Mornings in Jenin

By

Publisher: Bloomsbury Publishing

4.4
(909)

Language: English | Number of Pages: 480 | Format: eBook | In other languages: (other languages) French , Portuguese , Spanish , Italian , German , Arabic , Dutch

Isbn-13: 9781408810811 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

Do you like Mornings in Jenin ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Palestine, 1948. A mother clutches her six-month-old son as Israeli
soldiers march through the village of Ein Hod. In a split second, her
son is snatched from her arms and the fate of the Abulheja family is
changed forever. Forced into a refugee camp in Jenin and exiled from the
ancient village that is their lifeblood, the family struggles to
rebuild their world. Their stories unfold through the eyes of the
youngest sibling, Amal, the daughter born in the camp who will
eventually find herself alone in the United States; the eldest son who
loses everything in the struggle for freedom; the stolen son who grows
up as an Israeli, becoming an enemy soldier to his own brother.



Mornings in Jenin is a devastating novel of love and loss,
war and oppression, and heartbreak and hope, spanning five countries and
four generations of one of the most intractable conflicts of our
lifetime.

Sorting by
  • 4

    Bello, davvero molto bello. La storia del conflitto israelo-palestinaese attraverso le storia di una famiglia. Una storia tragica , allucinante, quasi insopportabile da leggere , ma con grandi pagine ...continue

    Bello, davvero molto bello. La storia del conflitto israelo-palestinaese attraverso le storia di una famiglia. Una storia tragica , allucinante, quasi insopportabile da leggere , ma con grandi pagine di umanità. Mi ha emozionato, coma da un po' nessun libro era riuscito a fare, e non sono riuscita a fermarmi. L'ho dovuto leggere tutto di un fiato
    Grazie a Gloria, che me lo ha fatto conoscere

    said on 

  • 3

    Il valore letterario non è eccelso, anche se vi sono sprazzi di notevole poesia. Quello di testimonianza lo è molto di più, senza dimenticare che, in una delle situazioni più complesse della storia de ...continue

    Il valore letterario non è eccelso, anche se vi sono sprazzi di notevole poesia. Quello di testimonianza lo è molto di più, senza dimenticare che, in una delle situazioni più complesse della storia del mondo, vi è solo una campana. Che ha molte ragioni, ma glissa su qualsiasi torto, da un punto di vista di un popolo evidentemente lacerato da tutto quanto ha subito.

    said on 

  • 0

    Una scrittura insieme raffinata e scorrevole riesce a trasmettere tutta l'intensità emotiva e l'orrore del conflitto, ad essere straziante senza mai cadere nella disperazione.
    Mio padre ha una bizzarr ...continue

    Una scrittura insieme raffinata e scorrevole riesce a trasmettere tutta l'intensità emotiva e l'orrore del conflitto, ad essere straziante senza mai cadere nella disperazione.
    Mio padre ha una bizzarra passione per la storia e la cultura ebraica, israeliana, soprattutto, che lo ha sempre portato a parteggiare in tal senso, anche su episodi indifendibili - e un po' di questa visione mi è stata trasmessa per osmosi.
    Mi ci voleva proprio, questa lettura che spariglia le carte e mostra il lato più spietato proprio di coloro che sono stati vittima del sadismo altrui: con ciò non voglio dire che gli ebrei siano "i cattivi", ma che - è una banale verità - nell'essere umano carnefice e vittima coesistono, sempre.

    said on 

  • 5

    «Gli alberi avevano perso le foglie per il freddo dell'inverno e i tronchi argentati degli ulivi si ergevano spogli come vecchie mani colossali, come guardiani nodosi e contorti del tempo, che spuntav ...continue

    «Gli alberi avevano perso le foglie per il freddo dell'inverno e i tronchi argentati degli ulivi si ergevano spogli come vecchie mani colossali, come guardiani nodosi e contorti del tempo, che spuntavano dal terreno, pazientemente rassegnati ad aspettare la stagione della fioritura. Le case, alcune centenarie e con folti rampicanti aggrappati ai muri, punteggiavano i pendii, e i pastori si spostavano con le loro greggi. Molti anni dopo, Amal avrebbe ripensato a quella fertile bellezza che aveva dato per scontata, mai immaginando che qualcosa di così antico e straordinario potesse essere cancellato o che qualcuno volesse cancellarlo» (p.143)

