Narciso e Boccadoro

Di

Editore: Arnoldo Mondadori

4.0
(10532)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 282 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Finlandese , Catalano , Olandese , Greco , Ungherese

Isbn-10: 8804319844 | Isbn-13: 9788804319849 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Cristina Baseggio

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Cofanetto , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Nel Medioevo leggendario del cattolicesimo monastico si snoda la storia dell'amicizia fra il dotto e ascetico Narciso, destinato a una brillante carriera religiosa al riparo dalle insidie del mondo e della storia, e Boccadoro, l'artista geniale e vagabondo, tentato dall'infinita ricchezza della vita e segretamente innamorato anche della sua caducità. Hermann Hesse torna a riflettere sul tema, centrale nella sua poetica, del contrasto fra natura e spirito, fra eros e logos, fra arte e ascesi, alla ricerca di una loro possibile integrazione.
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  • 2

    Due terzi di Nobel - 04 dic 16

    Non sono qui certo per discutere la bravura della scrittura del premio Nobel tedesco, né la sua capacità di riempire le pagine di idee sul mondo, la vita e tutto il resto. Lo sa bene chi ha letto “Sid ...continua

    Non sono qui certo per discutere la bravura della scrittura del premio Nobel tedesco, né la sua capacità di riempire le pagine di idee sul mondo, la vita e tutto il resto. Lo sa bene chi ha letto “Siddhartha”, sicuramente. Però ci sono i due soliti livelli di interpretazione, quella cerebrale e quella personale. Se sulla prima torneremo a lungo, è questa seconda che è rimasta insoddisfatta. Sì la storia, come storia in sé, si legge, scorre, ma non mi ha coinvolto, mi è rimasta lì, come una bella tela su cui posare gli occhi. Una Cappella Brancacci di Firenze piuttosto che la chiesa di Auvers dipinta da Van Gogh. Certo, la capacità stilistica di Hesse è indubbia, che, narrandoci le avventure dei due amici, tanto altro ci fa scorrere sotto gli occhi. Siamo nel Medioevo, dove la nostra storia comincia nel convento di Mariabronn. Narciso è un giovane studioso, stimato per la sua erudizione e saggezza, nonché per la sua profonda fede. Nel convento entra come studente Boccadoro, lì costretto dal padre. I due coetanei, si trovano, si riconoscono opposti ma simili nella ricerca di qualcosa. E nasce un’amicizia per la vita. Boccadoro è tormentato dalla figura della madre, morta prematuramente, e che cercherà per tutta la sua vita. Narciso è pieno di fede e buoni propositi, sa scrutare dentro la gente, e, capendo inutile la vita religiosa per Boccadoro, gli parla di quella che secondo lui è la natura dell’amico: le arti e la creatività. A seguito di un (piacevole) incontro sessuale, Boccadoro decide di andare per il mondo alla ricerca di sé. È piacente, sa parlare, sa farsi ben volere. E soprattutto, sa conquistare le donne. Si ferma in un castello dove seduce Lidia, la figlia del castellano. Scoperto deve fuggire, deve salvarsi la vita errando, rubando ed uccidendo, fino a trovare un maestro nello scultore Nicola, di cui diventa allievo. Presso Nicola, realizza una stupenda statua di San Giovanni con le fattezze di Narciso. Nicola lo vorrebbe genero, ma Boccadoro irrequieto riprende il cammino, giunge in un paese colpito dalla peste, dove si innamora riamato della bella Lena, che presto soccomberà alla pestilenza. Boccadoro riprende allora il cammino, si innamora di Agnese, la donna del governatore. Scoperto è messo a morte, ma per la sua ultima confessione ritrova Narciso, diventato abate del convento di