Middlemarch

Con audiolibro

Di

Editore: Cideb

4.1
(612)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Catalano , Ceco

Isbn-10: 8853001666 | Isbn-13: 9788853001665 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Rosa , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
■CIDEB Reading and Training 시리즈 소개: 중,고등학생들을 위한 영어 독해 시리즈이다. 햄릿, 로미오와 줄리엣, 걸리버 여행기, 로빈슨 크루소, 주홍글씨, 오페라의 유령 등 고전 문학 중심으로 텍스트가 짜여져 있어 학생들에게 영어 독해 능력 뿐만 아니라 읽기를 비롯한 논술고사에도 도움이 되겠다. 교재 안에는 주제를 이끌어내는 액티비티와 이해력을 증진시켜주는 연습문제, 문법과 어휘를 연습할 수 있도록 마련된 다양한 게임 실려 있고, 각 권마다 오디오 CD가 포함되어 있어 청취력도 증강시킬 수 있는 등, 종합적인 영어 실력 향상에 탁월한 교재이다.■CIDEB Reading AND Training 시리즈 구성: Beginner,Elementary, Pre-Intermediate, Intermediate의 네 단계로 구성되어 있으며 미스테리, 어드벤처, 서스펜스, 호러, 범죄 스토리, 코미디 등 다양한 장르의 읽기소개를 제공한다. [예스24 제공]
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  • 5

    Analisi del matrimonio

    Che gran donna deve essere stata Mary Anne Evans (vero nome di George Eliot). Ogni volta che leggo un suo libro rimango sempre più colpita dalla sua raffinata prosa. Anche in questo romanzo si percepi ...continua

    Che gran donna deve essere stata Mary Anne Evans (vero nome di George Eliot). Ogni volta che leggo un suo libro rimango sempre più colpita dalla sua raffinata prosa. Anche in questo romanzo si percepisce chiaramente la vasta cultura, la mente attiva e la grandezza di questa scrittrice inglese ormai diventata una delle mie preferite. Un esempio di queste qualità le ritroviamo in Middlemarch, corposo e denso penultimo romanzo, pubblicato nel 1874.
    Da molti ritenuto il suo capolavoro, Middlemarch è un affresco della società vittoriana negli anni ’30 del XIX secolo, un periodo molto intenso di grandi riforme sia politiche sia culturali, sia in ambito scientifico sia in quello dei trasporti.
    Il sottotitolo dato al romanzo, Uno studio di vita provinciale, rispecchia benissimo lo scopo principale della scrittrice: compiere una vera e propria analisi – condotta con accuratezza scientifica – della società e delle persone che abitano un piccolo borgo di provincia.
    Middlemarch è un’immaginaria piccola cittadina dell’Inghilterra rurale, dove anche la semplice elezione per un posto di cappellano si rivela una guerra tra diverse fazioni che compongono la società cittadina; un microcosmo dove vivono svariati personaggi, appartenenti a diverse famiglie, che compongono la società del borgo: proprietari terrieri, commercianti, medici, reverendi, avvocati, banchieri, braccianti; una società multiforme composta da uomini e donne ordinari, nei quali il lettore si può facilmente identificare e di cui l’autrice analizza e racconta le vicissitudini, le aspirazioni, le speranze, i fallimenti, i successi, le paure, le amicizie e le relazioni.
    Tema principale dell’opera è il matrimonio come fondamento della famiglia e di conseguenza della società. L’autrice inglese sviscera ed esplora con minuzia psicologica vari esempi di relazioni e di famiglie, felici e infelici, matrimoni solidi e imprudenti, le difficoltà della coppia, la differenza d’età, le incompatibilità e le incomprensioni che ci possono essere in una relazione. In pratica come dice l’autrice “il matrimonio con le sue difficoltà nascoste oltre che palesi”, analizzando la vita coniugale nelle sue difficoltà economiche, sentimentali, intellettuali e fisiche.
    Al centro del romanzo, in particolare, ci sono due matrimoni: quello di Dorothea Brooke e di Tertius Lydgate, protagonisti del romanzo. La prima è una giovane ragazza, piena d’ideali e di progetti filantropici che, accecata dalla sua sete di cultura e dal desiderio di rendersi utile, decide di sposare Mr. Casaubon, reverendo colto e dedito alla stesura della sua opera letteraria, con il doppio della sua età; un uomo che, dopo le nozze, si rivela pieno di sé e incapace di capire i desideri e le emozioni della giovane moglie.
    Il secondo matrimonio analizzato è quello di Tertius Lydgate, giovane medico appena trasferitosi a Middlemarch, che vive la sua professione come una missione; idealista e pieno di progetti si fa abbindolare dalla bella di turno, Rosamond Vincy, che poi sposa incatenandosi così ad un matrimonio “sbagliato” in cui vi è mancanza di comunicazione e comprensione tra i due, e che a poco a poco manderà all’aria i progetti futuri di Tertius. Una scelta, quella di sposarsi con una donna superficiale, che pagherà e condizionerà la sua vita per sempre.
    Due matrimoni infelici che sono il perno del romanzo e punto di partenza da cui si sviluppano altre storie e relazioni.

