Murata viva

Prigioniera della legge degli uomini

Di

Editore: Piemme

3.7
(440)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Sloveno

Isbn-10: 8838488576 | Isbn-13: 9788838488573 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
E mezzanotte. Leila, giovane marocchina cresciuta in Francia, sta dormendo della piccola stanza che condivide insieme ai fratelli, quando la madre la sveglia. Le ordina di mettersi il suo vestito più bello e di preparare il tè per l'uomo seduto sul divano della sala: lo deve accogliere come fosse un re. Leila non lo conosce. Eppure tra pochi giorni quell'uomo diventerà suo marito. Perché così ha deciso suo padre e, se lei oserà ribellarsi, la punizione sarà terribile. Per Leila è l'inizio di un incubo. Suo marito la tratta come una schiava, la picchia, la umilia. Per tre volte Leila tenta il suicidio. Solo la nascita di suo figlio Ryad le dà la forza di ribellarsi. A costo di essere ripudiata dalla famiglia, Leila chiede la separazione.
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  • 2

    "Accanto a me c'è mio padre. Non è bigotto, non è fanatico, non è cattivo. È un uomo rispettabile e rispettato. Mi picchia se non obbedisco ai suoi ordini, mi ha addestrata all'obbedienza e alla sotto ...continua

    "Accanto a me c'è mio padre. Non è bigotto, non è fanatico, non è cattivo. È un uomo rispettabile e rispettato. Mi picchia se non obbedisco ai suoi ordini, mi ha addestrata all'obbedienza e alla sottomissione. Mi ha riempita di pugni per obbligarmi a sposare l'uomo che sale sugli scalini davanti a me."
    Così Leila inizia a raccontarci la sua storia.
    Francia anni 90 , 22 anni francese dalla nascita , padre marocchino e madre magrebina.
    Una storia straziante, brutale e difficile da accettare , ma vera .
    So che queste cose esistono e in TV sempre più spesso vanno a riempire la cronaca nera . Ma leggere un libro e realizzare che di queste storie ce ne sono a centinaia mi fa arrabbiare e mi fa sentire impotente 😡 , in più mi rendo conto che queste donne bambine oltre ad essere vittime diventano anche in parte carnefici di se stesse .
    Questo libro non si limita solo a raccontarci il lato oscuro della religione islamica , ma la protagonista cerca di spiegarci la psicologia che spinge padri madri fratelli e tutti questi fanatici a trattare le proprie figlie o sorelle come oggetti.
    La storia è molto interessante e sicuramente la nostra protagonista ha voluto lasciare questa testimonianza dolorosa per far sapere a tutte le sue coetanee che non sono sole e che non devono vergognarsi di chiedere aiuto .
    Ammiro questa donna e il coraggio e la forza che ha avuto per ribellarsi ma non capisco come fa a essere così indulgente con i suoi aguzzini.

    Ps: secondo me scritto male , poteva essere valorizzato molto di più .

    ha scritto il 

  • 2

    Banale storia familiare

    Leila è una ragazza di origine marocchina, nata e residente in Francia. La sua è una famiglia tradizionalista: la parola di suo padre è legge, la madre è succube volontaria. Lei ha però un carattere r ...continua

