Meridiano di sangue

o Rosso di sera nel West

Di

Editore: Einaudi (ET. Letteratura 543)

4.1
(1415)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 343 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Giapponese , Polacco , Ceco , Svedese

Isbn-10: 8806149393 | Isbn-13: 9788806149390 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Raul Montanari

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
A metà Ottocento, al confine tra Messico e Stati Uniti, una banda di killers professionisti annienta tutto quello che trova sul suo cammino. Un ragazzo del Tennessee, fuggito di casa, si unisce a una banda di cacciatori di scalpi. La banda ha un regolare contratto per sterminare gli Apaches e lascia dietro di sé una scia di sangue che sembra apparire all'orizzonte come un tramonto infuocato. Fino a quando i massacri diventano imbarazzanti per quelli stessi che li avevano commissionati. Trent'anni dopo l'uomo del Tennesee che da ragazzo aveva attraversato il "meridiano di sangue", ritroverà il giudice Holden, uno della banda, chiamato a leggere la sua ultima, definitiva sentenza.
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  • 3

    "Gli enormi portali intagliati e decorati a pannelli pendevano dai cardini e una Vergine di pietra scolpita teneva fra le braccia il Bambino decapitato."

    Conoscevo McCartuy solo nominalmente come autore di Non è un paese per vecchi, per il film omonimo ovviamente. Questo libro mi è stato caldamente consigliato e pure prestato da un amico di lettura, ch ...continua

    Conoscevo McCartuy solo nominalmente come autore di Non è un paese per vecchi, per il film omonimo ovviamente. Questo libro mi è stato caldamente consigliato e pure prestato da un amico di lettura, che lo ha decantato il decantabile sostenendo inoltre che ero l'unica tra i suoi amici a poterselo permettere.
    Non è un libro per tutti, quindi, direi parafrasando il titolo precedente.
    Ma, e mi dispiace soprattutto per l'amico, temo non sia nemmeno il romanzo per me.
    Intendiamoci: ha una scrittura che definirla ipnotica sarebbe poco, e che mi ha portata a spingermi ben altre alla metà delle pagine ed a paventarne l'abbandono -tanto che ancora non sono sicurissima, forse lo terminerò pure.
    Leggere questo romanzo è sostanzialmente un piacere, perchè come dicevo la scrittura è semplicemente maestosa, al punto che la semplice lettura alla fine ti sazia e ti rende soddisfatto per il fatto in se' stesso. Ma quando alla fine ripensi a cosa stai leggendo, o semplicemente o a quale punto della narrazione sei arrivato capisci che non esiste concretamente una trama.
    Esiste solo un susseguirsi di eventi e più o meno cruente ed invereconde vicende, che pare mirino solo ed unicamente a mettere in luce la natura ferina dell'uomo e la sua cattiveria di base.
    Oltre a questa mancanza di trama, io ho trovato gravemente deficitari pure i personaggi: sul cosiddetto "ragazzo", il protagonista, non vengono spese che poche parole. Quello che emerge in qualche modo è il giodice Holden. ma anche in questo caso la sua unica funzione è di dover essere un uomo di cultura per dimostrare a noi che nemmeno la cultura e la conoscenza potranno mai rappresentare o porre un limite alla cattiveria ed alla violenza dell'uomo.
    Ultima cosa, ma non per rilevanza, la "sporcizia" del libro. Voglio dire, occhei che il selvaggio west si distingueva evidentemente per attività violente quant'altre mai, ma il fatto che tutto questo sia VISSUTO -non sopportato- come normalità e nessuna bestialità riesca a suscitare il minimo disgusto o reazione.
    In conclusione, ripeto, non è decisamente un libro per tutti: io personalmente non lo consiglierei proprio.

    ha scritto il 

  • 2

    Niente.... ho trovato irritantissimo lo stile di scrittura. Dopo un po' non riuscivo più a concentrami sul contenuto. Non so se in originale possa esser diverso, ma ne dubito.