    Middlemarch è un romanzo poco conosciuto in Italia. Nel nostro paese è stato tradotto per la prima volta (mi pare) negli anni ’80 del XX secolo, cioè poco più di cent’anni dopo la sua prima uscita. Dispiace che sia preso poco in considerazione perché è sicuramente uno di quei libri che merita di essere letto.
    Romanzo dalla mole non indifferente e dalla trama complessa, più pensato e riflessivo rispetto agli altri romanzi della stessa autrice che ho già avuto il piacere di leggere; confesso che le prime cento pagine sono state un po’ ostiche, poi man mano che si procede nella lettura e si svolgono le vicende dei personaggi, l’opera si schiude in tutta la sua bellezza come un fiore in primavera.
    Grazie ad uno stile perfetto ed una prosa eccelsa, George Eliot descrive abbastanza chiaramente il suo pensiero sul matrimonio, partendo subito da due unioni coniugali già fallite in partenza, perché come spiega l’autrice “è difficile vivere da pari se non si rispetta il partner nonostante gli si voglia bene". Ci fa vedere, anzi esplorare cosa accade dopo la classica frase finale delle favole “… e vissero tutti felici e contenti”; quando due persone si ritrovano a fare i conti l’uno con l’altra e come un innamoramento possa resistere quando bisogna convivere, confrontarsi e spesso sopportare i difetti dell’altro.
    Tra dissertazioni filosofiche, citazioni letterarie, riferimenti storici e religiosi, la scrittrice inglese tratta molteplici tematiche: la condizione della donna, la disuguaglianza delle classi sociali, il ruolo sociale del matrimonio; tratta anche tematiche che allora erano prettamente maschili come la medicina, la religione, l’agricoltura, la politica, la speculazione, l’analisi sociale, manifestando così tutta la sua erudizione, una mente attiva e sagace, e la sua padronanza su ogni argomento che sceglie di affrontare.
    La Eliot ricostruisce un piccolo microcosmo affollato di personaggi e nonostante il numero sia elevato ad ognuno è dedicato il giusto spazio. Un’immensa galleria in cui ognuno ha una sua vicenda, che sia un matrimonio sbagliato, un problema economico o un segreto da celare a tutti i costi; di ognuno sono tratteggiati problemi, ispirazioni, desideri, passioni, paure, scelte ambigue, falsità, vizi, meschinità e travagli interiori. Tutto è narrato dalla penna della Eliot con grande finezza psicologica, dimostrando così grande maturità e consapevolezza nel conoscere la mente umana.
    I personaggi sono sfaccettati e reali, narrati con partecipazione e affetto ma anche con una certa ironia. Ci si appassiona a loro, si è coinvolti dalle loro vicissitudini e si segue la loro evoluzione umana e spirituale, grazie al modo in cui la scrittrice inglese ne sonda le profondità.
    Confesso di aver avuto un rapporto un po’ travagliato con la protagonista del libro, Dorothea Brooke; ma d’altronde ho sempre un rapporto un po’ tormentato con le protagoniste femminili dei romanzi di Mary Anne (vedasi Maggie Tulliver e Hetty Sorrel). All’inizio ho trovato Dorothea un po’ troppo fredda e “perfettina”, poi man mano che ho approfondito la sua conoscenza ho visto anche dei lati positivi, perché in fondo oltre la ragione anche lei ha un cuore; mi è piaciuta la sua decisione di seguirlo fino in fondo disinteressandosi di tutto e tutti, curandosi per una volta solo di sé stessa.
    Dorothea è un personaggio femminile completamente diverso da tante altre eroine letterarie incontrate finora. Dorothea (chiamata affettuosamente dalla sorella con il nomignolo di Dodo) è una giovane ragazza di ventuno anni, orfana di entrambi i genitori, che vive con sua sorella Celia sotto la tutela dello zio Arthur Brooke. Di famiglia buona e benestante, ama l’intensità e la grandezza; puritana e zelante è sempre impegnata nello studio di testi religiosi e nella progettazione d’opere che possano alleviare le sofferenze dei più diseredati, e poi (come la descrive l’autrice) “vede sempre quello che nessun altro vede ma non vede ciò che è chiarissimo.”
    Dorothea, emblema di una femminilità repressa e condizionata dalle convenzioni sociali, è il personaggio femminile di cui seguiamo l’evoluzione e la crescita per tutto il libro. All’inizio del romanzo è una ragazza che ho trovato pedante, rigida, austera, attaccata ai principi religiosi, rinunciataria a qualsiasi soddisfazione o piacere materiale. Fin da piccola ha desiderato aiutare qualcuno impegnato in grandi opere, e forse spinta da questo desiderio e dal suo grande fervore religioso, deciderà di sposare il reverendo Edward Casaubon, che ha il doppio della sua età. È stato veramente difficile capire la scelta di Dorothea di prendere come marito questo personaggio; forse lo ha scelto perché immaginava una vita di coppia stimolante in cui il marito l’avrebbe aiutata ad elevarsi culturalmente. Niente di più sbagliato perché già durante la luna di miele a Roma, Dorothea si accorgerà dell’infondatezza delle proprie speranze e soprattutto, di che razza d’uomo abbia sposato.
