Memorie di Adriano

Di

Editore: Einaudi

4.3
(8882)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 354 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Giapponese , Portoghese , Catalano , Olandese , Turco

Isbn-10: A000024908 | Isbn-13: 9788806174088 | Data di pubblicazione:  | Edizione 8

Traduttore: Lidia Storoni Mazzolani

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Il capolavoro di Marguerite Yourcenar unisce al cesello perfetto della ricostruzione storica il coraggio di presentare a tutto tondo un grand'uomo, l'altezza del suo pensiero, la disponibilità intellettuale, le intuizioni profetiche, donandoci non già un saggio erudito, ma un libro dei giorni nostri, e dei giorni a venire. Perché, come ha scritto la Yourcenar, «non siamo i soli a guardare in faccia un avvenire inesorabile». I taccuini di appunti dell'autrice (annotazioni di studio, lampi di autobiografia, ricordi, vicissitudini della scrittura) perfezionano la conoscenza di un'opera che fu pensata, composta, smarrita, corretta per quasi un trentennio. La nota della traduttrice, Lidia Storoni Mazzolani, ci regala la storia di un'amicizia nata lavorando insieme alla versione italiana.
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  • 3

    Dentro questo libro ho camminato con fatica, come quando si cammina sulla sabbia o dentro l’acqua. Le gambe paiono più pesanti ad ogni passo.
    Lo stile della Yourcenar è sontuoso, drappeggiatissimo, s ...continua

    Dentro questo libro ho camminato con fatica, come quando si cammina sulla sabbia o dentro l’acqua. Le gambe paiono più pesanti ad ogni passo.
    Lo stile della Yourcenar è sontuoso, drappeggiatissimo, si sente che s’è presa cura di tutte le parole che ha scelto, che ha accarezzato ognuna di loro, sì.
    Però a me son parse fredde; non mi hanno catturata queste memorie sebbene, in alcuni passi, mi abbiano illuminata.
    Mi sento incommensurabilmente limitata, mi dico : “ ma come è possibile? Un capolavoro osannato in lungo e in largo; è evidente, c’è qualcosa che non ha funzionato in te.” Forse c’è un momento giusto di vita per incontrare certi autori e questo, semplicemente, non era il mio.
    Però “mi puzza” di consolazione autoindulgente.
    Ma perché poi dovrebbe piacermi a tutti i costi? Perché non potrebbe semplicemente essere che non incontra le mie inclinazioni, che non mi piace?
    Quale che sia la risposta che verrà; al momento mi sento svuotata e fiacca.

    ha scritto il 

  • 4

    Apro il libro e chiudo gli occhi.
    L’erba scricchiola sotto la schiena, il prato è soffice come un cuscino, fresco come lenzuola pulite. Questa calda luce secca le labbra e incendia le palpebre. È il s ...continua

    Apro il libro e chiudo gli occhi.
    L’erba scricchiola sotto la schiena, il prato è soffice come un cuscino, fresco come lenzuola pulite. Questa calda luce secca le labbra e incendia le palpebre. È il sole di Roma, o forse della Palestina. Chissà.
    Moscerini d’oro e d’aria ronzano fiabe allegre e cruente. Mi giro sul fianco e rimbocco l’ombra traforata di un ulivo ateniese, o forse iberico. Chissà.
    Parole ciongottano, fluiscono pacate, mormora il ruscello qui accanto. È la voce di Adriano, o forse della Yourcenar. Chissà. Illusioni tanto perfette non vanno interrogate. Vietato toccare il cilindro del prestigiatore.
    Parole scintillano come fianchi di trote in amore, fanno musica irregolare, un soave canticchiare, sgorgano dalla sorgente lì su, dove si perde lo sguardo, tra le nubi di bambagia del primo secolo discendono fino a noi, o forse no. Chissà. Nelle mani a coppa me le porto alle labbra, tra le dita fuggono e non me ne accorgo. Dissetarsi così richiede un bel po’.
    Forse non sono tipo da sostare a lungo in questi campi elisi. Forse mi metterò su quella roccia muschiosa lì su a fissare la violacea nuvolaglia all’orizzonte, che lontana impreca, ruggisce meraviglie e promette terrori. Aspetterò impaziente che venga a sferzarmi di aculei lo scalpo. Forse sono più tipo da tempeste. O forse no. Chissà.

