Mendel dei libri

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca minima, 23)

4.1
(968)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 53 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 884592274X | Isbn-13: 9788845922749 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ada Vigliani

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
La storia di un uomo che forse non ha letto tutti i libri, ma che tutti li conosce. Il sovrano di un mondo parallelo - un mondo di carta.
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  • 4

    Mendel dei libri - Stefan Zweig 4 stelle spirituali

    «Vengo con te da Mendel» mi promise. «È uno che sa tutto e ti procura tutto, uno che riesce a scovarti il libro più strano nella più sperduta libreria antiquaria che ci sia in Germania. L’uomo più in ...continua

    «Vengo con te da Mendel» mi promise. «È uno che sa tutto e ti procura tutto, uno che riesce a scovarti il libro più strano nella più sperduta libreria antiquaria che ci sia in Germania. L’uomo più in gamba di Vienna, e non solo, anche un originale, un preistorico biblio-sauro di una razza ormai in via d’estinzione».

    "E gli esperti di libri conoscevano tutti Jakob Mendel".

    "...era arrivato a Vienna per studiare da rabbino; ma ben presto aveva abbandonato quel severo Dio unico che era Yahveh per consacrarsi al rutilante e sfaccettato politeismo dei libri".

    Ecco, per me, quest'ultima frase ha qualcosa che rassomiglia al mio amore per i libri. Non possiedono la verità (e chi la possiede se non un pazzo o dio in persona, a conoscerlo... e si sarebbe forse pazzi, a conoscerlo?). Ma i libri ci possono ragionare sopra. E pare poco?

    ha scritto il 

  • 5

    “A che scopo vivere,quando il vento stesso che ci sospinge spazza via anche l’ultima traccia del passo appena compiuto?”

    Molto suggestiva, preziosa e delicata questa bella favola raccontata da Stefan Zweig che per certi aspetti assume anche una valenza autobiografica.
    Il personaggio di Mendel rievoca, con la sua memoria ...continua

    Molto suggestiva, preziosa e delicata questa bella favola raccontata da Stefan Zweig che per certi aspetti assume anche una valenza autobiografica.
    Il personaggio di Mendel rievoca, con la sua memoria straordinaria, riferita solo alla catalogazione e non al contenuto, la morale, costante nella storia, che non solo tutto il sapere del mondo è custodito nei libri, ma importante è anche conservarli bene e serbarne memoria, pena l’oblio che in poco tempo rischierebbe di cancellare tutto, questo anche alla luce del grande impegno che molte dittature, e anche qualche regime più illuminato, hanno avuto nell’indicare nel contenuto di molti libri il peggior nemico dei loro sistemi politici.
    La composta figura di Mendel nella sua completa estraneità alle vicende che si svolgono intorno a lui vuole sottolineare la sacralità della lettura e del libro come veicolo di diffusione del sapere in cui è rappresentata tutta la storia dell’umanità.
    Un immenso patrimonio di cui sempre gli uomini sono responsabili: nel bene, quando sono impegnati a salvarlo e custodirlo; nel male, quando distruggono e cancellano identità secolari nei libri in cui sono custodite.
    Nel racconto il male è appunto costituito da persone che credono di vedere cose che nella realtà non hanno ragion d’essere e che purtroppo saranno la rovina di Mendel dei libri che dopo il loro incontro non ricorderà più nulla scivolando fatalmente verso una tragica fine.
    Rovinosa metafora di quello che sono capaci di fare gli uomini quando sono consapevoli di quello che fanno, ma ancora peggio quando agiscono spinti soltanto dalla più cieca ignoranza…

    ha scritto il 

  • 4

    "Mendel non era più Mendel, come il mondo non era più il mondo."

    Il racconto è stato scritto da Zweig nel 1929. Il protagonista del racconto, Jacob Mendel, è un ebreo devoto, amante dei libri, cittadino del mondo che, ignorando il fatto che intorno a lui sia in att ...continua

    Il racconto è stato scritto da Zweig nel 1929. Il protagonista del racconto, Jacob Mendel, è un ebreo devoto, amante dei libri, cittadino del mondo che, ignorando il fatto che intorno a lui sia in atto la prima guerra mondiale, mantiene i contatti con i suoi fornitori libreschi francesi e inglesi per il tramite di cartoline.