    Mr. Casaubon è forse uno dei personaggi più sgradevoli in cui mi sono imbattuta durante le mie letture. È un uomo geloso, orgoglioso, refrattario, indifferente ai bisogni e ai desideri della moglie; ritratto perfetto dello studioso pedante, ha come unico obiettivo nella vita quello di guadagnarsi fama tra i posteri grazie alla sua opera letteraria (ciò che gli interessa di più nella vita), che rivede e modifica in continuazione ma non vedrà mai la luce (ben gli sta!). Man mano che il lettore approfondisce la sua conoscenza emergono i peggiori difetti del suo carattere; egli, infatti, è gretto, arido, insensibile, meschino, ma soprattutto, geloso di una gelosia che gli divora il fegato. Quando decide di “liberare” Dorothea della sua presenza fisica non lo farà, però, con la sua presenza spirituale; la ragazza scoprirà, infatti, l’esistenza di un codicillo, odioso e offensivo, che il “delizioso” marito ha fatto aggiungere nel contratto di matrimonio, facendo in modo di “conservare la sua fredda presa sulla vita di Dorothea” anche dopo la sua morte. Un uomo odioso e ripugnante sino al midollo.
    Dorothea, in fondo, non è come ci appare alla prima impressione. Man mano che approfondiamo la sua conoscenza assistiamo alla sua crescita; giungerà alla piena felicità dopo aver superato un difficile cammino pieno d’ostacoli e delusioni, e sconfitto tabù tipici della società del tempo. Colui che l’accompagnerà in questo cammino, che la porterà alla piena conoscenza di se stessa e avrà un ruolo determinante nella sua vita, è Will Ladislaw, giovane cugino del defunto marito.
    Will è un giovane d’animo nobile, idealista, errabondo, inquieto, brillante ma un po’ inconcludente, uno spirito libero dalle idee innovatrici, alla ricerca di se stesso e di cosa fare realmente nella vita. In lui Dorothea trova una persona attenta, con cui parlare e confrontarsi su qualsiasi argomento, e con cui si aprirà a poco a poco.
    Comprimario del libro (e di cui la Eliot analizza il matrimonio non con una penna ma con un bisturi) è il dottor Tertius Lydgate, giovane medico appena giunto nella cittadina di Middlemarch. Lydgate è un uomo orgoglioso, posato, sensibile, altruista, con la testa piena di progetti, aspirazioni e desideri, a volte un po’ supponente e presuntuoso, vive la sua professione come una missione da compiere a tutti i costi; inevitabilmente cederà al fascino di un bel visino e di un paio d’occhi azzurri mandando all’aria tutti i suoi propositi. Devo confessare che mi è dispiaciuto che il dottor Lydgate sia incappato in un matrimonio con una donna superficiale, viziata, egocentrica, frivola, venale e insensibile alle aspirazioni del coniuge, come Rosamond Vincy. Il rapporto tra i due si incrina e va a rotoli al sorgere dei primi problemi economici; è stato veramente triste assistere alla presa di coscienza da parte del dottore che Rosamond non ricambia il suo affetto.
    Personaggio che mi è piaciuto tanto è Fred Vincy, fratello di Rosamond. Anche lui è viziato, immaturo, svogliato ma in fondo di buon carattere, cerca nella vita la strada più facile ed ambisce ad arricchirsi grazie all’eredità del vecchio zio Mr. Featherstone; non sa cosa fare della propria vita, anzi in fondo lo sa: non farà mai il curato. Altro carattere che mi è piaciuto tanto è Mary Garth e la sua numerosa famiglia: Mary è una giovane ragazza non troppo bella, saggia, in gamba, intelligente, ironica, fermamente decisa a non accettare l’amore di Fred fin quando quest’ultimo non metterà la testa a posto.
    Poi ci sono tanti altri personaggi secondari che animano e arricchiscono il romanzo: Celia, la pragmatica sorella di Dorothea; lo zio di Dorothea, l’irresponsabile Mr. Brooke, personaggio buffo e maldestro che strappa più di un sorriso (basti pensare alla scena del comizio elettorale); il ricco e misantropo zio Featherstone dal cui testamento dipende il futuro di molti presunti eredi; dei veri parenti serpenti che si recano al capezzale del morente solo perché preoccupati che l’eredità finisca in mano altrui; e poi tanti altri personaggi tutti interessanti, e tutti con qualche caratteristica che li contraddistingue.
    Ogni personaggio che compare in questa magnifica opera, sia principale sia secondario, è ben caratterizzato, analizzato scrupolosamente; ognuno con le proprie complessità, contraddizioni e travagli interiori; nessuno è uno stereotipo, sono tutti interessanti e unici; nessuno è totalmente buono o cattivo, sono uomini e donne che reagiscono alle difficoltà della vita, che sbagliano, che si redimono o sprofondano sempre più nel baratro.

