Moby Dick

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Publisher: Castle Books

4.1
(6332)

Language: English | Number of Pages: 760 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , French , German , Italian , Dutch , Chi traditional , Catalan , Finnish , Portuguese , Romanian , Greek , Japanese , Russian , Polish , Danish , Czech , Indian (Hindi) , Hungarian , Chi simplified

Isbn-10: 0785819134 | Isbn-13: 9780785819134 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Audio CD , Audio Cassette , Library Binding , Others , School & Library Binding , Mass Market Paperback , Unbound , Leather Bound , eBook

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Book Description
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  • 0

    Giramenti (provvisori, si spera) - Qual è la più bella? Qual è la più fedele?

    Ci sono giornate storte per motivi seri e se in un giorno storto capita qualcosa di meno serio, che in un giorno normale potrebbe risultare motivo di ilarità, finisce per costituire invece, la goccia ...continue

    Ci sono giornate storte per motivi seri e se in un giorno storto capita qualcosa di meno serio, che in un giorno normale potrebbe risultare motivo di ilarità, finisce per costituire invece, la goccia che fa traboccare il vaso.
    Mi trovo in città, entro in una libreria che ha un buon nome (potremmo dire aveva), chiedo “Moby Dick” edizione Feltrinelli, mi si risponde che non c'è. Per curiosità provo a chiedere “Adelphi”, non c'è.
    Grazie, Buonasera.
    Attraveso il centro, altra libreria, stessa risposta.
    Tento in una terza, poco distante, abbastanza grande, con quattro o cinque commesse all'opera.
    Mi avvicino ad una e faccio la stessa richiesta:
    “Avete Moby Dick edito da Feltrinelli?”
    “Come ha detto scusi?”
    “Moby Dick edizione Feltrinelli.”
    “L'autore, mi interessa sapere l'autore, non l'editore. Qui si va per autori”. Il tono è secco.
    Mi avvio all'uscita, non saluto, poi torno indietro, mi avvicino alla commessa e dico:
    “Signorina, quelle extension che ha nei capelli sembrano una colonia di topi morti e sono proprio applicate maluccio”.
    “Ah, lei fa la parrucchiera?”
    “Sì faccio la parrucchiera, non m'intendo molto di autori, ma di capelli sì".
    Sono di nuovo a casa, con due ebooks a confronto. Desidero il libro di carta e non mi resta che prenotarlo da Feltrinelli oppure ordinarlo on line. Intanto proseguo la lettura; alla fine, mi dico, il contenitore non conta. Bugiarda. Convinta sempre più che i Grandi libri, e questo è un gigante stupendo, devono essere di carta. Voglio pagine scricchiolanti dove poter inserire mille piccoli post-it colorati.
    Non credo di volere parlare del libro una volta finito, ma provo, più tardi, a copiare l'ultimo capitolo letto, tradotto da Pavese e tradotto da Ceni. Per pareri e per confronto più diretto. Se non altro riporto parole belle di sicuro, perché lo so “a volte scrivo parole arcane, a volte argatto”.

    Traduzione di Cesare Pavese (ed. Adelphi)
    Capitolo XXIII
    La costa a sottovento