Mariabronn. Narciso intercede per l’amico, gli salva la vita, e lo ospita in convento. Qui ha luogo un secondo lungo confronto tra i due, dove Boccadoro cerca di spiegare l’arte, la creazione, la bellezza terrena all’amico abate, che vive una vita serena, lontano dai turbamenti del mondo. E l’inquietudine non ferma Boccadoro, che di nuovo si mette in cammino, cerca di riprendersi Agnese, ma ora non è più il bel giovane di un tempo. Deve fuggire, cade da cavallo ferendosi mortalmente, ed andando a morire da Narciso. Lì ci sarà l’ultimo confronto dialettico tra i due. Ma ora Boccadoro, fatte tutte le sue esperienze, e ritrovando in sé i segni della madre perduta (madre reale o madre spirituale che sia), muore serenamente, lasciando Narciso a vegliare sulle sue ultime ore, meditando sulle ultime parole dell’amico: “Senza madre non si può amare. Senza madre non si può morire”. Sembra un racconto epico, pieno di azione, ma solo perché lo riduciamo ad un sunto veloce. Tutto, le azioni, le parole, i confronti tra i due, rimandano sempre ad altro. Qui viene quella parte cerebrale, il contesto del testo, il rimando costante sia a Jung (presso cui Hesse fece sessioni di analisi), di cui qualcosa intuisco, sia a Nietzsche, che poco conosco e di cui molto mi sfugge. La metafora che mi suona dentro l’ho capito dopo aver letto il libro, quando ho ripreso a camminare, in tutti i sensi. La ricerca della propria identità attraverso l’azione del camminare, sia in senso materiale verso l’arte e la creazione sia in senso spirituale verso sé stessi. Qualcuno più aduso di me alla filosofia che ne esce fuori parla (e non posso che convenirne) come di un lungo confronto tra l’individualità dell’uomo (punto di partenza di ogni caso, per cui non si può che partire da sé stessi per poter camminare) e l’armonia dell’universo (punto d’arrivo per chi, come Siddhartha, comprende la verità delle cose). E non a caso cito il protagonista dell’altro e più famoso testo di Hesse, che a quello questo rimanda idealmente. Ma se quello mi prese, per la sinteticità e l’immediatezza della scrittura, questo mi lascia esterno ed un poco freddo. Certo, qualcosa gira nella testa, ma la pancia rimane lontana. Senza nessuna farfalla che ne fa vibrare i sensi.
    “Ogni uomo corre senza posa e si trasforma e infine si dissolve, mentre la sua immagine, creata dall’artista, rimane sempre immutabilmente la stessa.” (130)
    “Solo la scissione e il contrasto rendono ricca e fiorente una vita.” (162)
    “Non c’è una felicità che duri a lungo.” (176)
    “Così era stata tutta la sua vita: prendere congedo, fuggire, essere dimenticato, rimanere a mani vuote e col cuore gelato.” (231)
    “Poi si meravigliava a un tratto di trovarsi lì seduto, come un vecchio, a raccontare di viaggi e di vicende del passato, mentre la sua vita doveva cominciare proprio allora.” (238)

    ha scritto il 

  • 4

    Narciso e Boccadoro sono due giovani completamente diversi l'uno dall'altro, proprio uno l'opposto dell'altro. Entrambi si conoscono nel convento Marianbronn dove Narciso sta per prendere i voti monas ...continua

    Narciso e Boccadoro sono due giovani completamente diversi l'uno dall'altro, proprio uno l'opposto dell'altro. Entrambi si conoscono nel convento Marianbronn dove Narciso sta per prendere i voti monastici mentre Boccadoro si trova lì per intraprendere un cammino ascetico. Se Narciso incarnerà l'intellettuale e soprattutto l'uomo spirituale, Boccadoro sarà l'uomo guidato dai suoi istinti bestiali, difatti il monaco consiglierà al suo amico di uscire fuori dal monastero, che capisce presto non essere il luogo adatto a lui, e cercare al di fuori la sua strada.