    ha scritto il 

  • 5

    "Ero dio, semplicemente, perché ero uomo"

    "Quei saggi si affannavano a trovare il loro dio al di là dell'oceano di forme, a ridurlo a quella qualità di unico, intangibile, incorporeo a cui egli ha rinunciato il giorno che ha voluto essere l'u ...continua

    "Quei saggi si affannavano a trovare il loro dio al di là dell'oceano di forme, a ridurlo a quella qualità di unico, intangibile, incorporeo a cui egli ha rinunciato il giorno che ha voluto essere l'universo. Io intuivo diversi i miei rapporti col divino. ...Ero dio, semplicemente, perché ero uomo..."
    Un bellissimo viaggio nella vita di un grande imperatore, quando ancora l'uomo era al centro del mondo.

    ha scritto il 

  • 4

    "Qualunque felicità è un capolavoro."

    E' stato un lento evolversi dei fatti, quello raccontato da Marguerite Yourcenar.
    In fin dei conti si ripercorre la vita di un imperatore, che parte dall'ambizione di un giovane ufficiale e passa attr ...continua

    E' stato un lento evolversi dei fatti, quello raccontato da Marguerite Yourcenar.
    In fin dei conti si ripercorre la vita di un imperatore, che parte dall'ambizione di un giovane ufficiale e passa attraverso i suoi innumerevoli successi sul campo di battaglia e le sue doti di amministratore di un regno interno fino ad accarezzare ciò che amava - piaceri come la caccia, la poesia, il cibo, la sua Atene e la passione per il bell'Antinoo - per poi concludersi con l'immagine di un uomo anziano e malato.
    La scrittrice ha uno stile narrativo parecchio ricercato, ricco, che non stona con il soggetto trattato ma che, a mio parere, risulta pesante se non intervallato con una lettura meno ambiziosa.
    Detto questo, è giusto dare merito anche ai punti di forza di questo libro: oltre all'esattezza storica, che è sempre apprezzabile e mai scontata, ho trovato a dir poco meravigliose le descrizioni dei luoghi in cui la vicenda si sviluppa.
    I paesaggi prendono vita sulle pagine, ogni dettaglio curato con precisione e maestria da una penna sapiente e che ti invoglia a partire alla volta di quelle grandi città.
    Chapeau.

    ha scritto il 

  • 4

    un uomo quasi saggio

    riletto dopo oltre trent'anni l'ho trovato meno appassionante, mi interessavano le scelte da governante e le sue capacità di ammministratore, non solo la passione per il giovane amante. La vita ci avv ...continua

    riletto dopo oltre trent'anni l'ho trovato meno appassionante, mi interessavano le scelte da governante e le sue capacità di ammministratore, non solo la passione per il giovane amante. La vita ci avverte che la strada da percorrere si abbrevia, la morte non ci spaventa ma invita a riflettere sulle uniche cose che già conosciamo: quelle del passato. E stamani poco dopo averlo finito, mentre pensavo alla mia, di vita, ho avuto la notizia della morte di una persona cara: succede.

    ha scritto il 

  • 4

    “Tutte le teorie sull’immortalità m’ispirano diffidenza: il sistema delle retribuzioni e delle pene lascia freddo un giudice consapevole della difficoltà d’un giudizio. D’altra parte, mi accade altres ...continua

