Musashi

Di

Editore: Rizzoli (SuperBur)

4.3
(534)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 848 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Giapponese , Inglese , Tedesco , Francese

Isbn-10: 8817114677 | Isbn-13: 9788817114677 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Pier Francesco Paolini

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Dopo essere stato tradotto in inglese, francese e tedesco (oltre che in cinese e coreano), è comparso nelle librerie italiane "Musashi" (titolo originale: "Miyamoto Musashi"), uno dei più famosi romanzi giapponesi moderni. Nato dalla penna di Yoshikawa Eiji, prolifico autore di oltre una cinquantina di romanzi e racconti di ambientazione storica, e pubblicato in Giappone tra il 1935 ed il 1939, "Miyamoto Musashi" fu subito acclamato come esempio fra i più riusciti della letteratura popolare, teorizzata negli anni Venti e Trenta come prodotto capace non solo di interessare un vasto pubblico ma di offrire una buona alternativa alle proposte ormai ripetitive e cristallizzate dell'establishment letterario. Che poi proprio il romanzo storico venisse assunto come principale componente di questa letteratura, o addirittura si identificasse con essa, non fa meraviglia dal momento che tale genere poteva contare su una lunga e collaudata tradizione, e soprattutto perché i suoi ideali, così come si erano venuti consolidando, si prestavano assai bene ad essere utilizzati e integrati nella scala di valori che il nuovo Giappone, benché modernizzato, seguitava a proporre.Ricordiamo che la diffusione, anche a livello popolare, di un genere narrativo ispirato a battaglie, contese fra grandi famiglie feudali e duelli di maestri di spada, era avvenuta dal XVII secolo in avanti ed era legata ad una sene di fenomeni storici e sociali ben conosciuti e analizzati: da una parte, l'instaurarsi di un governo che puntava per la sua stabilità su una struttura gerarchica e su un'ideologia volta per l'appunto a rafforzare i valori cavallereschi di lealtà, dovere, fedeltà al proprio signore; dall'altra, una sempre maggiore consapevolezza nazionale alimentata dall'intensa attività di scuole e studiosi, storici, filologi e letterati.Il processo di forzata modernizzazione e le conseguenti trasformazioni che sconvolsero il Giappone a partire dal momento della cosiddetta restaurazione Meiji (1868) riverberarono anche sulla letteratura la necessità di un cambiamento coerente con i tempi, destinato però ad ereditare un patrimonio storico-avventuroso le cui potenzialità erano tuttaltro che esaurite: anzi, a partire specialmente dagli anni Venti, una moderna letteratura di massa efficacemente organizzata e controllata avrebbe provveduto a diffonderlo e a sfruttarlo. Naturalmente, le proposte furono di vario tipo. Sul piano di una rigorosa ricerca e di uno sforzo di ricostruzione di dati e fonti, si mosse Mori Ogai; i suoi racconti storici, scritti negli anni 1912-1916, rivelano la costante preoccupazione di comprendere, al di là di un facile coinvolgimento emotivo, quanto gli elementi di un codice d'onore feudale, che esigeva vendetta o autosacrificio fino al suicidio, fossero ancora significativi e operanti nel Giappone di inizio secolo.Su un altro versante, vicino alle esigenze di lettori meno sofisticati e all'elaborazione di un moderno romance, si mosse un gruppo di scrittori (Naoki Sanjùgo, Shirai Kyàji, Shimozawa Ken, Osaragi Jiro) che si rivolsero, per trovare temi di ispirazione, soprattutto al tormentato periodo storico precedente la definitiva apertura del paese all'occidente e la caduta del governo shogunale, o ancora, agli anni turbinosi del "paese in guerra" nel secolo XVI. Due momenti di transizione, nella storia giapponese, di enorme importanza, che offrivano la possibilità di essere interpretati sotto luci diverse. Erano inoltre periodi di mobilità sociale, dove era plausibile inserire senza difficoltà figure di eroi, capaci di ottenere il successo con le proprie forze, eroi che ben potevano rispondere a esigenze di identificazione da parte del lettore moderno. In questo contesto si situa anche Yoshikawa Eiji, esordiente nel 1914 con "Enoshima