    Alcuni capitoli addietro si è parlato di un tale Bulkington, un marinaio alto, sbarcato allora, incontrato a New Bedford nella locanda.
    Quando, in quella gelida notte d'inverno, il “Pequod” cacciò la prora vendicatrice nelle fredde onde maligne, chi dovevo vedere alla barra se non Bulkington? Osservai, con cordiale reverenza e timore, quell'uomo che, nel cuore dell'inverno, sceso allora da un viaggio di quattro anni pieni di pericoli, poteva con tanta irrequietezza di nuovo cacciarsi in rotta per un altro periodo di tempeste.
    La terra pareva scottargli sotto i piedi. Le cose più meravigliose sono sempre quelle inesprimibili, le memorie profonde non conoscono epitaffi: questo capitolo lungo sei pollici è la tomba senza lapidi di Bulkington. Voglio dire soltanto che accadeva a lui come a una nave travagliata da fortuna, che trascorre miseramente lungo la costa a sottovento. Sarebbe disposto a darle riparo, il porto è misericordioso, nel porto c'è sicurezza, comodità, focolare,cena, coperte calde, amici, tutto ciò che è benevolo al nostro stato mortale. Ma in quel vento di burrasca il porto, la terra, sono il pericolo più crudele per la nave. Bisogna ch'essa fugga ogni ospitalità; un urto solo della terra, anche se soltanto sfiorasse la chiglia, farebbe rabbrividire il bastimento da cima a fondo. Con ogni sua forza, esso spiega tutte le vele per scostarsi e, così facendo, combatte proprio coi venti che lo vorrebbero portare in patria, torna a cercare l'assenza di terra del mare sconvolto, precipitandosi per amor della salvezza perdutamente nel pericolo: il suo unico amico è il suo nemico più accanito!
    Capisci ora, Bulkington? Sembra che tu afferri barlumi di quella verità intollerabile ai mortali, che ogni pensare serio e profondo è soltanto l'intrepido sforzo dell'anima per mantenere la libera indipendenza del suo mare, mentre i venti più selvaggi della terra e del cielo cospirano a gettarla sulla costa traditrice e servile.
    Ma siccome nell'assenza della terra soltanto sta la suprema verità senza rive, infinita come Dio, così meglio è perire in quell'abisso ululante che venire vergognosamente sbattuto a sottovento, anche se in questo fosse la salvezza. Poiché, allora, oh! Chi vorrebbe come un verme strisciare vilmente a terra? Terrore dei terrori! E' così vana tutta quest'angoscia? Coraggio, Bulkington, coraggio! Tienti ferocemente, semidio! Su dagli spruzzi della tua morte oceanica, su, in alto, balza la tua apoteosi!

    Traduzione di Alessandro Ceni (ed. Feltrinelli)
    23.
    La riva a sottovento

    Alcuni capitoli addietro, s'è parlato d'un certo Bulkington, un marinaio alto, appena sbarcato, incontrato nella locanda a New Bedford.
    Quando, tra i brividi di quella notte invernale, il Pequod ficcò la vendicativa prora nelle fredde malevole onde, chi ti vidi al timone se non Bulkington?
    Guardai con partecipe sgomento e timore quell'uomo che, in pieno inverno, sbarcato allora da una pericolosa traversata di quattro anni, poteva così infaticabilmente prendere di nuovo il largo per un altro tempestoso periodo.
    La terra pareva scottargli sotto i piedi. Le cose più meravigliose sono sempre inesprimibili; le memorie profonde non producono epitaffi; questo capitolo di sei pollici è la tomba senza lapide di Bulkington.
    Lasciami dire soltanto che a lui andò come va alla nave scossa dalla tempesta, che penosamente avanza lungo la costa a sottovento. Il porto ben volentieri le darebbe soccorso; il porto è pietoso; nel porto c'è sicurezza, conforto, focolare, cena, coperte calde, amici, e tutto ciò che è benigno a noi mortali. Ma in quella burrasca, il porto, la terra, sono l'azzardo più atroce: la nave deve fuggire ogni ospitalità; un contatto appena con la terra, sfiorasse pure soltanto la chiglia e tremerebbe da cima a fondo. Con tutta la sua potenza essa spiega tutte le vele per scostarsi; e così facendo, lotta contro quegli stessi venti che volentieri la sospingerebbero verso casa; di nuovo cerca per intero il flagello del mare che non dà approdo; per trovare rifugio disperatamente si precipita nel pericolo: suo unico amico il più inesorabile nemico!
    Capisci, adesso, Bulkington? Non ti sembra di cogliere dei barlumi di quella verità mortalmente intollerabile: che ogni pensiero serio e profondo non è che l'intrepido sforzo dell'anima per mantenersi nell'aperta indipendenza del proprio mare, mentre i più sfrenati venti del cielo e della terra cospirano per gettarla sull'infida e servile riva? Ma poiché solamente nella mancanza di approdi risiede la verità suprema, senza rive e indefinita come Dio, così è meglio perire in quell'urlante infinito che venir ingloriosamente scaraventato sottovento, anche se quella fosse la salvezza! Perché, come un verme, allora, oh!, chi mai vorrebbe strisciare vigliaccamente a terra? Orrore degli orrori! Tutto questo supplizio è dunque invano? Animo, animo, Bulkington! Punta al largo risoluto, semidio! Su dagli spruzzi della tua oceanica rovina, su, dritta, balza la tua apoteosi!