    ha scritto il 

  • 0

    "È il mistero del Male e della violenza la grande ossessione di McCarthy", dice la quarta di copertina, e in effetti lo scrittore statunitense non ci nasconde nulla, in quanto a massacri e scotennamen ...continua

    "È il mistero del Male e della violenza la grande ossessione di McCarthy", dice la quarta di copertina, e in effetti lo scrittore statunitense non ci nasconde nulla, in quanto a massacri e scotennamenti. Ma in questo libro c'è anche altro. La descrizione a tratti epica e onirica del paesaggio in una zona del mondo che nel 1850, anno in cui si svolge la vicenda, era ancora selvaggia e crudele. Ci sono i ritratti dei vari personaggi, dipinti in modo realistico, tanto che ti senti addosso lo sguardo implacabile di Glanton o ti sembra di avere davanti il viso impenetrabile e cotto dal sole di un indigeno. È un libro scritto bene, forse la trama è un po' fiacca, si potrebbe addirittura dire che non c'è una trama, ma solo la cronaca delle gesta di una banda di cacciatori di scalpi. Alla fine Il giudice vince su tutto, sugli indiani, sul deserto, sul Male e - si dice - anche sulla morte. Non avevo mai letto Cormac McCarthy e lo leggerò ancora, al momento Faulkner è lontano.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Calati in una Natura immane e terrificante, la spietata compagnia di miserabili tagliagole di cui fa parte anche il “ragazzo”, stride con l'abominevole figura del giudice Holden. La sua enorme cultura ...continua

    Calati in una Natura immane e terrificante, la spietata compagnia di miserabili tagliagole di cui fa parte anche il “ragazzo”, stride con l'abominevole figura del giudice Holden. La sua enorme cultura e conoscenza filosofica della vita, fa intuire come non ci possa essere limite e ragione alla violenza del genere umano.

    ha scritto il 

  • 3

    Western alternativo

    Non è facile dare un parere a questo libro. Quello che mi ha affascinato è lo stile di McCarty, l'avevo già apprezzato con "Non è un paese per vecchi" e anche in questo romanzo non manca di stupirmi. ...continua

    Non è facile dare un parere a questo libro. Quello che mi ha affascinato è lo stile di McCarty, l'avevo già apprezzato con "Non è un paese per vecchi" e anche in questo romanzo non manca di stupirmi. Grande accuratezza di termini e stile secco. Un piacere da leggere. Poi però la storia di questa banda di cacciatori di scalpi diventa monotona e i personaggi si fondono senza appassionare. C'è il giudice, c'è lo spretato, c'è il ragazzo. Tutti interessanti, ma nessuno che prenda il pallino della storia e riesca ad affondarmi come lettore.
    La trama è un insieme di scene, belle e potenti, ma che non procedono come una storia e alla lunga mi hanno anche stancato. L'ambientazione è crudele, sicuramente la parte migliore del romanzo, con i messicani e gli indiani e competere in efferatezze con i nostri cacciatori di scalpi.
    Bello...ma non fino in fondo

    ha scritto il 

  • 2

    Ciclicamente ciclico

    Bell'esercizio di scrittura ma troppo fine a se stesso. Libro ciclico, che continua a ripetersi nelle sue vicende senza mai sorprendere lo spettatore. Nn do 1 stellaPerché in realtà se fosse meno piat ...continua

    Bell'esercizio di scrittura ma troppo fine a se stesso. Libro ciclico, che continua a ripetersi nelle sue vicende senza mai sorprendere lo spettatore. Nn do 1 stellaPerché in realtà se fosse meno piatto sarebbe un bel libro ed anche per la maestria totale di McCarthy nel descrivere paesaggi che sembrano dipinti davanti ai propri occhi.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Il libro non è quello che ci si aspetterebbe da un autore così à la page: è molto lungo, certamente non a tesi, fitto di episodi e particolari, quasi privo di una sintassi e di una struttura narrativa ...continua

