Memorie di Adriano

Di

Editore: Mondadori

4.3
(8916)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 315 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Giapponese , Portoghese , Catalano , Olandese , Turco

Isbn-10: 8804503912 | Isbn-13: 9788804503910 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Storoni Mazzolani L.

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Adriano, imperatore di Roma, è ormai stanco e malato. Dotato di profondacultura e di eccezionale sensibilità, si guarda alle spalle e ripercorre lasua straordinaria avventura politica e umana, consapevole che anche la gloriadel suo impero sarà destinata un giorno a tramontare. Scrive al nipote MarcoAurelio e gli confida la propria tragedia di uomo costretto a essere Dio e agovernare da solo il mondo intero.
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  • 1

    Non mi resterà memoria delle "Memorie di Adriano"

    Fatti non studiati, luoghi non conosciuti. Descrizioni sommarie (ad un certo punto parlava di un vallo, credo di aver capito qualcosa "Vallo" + "Adriano" forse parlava del Vallo di Adriano?), ho resis ...continua

    Fatti non studiati, luoghi non conosciuti. Descrizioni sommarie (ad un certo punto parlava di un vallo, credo di aver capito qualcosa "Vallo" + "Adriano" forse parlava del Vallo di Adriano?), ho resistito oltre la metà del libro ma ero arrivato ad una lettura superficiale e a saltare interi paragrafi.
    Non è per me.
    Abbandonato alle memorie altrui.

    ha scritto il 

  • 5

    Le Memorie Di Adriano non sono, come pensavo prima di leggerle, lo sguardo sugli eventi storici di un imperatore vissuto tra il I e il II secolo dopo Cristo. Sono più semplicemente, più straordinariam ...continua

    Le Memorie Di Adriano non sono, come pensavo prima di leggerle, lo sguardo sugli eventi storici di un imperatore vissuto tra il I e il II secolo dopo Cristo. Sono più semplicemente, più straordinariamente, il bilancio della vita di un uomo che ormai vecchio scorge il profilo della morte e fa i conti con quella che è stata la propria esperienza terrena. Un bilancio forse un po’ condiscendente, ma senza verità raggiunte né dottrine da proclamare, fatto solo di inquietudini e di disillusioni, di sete inappagata di conoscenza e di malinconia per piaceri mai colti del tutto, che accomunano gli uomini di tutte le epoche.
    Perché «anche loro [gli uomini del II secolo], come noi, sgranocchiarono olive, bevvero vino, si impiastricciarono le dita di miele, lottarono contro il vento pungente, contro la pioggia accecante, l’estate cercarono l’ombra di un platano, gioirono, pensarono, invecchiarono e morirono».

    Per rendere questa universalità dei pensieri sulla vita, non a caso la Yourcenar fa parlare un personaggio di un periodo storico in cui, citando Flaubert, «gli dei non c’erano più e Cristo non ancora. Tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo». Un imperatore romano che ricorda da vicino Qoelet e le sue riflessioni sulla vanità delle cose.

    Questo libro ci interroga a fondo, nel leggere le Memorie la sensazione è di stare di fronte non a un imperatore di duemila fa ma a noi stessi una volta invecchiati e giunti sul finire della nostra esistenza.

    ha scritto il 

  • 4

    All'inizio è difficile approcciarsi a questo libro, la scrittura è sostenuta, i toni formali, aulici. Poi, però, una volta che il punto di vista di Adriano è chiaro e che ci si abitua al linguaggio, è ...continua

    All'inizio è difficile approcciarsi a questo libro, la scrittura è sostenuta, i toni formali, aulici. Poi, però, una volta che il punto di vista di Adriano è chiaro e che ci si abitua al linguaggio, è bellissimo accompagnare l'imperatore nel ricordo della propria esistenza, delle gesta eroiche, degli amori, della vita politica e privata e di quell'Antica Roma che è il nostro patrimonio storico più prezioso.
    Le riflessioni che Adriano fa sui rapporti tra le persone, sulla vita, sulla morte, sui sogni, sulla magia sono delle vere perle di saggezza, che spesso mi hanno spinta a interrogarmi a livello personale sui miei sentimenti.
    Un libro che potrei rileggere tra qualche anno, più adulta e più consapevole.