    Un articolo, che potrebbe interessare, sulla scelta della traduzione:
    http://www.linkiesta.it/it/article/2015/12/29/e-traduci-come-mangi-da-moby-dick-in-poi-le-migliori-e-le-peggiori-ver/28721/

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  • 5

    6 stelle

    Per questo libro ci vorrebbe una sesta stella, le cinque possibili non bastano. Leggere un libro così lungo senza stancarsi e rapiti è sintomo che chi lo ha scritto ha redatto un capolavoro. Grazie a ...continue

    Per questo libro ci vorrebbe una sesta stella, le cinque possibili non bastano. Leggere un libro così lungo senza stancarsi e rapiti è sintomo che chi lo ha scritto ha redatto un capolavoro. Grazie a Pivano che lo ha fatto ben conoscere in Italia. Aggiungere altre parole non serve e diventa inutile, l'unica cosa possibile da dire è che lo si deve leggere.
    Aggiornamento: su richiesta di una persona mi è stato chiesto di dire cosa mi è piaciuto di questo libro. Aggiungo quanto segue. Moby Dick mi è piaciuto per alcuni fattori paradigmatici del libro, anche se capisco che è abbastanza ostico da leggere, perchè molto lungo e spesso prolisso. Ma i personaggi sono interessanti, e sono in realtà il paradigma dei personaggi umani. La continua ricerca del limite, dell'oltre, del significato sono impersonati dal capitano Achab, il narratore impersona colui che ricerca di continuo, che non si ferma alle apparenze, indaga la natura umana senza accontentarsi della spiegazione più facile e immediata per comprendere e per darsi una motivazione a ciò che osserva. Inoltre, per me, è evidente la capacità dell'autore nello scrivere, nel costruire i personaggi, nel raccontare una storia ai limiti dell'assurdo riuscendo ad avvincerti. La storia inoltre la ritengo quasi "epica", perchè è una storia che descrive il tentativo umano di superare il limite dato dalle condizioni, il tentativo umano di esplorare l'ignoto (sembra l'Ulisse dantesco che supera le colonne d'Ercole), la ricerca di significato nella vita che ti è data di vivere.

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  • 5

    "Quanto a me,sono tormentato da una smania sempiterna per le cose lontane."

    Dissertazione scientifica,tragedia sulla fatalità dell'esistenza umana,poema sulla vita come viaggio verso un Assoluto irraggiungibile,trattato morale sul mistero del Male.La Natura come spettacolo gr ...continue

    Dissertazione scientifica,tragedia sulla fatalità dell'esistenza umana,poema sulla vita come viaggio verso un Assoluto irraggiungibile,trattato morale sul mistero del Male.La Natura come spettacolo grandioso e tremendo,che vanifica lo sforzo dell'uomo teso al dominio su di essa.Personaggi che sono archetipi più che uomini in carne e ossa,enormi ma maledetti poiché "ogni grandezza mortale non è che malattia".Leggere Moby Dick è come posare realmente l'occhio sull'enorme Leviatano che nuota nelle acque profonde dell'oceano.
    https://www.youtube.com/watch?v=FwLcsXmQCp8

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  • 5

    Il Libro-Balena

    Uno dei più bei romanzi letti in vita mia. Se non il più bello. Nelle settimane in cui mi ha tenuto compagnia, mi ha evocato tutto un mondo dentro, mi ha popolato la mente di vivide immagini, profonde ...continue