monegatari" ("La storia di Enoshima") un racconto a forti tinte, fra vendette, fantasmi e oscure trame del deseino. Lo scrittore si afferma definitivamente nel 1924 con "Naruto hicho" ("Il manoscritto segreto di Naruto"), solo in superficie ispirato ai fermenti di opposizione al governo dello shogun a favore di una restaurazione dei poteri imperiali, verso la metà del XVIII secolo."Miyamoto Musashi" rappresentò per molti versi un superamento dei modelli precedenti per il tentativo di analisi della società descritta, ma specialmente perché aveva come nucieo il perfezionamento spirituale del giovane protagonista. Questo libro di Yoshikawa si presentava come la biografia di un personaggio storico già famoso, quel Miyamoto Musashi che, uscito dalla battaglia di Sekigahara (1600, l'ultimo grande scontro fra daimyo prima della pace Tokugawa), aveva impersonato la figura dell'uomo d'armi, dedito all'arte della spada e alla trasmissione delle sue tecniche segrete, partecipe, secondo la tradizione, di almeno sessanta duelli, con rivali agguerriti, dai quali sarebbe uscito sempre vittorioso; ma allo stesso tempo, anche pittore rinomato, scultore, forgiatore e autore di un trattato rimasto famoso. In breve, modello perfetto di una società che affiancava un'aristocratica esigenza intellettuale a ideali guerrieri altrimenti anacronistici nella lunga pace e dopo l'avvento delle armi da fuoco.Non a caso, nella finzione del romanzo, alla abilità tecnica di spadaccino del giovane Musashi si accompagna un processo spirituale perseguito senza debolezze e cedimenti, in una rigida forma di ascetismo che lo porta a sacrificare ogni affetto e a superare le proprie debolezze umane. In questo Musashi non era molto diverso da altri eroi della narrativa giapponese popolare di fine Ottocento, pronti ad abbandonare la famiglia e a scegliere la morte come unico strumento che potesse soddisfare il loro senso del dovere e l'esigenza di giustizia. Analogamente, il rigore di Musashi non è volto al raggiungimento egoistico di successi e onori personali, ma sembra mirare al superamento di sé in vista di una fusione fra spada e zen, all'ottenimento di una sorta di illuminazione attraverso l'uso dell'arma, che rappresenta certo la proposta più affascinante di tutto il romanzo.Ma a ben guardare, la figura del protagonista può essere vista sotto un'altra luce. Dal suo atteggiamento emergono una fiducia pressoché illimitata nella giustezza della causa scelta, una salda vocazione al sacrificio (proprio ed altrui), e la convinzione ottimistica che il risultato prefisso sarà raggiunto se solo ci si dedichi adesso con sufficiente abnegazione: in definitiva, un potenziale di fanatismo appena celato che poteva ben costituire un punto di riferimento singolarmente vicino alla propaganda d'anteguerra, a partire dai primi anni trenta volta a sottolineare l'esigenza dello sforzo comune, della "mobilitazione spirituale" dell'intera nazione. O, in altra prospettiva, la scelta di Musashi portava ad un adempimento di ordine etico neppure tanto lontano dagli insegnamenti confuciani del passato. D'altronde, l'evidente paradosso dei contrasto fra l'autoannientamento postulato in chiave vagamente zen e l'affermazione eroica di una propria supremazia sugli altri, ha costituito un elemento di richiamo anche nel Giappone democratico.Non a caso, opportunamente rimaneggiato e smussato dei toni troppo tendenziosi, il libro di Yoshikawa Eiji ha rinnovato il suo successo, continuando ad offrire spunti per il cinema, il teatro, la televisione ed il fumetto, in innumerevoli riproposte dell'eroe puro, libero da debolezze e attaccamento alle passioni, dedito a temprare lo spirito attraverso l'assiduo uso della spada. Trasferito in una luce contemporanea e sfrondato di elementi culturali troppo visibilmente appartenenti al passato, è diventato specchio dell'esigenza di emergere all'interno di una società molto competitiva, che tuttavia incoraggia il conformismo e tende a limitare l'affermazione individuale.(recensione pubblicata per l'edizione del 1985) recensione di Orsi, M.T., L'Indice 1986, n.8
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  • 2

