti e tre sono anziani o molto anziani, e ciascuno di loro reagisce diversamente alle telefonate. Il romanzo diviene in breve corale, perché attorno a questo nucleo centrale di personaggi iniziano a ruotare parenti, amici e servitori (siamo nell’high society inglese), nessuno con meno di settant’anni, i cui reciproci rapporti ci portano a scoprire gli equivoci e le ambiguità che hanno caratterizzato, nei decenni precedenti, le relazioni apparentemente affettuose e formalmente corrette tra i vari personaggi, in realtà fatte di odii repressi, di amori e tradimenti risalenti ai primi anni del secolo, di inconfessabili vizi e anche di ricatti. Nel corso della storia numerosi personaggi moriranno, la più parte per cause naturali e comunque nessuno a causa del misterioso personaggio che telefona.
    L’atmosfera da thriller con cui si apre il libro, data dal mistero delle telefonate anonime, è accompagnata e presto soppiantata dal tono leggero e ironico con cui la Spark narra le vicende dei protagonisti. Ciascuno di essi è infatti alle prese con gli acciacchi fisici ed anche mentali dell’età, e questo stato senile, descritto con crudeltà leggera dalla Spark, condiziona il loro essere ed il loro modo di relazionarsi agli altri. Così Charmian, la scrittrice che ormai da decenni non scrive più, sembra stia perdendo la memoria e questo irrita in particolare suo marito; Godfrey è ormai ridotto a soddisfare ciò che resta dei suoi trascorsi appetiti sessuali pagando una giovane donna perché gli faccia vedere le cosce; la fedele cameriera e dama di compagnia di Charmian ormai è costretta a vivere nel reparto geriatrico di un ospedale, in compagnia di un gruppo di combattive ultraottantenni; la paranoica Dame Lettie cambia continuamente il suo testamento sospettando di volta in volta l’uno o l’altro dei suoi amici di essere il misterioso molestatore telefonico. Il libro si trasforma quindi presto in una sorta di commedia di costume, nella quale complicate questioni di eredità e di famiglia divengono il pretesto per scavare a fondo nelle piccolezze e nelle debolezze dei personaggi e forse, nelle intenzioni della Spark, di un’intera classe sociale. Tra le singole vicende che compongono questa storia corale ve ne sono di buffe, di laide e di macabre, ma il libro a mio parere si sfilaccia in tanti episodi, come detto di sapore vagamente dickensiano, senza riuscire a darsi una precisa e credibile fisionomia. Tutte queste storie non costituiscono una vera e propria trama, cosa che di per sé potrebbe non essere un male; tuttavia leggendo non si sfugge all’impressione che l’autrice si avviti su sé stessa, e che al termine di ogni capitolo il lettore si trovi ancora al punto di partenza, e che quindi la mancanza di trama derivi da una incapacità dell’autrice di sviluppare coerentemente ed in profondità il tema centrale del romanzo, quello della senilità e della morte, ragion per cui è costretta ad affastellare spunti, storie, personaggi che divengono man mano sempre meno credibili. Alla fine comunque le telefonate non avranno un autore: ciascuno dei personaggi le riceve infatti, sembra di capire, da persone diverse, tanto che l’ispettore (in pensione) che indaga sul caso dirà che a suo modo di vedere l’autore è la morte stessa, rivelando in modo a mio modo di vedere goffo e quasi didascalico la funzione metaforica delle telefonate.
