Morte a credito

Di

Editore: Garzanti (Gli elefanti)

4.3
(922)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 558 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8811685613 | Isbn-13: 9788811685616 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giorgio Caproni

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
"Morte a credito", pubblicato nel 1936, è il secondo romanzo di Céline, chenelle sue pagine ritorna alla propria infanzia e adolescenza. Cresciuto inun'atmosfera soffocante e carica d'odio, illuminata solo dalle presenze dellanonna Caroline e dello zio Eduard, il giovane Ferdinand racconta le proprieesperienze familiari, turistiche, scolastiche, erotiche e di lavoro.
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  • 3

    In Céline non c’è niente delle prime età che ha finito col contraffare chiassosamente.

    Di Caproni non so nulla, credo di non averne letto nemmeno un verso, a parte quelli letti cinque minuti fa sulla sua pagina wikipedia, molto dettagliata, quindi sarebbe proprio da canaglia dire “A me ...continua

    Di Caproni non so nulla, credo di non averne letto nemmeno un verso, a parte quelli letti cinque minuti fa sulla sua pagina wikipedia, molto dettagliata, quindi sarebbe proprio da canaglia dire “A me Céline piace quando lo traduce Ernesto Ferrero che in Viaggio al termine della notte l’ha tradotto così bene da farmene ammirare ogni pagina, paragrafo, frase.”

    Come scrive Céline non lo so, so che nella traduzione di Caproni è venuto meno quel mordente lirico e laido, il jazz linguistico calibratissimo e imprevedibile, che m’ha fatto ammirare Céline nella traduzione di Ferrero.

    I prequel sono inevitabilmente di seconda serie, poi.

    Ogni pagina di questo romanzo, intanto, compie una nuova prodezza linguistica, e il modo migliore di goderselo è aprire ogni tanto una pagina a caso e meravigliarsene, senza dargli il tempo di ingolfarsi nel continuo exploit espressivo che sembra diventare troppo alla svelta fine a sé stesso. Il limite di “Morte a credito” però sta anche nelle gesta di Ferdinand Bardamu che continuano a attrarmi fino a quando Bardamu è il dottore degli stupidi poveri, il Bardamu con il carattere finale di “Viaggio al termine della notte”, prima cioè che inizi la regressione verso il suo passato, la sua Leggenda, bislacca come il poema medievale che non sa che fine abbia fatto.

    Il Ferdinand Bardamu che ricorda l’apprendistato all’esistenza perde la sua valenza paradossale e rivelativa e diventa sempre più stancamente caricaturale. In sintesi: c’è infinitamente più bravura e modernità in Tolstoj, quando scrive “Infanzia” e “Adolescenza” e “Giovinezza”, nella sua capacità di misura sconvolgente, che non in Céline che si accomoda nella sua potenza, e violenza, verbale, sguazzandoci però attorno, gira e rigira insistendo sempre sugli stessi argomenti: i genitori allo sfascio, gli studi demenziali, le imprese lavorative fallimentari, il tutto affogato in un esasperato, estenuante, baccagliare.

    Céline scrive un libro comicissimo, ma qui non c’è la grana umoristica che rende geniale “Viaggio al termine della notte” oppure, non so, è Caproni a non averla saputa tradurre oppure, vabbé lo devo includere tra le possibilità, sono io a non averlo colto.

    Sicuramente io non mi sarei mai aspettato di annoiarmi leggendo Céline, invece mi sono annoiato. È una prova di incomparabile bravura di Céline, ma il romanzo non trova una sua consistenza.

    Céline, maturo in maniera perfetta nella sua prima opera, è come avesse voluto scrivere il romanzo della sua immaturità con uno stile meno maturo.

    Certo è mancata la libertà iniziale. Bisognava buttare via Ferdinand Bardamu e scrivere il secondo romanzo come va scritto ogni romanzo: come fosse il primo, l’ultimo, l’unico. Invece è stato un “Riecco a voi il caro Ferdinand Bardamu!”, e il suo album di famiglia.