    ha scritto il 

  • 3

    L’Adriano della Yourcenar appartiene in egual misura a due mondi apparentemente diversi: la grandiosa Roma imperiale del 2° secolo, costruita su guerre continue e crudeli e brevi periodi di pace ar ...continua

    L’Adriano della Yourcenar appartiene in egual misura a due mondi apparentemente diversi: la grandiosa Roma imperiale del 2° secolo, costruita su guerre continue e crudeli e brevi periodi di pace armata, congiure, repressioni, ambizioni sfrenate e lotte all’ultimo sangue per il potere, mondo in cui si muove con fredda lucidità, perfettamente a suo agio, e il mondo ideale della cultura greca, cultura raffinata, culto della bellezza e armonia, razionalità e poesia. L’uomo misura di tutte le cose. Il mondo delle idee. L’imperatore della scrittrice è appunto un impasto di sangue e capitelli di alabastro, legioni e sapienza stoica. Non c’è contraddizione: la classicità è mescolanza, sincretismo. E poi lui, spagnolo di nascita, era un viaggiatore instancabile, viaggiatore in armi, sì, ma osservatore e curioso di ogni popolo, di ogni terra. Non amava la città di Roma, non amava abitarci, tanto che si era fatto costruire la magnifica Villa a Tivoli, dove, come scrive la stessa autrice nella postfazione dell’opera, è nata la sua fascinazione per Il personaggio storico. Aveva solo ventun anni e ha cominciato le prime ricerche proprio in seguito ad una visita alla villa. E questo lo capisco perfettamente, perché anch’io anni fa ne sono rimasta incantata: è un luogo di grande suggestione e serenità, fuori del tempo, ipnotico. La Roma tumultuosa e selvaggia è lontana.
    Il libro è un affaccio sui secoli e ci si ritrova anche il nostro, di tempo, così spezzettato e frantumato. L’impero aveva, oltre l’ingordigia e il dominio, anche l’ambizione di dare unità alla molteplicità dei popoli, con le armi e il sangue certo, ma anche con la copertura delle leggi considerate dai conquistatori le migliori del mondo civile, in rapporto alle consuetudini dei barbari e ai fanatismi religiosi. Questioni eterne.
    La scrittura è modellata sulla prosa classica, si snoda in lunghi periodi, ricchi di similitudini, di immagini nitide. Non è una lettura facile, rimanda alla memoria le versioni dal o in latino, quando si sfogliava il vocabolario alla ricerca del significato più calzante. Il personaggio stesso, così grandioso ed eroico, così levigato agli occhi di noi moderni, o più modestamente ai miei, e’ freddo e distante. Resta un uomo di potere, una statua di marmo, malgrado le confessioni e l’avvicinarsi della morte. E’ stato comunque un grande e meticoloso lavoro quello della Yourcenar, rigoroso nella ricerca storica e nella costruzione dei pensieri del protagonista narratore. Quanto al puro piacere della lettura, condivido le parole di J. Barnes, non destinate certo al romanzo della Yourcenar, ma alle tematiche generali della letteratura: ” per me la debolezza è più importante della forza, l’impotenza più del potere. Non mi interessano molto gli autori che celebrano la forza virile…” Siamo donne e uomini del nostro tempo, e questo è il tempo della fragilità, non più degli eroi.

    ha scritto il 

  • 4

    Che lo si voglia definire un saggio romanzato o un romanzo storico resta comunque un'opera sontuosa sulla vita dell'imperatore Adriano che , scritta sotto forma di lettera ad un suo pupillo e quindi p ...continua