    Il libro non è quello che ci si aspetterebbe da un autore così à la page: è molto lungo, certamente non a tesi, fitto di episodi e particolari, quasi privo di una sintassi e di una struttura narrativa, visto che la trama è casuale, per certi versi picaresca (con tutti i limiti di leggibilità che questo comporta, in particolare intorno alla metà del volume), e visto che il narratore si diverte più d'una volta a eludere le previsioni del lettore circa l'esito di certi episodi, decisivi o meno. Frequenti le metafore, le analogie e le similitudini (il sole di un tramonto come “la punta di un fallo rosso”), nelle fin troppo frequenti descrizioni paesaggistiche; e sono ricercate e quasi barocche nel loro concettismo.
    Invece i massacri e prima ancora le risse o le sanguinose vendette non sono mai commentate, solo descritte nei dettagli minuti e cruenti: inizialmente è violenza tra gli americani, poi degli indiani (che stuprano moribondi: verosimile?) e poi, decuplicata, degli americani sugli indiani e sugli stessi messicani “datori di lavoro”, in una progressiva orgia di sangue che si autoalimenta. Ma sono soprattutto le violenze individuali a rimanere memorabili: la prima rissa-omicidio del ragazzo protagonista (che pure è a lungo quasi assente dalla narrazione), la prima uccisione di un indiano (la vecchia mendicante uccisa a sangue freddo), il colpo di grazia inferto con indifferenza al compagno gravemente ferito. Una violenza che è almeno sproporzionata, più spesso insensata, ma che alla fine diventa normale, quasi meccanica.
    I commenti del narratore sono rarissimi, dedicati a elementi marginali, e ispirati a una gnomica dolente ma scontata. Suonano perciò strani, antiquati.
    Il tutto vuol rendere normale l'anormale, l'abnorme, e – quel barocchismo già citato – vuole rendere anormale il consueto. Una prova ne è il frequente ricorso a quelle similitudini stranianti, quasi ironiche, dedicate a dettagli marginali, che compaiono nel bel mezzo di un massacro o mentre esso sta per cominciare, cioè quando la tensione narrativa è arrivata al massimo.
    L'effetto è una via di mezzo tra il realismo e il surrealismo (o l'iperrealismo), l'atmosfera di una favola cruenta, di una febbrile leggenda romantica, piena di assassinii, tempeste, montagne scoscese e deserti.
    I particolari della geologia, della botanica, della cura degli animali, delle vecchie armi da fuoco: passioni e frequentazioni personali dell'autore, probabilmente, ma pure tentativo di rendere “naturale”, “geologica” la violenza umana, così come la vita e la morte degli uomini. Perciò ogni morale sarebbe del tutto fuori luogo.
    Qua e là sembrano affiorare ricordi letterari o cinematografici: la strage e l'accanimento sui moribondi fatto dagli indiani indignano il lettore ma anticipano un analogo massacro (anzi diversi) fatto dai bianchi, come in “Soldato blu”; le torture degli Apache ricordano quelle di “Nessuna pietà per Ulzana”, con B. Lancaster; l'insperata salvezza del protagonista inseguito dal giudice quella del bambino nel finale di “Shining”; il personaggio del giudice sicuramente il Kurtz di “Cuore di tenebra” e soprattutto il Brando di “Apocalipse now” (“l'orrore!”), ma nel finale pure il cattivo inarrestabile che sarà di “Non è un paese per vecchi”.