    La sintesi del romanzo sta nel costante dissidio che l’uomo incontra fra il dovere e l’essere, fra l’obbligo e la libertà di scelta, fra natura e spirito che sono apparentemente all’opposto ma profondamente legati. La storia ci parla di questo così come ci invita a guardare dentro di noi, nel profondo, per scoprire desideri, intenti e ricordar esperienze. Hermann Hesse magistralmente ci guida in questo percorso.

    ha scritto il 

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    Letto da ragazzo, dopo Knulp. Gertrud, Demian, lettere ai contemporanei e le poesie, mi risultò decisamente troppo smielato (o mieloso?). Insomma, è il libro di Hesse che lessi con più fatica e meno g ...continua

    Letto da ragazzo, dopo Knulp. Gertrud, Demian, lettere ai contemporanei e le poesie, mi risultò decisamente troppo smielato (o mieloso?). Insomma, è il libro di Hesse che lessi con più fatica e meno godimento.
    Ero un'altra persona allora, magari ora risulterebbe differente, potrei perfino apprezzarlo.
    Non lo so e nom mi va di provare.

    ha scritto il 

  • 3

    Posso dirmi più che soddisfatta per aver colmato una lacuna letteraria.
    Non ho letto solo un libro la cui lirica mi ha affascinato sin dalle prime pagine ma un libro di filosofia, anche se semplice, m ...continua

    Posso dirmi più che soddisfatta per aver colmato una lacuna letteraria.
    Non ho letto solo un libro la cui lirica mi ha affascinato sin dalle prime pagine ma un libro di filosofia, anche se semplice, mi ha intrigato il rapporto di amicizia/amore tra i due protagonisti, piaciuta un po' meno la parte centrale, il continuo vagabondare di Boccadoro, ma ci sono concetti più o meno noti che sono ormai miei.
    ",,,,, la nostra meta non è di trasformarsi l'un l'altro ma di conoscersi l'un l'altro e d'imparare a vedere e rispettare nell'altro cio' che egli è:il nostro opposto e il nostro completamento"

    ha scritto il 

  • 0

    “Narciso e Boccadoro” è un po’ come Domodossola: tutti la nominiamo quando facciamo uno spelling, ma quanti saprebbero spiegare dove si trova? Allo stesso modo non occorre amare spassionatamente la l ...continua

    “Narciso e Boccadoro” è un po’ come Domodossola: tutti la nominiamo quando facciamo uno spelling, ma quanti saprebbero spiegare dove si trova? Allo stesso modo non occorre amare spassionatamente la lettura per sentire nominare almeno una volta “Narciso e Boccadoro”, eppure la trama rimane un mistero. Il nome “Narciso” potrebbe erroneamente richiamarci alla mitologia classica, mentre il romanzo si svolge nel Medioevo. Narciso, ecclesiastico, e Boccadoro, artista, sono gli opposti che si attraggono, le due rette parallele destinate a non incontrarsi mai.

    « Non è il nostro compito quello d’avvicinarci, così come non s’avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento. »

    Grazie a Narciso, Boccadoro lascerà il convento per iniziare un lungo viaggio alla scoperta di se stesso e per ricercare la figura della madre perduta (che successivamente identificherà con la vita stessa). Un incipit di questo genere è facilmente accostabile a “L’alchinista” di Coelho: entrambi affrontano il tema dell’esistenzialismo ma imboccano strade completamente diverse. Le principali differenze riguardano

    Lo stile. Lo stile di Hesse è articolato ma non incomprensibile, con allusioni a concetti e filosofi, lunghe descrizioni, digressioni, dialoghi profondi, gustabile. Quello di Coelho è semplice, fiabesco e ripetitivo.
    I personaggi. L’evoluzione di Boccadoro appare chiara e inevitabile, graduale e realistica. Quella di Santiago l’ho trovata brusca, superficiale e improbabile. Sia Boccadoro che Santiago sono personaggi di cui non ho approvato del tutto la condotta, però Boccadoro ha un valido motivo per comportarsi in un determinato modo e per possedere determinate tendenze. Narciso mi è piaciuto molto per l’introversione pacata, quasi infelice, e per le riflessioni in cui si dilunga.
    Il tema dell’esistenza. Herman Hesse affronta parallelamente due diversi stili di vita e ciò che ne deriva, indagando su Dio, sui sensi, sulla morte, sulla solitudine, sulla paura, sul turbamento, sulla vergogna e sopratutto sull’amore. Coelho tratta una filosofia a parte, in cui entrano in gioco l’Anima del mondo e lo scopo della vita viene definito “Leggenda personale”, assumendo fattezze quasi mistiche.
    In entrambi ho incontrato passaggi che mi hanno annoiata o fatto riflettere, però vi consiglio decisamente di più il romanzo di Hesse come contenuto ed emozioni suscitate.

