Nel paese dei ciechi

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca minima, 30)

4.0
(283)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 61 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8845923320 | Isbn-13: 9788845923326 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Franco Salvatorelli ; Postfazione: Sandro Modeo

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

Ti piace Nel paese dei ciechi?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Sperduto nelle Ande, Nunez viene accolto da una comunità i cui membri sono tutti ciechi. Confuso dalla vita laboriosa e dai sensi finissimi dei suoi ospiti, dovrà destreggiarsi fra il proprio senso di superiorità e la loro remota saggezza: anche perché i ciechi si sono prefissi di guarirlo a tutti i costi dalla sua inspiegabile, perversa ossessione per la vista.
Ordina per
  • 5

    Cinque stelle a questo racconto molto breve (ma intenso), soprattutto per le descrizioni indimenticabili. Ma in fondo se le merita anche la trama che fa riflettere sulla diversità senza scadere in tri ...continua

    Cinque stelle a questo racconto molto breve (ma intenso), soprattutto per le descrizioni indimenticabili. Ma in fondo se le merita anche la trama che fa riflettere sulla diversità senza scadere in triti luoghi comuni, che si sviluppa senza una morale finale e senza sdolcinatezze sull'amore che vince su tutto... e l'occasione di andare a parare proprio lì c'era. Ho trovato fantastico che Wells non l'abbia colta, che non si sia infilato tra le righe per cercare di guidarmi nelle riflessioni. No, lui si è limitato a descrivere e raccontare, ad aprirmi la porta verso questo suo mondo lasciandomi libera di vagare e di decidere da me quali spunti ricavare dalla lettura.
    Grazie Wells, ti voglio bene.

    ha scritto il 

  • 4

    Questione di punti di "vista"...

    Herbert George Wells era uno scrittore e scienziato, allievo di Thomas Huxley, scienziato evoluzionista, nonno dello scrittore Aldous Huxley de "Il mondo nuovo", che casualmente ho appena terminato di ...continua

    Herbert George Wells era uno scrittore e scienziato, allievo di Thomas Huxley, scienziato evoluzionista, nonno dello scrittore Aldous Huxley de "Il mondo nuovo", che casualmente ho appena terminato di leggere in questi giorni.

    Wells scrisse nel 1904 questo brevissimo racconto di fantascienza, "Il paese dei ciechi", che mi ha ricordato altri famosi racconti che partono da situazioni anomale o impossibili e aiutano a pensare in modo "diverso", quali Flatlandia, Le intermittenze della morte, Cecità etc. In generale il tema vuole stimolare la capacità di guardare le cose solo da più punti di vista, senza pensare che la nostra visione, il nostro parere, il nostro credo, sia quello più giusto.

    Durante una escursione sulle Ande, un giovane precipita in una valle misteriosa e trova così uno strano paese in cui da più di trecento anni tutti gli abitanti sono ciechi. Il giovane ingenuamente pensa di avere un grosso vantaggio sulla popolazione e già si vede come re del paese. Ma le cose non vanno proprio così. La vista, che lui ritiene cosa fondamentale, non è un tratto importante per i locali che non conoscono nemmeno il significato della parola. Il suo presunto vantaggio si rivela presto come la sua peggiore disgrazia.

    Impossibile a questo punto non riflettere: chi sono i normali e chi gli anormali? Siamo sicuri di vedere sempre le cose dal punto di vista più corretto? La vista di cui si parla può avere altri significati metaforici?

    Un libro bello e raffinato che si legge molto in fretta e che lascia pieni di dubbi; la letteratura non serve proprio a questo?

    ha scritto il 

  • 5

    ”Trecento miglia e più dal Chimborazo, un centinaio dalle nevi del Cotopaxi, tra le più selvagge solitudini delle Ande ecuadoriane, giace, separata dal mondo degli uomini, quella misteriosa vallata mo ...continua

    ”Trecento miglia e più dal Chimborazo, un centinaio dalle nevi del Cotopaxi, tra le più selvagge solitudini delle Ande ecuadoriane, giace, separata dal mondo degli uomini, quella misteriosa vallata montana, il Paese dei Ciechi.”