    I personaggi: il ragazzo, quasi anonimo, cresce insieme con il West e nella sua “disponibilità” morale, nella sua miseria economica e di idee, nel suo adeguarsi o subire la violenza e la legge del più forte, incarna l'interpretazione complessiva da parte dell'autore di un pezzo di storia americana; e in fondo il libro vuole costituire una storia del West, un'“anti-epopea del West”, che va dai massacri di indiani e bisonti, passando per la guerra di Secessione – evocata nei suoi effetti, la creazione di una generazione di ragazzi orfani e violenti –, fino alla scoperta e allo sfruttamento del petrolio: è questo anche il senso, mi pare, dell'epilogo, elusivo rispetto all'attesa del lettore di una parola definitiva sulle sorti del protagonista. Malgrado tutto, il ragazzo non sarà mai un “malvagio” integrale: non riesce a uccidere a sangue freddo. Il giudice sì: anche se non lo vediamo mai in azione, massacra civili, rapisce, stupra e probabilmente uccide ragazzine, calunnia, uccide bambini; ma è coltissimo, filosofeggia, conosce gli uomini e ha risorse inesauribili. Lui sì che è il Male, perché, a differenza di Glanton, l'altro malvagio integrale, ragiona e sa trattare coi civili e civilmente. Glanton appare (ma non è) più brutale, e degenera: inizia con l'uccidere una vecchia indiana mendicante, cui indica “pietosamente” un punto lontano da fissare prima di farle saltare letteralmente le cervella col suo pistolone da cavalleria; finisce con un insulto “razziale” nei confronti dell'indiano che lo sta per uccidere vendicandosi del suo “tradimento”, cioè finisce – anche – per una sottovalutazione dell'intelligenza e dell'orgoglio dei suoi “nemici”, il cui sterminio gli ha dato per anni di che mangiare. E finisce come un satrapo, parassita e stolido.
    Gli episodi tuttavia che dipingono contraddittoriamente il giudice sono un po' “telefonati” e l'eccessiva vicinanza del personaggio al già citato Kurtz ne smorza un po' il carisma.
    Infine: ottima e difficile la traduzione, ma molte volte “pelle greggia” (invece che “grezza”) e “scoria” (al singolare, per “detriti”, “polvere”); due volte “imparzialmente”; “ombre angolose” (per “spigolose”).
    Non fuorviante, come sempre più spesso in giro, ma assai imprecisa e semplificante la quarta di copertina: la storia si svolge non nel “1850”, ma dal '48 al '78; non si parla di “Frontiera”, “West” e “verdi praterie” (!), ma quasi esclusivamente di Messico, deserti e montagne; il capo dei cacciatori di scalpi non è il giudice ma Glanton. Non è proprio la reclame di un piazzista, come per altre case editrici, ma somiglia pericolosamente a una sintesi in stile Wikipedia; un giorno o l'altro finirò proprio per proporre alle case editrici di scriverle io, 'ste quarte di copertina.

    ha scritto il 

  • 2

    Una pesantissima epopea western

    E' un West come raramente si è visto (e di cui ancor più raramente si è letto) quello di questo estenuante romanzo di McCarthy: sporco, violento, drammatico.
    Non solo sembra non esserci alcuna speranz ...continua

    E' un West come raramente si è visto (e di cui ancor più raramente si è letto) quello di questo estenuante romanzo di McCarthy: sporco, violento, drammatico.
    Non solo sembra non esserci alcuna speranza, né di un lieto fine né di una redenzione, per i personaggi duri, spietati e dannati che attraversano il mondo affascinante e selvaggio degli Stati Uniti in fase di colonizzazione, ma non viene concesso nemmeno un contesto etico che permetta di stabilire un contatto empatico, al punto che anche le lunghe digressioni filosofiche che accompagnano i dialoghi, appaiono del tutto estranee alla qualità degli uomini e molto più vicine, invece, alla visione della natura, aspra e incontaminata, che è il vero elemento di fascino del libro.
    La scrittura è di livello assoluto in termini di densità ma, superata presto la meraviglia e l'ammirazione per una prosa sicuramente fuori dal comune, la lettura diventa estrememente pesante e faticosa.

    ha scritto il 

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