    ha scritto il 

  • 4

    Amore per un castagno

    Catturata nella lettura dalla descrizione del nobile albero di castagno ho trovato questo romanzo estremamente delicato nel narrare le vicissitudini del giovane Boccadoro, commovente nel descrivere il ...continua

    Catturata nella lettura dalla descrizione del nobile albero di castagno ho trovato questo romanzo estremamente delicato nel narrare le vicissitudini del giovane Boccadoro, commovente nel descrivere il profondo legame di amicizia/amore con Narciso, paralizzante nella sua conclusione: come si può morire se non si ha una madre? Senza madre non si può amare. Senza madre non si può morire.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    E' Boccadoro il protagonista di questo romanzo, un personaggio che definirei Freudiano, un appellativo che ben si adatta anche all'intera opera.
    Ho amato questo romanzo, lo stile delicato e armonioso ...continua

    E' Boccadoro il protagonista di questo romanzo, un personaggio che definirei Freudiano, un appellativo che ben si adatta anche all'intera opera.
    Ho amato questo romanzo, lo stile delicato e armonioso di Hesse rende scorrevole una storia ricca di avvenimenti e pensieri, nata da una matrice unica che i personaggi inseguiranno affannosamente sino alla fine: la madre.
    E' un circolo vizioso, che attraverso la vita e la consapevole comprensione di essa, condurrà il protagonista all'accettazione di gioie e dolori per poter finalmente lasciare il mondo terreno serenamente.

    ha scritto il 

  • 3

    Vi si narra la storia di un'amicizia, nella Germania rinascimentale, tra Narciso, monaco e erudito del convento di Mariabronn, e l'allievo Boccadoro, un'anima ribelle e artista che ben presto lascerà ...continua