    Middlemarch è un mirabile affresco ricco di particolari che permette al lettore di sentirsi coinvolto nella vicenda a 360 gradi. In questo romanzo c’è proprio tutto:, l’amore, la devozione, l’idealismo, le relazioni famigliari, la politica, l’etica, il lavoro, la meschinità, l’avidità, la superficialità, l’ingenuità. La scrittrice inglese non si esenta dal descrivere dibattiti politici e analisi della dinamiche economiche e sociali; ci fornisce una fotografia, un quadro minuzioso e dettagliato della realtà della vita e dei rapporti che si potevano formare in una piccola cittadina inglese del ‘800, mettendone in mostra ogni pregio e difetto.
    Middlemarch è anche la storia della disillusione e del dissolversi dei propri sogni e ispirazioni, perché per forza di cose devono adattarsi alla realtà che si vive; un romanzo in cui si analizzano i vari comportamenti dell’uomo e le sue emozioni, sui problemi di coppia che sopraggiungono dopo il matrimonio anche quando ci si sposa liberamente e senza costrizioni; sulle ipocrisie e imposizioni della società nella vita individuale; il ruolo della donna nella società, i cui pregiudizi e imposizioni costringono le donne a limitare la loro intelligenza e sete di conoscenza, impedendogli così di realizzare disegni più grandi e ambiziosi.
    Romanzo solenne e acuto, splendidamente costruito, in cui la Eliot coniuga le sue ineccepibili doti di narratrici con la conoscenza dell’animo umano; dalla finissima caratterizzazione psicologica, in cui si percepisce che la scrittrice è stata partecipe di molte delle emozioni dei personaggi; dall’umorismo sottile e penetrante (ad esempio nel descrivere il modo in cui i pettegolezzi corrono per il villaggio), dalla prosa eccelsa, dallo stile superbo, lineare, limpido, dalla scrittura di gran classe, spesso scorrevole e precisa; dai dialoghi brillanti, dal ritmo discontinuo, ora ironico, ora scientifico, ora dottrinale; dall’epilogo per alcuni drammatico per altri felice proprio come nella vita.
    Una storia composta da tante storie che si intrecciano e s’incastrano, come vari pezzi di un puzzle, per giungere a formare un’opera unica e magnifica.