    Per lui nulla importa se non i libri e la passione che nutre per essi. E il gesto della lettura. Sacro.

    "Perché lui leggeva come altri pregano, come i giocatori giocano e gli ubriachi tengono lo sguardo fisso nel vuoto, storditi; il suo rapimento quando leggeva era così commovente che, da allora, il modo in cui gli altri leggono mi è sempre parso profano."

    Tomi, volumi. Un catalogo enciclopedico vivente che con straordinaria memoria è in grado di ricordare, delle diverse edizioni, costi, copertine, dimensioni e caratteristiche della carta.

    Poi. Il mondo che cambia. La censura. I controlli. La polizia. Non si capisce. Non si comprende come possa esistere un uomo cui non può 'fregar di meno' di ciò che sta avvenendo intorno a lui. Un mondo che non può ammettere eccezioni. Un mondo in cui non c'è spazio per i libri e la cultura. Un mondo fatto di interessi economici, un mondo abitato da sentimenti di intolleranza verso la diversità.

    "Innanzitutto perché l’unicità diventa ogni giorno più preziosa in questo nostro mondo che irrimediabilmente va facendosi sempre più uniforme."

    Schiacciato. Umiliato. Incarcerato. Ma, soprattutto, impossibilitato a leggere.

    "gli occhiali caddero a terra con un tintinnio, e il suo magico telescopio per contemplare il mondo dello spirito andò in frantumi"

    Impossibile non immedesimarsi nella disperazione di Mendel nel mentre di quegli occhiali che cadono.

    È qui ritrovo appieno lo Zweig de "Il mondo di ieri". Deluso e amareggiato dal degrado della civiltà mittleuropea dopo la prima guerra mondiale.

    Ecco. Prodromi di un degrado.

    ha scritto il 

  • 5

    Il narratore di questo racconto, di cui non conosciamo nemmeno il nome, si rifugia per ripararsi da una fitta pioggia, in uno qualsiasi dei numerosi caffè di Vienna. Ma, una volta guardatosi attorno c ...continua

    Il narratore di questo racconto, di cui non conosciamo nemmeno il nome, si rifugia per ripararsi da una fitta pioggia, in uno qualsiasi dei numerosi caffè di Vienna. Ma, una volta guardatosi attorno con più attenzione, capisce di ritrovarsi in un ambiente familiare.

    Dalla fitta nebbia dei ricordi emerge una figura seduta ad un tavolino, talmente concentrato nella lettura, da non rendersi conto di ciò che gli accade intorno.

    Il nome di quell’uomo era Jacob Mendel, un ebreo russo che era riuscito a varcare clandestinamente la frontiera, a rifugiarsi nella città di Vienna, dove si era stabilito. Ed era proprio in quel caffè che Mendel trascorreva le sue giornate a leggere; non aveva letto tutti i libri pubblicati, ma sicuramente conosceva tutti i titoli ed era in grado di procurarsi qualunque testo gli fosse richiesto.

    E questa era, infatti, la sua attività: un piccolo commercio di libri da cui ricavava il necessario per sopravvivere.

    Come già ho detto, quando Mendel era intento nella lettura, non si accorgeva di niente e di nessuno…e non si accorse nemmeno dello scoppio della 1° guerra mondiale.

    E’ in quell’occasione, a causa dell’intercettazione di sue lettere indirizzate a persone residenti in paesi nemici che l’uomo viene prelevato dalle autorità e rinchiuso in un carcere. Quando ne uscirà, non sarà più la stessa persona!

    I racconti di Zweig sono sempre eccezionali, già ti conquistano solo con il modo che ha di scrivere! Poi aggiungiamo a ciò anche i personaggi, così ben descritti nell’aspetto e nella personalità, e le storie diventano dei piccoli gioielli della letteratura.

    Credo di aver detto tutto in due righe

    ha scritto il 

  • 3

    Este pequeño relato, escrito por Stefan Zweig, que apenas alcanza las 60 páginas, es toda una delicia narrativa.

    Es el segundo libro del autor que leo. El lenguaje es claro y sencillo, aunque no exent ...continua

    Este pequeño relato, escrito por Stefan Zweig, que apenas alcanza las 60 páginas, es toda una delicia narrativa.