    2.5

    Lo so, il libro è stato scritto da un Giapponese negli anni 30 a puntate, e già questo dovrebbe dare l'idea di quanto possa essere lontano dai gusti di un occidentale del 21 secolo.
    Però non posso far ...continua

    Lo so, il libro è stato scritto da un Giapponese negli anni 30 a puntate, e già questo dovrebbe dare l'idea di quanto possa essere lontano dai gusti di un occidentale del 21 secolo.
    Però non posso fare a meno di elencare brutalmente quello che me lo ha reso quantomeno fastidioso alla lettura:

    1) Troppi, troppi personaggi. Alcuni compaiono davvero sporadicamente, magari a distanza di centinaia di pagine. E, complici i nomi per me difficili da ricordare (dopotutto sono un misero gaijin), alla fine non sapevo chi fosse quel tal Sempronio che pareva conoscere così bene il protagonista.
    2) Dare alle donne un nome che non cominciasse per "O" era troppo difficile? Magari sono persone realmente esistite, ma ci ho messo un bel po' a distinguere tra le varie Otsu, Osugi, Otsugi, Oko, ecc.
    3) Ho avuto la sensazione che con così tanti personaggi in ballo molte delle sottotrame siano rimaste incomplete, abbozzate o semplicemente l'autore se ne sia "fregato" di dirci come finiranno (ad esempio, la ipotetica parentela tra Iori e Otsu). Ma se non sono importanti, allora perchè divagare per pagine e pagine raccontando le peripezie di comparse assolutamente inutili ai fini della trama? Il libro si chiama Musashi per un motivo o no? Altrimenti intitolalo "Vite del Giappone nel 17 secolo".
    4) Ho odiato il modo in cui la vecchia dimmerda, Osugi, sia stata tratteggiata come antagonista principale (perchè di fatto è l'unica veramente ricorrente). "Ho l'impressione che tu abbia deviato mio figlio e non mi importa di sentire le tue ragioni o quelle di altri, cercherò di renderti la vita impossibile raccontando fregnacce sul tuo conto a tutti e tutti mi crederanno sulla parola (!!!) e tentando di ucciderti in modi ridicoli; il fatto che tu provi pietà verso di me e non mi uccida mai a tua volta non mi farà mai riconsiderare o desistere. Inoltre proverò in tutti i modi di uccidere la donna che mio figlio doveva sposare: lui ha cambiato idea ma siccome penso siano mistificazioni è mia ferma convinzione a farla secca, per poi cambiare idea solo dopo che l'ho presa a calci fino a quasi farla morire". Ma vaff...
    5) Ho odiato anche l'atteggiamento di Musashi verso le calunnie: "meglio scappare e non provare mai a far valere le mie ragioni; in questo modo si creeranno incomprensioni continue". Solo una volta un comprimario gli chiede perchè scappi sempre, e Musashi da una risposta vaga, non facendo altro che rafforzare l'idea che sia unicamente per convenienza dell'autore.
    6) Non so quanta area del Giappone venga interessata dalla storia, ne quanti milioni di abitanti ci vivessero, ma TUTTI si perdono e ritrovano sempre con TUTTI. Come dici? Senza questi continui incontri non ci sarebbe il libro? Secondo me è un modo di scrivere mediocre.
    7) L'evoluzione del protagonista è assolutamente oscura. Sei un giovane talentuoso, va bene. Ma bastano TRE ANNI chiuso in cella a leggere libri per trasformarti nel samurai più forte del Giappone? Mistero. No, veramente: a parte qualche scaramuccia non si parla mai di allenamenti o altro.

    Finite le 600 pagine potrei riassumere la sinossi di Musashi cosi: ferito in battaglia, tre anni a leggere, esco, intaglio legno, dipingo, faccio il contadino, occasionalmente combatto, spesso scappo, sparisco per decine di pagine per volta nelle quali si parla di comprimari inutili, riappaio alla fine per lo scontro con Kojiro che risolvo in UNA pagina, fine.
    Prolisso e lacunoso; ma si legge facilmente (almeno questo).

    ha scritto il 

  • 4

    C'è bisogno di samurai.