    “Tutte le teorie sull’immortalità m’ispirano diffidenza: il sistema delle retribuzioni e delle pene lascia freddo un giudice consapevole della difficoltà d’un giudizio. D’altra parte, mi accade altresì di trovar troppo banale la soluzione opposta, il puro nulla, il vuoto ove risuona la risata d’Epicuro”.
    Direi che questo passo mostra in modo significativo la complessa personalità dell’imperatore Adriano, quello che ho conosciuto attraverso la mente, il cuore, e la penna di Marguerite Yourcenar. Un uomo attento a qualunque forma di cultura religiosa che offra un antidoto alle sofferenze umane, sempre in bilico tra la ricerca dell’eterno e la consapevolezza che l‘esistente sia soltanto quello che si manifesta ai sensi. La narrazione della scrittrice risulta molto dettagliata, e grazie ai tantissimi aneddoti raccolti dall’imperatore nelle sue memorie, sono riuscito ad immergermi anche nel clima politico-culturale del periodo storico in cui egli ha vissuto. Soprattutto per quello che riguarda la ricostruzione storica, dunque, si tratta di un’opera davvero notevole, frutto di anni di studio, ma anche di tanta passione. Più volte, però, durante la mia lettura, che per alcune ragioni (esterne al romanzo) è stata molto discontinua, ho ritenuto che le descrizioni di alcune vicende fossero un po’ troppo didascaliche, oppure in altri casi mi è capitato di non riuscire più a sentire quel legame tra il personaggio reale e i suoi pensieri; come se le parole della lettera non fossero altro che un mero elenco di fatti, distaccate da quel coinvolgimento emotivo che ogni lettera personale contiene. Ma questo resta un appunto personale che non tocca il mio generale apprezzamento per il romanzo, il cui filo conduttore ruota intorno alla ricerca dell’idea platonica di bellezza, unico culto al quale Adriano sembra aver, effettivamente, consacrato ogni aspetto della sua vita personale, sociale e politica. Da sempre sensibile al fascino di Atene, sede della sua formazione umanistica, egli unisce al pragmatismo politico di origine romanistica i valori della cultura greca. Se la vita condanna l’uomo alla morte e, come afferma Eraclito, “tutto scorre” inesorabilmente verso la fine ed il cambiamento continuo, il sogno di Adriano, invece, è quello di opporsi al “panta rei” rivestendo di eternità le sue gesta politiche e i suoi affetti. La riflessione sulla morte, intesa come concetto che comprende non solo il processo di decadenza fisica, ma anche quello di decadenza morale, è un tema che coinvolge l’intero spirito dell’opera, ma la parte più significativa e profonda riguarda, senza dubbio, la descrizione del rapporto affettivo tra Adriano ed il giovane Antinoo. Attraverso i ricordi dell’imperatore la Yourcenar riesce in modo magistrale a mostrare la vera natura del rapporto d’amore maschile tra l’adulto e il giovane nel mondo antico. La relazione tra Adriano e Antinoo si lega perfettamente ai canoni classici della relazione tra educatore e allievo che ha origine nella cultura greca, un eros basato sul desiderio di formare culturalmente l’amato, di contemplarne la bellezza fisica, e di indirizzarlo anche verso quella morale. Forse il capitolo sulla morte di Antinoo e quelli successivi che raccontano il passaggio del giovane da uomo a dio, restano tra le più belle cose che siano mai state scritte in letteratura. Far erigere alla sua memoria sculture di pietra inalterabili nel tempo, dedicargli una città, dar vita ad un nuovo culto religioso in suo onore, rappresentano il tentativo di donare all’amante scomparso una possibilità di vita eterna. Ciò ribadisce, dunque, il solido legame tra l’imperatore e la cultura umanistica. E' la ricerca della bellezza il segno più tangibile del suo passaggio su questa terra.

    ha scritto il 

  • 3

    «Quando gli Dèi non c'erano già più, ma Cristo non era ancora apparso...»