    Noi mortali, uomini e donne, fra l’ora di colazione e quella di cena, ingoiamo molte delusioni; tratteniamo le lacrime e ci facciamo un po’ pallidi attorno alle labbra, e per tutta risposta a chi ci chiede qualcosa diciamo: “Oh nulla!”. L’orgoglio ci aiuta; e l’orgoglio non è male quando ci spinge soltanto a nascondere le nostre ferite – e a non ferire gli altri.

    ha scritto il 

  • 5

    Middlemarch è l'ennesimo motivo per cui adoro i classici inglesi. "Studio di vita provinciale" è il sottotitolo affidato a quest'opera e, come nel caso de I Buddenbrook, rappresenta alla perfezione ci ...continua

    Middlemarch è l'ennesimo motivo per cui adoro i classici inglesi. "Studio di vita provinciale" è il sottotitolo affidato a quest'opera e, come nel caso de I Buddenbrook, rappresenta alla perfezione ciò che andremo a trovare. Middlemarch è un romanzo dalla mole non indifferente e devo ammettere che le prime cento pagine sono state abbastanza ostiche e non pensavo che sarei arrivata poi alla fine così entusiasta e con un voto pieno. In realtà l'ho terminato a notte fonda, quando mi mancavano un centinaio di pagine e pensavo che fosse ormai ora di andare a dormire, ma non ho saputo resistere e così ho compiuto una full immersion finale.