    Nonostante la traduzione che mortifica la lingua italiana, la lettura di questo poderoso romanzo scorre piacevole e coinvolgente perché l'avventura e la storia sono una perfetta alchimia per il lettor ...continua

    Nonostante la traduzione che mortifica la lingua italiana, la lettura di questo poderoso romanzo scorre piacevole e coinvolgente perché l'avventura e la storia sono una perfetta alchimia per il lettore al quale viene offerta una visuale prettamente orientale di argomenti del corpo e dello spirito di cui siamo abituati a fruire in maniera diversa .Chi è avvezzo alla cultura zen ed alla storia del Giappone non cederà alle facili e riduttive critiche che sorgerebbero spontanee se solo ci si fermasse al modo di sentire e di vivere dell'Occidente per il quale le parole ''lotta, sacrificio,consapevolezza ,esercizio ,vita e morte''hanno altri significati e significanti.Un romanzo '' di apertura''quindi,nonostante l'età dell'epoca storica in cui è ambientato.

    ha scritto il 

  • 3

    La mia recensione completa la trovate qua
    http://katiusciarigogliosi.blogspot.it/2016/03/musashi.html

    Siamo agli inizi del Seicento ed il giovane Takezo, dopo essere sopravvissuto ad una guerra, decid ...continua

    La mia recensione completa la trovate qua
    http://katiusciarigogliosi.blogspot.it/2016/03/musashi.html

    Siamo agli inizi del Seicento ed il giovane Takezo, dopo essere sopravvissuto ad una guerra, decide di diventare un combattente. Cambia così nome in Musashi e comincia a seguire la via del Samurai, strada impervia che lo porterà ad essere in perenne lotta con le proprie debolezze. Dopo varie peripezie, vari incontri - sia con ex commilitoni che con vecchi concittadini che lo davano per morto -, eterne lotte con Signori delle varie regioni che attraverserà durante il suo viaggio, amori incontrastati con giovani donne e d affascinanti concubine e scaltri discepoli che si uniranno a lui durante il cammino, Musashi riuscirà a realizzare il suo sogno. Non solo diventerà un bravo samurai, ma diverrà colui che il Giappone tutt'ora riconosce come eroe popolare.

    Leggendo alcune recensioni nel web, il romanzo mi era stato praticamente presentato come una specie di Via col vento nipponico. Quindi mi sfregavo già le mani in vista di una storia travagliata, di passione, di bushido, di onore e di spade.
    Capirete bene, dal mio tono di voce, che le aspettative che avevo per questo romanzo sono state, almeno in parte, disilluse presto.

    Non che non meriti di essere letto, sia chiaro. Anzi, credo che se qualcuno volesse imparare qualcosa di più sulla cultura dei samurai questa debba essere una lettura quasi obbligata.
    Ma c'è un ma nel fatto che non mi abbia convinto del tutto.

    La trama - complessa, ricca di fatti, di notizie, di citazioni reali, di personaggi importanti e di comparse che nell'arco delle oltre 700 pagine ricompaiono soventemente - risulta in realtà piatta, senza grinta, senza una vera spinta verso l'alto. Sembra di attraversare la Pianura Padana dall'inizio alla fine, senza una collina, una salita, una montagna.
    Avrebbe potuto esserci uno slancio nell'amore tra Musashi e Otsu, ma anche questo rimane relegato per tutto il tempo ad un sentimento platonico, fatto esclusivamente di sospiri e di sguardi, di pensieri e di sogni non realizzati.
    Così come la parte neurale della trama, ovvero la via del Samurai: Takezo lo diventa nell'arco di quanto, due pagine? Si sveglia una mattina e sa combattere con la spada come i più esperti ronin. La mattina seguente ha addirittura un discepolo a cui insegna passo passo tutto quello da fare. Per non parlare di quando riesce a districarsi tra i nemici, siano essi 2 o 25 non importa.