    Vi si narra la storia di un'amicizia, nella Germania rinascimentale, tra Narciso, monaco e erudito del convento di Mariabronn, e l'allievo Boccadoro, un'anima ribelle e artista che ben presto lascerà il convento stesso per inebriarsi tra le gioie della vita e cercare la sua vera essenza.
    La storia di Narciso e Boccadoro è la storia di una ricerca di identità, che si svolge attraverso il continuo “vagabondare” di uno dei due personaggi principali – Boccadoro. Un lungo pellegrinare con un grande contenuto simbolico: quello del cammino verso la conoscenza di sé, della propria anima, per carpire i segreti della vita. E’ un cammino inteso sia in senso fisico che in senso interiore alla ricerca della propria regola di vita che, come nel caso di Siddharta, può venire per Hesse solo dalla propria intimità (e non dall’esempio, pur eccellente, di qualcun’altro).
    Boccadoro è infatti un vagabondo che nel corso della sua ricerca esistenziale insegue – grazie al risveglio della memoria attuato dal suo amico Narciso - l’immagine di una Madre primigenia che si identifica volta per volta nella Natura e nelle donne che egli incontra e seduce. Durante il suo lungo vagabondare in terre più o meno popolate ma descritte magnificamente da Hesse, il giovane comprende molto sulla natura umana, sul mondo e soprattutto sul dolore, la sofferenza.
    È questa ricerca che dà senso e scopo alla vita di Boccadoro e che gli conferisce, con tutte le sue inquietudini e incertezze, il ruolo di vero protagonista del romanzo; se Narciso è infatti portatore della serena sicurezza che gli deriva dalla sua fede e dalla sua intelligenza nel leggere nel cuore delle persone, Boccadoro è l’artista combattuto tra la ricerca artistica e la passione dei sensi.
    Il romanzo quindi si colloca, nella bibliografia di Hesse, come una lunga metafora sulla coincidenza degli opposti: se Narciso rappresenta il polo razionale e intellettuale della coppia e può essere considerato l’esponente della Spirito, Boccadoro è la voce della Natura e il motore attivo di tutti gli eventi del romanzo, e molte delle sue scelte e azioni sono dettate principalmente dal cuore e dalla passione. Altresì mentre il personaggio di Boccadoro è complesso e ben delineato, quello di Narciso rimane sempre un po' più complicato e offuscato. Il contrasto fra natura e spirito, rappresenta la via per la ricerca della verità. Tanto Narciso, che rappresenta lo spirito, quanto Boccadoro, che rappresenta la natura, si sentono insoddisfatti della loro ricerca perché adoperano come mezzo solo lo spirito o solo i sensi, e ciò si rivela insufficiente.
    E su questa opposizione fondamentale, si basa l’amicizia profonda tra Narciso e Boccadoro: come quest’ultimo torna al convento per spendervi gli ultimi giorni di vita, così Narciso capisce attraverso le ultime confessioni dell’amico che è sbagliato sottovalutare la via dei sensi per conoscere e capire il mondo. Un libro entusiasmante che cerca di fare una sintesi dei due opposti, la razionalità e la "carnalità”, per spiegare che l'uomo senza una delle due componenti non potrà che vivere infelice rinunciando a una parte della sua anima.
    Un altro punto interessante è indubbiamente la morale; non solo di sensi e non solo di spirito un uomo può vivere: l'essere umano è un insieme di ragione, spiritualità e passione. I dialoghi tra i due protagonisti, le loro dispute teologiche e filosofiche, i loro diversi stili di vita permettono all’autore di descrivere molto bene questi opposti modi di essere e di vedere l’esistenza, di sottolinearne le diversità ma anche di lasciare intendere che le distanze, anche se notevoli, non sono necessariamente incolmabili, che anzi l’ideale forse sarebbe proprio trovare il giusto equilibrio tra un mondo e l’altro senza lasciarsi sopraffare dagli estremismi.
    La narrazione ci trasporta in un ambiente letterario magico, un medioevo lontano e non raggiungibile. Lo stile è alto, i discorsi sono scorrevoli e molto profondi, spesso ci sono digressioni che ricordano più un trattato di filosofia che un racconto; sebbene la storia non sia avvincente in molti punti, risulta comunque piacevole da leggere, invoglia a proseguire fino all'ultima pagina.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Herman Hesse è fine e delicato nel raccontare due diversi modi di abbracciare la Vita, e il mistero dietro di essa. Il dubbio che vuole (forse) porre è quello che anima l'algido e spirituale Narciso, ...continua

    Herman Hesse è fine e delicato nel raccontare due diversi modi di abbracciare la Vita, e il mistero dietro di essa. Il dubbio che vuole (forse) porre è quello che anima l'algido e spirituale Narciso, nei confronti dello spensierato e sanguigno Boccadoro. Siamo sicuri che una vita di privazioni, regole e dottrina sia quella che può più avvicinare l'uomo al Dio (o comunque all'accettazione della Morte), o forse anche un cammino diametralmente opposto, costernato di passioni, voluttà, totale abbandono alla carnalità, è in grado di svelare la risposta alla grande domanda? Al bisogno dell'uomo di trovare una soluzione all'inevitabilità della morte, ed un rimedio quindi alla transitorietà della vita?

    SPOILER

    Boccadoro trova come rifugio alla condanna della Morte la creazione di opere di scultura in grado di sopravvivergli per decenni, secoli, mentre al povero Narciso non rimane che constatare come "una via lastricata di peccati è forse la via più breve alla Santità" (semi-cit. dallo stesso Hesse)

    ha scritto il 

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