    Middlemarch è un romanzo corale, ambientato appunto nella cittadina omonima della provincia inglese, dove prendono vita diversi personaggi appartenenti a diverse famiglie. Un occhio attento è dato ai matrimoni che si compiono in queste pagine, in particolare a due matrimoni infelici che saranno il fulcro poi del romanzo e da cui si dipaneranno altre storie. Uno di questi personaggi è Dorothea Brooke - forse il personaggio di cui mi sono ricreduta maggiormente fra tutti quelli letti nella mia vita - che viene presentata al pubblico quasi come una santa, una sorta di Santa Teresa, a cui non importa dei suoi averi, di abiti e di gioielli, ma che vive per uno scopo superiore, fare del bene con le sue azioni. E che modo migliore c'era all'epoca per fare del bene per una donna dotata di un patrimonio non esagerato? Naturalmente prendendosi cura di un marito, un marito che come lei pensa, dovrà insegnarle a farsi le sue opionini, facendole capire quali valga la pena avere. Questo è il primo punto di scontro con Dorothea, perché fin da subito appare chiaro che le sue opinioni sono ormai ben formate, ma il tutto stona con il fatto che voglia assoggettarsi a un uomo. Il suo errore lo fa sposando l'uomo sbagliato che oltre a sbagliato è anche perfido fino alla fine e egoista, perché non ha mai mostrato un briciolo di affetto per quella donna che non si è mai preso la briga di comprendere. Un uomo vecchio stampo, che pensa che le mogli siano per natura inferiori ai mariti di cui dovrebbero esaudire ogni desiderio. Fin da subito questi due personaggi insieme appaiono stonati, anche se in realtà il marito di Dorothea appare stonato anche da solo. Dorothea Brooke è un altro personaggio femminile indimenticabile, con cui è molto facile scontrarsi per il suo essere martire così spesso, ma di cui adoro la volontà di ferro. Una volta che la decisione è presa è presa per sempre. Dorothea si erge al di sopra di una società governata dagli uomini, occupandosi di affari e lasciando da parte i desideri del marito. Questo, lo zio e il cognato cercheranno tutti di indicarle la strada. Dorothea è una vera eroina di fine Ottocento che alla fine segue il suo cuore mandando al diavolo tutto e tutti e fregandose delle convenzioni sociali.

    L'altro personaggio a compiere un matrimonio infelice è il Dottor Lydgate, nuovo arrivato nella cittadina. I problemi economici, un matrimonio avventato e la superficialità della moglie intaccheranno la sua persona. Per se stesso aveva scelto la strada della medicina, da cui era stato affascinato in giovane età, ma una serie di circostanze sfortunate dettate dalla moglie e dal caso, lo abbattono. Questi sono i due personaggi "principali" ma come dimenticare tutti gli altri che ruotano attorno a loro? A partire da Mary Garth, così decisa a non accettare l'amore di Fred Vincy fin quando questo non avesse messo la testa a posto, per poi passare a Celia Brooke, la sorella di Dorothea, William Ladislaw, personaggio che ho trovato interessante con le sue tante sfumature, con una buona dose di pregi e anche qualche difetto, fino ad arrivare al più miserabile dei vagabondi, che avrà poi il suo ruolo nell'intreccio. Non si parla di personaggi secondari, in fondo vanno ad occupare anche capitoli interi e le loro azioni si ripercuoteranno su questa piccola società.

    In questo microcosmo si dà importanza al matrimonio ma George Eliot rende abbastanza chiaro il suo pensiero, non per nulla parte da due matrimoni falliti ancora prima di iniziare, perché per quanto si possa volere bene al partner, è difficile vivere da pari se non lo si rispetta. L'intento non è nemmeno quello di creare del romanticismo tra Lydgate e Dorothea che, pur essendo rispettivamente eroe e eroina, avranno dei destini differenti, e ciò si discosta dalla maggior parte dei romanzi dell'epoca.
    George Eliot con uno stile praticamente perfetto mette a nudo ogni suo personaggio e intreccia le loro vite, analizzando la società di fine Ottocento di cui mostra ogni pregio e difetto.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro assoluto!