    Es el segundo libro del autor que leo. El lenguaje es claro y sencillo, aunque no exento de belleza o lirismo. Sigue sorprendiéndome la enorme capacidad de Zwieg para describir emociones, que junto con un gran conocimiento de la psicología humana hacen de este pequeño libro una invitación a la reflexión sobre la discriminación en la Europa del siglo XIX.

    La historia es bastante simple. A través de un narrador omnisciente, se nos describe, aunque de forma muy ligera, la vida de Jacob Mendel, personaje estrafalario, querido en el café Gluck, donde prácticamente vive, que tiene una memoria portentosa. Sus únicas obsesión, leer y memorizar catálogos, le hace ser muy apreciado por los coleccionistas de libros antiguos, negocio del que vive bastante bien. Pero por contra, la excesiva concentración que pone en sus únicas actividades diarias, le aparta de la realidad hasta tal punto que le llevará al desastre.

    La novela aumenta en interés según vas leyendo, de forma que cuando ya estas completamente atrapado concluye. El final es previsible y correcto, aunque genera una gran tristeza y estupor por la historia de este individuo.

    En suma, Mendel el de los libros, es una obra magníficamente escrita que se lee sin ningún esfuerzo y que recompensa con una historia singular.

    ha scritto il 

  • 3

    In un mondo di carta...

    Sempre un piacere ritrovare lo stile di Zweig e le sue storie, a metà tra l'aneddoto e il simbolico.
    "Mendel dei libri" mi ha riconfermato ciò che pensavo di Zweig dopo aver letto altri suoi racconti ...continua

    Sempre un piacere ritrovare lo stile di Zweig e le sue storie, a metà tra l'aneddoto e il simbolico.
    "Mendel dei libri" mi ha riconfermato ciò che pensavo di Zweig dopo aver letto altri suoi racconti ( "Paura", "Novella degli scacchi" e "Lettera a una sconosciuta", precisamente): è un autore che possiede il dono della sintesi intesa come "centrifuga letteraria", toglie il superfluo dalle sue storie conservandone l'essenza.
    È un libretto brevissimo, una cinquantina di pagine che scivolano via in pochissimo tempo, quasi come una storia della buonanotte.
    La vicenda, al solito, è molto semplice: il narratore, di ritorno a Vienna dopo un viaggio, entra al vecchio caffè Gluck ( oramai ristrutturato), luogo in cui ha conosciuto l'eccentrico Mendel, un cultore dei libri che non faceva altro che leggere tutto il giorno, seduto ad un tavolino riservato a lui solo.
    Ma adesso Mendel non è più a quel tavolo e il narratore si domanda cosa gli sia potuto accadere. Il racconto, a tratti struggente, è presto fatto: la guerra, il più grande simbolo della stupidità umana, è riuscita ( e non vi dico come) a distruggere il mondo di carta e inchiostro in cui Mendel si era rifugiato, innamorandosene sempre più.
    Un racconto che fa riflettere soprattutto sul tema della memoria e sulla stupidità della guerra e, soprattutto, sul potere salvifico dell'oggetto-libro.
    Vi lascio con una citazione:

    "I libri si fanno solo per legarsi agli uomini al di là del nostro breve respiro e difendersi così dall'inesorabile avversario di ogni vita: la caducità e l'oblio."

    ha scritto il 

  • 5

    Patologico ma delizioso ed entusiasmante

    Certo, il protagonista è un po' svitato, ma lo stile di Zweig è delizioso come sempre, e la patologia del protagonista è un po'... entusiasmante.

    Terza lettura, così per piacevolezza, come riascoltare ...continua

    Certo, il protagonista è un po' svitato, ma lo stile di Zweig è delizioso come sempre, e la patologia del protagonista è un po'... entusiasmante.

    Terza lettura, così per piacevolezza, come riascoltare da piccoli una breve favola.

    PS: la scusa è stata che fra un po' faremo un incontro fra amici lettori su "il racconto breve" e quindi porterò anche questo qui

    ha scritto il 

  • 5

    "Io che avrei dovuto sapere che i libri si fanno solo per legarsi agli uomini,

    al di là del nostro breve respiro e difendersi così dall’inesorabile avversario di ogni vita: la caducità e l’oblio." ...continua

    "Io che avrei dovuto sapere che i libri si fanno solo per legarsi agli uomini,

    al di là del nostro breve respiro e difendersi così dall’inesorabile avversario di ogni vita: la caducità e l’oblio."

    ha scritto il 

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