    L’impressione finale è che Céline abbia commesso l’errore di credere basti scrivere come Céline per scrivere un romanzo e non soltanto cinquecento e più bellissime pagine contrassegnate in numero crescente.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è facile il Morte a credito, soprattutto nella traduzione di Caproni, che arricchisce, ispessisce, interpreta. È un sentiero affascinante ma impervio, assai impegnativo, una lett(erat)ura densa e ...continua

    Non è facile il Morte a credito, soprattutto nella traduzione di Caproni, che arricchisce, ispessisce, interpreta. È un sentiero affascinante ma impervio, assai impegnativo, una lett(erat)ura densa e carica. Un sentimento di pessimismo cosmico che ricade sulla miseria del genere umano. ⭐️⭐️⭐️1/2

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Esilarante, grottesco, potente, delirante, profetico, liberatorio, chiudendo con una pensiero di Bernanos, quando nel 1932 il romanzo ebbe un successo mondiale:

    "Céline è stato creato da Dio per dare ...continua

    Esilarante, grottesco, potente, delirante, profetico, liberatorio, chiudendo con una pensiero di Bernanos, quando nel 1932 il romanzo ebbe un successo mondiale:

    "Céline è stato creato da Dio per dare scandalo»

    ha scritto il 

  • 5

    “ Il mio strazio, per me, è il sonno. Se avessi sempre dormito bene non avrei mai scritto un rigo...”

    che non lesina neppure momenti di sesso esplicito Sono dell'opinione che l'approccio con Céline possa non risultare agevole per tutti , né ritengo che tutti riescano ad apprezzarne lo stile allo stess ...continua

    che non lesina neppure momenti di sesso esplicito Sono dell'opinione che l'approccio con Céline possa non risultare agevole per tutti , né ritengo che tutti riescano ad apprezzarne lo stile allo stesso modo .
    Credo però che pochi scrittori sappiano trasmettere un alternarsi di sensazioni contrastanti che spaziano dalla commozione all'irritazione , dall'ilarità al fastidio (quando non addirittura al disgusto) , dalla partecipazione alla condanna , che non lesina neppure momenti di sesso esplicito , ma che tengono inchiodati alla lettura come lui è riuscito a fare con me con questo romanzo .
    Un'opera autobiografica , che segue il celeberrimo “Viaggio al termine della notte” ma che ne anticipa il contenuto , nella quale Ferdinand , ossia la proiezione dell'autore stesso , ricorda episodi della sua vita , della sua difficile infanzia , vissuta tra privazioni e miseria alle prese con un padre severo e manesco e con una madre troppo occupata a gestire il suo negozietto per curarsi di lui , sino alla svolta che capita quando , per interessamento dello zio Edouard che viene così ad assumere quasi il ruolo di padre sostituto , egli incontra il geniale inventore Roger-Marin Courtial Des Pereires che lo assume come assistente , a paga zero, per aiutarlo a mandare avanti il proprio giornale Génitron .
    E con l'entrata in scena di un tale incredibile personaggio fuori da ogni schema , avventuroso , spumeggiante , geniale quanto cialtronesco , così come quello altrettanto singolare di sua moglie Irène con i quali Ferdinand sembra trovarsi perfettamente a suo agio , si apre una nuova fase del romanzo , una lettura nella lettura , che porterà ad una serie di avvenimenti che alla fine riporteranno il giovane nei luoghi da dove era partito costringendolo ad una scelta difficile quanto inevitabile.
    Ma a questo punto , e mai come questa volta , mi viene d'obbligo tirare in ballo il lavoro fondamentale del traduttore Giorgio Caproni il quale , evidentemente pescando a piene mani nel patrimonio lessicale che gli derivava dall'essere nato a Livorno ma di aver vissuto per molti anni a Genova (oltre che a Roma) , ha sciorinato un intero repertorio di verbi , di aggettivi , di vocaboli gergali , di allocuzioni appartenenti ad entrambi i dialetti fra i quali mi ha divertito ritrovarne alcuni genovesi piuttosto datati come “cacciafrusto” (fionda), insieme con altri tutt'ora utilizzati come “pufi” (debiti) , “babanetto” (ragazzino) , “bacàn” (padrone, capo) , e moltissimi altri che non cito perché sarebbero troppi , realizzando così in maniera esemplare l'intenzione dell'autore di esprimersi in un ”argot” inevitabile dato il livello più che popolano della maggior parte dei personaggi che si incontrano .
    Ciò che ne scaturisce , e che rende difficile pensare ad una traduzione diversa , o comunque migliore di questa, è un trionfo di termini onomatopeici , una vertigine di espressioni coloritissime , un'ubriacatura di allocuzioni dialettali la cui comprensione è spesso affidata alla fantasia ed all'intuizione del lettore più che a “Google” all'aiuto del quale ho dovuto comunque ricorrere abbastanza spesso .
    Insomma un susseguirsi di pagine memorabili fra le quali vorrei citare quelle deliranti ad espressione dello stato febbrile di Ferdinand durante un violento attacco di malaria nella prima parte della lettura , ma soprattutto quelle “disgustosamente divertenti” sugli effetti dello squassante mal di mare che colpisce lui e la sua famiglia , come del resto tutta la maggior parte dei passeggeri , durante una tormentosa traversata di ritorno da una breve gita a Londra , leggendo le quali , specie se lo si facesse viaggiando su un autobus o su un qualunque altro traballante mezzo di locomozione , si potrebbero rischiare le stesse rivoltanti conseguenze...
    Insomma un romanzo particolarissimo , unico , completamente diverso da qualunque altro da me letto sino ad oggi , di quelli che lasciano un segno profondo ed incancellabile , al quale assegno obbligatoriamente cinque stelle ma che , per le ragioni già esposte all'inizio , non mi sentirei di consigliare a chiunque.