    L'ho cominciato la bellezza di due anni fa, mentre scrivevo la tesi di laurea, probabilmente non il momento più propizio. Ho impiegato la bellezza di 40 ore e passa per finirlo e più volte mi sono fer ...continua

    L'ho cominciato la bellezza di due anni fa, mentre scrivevo la tesi di laurea, probabilmente non il momento più propizio. Ho impiegato la bellezza di 40 ore e passa per finirlo e più volte mi sono fermata per rileggere alcuni passi o intere pagine.
    E' semplicemente stupendo, la prosa è sopraffina. Il romanzo tratta di ogni singolo sentimento che l'animo umano è in grado di provare e lo esamina con una profondità e densità di cui pochi sarebbero capaci.
    Se si ama la Austen, la Gaskell le sorelle Bronte, è consigliatissimo.
    La trama è complessa. Devo dire che ho impiegato la bellezza di 500 pagine di 800 prima di cominciare ad apprezzarlo davvero, quindi la lettura è stata "faticosa" all'inizio. Ma ne è valsa assolutamente la pena.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando ero piccola e leggevo le favole pensavo che la vita fosse così: “...e vissero felici e contenti”, immaginando che tutto fosse semplice, lineare e continuo. La realtà è ben altra e credo che lo ...continua

    Quando ero piccola e leggevo le favole pensavo che la vita fosse così: “...e vissero felici e contenti”, immaginando che tutto fosse semplice, lineare e continuo. La realtà è ben altra e credo che lo stesso choc che ho subito io, lo abbiano subito i protagonisti di Middlemarch. La Eliot ha scritto questo romanzo con finezza psicologica e comprensione dei pensieri dei suoi personaggi, che mi fa pensare che sia stata partecipe di molte delle loro emozioni, lastricate di buone intenzioni e destinate agli esiti più disparati:
    Non abbiamo paura di ripetere infinite volte come un uomo si innamori di una donna, e come la sposi o da lei si separi. [...] ...vi possono essere esiti diversi: qualche volta uno splendido matrimonio, qualche volta frustrazioni e una separazione finale.[...] Nulla al mondo è più sottile di un cambiamento graduale! All’inizio essi lo respirano senza saperlo, e forse contribuimmo anche voi ed io a infettare quell’aria con le nostre falsità conformistiche o con le nostre conclusioni sciocche…”
    Il parlottio di Middlemarch è sullo sfondo, sempre in agguato a parlare male di qualcuno o gridare allo scandalo, mentre negli animi di Dorothea, Mary si agita ben altro… In un alcuni momenti ho creduto che ci fossero passaggi datati e legati all’epoca (specie sulle condizioni sociali), ma credo che invece, in fondo, gli animi delle persone siano gli stessi, comprese le meschinità e le cattiverie, semplicemente oggi penso ci siano meno remore di qualunque genere.
    Ma che bello incontrare un personaggio pieno di ideali come Dorothea che dovrà venire a patti con le sue illusioni e con se stessa… e che sollievo sapere che anche per tutti è una battaglia provare a costruire il finale della favola, giorno dopo giorno.

    ha scritto il 

  • 3

    Finalmente l'ho finito!!! Ma che fatica!!! Lungo,noioso,vecchio e poi questa Dorotea che testona!!!! Quanto è più attuale,vivace,intrigante Trollope,per non parlare di Jane Austen

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Io e George Eliot non ci capiamo. Oddio, che presunzione! Io non capisco lei, ovviamente. Ho letto The Mill on the Floss qualche anno fa e non mi è piaciuto per nulla. Ammetto la bellezza della prosa, ...continua

    Io e George Eliot non ci capiamo. Oddio, che presunzione! Io non capisco lei, ovviamente. Ho letto The Mill on the Floss qualche anno fa e non mi è piaciuto per nulla. Ammetto la bellezza della prosa, la capacità di creare personaggi vividi e anche un'indagine psicologica spettacolare, ovviamente anche in Middlemarch. Eppure in The Mill in the Floss mi aveva indispettito l'incapacità della protagonista di autodeterminarsi (per quanto parzialmente eh!) e in Middlemarch il fastidio prosegue: sembra che i personaggi non riescano a fare nulla perché ostacolati continuamente da un ineluttabile destino. Passi per Dorothea, che non mi ha appassionato per nulla, ma che posso capire. Ma che dire per esempio del dottore? Parte con tutte le buone intenzioni del mondo e finisce con lo sposare una donna che ha frainteso e che poi non riesce a gestire, poi viene coinvolto senza volerlo nelle lotte politiche di Middlemarch, per finire associato ad un Bulstrode in disgrazia, solo per aver compiuto un atto di umanità.