    Memorie di Adriano è un romanzo francese della scrittrice Marguerite Yourcenar pubblicato per la prima volta nel 1951, premiato con il Prix des Critiques.
    Il libro è organizzato in 6 parti, tra cui un ...continua

    Memorie di Adriano è un romanzo francese della scrittrice Marguerite Yourcenar pubblicato per la prima volta nel 1951, premiato con il Prix des Critiques.
    Il libro è organizzato in 6 parti, tra cui un prologo ed un epilogo: prende la forma di una lunga epistola indirizzata dall'anziano e malato imperatore al giovane amico Marco Aurelio, allora diciassettenne e che poco dopo diverrà suo nipote adottivo nonché successore al trono.
    Il libro descrive la storia di Publio Elio Traiano Adriano, l'imperatore romano del II secolo, immedesimandosi nella figura di questo in un modo del tutto nuovo ed originale: infatti immagina di fare scrivere ad Adriano una lunga lettera nella quale parla della sua vita pubblica e privata. L'imperatore si trova così a riflettere sui trionfi militari conseguiti, sul proprio amore nei confronti della poesia, della musica e della filosofia, della sua passione verso il giovanissimo amante Antinoo.

    «Sappiamo qual è il centro che per decenni venne considerato il fulcro essenziale delle Memorie di Adriano: il giovane e bellissimo Antinoo e la felicità dei sensi, l'amore e il passaggio dall'appagamento alla stanchezza, il suicidio rituale di Antinoo e la conseguente disperazione dell'imperatore, la divinizzazione dell'amato, l'incolmabile vuoto. Eppure nelle Memorie di Adriano non era certo una storia d'amore il fine dell'autrice, concentrata nel rappresentare la vita del principe condottiero e la finale e continua introspezione. Lei stessa aveva detto: prendere questa esperienza esemplare, grandiosa e umana, e farla giudicare a lui stesso al termine della vita, malato, morente. Il punto di vista era quello della morte. Non solo la morte di Adriano imperatore, ma anche quella che aveva regnato sovrana in Europa e aveva accompagnato la durata e la conclusione di altri imperi.
    Non a caso l'opera esce all'inizio della seconda metà del Novecento, negli anni subito posteriori a una guerra che sconvolse il mondo, e in filigrana oggi si può ritrovare e ripensare la complessa tematica che ha avvolto la struttura del romanzo prima e dopo quei fertilissimi decenni e che si ritrova in un precipitato paradigmatico proprio qui. Marguerite Yourcenar, nelle sue opere piú importanti, si è sempre inserita tra gli scrittori esemplari del suo tempo, con risultati che potremmo chiamare simbolici. È certo possibile, anzi legittimo concludere che ci troviamo davanti a un tentativo, forse tra i piú concentrati ed estremi, di narrazione esperienziale, e quindi di meditazione interiore spirituale e filosofica».

    Ho preferito altri libri dell’autrice, onestamente, anche se questo è il suo più famoso. Ha il pregio di una ricerca estenuante (di cui si leggerà al seguito nel Taccuino), di un’evoluzione del personaggio ammirevole, di un amore lieve, morbido ma, potente, che trarrà da una morte prematura il culto dell’adorazione, del divino quasi come se l’amore elevato in una dimensione pubblica accrescesse, e non avesse fine.

    “L’anima non è dunque che l’espressione suprema del corpo, fragile manifestazione della pena e del piacere di vivere? O, al contrario, è più antica di questo corpo modellato a sua immagine, e che, bene o male, le serve momentaneamente di strumento? La si può richiamare all’interno della carne, si può ristabilire tra l’una e l’altra quell’intimo legame, quella combustione che chiamiamo vita? Se le anime possiedono una loro identità propria, possono scambiarsi, andare da un essere a un altro, come la parte d’un frutto, come un sorso di vino che due amanti si passano in un bacio?”.

    Ho saputo anche che Albertazzi ne ha tratto un film storico/documentario, che sicuramente guarderò con piacere! Qui il trailer: https://vimeo.com/110665116

    ha scritto il 

  • 5

    libro sicuramente da rileggere e fermarsi per cercare e approfondire i personaggi che gravitano all'interno della narrazione con scrittura veramente notevole e appassionante.

    ha scritto il 

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