    Uno dei più bei romanzi letti in vita mia. Se non il più bello. Nelle settimane in cui mi ha tenuto compagnia, mi ha evocato tutto un mondo dentro, mi ha popolato la mente di vivide immagini, profonde riflessioni, sublimi sentimenti poetici. E' stato un'autentica traversata per i mari proibiti della fantasia, un viaggio verso barbarici rivi per l'intelligenza. Ora, non guarderò mai più il mare con gli stessi occhi. Non respirerò più aria mista a salsedine, non osserverò più una nave scivolarmi innanzi sull'orizzonte marino, non considererò più il mondo animale sommerso nell'acqua salata, sterminata prateria fluida che copre i due terzi del pianeta, senza riassaporare l'avventura del folle inseguimento della balena bianca - che laggiù soffia, ed è circonfusa d'iride, e si libra in aria, e sguazza nella schiuma, e nuota, e che come il suo elemento è così meravigliosa e terribile... Oh mistero della follia, del male, della vita, di ogni cosa! Oh Moby Dick!

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  • 4

    .."Ma pur così, in mezzo al turbinoso Atlantico del mio essere, io stesso sempre centralmente me la spasso in tacita bonaccia; e mentre ponderosi pianeti di pena che mai declina mi ruotano d'intorno, ...continue

    .."Ma pur così, in mezzo al turbinoso Atlantico del mio essere, io stesso sempre centralmente me la spasso in tacita bonaccia; e mentre ponderosi pianeti di pena che mai declina mi ruotano d'intorno, giù nell'abisso e nell'abissale interno io continuo beato a bagnarmi nell'eterna mitezza della gioia".

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  • 5

    Un incredibile viaggio

    Moby Dick è una balena, anzi per la precisione un capodoglio. E anche il libro sembra rappresentare questo mastodontico mammifero acquatico. È un libro pieno di citazioni, che ricrea un mondo nei mini ...continue

    Moby Dick è una balena, anzi per la precisione un capodoglio. E anche il libro sembra rappresentare questo mastodontico mammifero acquatico. È un libro pieno di citazioni, che ricrea un mondo nei minimi dettagli, e forse per questo contiene anche capitoli tecnici, descrittivi, ecc.. ecc.. ma la bellezza di questo libro sta proprio in questo... anche nell'utilizzo di diversi registri linguistici la cui differenza viene però fortemente ammorbidita dalle varie traduzioni italiane. Ed è proprio sulla traduzione che bisogna fare una scelta: la "classica" traduzione di Pavese, non sempre precisa, o quella "poetico-letterale" e criticatissima di Ottavio Fatica. Io mi sono ritrovato tra le mani la traduzione di Lara Fantoni, nel volume uscito in esclusiva come allegato a un quotidiano, e l'ho trovata scorrevole (a volte però non altrettanto poetica). Moby Dick, oltre ad essere un capolavoro della letteratura mondiale, è un libro polimorfo, andrebbe letto più volte e magari anche in lingua originale (per chi la conosce).

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  • 3

    Che fatica

    Molto bello nella prima parte, quando Melville descrive i personaggi e Nantucket.
    Molto bello nella parte finale, quando Melville descrive l'inseguimento.

    Una palla sconsiderata i capitoli in cui entr ...continue

    Molto bello nella prima parte, quando Melville descrive i personaggi e Nantucket.
    Molto bello nella parte finale, quando Melville descrive l'inseguimento.

    Una palla sconsiderata i capitoli in cui entra nei dettagli. La coda, la testa del Capodoglio. Esame comparato, Cetologia etc.

    Poi non mi ha entusiasmato neanche il fatto che abbia cominciato la narrazione dal suo punto di vista, in prima persona, di Ismaele, e che poi nella seconda metà del libro, "si sia accantonato" e abbia fatto parlare in prima persona Starbuck, Achab etc. Quasi che lui (Ismaele) fosse scomparso dal romanzo/nave.

    said on 

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