    ha scritto il 

  • 3

    Un romanzo "sociale"

    Molto bello, variegato e corale questo romanzo davvero importante di George Eliot. Lo stile discreto e il tono comprensivo e imparziale della narratrice diffondono sui personaggi di questo dramma soci ...continua

    Molto bello, variegato e corale questo romanzo davvero importante di George Eliot. Lo stile discreto e il tono comprensivo e imparziale della narratrice diffondono sui personaggi di questo dramma sociale quotidiano di provincia la stessa luce di importanza. L'aver acceso infatti i riflettore su questa apparentemente tranquilla cittadina di provincia serve a rintracciare trasversalmente tutte le problematiche che dalla politica alla scienza, dalla società e alla sfera più privata matrimoniale, attraversano il Paese facendo delle esistenze di personaggi ormai diventati noti e cari al lettore che li ha accompagnati per tante e diverse vicissitudini, mirabili paradigmi dell'esistenza umana in senso assoluto. Il dissidio tra la carriera e i sentimenti, la frustrazione per una fiducia mal riposto, l'inferno dentro le pareti domestiche entro cui sia tramontato l'amore. Chi può bollare l'appartenenza storica di questi cocenti sentimenti umani destinati a sopravvivere a tutte le epoche?

    ha scritto il 

  • 4

    Bell´affresco della provincia inglese di inizio ottocento, ironico quanto basta, solo a tratti un po´troppo moraleggiante. Certamente un bell´esempio di romanzo corale, in cui le caratteristiche e le ...continua

    Bell´affresco della provincia inglese di inizio ottocento, ironico quanto basta, solo a tratti un po´troppo moraleggiante. Certamente un bell´esempio di romanzo corale, in cui le caratteristiche e le vicende dei tanti personaggi concorrono a dipanare una storia variegata ed interessante, che tiene sempre vivo l´interesse del lettore.

    ha scritto il 

  • 4

    Arrivare a "Middlemarch" dopo aver letto un certo numero di romanzi ottocenteschi, rende evidente, fin dalle prime pagine, di essere giunti a qualcosa di completamente diverso. Non c'è nulla di preved ...continua

    Arrivare a "Middlemarch" dopo aver letto un certo numero di romanzi ottocenteschi, rende evidente, fin dalle prime pagine, di essere giunti a qualcosa di completamente diverso. Non c'è nulla di prevedibile qui, nè di stereotipo, nè di artificioso. Tutto, dai personaggi, alle relazioni che li legano e li contrappongono, al progredire degli eventi, è complesso, sfaccettato, imprevedibile, spesso amaro. Come la vita.
    Specchio fedele della realtà, dunque, Middlemarch non nega quell'elemento di disillusione e malinconia che è intrinseco alla vita stessa: sono dunque i sognatori, gli idealisti, coloro che agitano grandi speranze per sè e per il prossimo, destinati a rimanere sconfitti da quella forza imprevedibile ed irriconoscente che è la vita?

    ha scritto il 

  • 5

    Magnifico

    Un capolavoro di bellezza immane, un'armonia intricata di brio, dramma, cinismo e tenerezza, pieno di digressioni dosate con precisione chirurgica e una capacità descrittiva di una lucidità e una ricc ...continua

    Un capolavoro di bellezza immane, un'armonia intricata di brio, dramma, cinismo e tenerezza, pieno di digressioni dosate con precisione chirurgica e una capacità descrittiva di una lucidità e una ricchezza imbarazzanti. Un piano sequenza su tutta un'epoca e una società. Lungo, ma lo vorresti infinito. Bellissima la traduzione di Manzari. Si cavi gli occhi chi lo trova "soporifero"!

    ha scritto il 

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