    Leila è una ragazza di origine marocchina, nata e residente in Francia. La sua è una famiglia tradizionalista: la parola di suo padre è legge, la madre è succube volontaria. Lei ha però un carattere ribelle e aggressivo: x indispettirlo gli disobbedisce, fuma, mente, fugge da casa. Quando lui le impone un matrimonio combinato, picchiandola, si piega alla sua volontà, ma detesta il marito e soprattutto la suocera, cerca in ogni modo di provocare Mussa x indurlo ad allontanarsi. Unica gioia, la nascita del figlio Ryad. La vicenda è abbastanza banale, con un padre dispotico che s’impone x il presunto bene della figlia, e un uomo che si sposa solo x avere il diritto alla cittadinanza europea. Leila sogna la libertà delle compagne di scuola francesi, ma è legata alle tradizioni marocchine: odia l’importanza attribuita all’onore della famiglia e alla verginità, ma respinge con violenza anche la più innocente proposta di un ragazzo. Detesta le imposizioni del padre e la remissività della madre, ma non è capace di staccarsi da loro; vorrebbe che qualcuno la aiutasse, ma rifiuta di parlare dei suoi problemi. Lei stessa è aggressiva e violenta col marito, fino a minacciarlo con un coltello; esaspera Mussa x indurlo a picchiarla, al fine di ottenere il divorzio. Al di fuori dell’ambiente islamico, i suoi problemi familiari sono banali, e comuni a molte donne anche in Europa: un marito fannullone e opportunista, una suocera invadente, dispute sul lavoro, la casa, le faccende domestiche. Leila è una persona contraddittoria e immatura con problemi caratteriali e depressivi, infantile nei dispetti al padre, al marito, alla suocera; dice di desiderare amore, ma è incapace di manifestarlo; cerca di scaricare ogni responsabilità sugli altri anziché guardare in se stessa. Lo stile colloquiale è piacevole, ma la storia è banale; forse la cosa più interessante è la descrizione delle tradizioni matrimoniali marocchine.

    ha scritto il 

  • 3

    bello!

    Libro molto bello! una storia tragica è vera! appassiona! trascina il lettore come in un vortice, unica pecca libro troppo breve!!! avrei preferito un pò di pagine in più! giudizio generale buono! ...continua

    Libro molto bello! una storia tragica è vera! appassiona! trascina il lettore come in un vortice, unica pecca libro troppo breve!!! avrei preferito un pò di pagine in più! giudizio generale buono!

    ha scritto il 

  • 0

    Un bellissimo libro che mi ha tenuta sulle pagine, ogni volta che lo leggevo. Non sapevo queste cose di questa cultura, sono rimasta senza parole quando sono andata avanti con la lettura. Una lettura ...continua

    Un bellissimo libro che mi ha tenuta sulle pagine, ogni volta che lo leggevo. Non sapevo queste cose di questa cultura, sono rimasta senza parole quando sono andata avanti con la lettura. Una lettura scorrevole, che consiglio.

    ha scritto il 

  • 5

    Come si può dare una valutazione a una storia che è stata realmente vissuta?
    Leila ci racconta la sua storia, la sua esperienza di giovane ragazza di origini marocchine, seppur nata e cresciuta in Fra ...continua

    Come si può dare una valutazione a una storia che è stata realmente vissuta?
    Leila ci racconta la sua storia, la sua esperienza di giovane ragazza di origini marocchine, seppur nata e cresciuta in Francia, in balia della tradizione della propria famiglia, una tradizione che non riesce a trovare punti comuni con quella europea.
    Significative alcune righe che si incontrano all’inizio:
    «Mi chiamo Leila, ho ventuno anni, francese di nascita e marocchina per tradizione... mio padre è un uomo rispettabile e rispettato. Mi picchia se non obbedisco ai suoi ordini. Mi ha riempita di pugni per obbligarmi a sposare l´uomo che sale gli scalini davanti a me. L´integrazione è la possibilità di dire no. La tradizione è l´impossibilità. Non sono mai stata capace di infrangere quella legge non scritta».
    E’ la storia di una ragazza che vive in una famiglia in cui le donne non vengono considerate ed è valida più la parola degli uomini che la loro, in cui è obbligata a fare ogni cosa che le venga detta. Una ragazza che crede nell’onore della propria famiglia perché così le è stato insegnato, che prova a ribellarsi, a fuggire e nascondersi, ritornando però sempre indietro per rispetto verso i suoi genitori. Una ragazza che si rinchiude nel silenzio, celando ai suoi compagni, agli insegnanti e a tutte le persone che incontra ciò che accade tra le mura della sua casa, le botte, le umiliazioni, rifugiandosi dietro un muro che lei stessa ha creato per poter sopravvivere. Una ragazza che non può seguire il proprio cuore e decidere di amare chi vuole, costretta a un matrimonio combinato dai propri genitori con un uomo che non conosce. Unione che le dona un figlio, il motivo che la porta a ribellarsi e a denunciare quanto il marito ha fatto su di lei, la sua stessa condizione nella famiglia d’origine.
    Una storia forte, che colpisce il lettore nel profondo per la durezza delle situazioni narrate, episodi che a tratti sembrano quasi incredibili da comprendere, nella lontananza che esiste tra le tradizioni. Una storia da leggere, per la luce di speranza che riesce a trasmettere, per poter conoscere la vita di chi vive accanto a noi ma ha una tradizione diversa.