    ha scritto il 

  • 4

    "Il giorno in cui si fosse reso necessario, già avevo accumulato in me quasi quanto basta per potermi prendere il lusso di morire… […] M’ero abbuffato d’infinito." (p. 8)

    "Mica è gratuito il crepare. ...continua

    "Il giorno in cui si fosse reso necessario, già avevo accumulato in me quasi quanto basta per potermi prendere il lusso di morire… […] M’ero abbuffato d’infinito." (p. 8)

    "Mica è gratuito il crepare. Bisogna presentare alla Dama un bel sudario tutto ricamato di storie. È esigente, l’ultimo respiro." (p. 25)

    ha scritto il 

  • 5

    Piacere a debito

    *********************

    Morte a credito mi è diluviato addosso così rapidamente e con tale violenza che non ho fatto in tempo a ripararmi. La furia narrativa di Céline mi ha completamen ...continua

    Piacere a debito

    *********************

    Morte a credito mi è diluviato addosso così rapidamente e con tale violenza che non ho fatto in tempo a ripararmi. La furia narrativa di Céline mi ha completamente travolto. Per non perderne neanche una goccia, l’ho rincorso a rotta di collo, col fiatone, accordandomi via via al suo ritmo febbrile da montagne russe: partenza in salita, apice verso la metà, caduta libera mozzafiato fino alle fine. Sospiro estasiato a corsa finita con riparo proprio nella sua opera.

    Céline è una colonna portante nella mia Casa della Letteratura, che ha nei classici (Omero, Euripide, Dante etc. etc. etc. …) le fondamenta, ma la cui impalcatura è costituita da chi ha saputo portare il Nuovo, quello che prima non c’era (Kafka, Céline, Saramago, etc. etc. etc. …). Hanno una funzione importante anche gli arredatori (Mari, McCarthy, Joseph Roth etc. etc. etc. ….) che la rendono molto accogliente, ma sono sicura che se venisse un terremoto Céline rimarrebbe “su”.
    (Bolaño è un loft a sé stante che non ha bisogno di niente e dove vorrei abitare io, per altro …)

    P.S.
    La traduzione di Caproni, per me, gli rende talmente merito, che non riesco a immaginarne una migliore.

    ha scritto il 

  • 5

    «Ah, è terribile però…hai voglia d’esser giovane quando t’accorgi per la prima volta…come la gente la si perda per via…compagni che non rivedremo più…mai più…che son scomparsi come tanti sogni…che tut ...continua

    «Ah, è terribile però…hai voglia d’esser giovane quando t’accorgi per la prima volta…come la gente la si perda per via…compagni che non rivedremo più…mai più…che son scomparsi come tanti sogni…che tutto è finito…svanito…che anche noi ci perderemo così…un giorno ancor molto lontano…ma ineluttabilmente…nello spietato torrente delle cose, delle persone…dei giorni…delle forme che passano…che non si fermano mai…»

    Uno tenta di allontanarle certe riflessioni, ma quelle tornano come torna l'onda del mare, anche senza aver letto il libro. C. nell'altro capolavoro dice: «La maggior parte della gente non muore che all'ultimo momento; altri cominciano e si prendono vent'anni d'anticipo e qualche volta anche di più. Sono gli infelici della terra».

    Sono quelli che aspettano che l'onda arrivi.

    ha scritto il 

  • 5

    Gente n'è venuta tanta, in camera mia. Tutti han detto qualcosa. Mica m'han detto un gran che. Se ne sono andati. Si son fatti vecchi, miserabili e torpidi, ciascuno in un suo cantuccio di mondo." ...continua

    Gente n'è venuta tanta, in camera mia. Tutti han detto qualcosa. Mica m'han detto un gran che. Se ne sono andati. Si son fatti vecchi, miserabili e torpidi, ciascuno in un suo cantuccio di mondo."

    ha scritto il 

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