    Salvo il romanzo per lo spirito, nel senso che attinge a cronache locali veritiere, e per l'intenzione di romanzare un personaggio come Musashi, uno dei più grandi spadaccini giapponesi mai esistiti.

    ha scritto il 

  • 4

    Musashi rappresenta un classico "cappa e spada" della letteratura giapponese, e in effetti nn è dissimile dagli stessi classici europei, a me ha ricordato opere come "i tre moschettieri". Personaggi e ...continua

    Musashi rappresenta un classico "cappa e spada" della letteratura giapponese, e in effetti nn è dissimile dagli stessi classici europei, a me ha ricordato opere come "i tre moschettieri". Personaggi e fatti storici reali, tra cui lo stesso Musashi, sono inseriti in un contesto romanzesco. Il tutto nella struttura dickensiana del romanzo a puntate, diviso in aneddoti e sottotrame, personaggi che si perdono e si ritrovano nel corso degli anni.

    ha scritto il 

  • 0

    Stupendo, l'ho finito oggi con estremo rammarico....si può leggere come un appassionante romanzo, ma è molto di più . Fondamentale per capire il Giappone, una fase della sua storia, la sua cultura ed ...continua

    Stupendo, l'ho finito oggi con estremo rammarico....si può leggere come un appassionante romanzo, ma è molto di più . Fondamentale per capire il Giappone, una fase della sua storia, la sua cultura ed il suo spirito.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo-fiume di cappa e spada in salsa zen. Molto gradevole, in particolare molto interessante l'ambientazione per noi molto poco nota. Musashi è un personaggio storico reale, di cui potete trovare p ...continua

    Romanzo-fiume di cappa e spada in salsa zen. Molto gradevole, in particolare molto interessante l'ambientazione per noi molto poco nota. Musashi è un personaggio storico reale, di cui potete trovare per rizzoli l'opera relativa alla via dei samurai, la cui vita è naturalmente qui molto romanzata.
    Peccato che l'edizione italiana sia accorciata e che non sia tradotta dall'originale giapponese, bensì dalla traduzione inglese di quello. Si vede in molti punti.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro... Scritto appunto dall'autore che non poteva che essere figlio di samurai... filosofia di vita e via della spada vanno a pari passo ad un protagonista come Musashi Miyamoto che non può che ...continua

    Capolavoro... Scritto appunto dall'autore che non poteva che essere figlio di samurai... filosofia di vita e via della spada vanno a pari passo ad un protagonista come Musashi Miyamoto che non può che essere uno dei migliori uomini di spada mai esistiti nella storia.

    ha scritto il 

  • 4

    Un ritratto

    Una lettura che immerge nel clima del medioevo giapponese, ricco di sfumature e contraddizioni.
    Non va letto come una storia a sé, per quanto si presti, ma come un ritratto di un'epoca e di un persona ...continua

    Una lettura che immerge nel clima del medioevo giapponese, ricco di sfumature e contraddizioni.
    Non va letto come una storia a sé, per quanto si presti, ma come un ritratto di un'epoca e di un personaggio leggendario.

    ha scritto il 

  • 5

    Eiji Yoshikawa riporta fatti realmente accaduti, vissuti da personaggi realmente esistiti, in un modo magnificamente scorrevole e interessante. Romanzo storico che per qualità ed importanza è da parag ...continua

    Eiji Yoshikawa riporta fatti realmente accaduti, vissuti da personaggi realmente esistiti, in un modo magnificamente scorrevole e interessante. Romanzo storico che per qualità ed importanza è da paragonare ai Promessi Sposi, naturalmente per la letteratura giapponese.
    Narra le vicende di Myamoto Musashi, un samurai, il Samurai per eccelenza che all' abilità tecnica di spadaccino accompagna un processo spirituale perseguito senza debolezze e cedimenti, in una rigida forma di ascetismo che lo porta a sacrificare ogni affetto e a superare le proprie debolezze umane. Dal suo atteggiamento emergono una fiducia pressoché illimitata nella giustezza della causa scelta, una salda vocazione al sacrificio (proprio ed altrui), e la convinzione ottimistica che il risultato prefisso sarà raggiunto se solo ci si dedichi adesso con sufficiente abnegazione.
    Musashi è un ronin (samurai senza padrone) che percorre la via della spada come via del perfezionamento di se stesso.
    Attorno a lui si dipana una fitta rete di personaggi secondari, sempre ben caratterizati, che compongono l'affresco dell'inizio del epoca Tokugawa(1600 in Giappone), che portò la pace e con questa la prosperità a una nazione.

    ha scritto il 

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