    Un ulteriore elemento di caduta narrativa è dato a mio modo di vedere dal finale, in cui la Spark – conclusa la serie di episodi e di storie individuali - è costretta a dirci cosa ne sarà dei personaggi rimasti vivi. Una conclusione alla American graffiti che francamente consacra la sensazione di avere di fronte un romanzetto forse ben scritto ma di poco spessore.
    Non ha spessore come romanzo che descrive una classe o un gruppo sociale ormai al tramonto, perché la coralità del romanzo è data, come detto, dall’affastellarsi a mio avviso disordinato e quasi casuale di singoli episodi, molti dei quali decisamente di genere. Non ha spessore neppure come romanzo che voglia descriverci il dramma individuale della vecchiaia, perché nonostante alcuni personaggi siano indubbiamente ben caratterizzati (su tutti a mio avviso quello di Jean Taylor, la ex cameriera di Chairman) prevale la sensazione che la maggior parte siano poco più che delle forzate macchiette, messe lì in maniera del tutto strumentale (si pensi alle figure del poeta Percy Mannering, del critico Guy Leet e del sociologo Alec Warner). In alcune pagine, è vero, il romanzo ci parla in maniera molto diretta e senza falsi tabu della vecchiaia e della morte, (a mio avviso le pagine migliori sono quelle dedicate al reparto geriatrico Maud Long) ma ciò non basta ad elevarlo a capolavoro, anche perché questo pasticcio (nel senso culinario del termine) ci è servito in una salsa stilistica che non si eleva al di sopra della correttezza formale.
    Ritengo che nella scelta stilistica e nel modo in cui il romanzo si sviluppa si possa anche vedere in trasparenza una forte attenzione dell’autrice per il pubblico: temi ostici come la vecchiaia e la morte, di cui l’autrice sentiva probabilmente l’urgenza di parlare in quanto religiosa, vengono quasi anestetizzati da uno stile di scrittura facilmente riconoscibile dal pubblico britannico come domestico, oltre che dall’uso del formato thriller come catalizzatore dell’attenzione.
    Non dimentichiamoci che siamo negli anni ‘50, in un’epoca quindi in cui le convulsioni della guerra erano alle spalle da poco, ed in cui al pubblico era necessario fornire prodotti culturali rassicuranti e funzionali allo sviluppo dell’incipiente società affluente. Con questo romanzo Muriel Spark a mio avviso dimostra di collocarsi in una terra di mezzo, equidistante rispetto agli intellettuali che rifiutano il ruolo di veicolo dell’ideologia dominante e quelli che la assecondano: è come se proponesse all’attenzione del pubblico un tema scomodo pur non avendo il coraggio di portare alle dovute conseguenze questa scomodità, per cui si limiti ad indagarlo superficialmente e per di più avvalendosi di armi narrative del tutto convenzionali.
    Muriel Spark asserì che il suo essere divenuta cattolica era stata la premessa del suo essere divenuta scrittrice di romanzi, perché attraverso la religione aveva potuto guardare alle cose nel loro insieme. Credo che questo Memento mori (che peraltro è il primo romanzo della Spark che leggo, per cui il mio giudizio potrebbe essere parziale) dimostri come questo sguardo d’insieme mancasse alla scrittrice, perlomeno nel 1959. Dando per assodato che alla Spark non interessasse essere realistica, ritengo di poter dire che il suo tentativo di ricordarci attraverso questo romanzo l’ineluttabilità e nello stesso tempo l’inaccettabilità della morte sia sostanzialmente fallito, proprio perché il non realismo in tutte le sue varianti richiede, per elevarsi oltre il genere, una cifra narrativa ed una coerenza interna che qui mancano.