    Ho dato cinque stelle a questa epopea di una famiglia palestinase dal 1948 fino ad oggi, perché è un libro in cui si avverte l'urgenza di essere scritto, una storia che doveva essere raccontata. Necessaria come, in verità, pochi libri lo sono, anche fra quelli belli.
    È un lungo canto d'amore per la propria terra: attraverso una scrittura sensuale e commovente l'autrice prova a ricreare i colori, gli odori, i suoni di quella patria che le è stata strappata. Difficile, mentre si legge, non immaginare i vasti pendii baciati dal sole e coperti da antichi ulivi come se fossero lì, davanti a noi, o non sentire il profumo di quelle rose tanto amate e il suono del nye che si spande nell'aria della sera.
    Infine ho amato questo libro perché, nonostante la disperazione, la crudeltà e il cordoglio da cui è attraversato, a prevalere è sempre l'amore, in qualcuna delle sue forme. In ogni pagina si possono trovare piccoli 'frammenti di Dio', come recita uno degli ultimi capitoli, ovvero tracce di speranza e tenerezza, simili a un lungo sentiero di sassolini bianchi, da seguire per ritrovare la nostra umanità.

    said on 

  • 5

    Meraviglia delle meraviglie

    Romanzo straziante e sublime, che ripercorre sessant'anni di storia palestinese attraverso le vicende della famiglia Abulheja. E pur nel susseguirsi costante di morte e odio, c'è sempre spazio per l'a ...continue

    Romanzo straziante e sublime, che ripercorre sessant'anni di storia palestinese attraverso le vicende della famiglia Abulheja. E pur nel susseguirsi costante di morte e odio, c'è sempre spazio per l'amore e l'umanità.

    said on 

  • 5

    L'eterno conflitto con gli occhi di una palestinese

    "LA NOSTRA RABBIA É UN FURORE CHE GLI OCCIDENTALI NON POSSONO CAPIRE. LA NOSTRA TRISTEZZA FA PIANGERE LE PIETRE"
    È proprio vero....il conflitto israele/palestina è qualcosa che noi occidentali faremo ...continue

    "LA NOSTRA RABBIA É UN FURORE CHE GLI OCCIDENTALI NON POSSONO CAPIRE. LA NOSTRA TRISTEZZA FA PIANGERE LE PIETRE"
    È proprio vero....il conflitto israele/palestina è qualcosa che noi occidentali faremo sempre fatica a capire...chi sono le vittime, chi sono i carnefici? In questo libro viviamo il conflitto attraverso il racconto di una donna palestinese, l'abbandono della terra, la vita in un campo profughi, la paura quotidiana della morte. Un libro toccante, straziante, commovente.....una lettura che non può lasciare indifferenti.

    said on 

  • 5

    Frasi dal libro

    “Hanno scritto per noi delle vite che non sono altro che prolungate sentenze di morte, calvari. Io non vivrò questo copione.”

    https://frasiarzianti.wordpress.com/2016/08/25/ogni-mattina-a-jenin-susan- ...continue

    “Hanno scritto per noi delle vite che non sono altro che prolungate sentenze di morte, calvari. Io non vivrò questo copione.”

    https://frasiarzianti.wordpress.com/2016/08/25/ogni-mattina-a-jenin-susan-abulhawa/

    said on 

  • 3

    1948: questo è l’anno della nascita dello stato di Israele; per la famiglia di Amal, arabi palestinesi costretti a lasciare la propria terra e la propria casa per fare spazio alle comunità ebraiche, è ...continue

    1948: questo è l’anno della nascita dello stato di Israele; per la famiglia di Amal, arabi palestinesi costretti a lasciare la propria terra e la propria casa per fare spazio alle comunità ebraiche, è l’inizio di un futuro incerto nel campo profughi di Jenin. Amal, la giovane protagonista, nata proprio in questo campo, non ha mai visto il suo villaggio d’origine, ma in cuor suo culla il sogno di potervisi recare e vedere con i propri occhi i luoghi descritti nei racconti dei suoi parenti. Ma Amal non potrà realizzare il suo proposito: la Storia la costringerà a subire la perdita delle persone a lei più care, e la obbligherà a rifugiarsi negli Stati Uniti per poter vivere in pace. Lì, però, le sarà impossibile negare la propria identità e dimenticare le tragedie vissute, e solo grazie alla figlia e ad un fratello ritrovato sarà capace di trovare la forza di ritornare a Jenin e a riconciliarsi con il proprio passato.
    Questo romanzo – perché si tratta di una storia fittizia, anche se basata su fatti storici reali – mi ha messa davanti ad una realtà fin troppo ignorata dai media, e di cui il mondo è in larga misura inconsapevole: una realtà che conoscevo superficialmente grazie ai libri di storia, ma che non avevo mai approfondito, e che vede contrapposti da troppi decenni israeliani e palestinesi; una lotta senza quartiere di cui, come sempre, pagano il prezzo i più deboli … E il messaggio dell’autrice è proprio questo: il suo intento, infatti, non è quello di colpevolizzare, ma di porre l’accento sulle sofferenze causate dal conflitto ad ambo le parti, cercando di indagare, senza pregiudizi, le cause profonde che lo hanno scatenato. “Ogni mattina a Jenin” è un libro che va letto, non solo come lezione di storia, ma anche per capire il presente.