    Che lo si voglia definire un saggio romanzato o un romanzo storico resta comunque un'opera sontuosa sulla vita dell'imperatore Adriano che , scritta sotto forma di lettera ad un suo pupillo e quindi priva di quel tono didascalico che in genere caratterizza letture del genere , mette in grande evidenza la capacità espositiva e lo stile straordinariamente ricco, corposo , elegante della scrittrice .
    Un testo che al di là della veridicità storica , che non sarei in grado di commentare , colpisce proprio per il taglio intimistico che la scrittrice ha voluto utilizzare rendendo così omaggio più alla figura dell'uomo che non a quella dell'imperatore.
    Un testo che non può mancare fra gli scaffali degli appassionati di storia , ma che è risultato interessante , anche se per lunghi tratti faticoso , anche per chi come me non è molto appassionato dell'argomento .
    E il solo fatto di aver affrontato una lettura del genere e di averla portata a termine , sebbene in tempi molto più lunghi di quelli che mi sono abituali , la dice lunga sul valore del libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Riletto a distanza di anni, mi ha colpito di meno: tutta la parte "amorosa" su Antinoo,  seppur non priva di momenti intensi, alla lunga mi ha un po' stancato. Rimane grandioso il ritratto del princip ...continua

    Riletto a distanza di anni, mi ha colpito di meno: tutta la parte "amorosa" su Antinoo,  seppur non priva di momenti intensi, alla lunga mi ha un po' stancato. Rimane grandioso il ritratto del principe e imperatore, che al culmine dello splendore dell'impero capisce di dover abbandonare la politica espansionista e cercare di preservare la pace e la prosperità il più possibile per i secoli futuri. Lungimiranza, amore per la bellezza, tolleranza: una figura che si staglia ancora a distanza di millenni, sebbene anch'egli fosse in difficoltà nell'affrontare il fondamentalismo religioso (la ribellione ebraica, uno dei suoi fallimenti).
    Rimane anche la nostalgia per quella società che sorgeva intorno a tutto il mediterraneo, unita da un sincretismo culturale che univa le grandi tradizioni della Grecia e della Persia. Oggi quel mondo è irrimediabilmente perduto: una parte si dibatte in guerre fraticide,  l'altra cerca di chiudersi egoisticamente in sé stessa, il fondo del Mare Nostrum si riempie dei corpi di chi cerca di passare da una parte all'altra. La Yourcenair fa dire ad Adriano: "Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l'ordine. La pace s'instaurerà di nuovo tra le guerre; le parole umanità, libertà, giustizia ritroveranno qua e là il senso che noi abbiamo tentato d'infondervi." Oggi mi sembra comunque una visione coraggiosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Beato chi non ancora legge questo testo..vorrei essere cosi fortunata e non averlo ancora incontrato sulla mia strada. ( perché i libri in fondo..vengono a cercarti !)
    Ma non s'inganni il lettore spro ...continua

    Beato chi non ancora legge questo testo..vorrei essere cosi fortunata e non averlo ancora incontrato sulla mia strada. ( perché i libri in fondo..vengono a cercarti !)
    Ma non s'inganni il lettore sprovveduto...è necessaria l'esperienza per affrontarlo..bisogna che la vita abbia morso qualche volta e che si abbia qualcosa da raccontare prima di incontrare quest'uomo e questa dea della scrittura (di queste pagine in particolare).
    Un duplice piacere....
    - quello della densità. .. dove in poco meno di 300 pagine ne sono racchiuse migliaia (come racconta la Yourcenar nei Taccuini). Una palestra durissima per ciascun lettore o scrittore (ma molto spesso le due figure coincidono!) dietro cui si cela la presunzione di poter scrivere qualche pagina. Ecco una simile palestra raggiunge lo sforzo del gladiatore romano intento ai suoi esercizi e le privazioni dei lunghi anni di battaglie...
    - e il piacere della profondità. .dove l'animo ruggente dell'imperatore, avvinto dall'amore per Antinoo, è difeso da un lungo meditare.
    Ne centellino la lettura per prolungare il piacere, per dilatare l'agonia e avvicinare la tentazione irresistibile di allontanarlo per costringermi a portarlo dentro più a lungo.

    ha scritto il 

  • 4

    La mia giusta valutazione in stelline è di 3/5.
    Un libro intenso, di un certo spessore anche se a tratti lento per non dire (pesante!). Non avendo avuto studi classici mi sono soffermata più sulla per ...continua