    gesagt am 

  • 4

    Ambientato nella Londra degli anni Cinquanta, questo romanzo parla di un bizzarro molestatore telefonico, che affligge prima l'anziana Dame Lettie, poi altri ottuagenari appartenenti alla sua cerchia ...weiter

    Ambientato nella Londra degli anni Cinquanta, questo romanzo parla di un bizzarro molestatore telefonico, che affligge prima l'anziana Dame Lettie, poi altri ottuagenari appartenenti alla sua cerchia di familiari e amici. Il romanzo non si occupa particolarmente del mistero (che più che un mistero, è una metafora), ma più che altro delle relazioni che intercorrono tra i vari parenti ed amici, e del loro approccio alla terza età. Un romanzo che parla quindi di vecchiaia, di morte, ma soprattutto della nostra mortalità (ed è qui che quello che la Spark ci racconta ha un senso universale).
    La Spark è un'autrice che pur mantenendo delle tematiche e degli interessi costanti riesce spesso a sorprendere (sto pensando a The Comforters o The Driver's Seat). Questo romanzo è piuttosto amabile nonostante la tematica, adatto anche per un primo approccio con l'autrice.

    gesagt am 

  • 0

    Com’è stressante diventare vecchi! Molto meglio esserlo già!

    “Se penso che ho passato gli anni della maturità pregustando il riposo che mi sarei goduta in vecchiaia!

    Humour nero, in realtà humour amar ...weiter

    Com’è stressante diventare vecchi! Molto meglio esserlo già!

    “Se penso che ho passato gli anni della maturità pregustando il riposo che mi sarei goduta in vecchiaia!

    Humour nero, in realtà humour amaro.
    Una storia di ordinaria vecchiaia, tra rispettabili borghesi, per i più poveri è lo stesso ma è peggio.
    Una serie di telefonate che pronunciano il “Memento mori” del titolo fa da deus ex machina, da catalizzatore per mettere a nudo le peggiori attitudini dei protagonisti: tradimenti, meschinità, avidità, bugie.
    Storie che pescano in passato lontano, cinquant’anni prima e oltre, e non si sono esaurite, non sono state metabolizzate dalla vita, erano solo dormienti e pronte a riproporsi nelle circostanze favorevoli.

    Una storia di ordinaria vecchiaia che significa solitudine, e non solo nelle case di riposo dove si trovano gli ultimi relitti, dove il ricco incontra il povero e muore allo stesso modo. Ma anche di fronte alla difficoltà, nella lotta contro il misterioso persecutore telefonico, il vecchi, i vecchi si ritrovano soli.
    Ma fin dal primo momento era rimasta sconvolta alla vista di quella gente malandata in salute e visibilmente agitata che arrivava dopo tante difficoltà alla sua porta. Dove sono i loro figli? aveva pensato. Oppure i nipoti e le nipoti? Perché li abbandonano a se stessi a questo modo?

    E l’essere borghesi e ricchi non aiuta quando si avverte il senso di disfacimento, di morte impellente, per coloro che non sono disposti ad affrontarla.
    Come diventa primitiva la vita, questa fu la sua riflessione, durante la vecchiaia, quando, benché circondati da tutte le abituali comodità, ci si sente ancor più vulnerabili alle variazioni della Natura di un giovane esploratore al Polo.
    (Figuriamoci allora per i poveri che non possono contare sulle abituali comodità.)

    Non si salva nessuno, salvo una vecchia domestica, convertita alla fede per imitazione della sua padrona e poi capace di interiorizzarla davvero e viverla, che rifiuta di abbandonare la miseria di una casa di riposo popolare, con i suoi “Memento mori” che non sono telefonate quasi goliardiche, ma una realtà che circonda e costringe a riflettere davvero.
    E a prepararsi, perché, sarà banale dirlo, la morte è inevitabile. E allora tanto vale affrontarla senza rovinare ulteriormente quanto della vita è rimasto.
    “Non è la dignità con la quale si affronta” disse “a dare una buona morte, ma la disposizione dell’anima”.

    gesagt am 

  • 4

    Un clásico actual. La decrepitud de una clase social enmarcada en la decrepitud de unos ancianos que están acabando su vida en un geriátrico y que intentan mantener la prerrogativas de una status soci ...weiter

    Un clásico actual. La decrepitud de una clase social enmarcada en la decrepitud de unos ancianos que están acabando su vida en un geriátrico y que intentan mantener la prerrogativas de una status social que va a desaparecer con ellos. Todo visto con una fina y sutil ironía. Un libro imprescindible para conocer la literatura inglesa actual.

    gesagt am 

  • 3

    "Macabro ed esilarante, mi ha incantato come pochi altri romanzi".
    Così si esprime Graham Greene nel retro di copertina. Fu proprio Graham Greene ad aiutare economicamente Muriel Spark quando venne ri ...weiter