    said on 

  • 5

    Finito in un giorno

    Bellissimo e straziante. Non sono riuscita a staccarmi dalla lettura, e dopo il finale (ah, il finale...) sono rimasta a rimuginarci sopra per un pò e a fare ricerche sul campo di Jenin. Da leggere as ...continue

    Bellissimo e straziante. Non sono riuscita a staccarmi dalla lettura, e dopo il finale (ah, il finale...) sono rimasta a rimuginarci sopra per un pò e a fare ricerche sul campo di Jenin. Da leggere assolutamente per conoscere e capire.

    said on 

  • 5

    Tempo fa lessi un articolo nel quale si sosteneva che il lettore di romanzi sviluppa una particolare empatia capace di suscitare in lui maggiore capacità di comprendere le emozioni e gli stati d’animo ...continue

    Tempo fa lessi un articolo nel quale si sosteneva che il lettore di romanzi sviluppa una particolare empatia capace di suscitare in lui maggiore capacità di comprendere le emozioni e gli stati d’animo degli altri. Conseguentemente è più incline alla tolleranza, al rispetto e alla pietà. Mai, come leggendo questo splendido romanzo, ho capito quanto ciò può essere vero, quanto la conoscenza può aprire la mente, farti cambiare opinione, farti sentire vicino a persone che ritieni completamente diverse da te e di cui, in fondo in fondo, hai un po’ paura.
    La famiglia Abdulheja attraversa sessant’anni di storia contrassegnata dai conflitti arabo-isrealiani. Le vicende iniziano nel 1948 quando l’occupazione dei territori palestinesi espropriò gli arabi delle loro rigogliose terre, delle loro case, della loro vita. Da allora iniziò il calvario di un popolo che tuttora sembra non avere fine.
    Incontriamo i personaggi, all’inizio del romanzo, in una terra splendida, ricca di ulivi e agrumi, benedetta ogni giorno dall’aurora e dal tramonto che la accende di colori meravigliosi. Insieme a loro ascoltiamo il muezzin che richiama i fedeli alla preghiera, assistiamo alle loro incombenze quotidiane, agli amori e alle amicizie, alle piccole liti tra bambini. Vediamo le donne e gli uomini che si attardano sulle soglie di casa aspettando una notte punteggiata di stelle e sentiamo insieme a loro il profumo dei gelsomini che addolcisce l’aria notturna. Poi tutto cambia rapidamente, come se un vento impetuoso si divertisse a scompigliare le vite e le terre vissute fino a quel momento in serena immutabilità.. L’occupazione porta morte, disgregazione, abbandono. La vita si trasferisce nei campi profughi e da lì ha inizio un tormento indicibile costellato di morti, dolori, perdite, attentati, rivalse. Ma in tutto questo, in tutto questo mare di sofferenze, c’è sempre un posto per la speranza, per il sogno di una pace difficile da raggiungere, ma sempre sognata con fiducia.
    Il punto di vista privilegiato della scrittrice è naturalmente quello palestinese, anche se, soprattutto alla fine, si sofferma anche sulla sofferenza del popolo ebreo esprimendo commozione e partecipazione per il tormento che porta entrambi i popoli alla guerra impedendo, soprattutto a causa della politica e dei rapporti internazionali, una conclusione di pace.
    È un romanzo che, al di là del bellissimo stile con cui è scritto e dell’efficacia con cui i personaggio sono stai delineati, fa molto riflettere. Scardina molte sicurezze e impone una revisione delle proprie idee e delle proprie superstizioni. Aiuta a capire i rischi di una visione del mondo focalizzata unicamente sulla dominanza dei valori occidentali e la pericolosità della supremazia di alcune Nazioni che si ergono a controllori del mondo in nome di principi e ideali che non tengono conto delle differenze storiche e culturali.
    Una riflessione che mi ha accompagnata per tutta la lettura del libro è stata che la storia si ripete con i suoi corsi e ricorsi eppure l’uomo da essa non impara nulla. Che senso ha aver patito le sofferenze più inenarrabili in un campo di concentramento nazista, per poi infliggere pedissequamente, nelle vesti di carnefici, gli stessi patimenti al popolo arabo? Forse è vero ciò che scrive la scrittrice: il popolo arabo ha pagato da solo il prezzo, il risarcimento al popolo ebreo per il rimorso dell’Occidente che ha consentito o non si è opposto con abbastanza forza all’Olocausto.
    È un libro da leggere soprattutto in questo momento in cui i conflitti di razza e di religione si sono riaccesi con una violenza inaspettata perché conoscere, cercare di capire, mettersi nei panni dell’altro conduce alla tolleranza, al rispetto e di conseguenza alla pace.

    said on 

Sorting by
Sorting by