    La mia giusta valutazione in stelline è di 3/5.
    Un libro intenso, di un certo spessore anche se a tratti lento per non dire (pesante!). Non avendo avuto studi classici mi sono soffermata più sulla persona che sul personaggio, scorgendo nella filosofia dei tratti psicologici. Fermo-restando che questa è una biografia romanzata seppur con contenuti storici.
    Il libro inizia col pensiero psico-filosofico sulla morte che permette di ripercorre a ritroso tutte le virtù considerate tali da Adriano (scardinandosi per tutto il testo) e si conclude con la morte quasi agognata e pregata dal suicidio ma alla quale poi si chiede un ultimo istante "... Guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più.. Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti..." .
    Il "sogno" che lo distrae e gli permette di compiere questo ultimo sacrificio del sopportare un corpo ormai quasi in decomposizione, lui che aveva già nel II secolo concesso il suicidio. Contento della ricongiunzione con Plotina e Antinoo rimpiange della vita solo la perdita del controllo dei sensi e dell'adattamento della ragione umana tra sogno e realtà.
    Se la mia osservazione si sofferma solo su un aspetto puramente psicologico della persona, avendo parlato di Thanatos adesso voglio congiungere il mio pensiero su Eros.
    Adriano, sposato con una moglie con la quale si detesta, palesa la sua omosessualità che non viene ostacolata da questa figura femminile frigida ed austera, purchè non le si tocchino gli agi,; donna che non gli diede figli e dei quali Adriano non piange perchè fermamente convinto che non si viene succeduti dal sangue ma da uomini che hanno le nostre stesse virtù.
    Adriano ebbe una lunga storia d'amore con tale Antinoo, molto più giovane di lui, un servo che come tale si sottomise a lui con amorevole devozione fino al suicidio. L'imperatore amò perdutamente questo fragile servo, nonostante ebbe altre storie, lo consacrò nella morte con il rito egiziano dell'imbalsamazione per non vederlo imputridire nella terra o per non far disperdere col fuoco le sue ceneri. Un'amore puro e passionale, vero e che come tale configura la tragedia.

    ha scritto il 

  • 5

    14° lettura condivisa di SALERNO CHE LEGGE

    Il vestito che è stato cucito addosso a questo romanzo, non rende giustizia al valore intrinseco dell'opera. A mio avviso non è un romanzo storico, non soltanto, non soprattutto. Ci si immerge negli a ...continua

    Il vestito che è stato cucito addosso a questo romanzo, non rende giustizia al valore intrinseco dell'opera. A mio avviso non è un romanzo storico, non soltanto, non soprattutto. Ci si immerge negli abissi di una idea del mondo, la visione di un uomo affascinato ed incuriosito dall'arte, drogato dalla bellezza, invaghito di una moralità percepita come superiore. L'elencazione storica di nomi, città, battaglie vinte e perse, sbiadisce al confronto di una scrittura incantata che calca la feroce nobiltà di un uomo in possesso della bellezza, che vuole comunicarla agli altri ed ai posteri. Le origini della civiltà occidentale, la grecità che tanto cara era ad Adriano, rivivono e continuano a dare indicazioni su cosa sia eroico, giusto, valoroso, doloroso. L'assenza del pensiero Nietzchiano permette il fluire di una egoistica e mirabolante visione moralizzante su ciò che è bello, nobile, giusto, feroce. Si tratta di un viaggio tra parole bellissime, confessioni alte, amore carnale e divino. Capolavoro.

    ha scritto il 

  • 3

    Ottimo romanzo storico

    Non di certo una lettura per persone impazienti: essendo molto pieno e quasi senza sosta (dentro i capitoli) va sfogliato con ponderazione.
    Certamente, chi ha già una cultura romana (in particolare de ...continua

    Non di certo una lettura per persone impazienti: essendo molto pieno e quasi senza sosta (dentro i capitoli) va sfogliato con ponderazione.
    Certamente, chi ha già una cultura romana (in particolare del periodo raccontato) lo comprenderà ancora meglio, ma, in ogni modo, si presta a chiunque.
    3 stelle tonde (anche qualcosa in più meriterebbe)

    ha scritto il 

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