    "Macabro ed esilarante, mi ha incantato come pochi altri romanzi".
    Così si esprime Graham Greene nel retro di copertina. Fu proprio Graham Greene ad aiutare economicamente Muriel Spark quando venne ricoverata a Londra in seguito ad un crollo fisico ed emotivo, che porterà la Spark a convertirsi al cattolicesimo. Graham Greene le inviava soldi e vino rosso, alla stretta condizione però che lei non pregasse mai per lui. Memento Mori è uno dei primi romanzi della Spark, precedente anche a Gli anni fulgenti di Miss Brodie, il suo grande successo, in seguito al quale si trasferirà in Italia, prima a Roma e poi in Toscana, dove morirà nel 2006.
    Il consiglio telefonico "ricordati che devi morire" lasciato ad alcuni vecchietti già in tormento a causa degli inevitabili acciacchi dell'età, degenera giornalisticamente in un "stanotte morirai", e diventa tristemente profetico. Non aspettatevi però una soluzione al mistero perché fornirla non è fra gli interessi dell'autrice.

    gesagt am 

  • *** Dieser Kommentar enthält Spoiler! ***

    4

    Ritmo tipicamente inglese in questa lettura stramba,affascinante,ironica.
    Devo dire che non ho capito appieno il senso di questo libro,giuro,ciò nonostante sono rimasta parecchio affascinata dal modo ...weiter

    Ritmo tipicamente inglese in questa lettura stramba,affascinante,ironica.
    Devo dire che non ho capito appieno il senso di questo libro,giuro,ciò nonostante sono rimasta parecchio affascinata dal modo di scrivere di questa autrice che ho scoperto per caso.
    Allora il tutto si svolge in un'età media di 75 anni in cui tutti i protagonisti variano dai 72 ai 100 anni, e in questo lungo arco di differenze di età ci vengono presentate tutte le sfaccettature,i segreti, le meschinità e l'attaccamento della vita che si ha "superata una certa età".E già...perchè diverso da così proprio non saprei come altro dirlo!
    Ognuno dei personaggi ha qualcosa da nascondere, da rimproverarsi in segreto, ma che deve (come è tipicamente inglese!!) nascondere agli altri perchè salvare le apparenze è di fondamentale importanza;e di segreti ce ne sono a volontà, nessuno si salva.Il tutto condito da certe telefonate anonime che a turno ricordano all'utente che sta all'altro capo del telefono "Ricordati che devi morire........"
    Un libro insolito, tagliente e crudele che mi ha catturata anche se (ripeto) ancora ora a lettura finita non ho ben capito se mi sia piaciuta o no.
    Certo una scrittura davvero affascinante altrimenti non avrei continuato a leggere,nè sarei arrivata alla fine e ci avrei pensato tutto il giorno!
    Leggerò altro della Spark, giusto per togliermi "quel non so ché" che mi è rimasto nella gola e che non mi fa stare tranquilla!

    Unica pecca (da non leggere assolutamente se si vuole fare questa lettura)a parte l'originalità delle telefonate che hanno come unico scopo quello di ricordare appunto che si deve morire, non si scopre nè chi le fa nè perchè a certi protagonisti si e ad altri no....questo un pò mi ha urtato i nervi e fa parte di quel groppo che mi è rimasto in sospeso.

    gesagt am 

  • 5

    Publicado en http://lecturaylocura.com/el-asiento-del-conductor/

    Los años cincuenta en Gran Bretaña supusieron un cambio radical a la situación establecida anteriormente, era la post-guerra; y, a pesa ...weiter