    ha scritto il 

  • 4

    Sposata a forza

    Agghiacciata. Arrabbiata. Delusa. Questi i miei stati d’animo mentre leggevo l’autobiografia di Leila (il nome è di fantasia, ma la sua storia è tragicamente vera).

    Agghiacciata, perché la vita di Lei ...continua

    Agghiacciata. Arrabbiata. Delusa. Questi i miei stati d’animo mentre leggevo l’autobiografia di Leila (il nome è di fantasia, ma la sua storia è tragicamente vera).

    Agghiacciata, perché la vita di Leila (nata in Francia da una famiglia marocchina) diventa un inferno sin da quando è piccolissima, non appena le nasce il primo di tanti fratelli maschi. Da quel momento Leila, pur essendo ancora una bambina, diviene l’aiutante della madre, la seconda donna di casa destinata a fare praticamente tutto. Perché i maschi (e sono tanti in famiglia, tra padre e fratelli) non devono fare nulla, quella è la legge. Che sia il riordinare dopo aver giocato, versarsi il caffè alla mattina (se Leila si attarda, i fratelli si siedono semplicemente a tavola e aspettano che sia lei a portare la colazione), lavare le tazze prima di partire, svuotare il portacicche dopo che loro hanno passato ore a fumare in soggiorno, e a conversare (mentre Leila, oltre a studiare, ha nel frattempo lavorato con la madre, e badato ai fratelli più piccoli). E le cose non peggiorano con il passare degli anni, anzi. E’ uno sprofondare in un girone sempre più nero, con crisi continue di Leila, che vorrebbe ribellarsi e viene risucchiata e annichilita.

    Arrabbiata, perché non è possibile che nella Francia dei giorni nostri (ma queste cose potrebbero accadere anche tra le mura di un appartamento nel nostro stesso condominio)una giovane donna, una volta sviluppata, divenga per la sua famiglia e per la società che la circonda semplicemente una “membrana” che deve rimanere chiusa (scusate la crudezza, ma così è: finché Leila rimarrà vergine, avrà un valore; se no, sarà solo carne adulterata di cui disfarsi…); e così la verginità diviene l’ossessione di Leila, ogni contatto con estranei diviene sospetto, ogni conversazione con maschi che non siano padre/fratello diviene proibito, e basta che Leila si metta una gonna un po’ più corta o un filo di trucco per uscire perché i vicini mormorino, e i genitori siano costretti a portarla di corsa dal ginecologo, per avere il “certificato di imene intatto” da esibire a difesa del suo onore.

    Delusa, perché (incredibile a dirsi) nella vita di Leila il ruolo peggiore lo giocano le donne. A cominciare dalla madre, che pure ricorda di avere avuto una vita-inferno identica e non fa nulla per risparmiarla alla figlia (tutte le sofferenze sono ripagate, se si ottiene la benedizione di avere tanti figli maschi!), fino alla suocera, orrenda figura di matriarca la cui vita ruota tutta intorno all’adorazione del figlio e per cui la nuora, una volta entrata in casa, diviene una sorta di serva personale, senza diritti e senza considerazione.

    E purtroppo non è una storia di vittoria, perché Leila (forse) reagisce, ma l’inferno brucia ancora tutto intorno.

    ha scritto il 

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