    Publicado en http://lecturaylocura.com/el-asiento-del-conductor/

    Los años cincuenta en Gran Bretaña supusieron un cambio radical a la situación establecida anteriormente, era la post-guerra; y, a pesar de que se encontraban entre los ganadores del conflicto bélico, también eran cada vez más conscientes de que la posición de dominancia que pudieron tener en el pasado había cambiado; los actores eran otros y esto se reflejó, como no podía ser de otra manera, en las obras literarias.
    Muchos de los escritores de la época mostraron en sus ficciones el anhelo por los tiempos pasados, auge y caída de un imperio; “Retorno a Brideshead” de Evelyn Waugh es un epítome del momento; lo malo es que la mayoría de autores tomaría este camino entrando en una monotonía que romperían con su creatividad y originalidad, escritores de la talla de William Golding y Muriel Spark, de la que hablaré a continuación.
    Muriel Spark (1918-2006) estaba, sin embargo, más interesada en los límites más borrosos de las ambigüedades humanas; en ocuparse de las paradojas relativas a la libertad de cada individuo usando para ello la forma, más bien corrosiva, de la “comedia negra”; por citar alguna de sus obras maestras: “Memento Mori” (1959), “The Prime of Miss Jean Brodie” (“La plenitud de Miss Brodie”)(1961), “The Driver’s Seat”(“El asiento del conductor”) (1970) y “A Far Cry from Kensington”(“Muy lejos de Kensington”) (1988).
    En el prólogo a la imprescindible “El asiento del conductor”, Eduardo Lago comenta con respecto a sus obras: “En sus novelas nos encontramos con elementos ciertamente insólitos, narradores de ultratumba, miembros de la cámara de los Lores incapaces de perpetrar un parricidio a derechas, abuelas contrabandistas que ocultan un alijo de diamantes en la miga de pan…”; y cómo es el mundo que nos pinta Muriel Spark: “Estamos en un mundo en el que nada es lo que parece, un mundo muchas veces violento, en el que lo cómico convive con lo macabro y en el que el mal y la muerte nunca están muy lejos.”
    Estos comentarios se aplican de manera consistente a esta pequeña pero intensa obra, donde se producen prolepsis continuas de un narrador omnisciente: “Mañana por la mañana la encontrarán muerta de múltiples heridas de arma blanca, las muñecas atadas con un pañuelo de seda y los tobillos sujetos con una corbata de hombre, en los terrenos de una villa deshabitada, en un parque de la ciudad extranjera donde la conduce el vuelo en el que embarca ahora mismo por la puerta 14”.
    La obra es ciertamente desasosegante, se caracteriza por una inevitabilidad a la que nos vemos abocados sin poder hacer nada más que estremecernos, realiza una deconstrucción de la novela policíaca, se sabe el final ya, se anticipa por varios comentarios, importará más el cómo se llega a ello. Subvertir las reglas del género, esta es la Spark audaz, diferente, creadora de historias diferentes de lo reinante.
    En contraste, en “Memento mori”, todo comienza con una llamada telefónica a Lettie Colston, una frase que servirá de hilo conductor: “Recuerde que debe morir”. Los protagonistas, octogenarios y septuagenarios, con sus vidas al límite y una amenaza de fondo; hay algo de relato policíaco pero nuevamente cambiando las reglas, los puntos de vista se suceden, caracterizando inefablemente cada uno de los personajes de la obra, hay humor, desde luego, pero es negro, irónico.
    La amenaza de esta muerte futura les hace replantearse su vida, en boca de Henry Mortimer, el detective crepuscular: “-Si pudiese volver a vivir mi vida, me crearía el hábito de prepararme mentalmente todas las noches ante la idea de la muerte. Por así decirlo, prepararía la rememoración de la muerte. Es la práctica que más intensidad le da a la vida. La proximidad de la muerte no debería tomarnos por sorpresa. Debería ser parte de la expectativa total de la vida. Sin un sentido constante de la presencia de la muerte, la vida es desabrida. Sería lo mismo que vivir alimentándose con clara de huevo.”
    Esta impresionante escritora buscaba removernos en nuestras entrañas, innovar, construir al mismo tiempo; es más que necesario no olvidar que la tenemos disponible, para disfrutar cada día de toda su obra, una obra, en mi opinión, imprescindible.

    gesagt am 

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