    Uno strano morbo affligge un piccolo gruppo di uomini che -fuggito dalle violenze dei colonizzatori- trova riparo in un'idilliaca valle delle Ande ecuadoriane.
    Lo spirito primitivo che caratterizza questi uomini li porta ad attribuire il male ad una grave mancanza: la fuga frettolosa ha impedito loro di portare un sacerdote. La colpa sta dunque nell'aver ”trascurato di erigere subito un tempio”.
    Un volontario ridiscende dunque la gola alla disperata ricerca di un talismano che li salvi ma non farà più ritorno perchè di lì a poco un'eruzione vulcanica precluderà per sempre la via isolando il Paese dei Ciechi: da allora esisterà solo nella dimensione del mito.
    Da iniziale nebbia, di generazione in generazione, la vista scompare del tutto facendo calare definitivamente il buio sul piccolo popolo. Il fatto che non sia una cecità improvvisa dà loro modo di addestrarsi inventandosi nuove forme strategiche di sopravvivenza anche grazie ad un ambiente naturale assolutamente favorevole che sembra avere tutte le caratteristiche di un giardino dell'Eden.
    Si succedono in questo modo ben cinque generazioni in cui la loro esistenza procede in modo pacifico. Pian piano i ricordi di come era il mondo della luce svaniscono: scompare la coscienza dell'esistenza di altri uomini e la stesso concetto e consapevolezza della vista.
    Anche i corpi si modificano (Wells, specializzatosi in biologia era allievo di Thomas Henry Huxley, soprannominato il «mastino di Darwin» per aver contribuito a diffondere e difendere la teoria dell’evoluzione per selezione naturale):
    ”ed egli vide le loro palpebre chiuse e incavate, come se, sotto, i globi oculari fossero disseccati e svaniti.”

    Così, come cinque generazioni prima qualcuno tra loro era partito improvvisamente un giorno qualcuno arriva:
    ”Accadde allora che un uomo venne nella comunità dal mondo esterno. E questa è la storia di quell'uomo.(...) Era un montanaro della regione di Quito, un uomo che era sceso fino al mare e aveva visto il mondo, un lettore di libri in un suo modo originale, un uomo acuto e intraprendente...”
    Il suo nome è Nuñez e questa è la sua storia nel Paese dei Ciechi.

    Il racconto conobbe due versioni (1904/1939) che mutarono la sostanza del contenuto essendo con due finali differenti. Ad una prima narrazione complessivamente ottimistica ne segue una palesemente sfiduciata. Quest'ultima è, di fatti, la versione rivista alla soglia del secondo conflitto mondiale e corrisponde evidentemente ad una mancanza di speranza positiva.
    La forza preziosa di questo breve testo sta nell'aver intrecciato eventi verosimili e fantastici dove il tema principe è quello della conoscenza. Un racconto, tuttavia, che non offre un'univoca chiave di lettura ma bensì si apre a ventaglio su varie possibili interpretazioni. Il topos della vista è ovviamente un punto cardinale di questa lettura a più livelli.

    Beati monoculi in terra caecorum, ossia “ nella terra dei ciechi chi è orbo è re”.
    Con questo detto Nuñez si avvicina a quella strana gente dimostrando l'arroganza propria del colonizzatore che si sente unico detentore di verità. Ma il Popolo Cieco stesso si chiude in una presunzione che non accetta null'altro che la propria conoscenza. In questo senso la narrazione punta il dito contro quel relativismo culturale che impedisce la reciproca comprensione ed accettazione preferendo rimanere arroccati alle proprie idee.
    «Niente è assoluto!» sembra gridare questa storia invitando ad aprire gli occhi della mente e a cercare la varietà di significati che la storia propone.

    ”Pedro andò avanti e prese Nuñez per mano per condurlo alle case.
    Nuñez ritrasse la mano. «Io vedo» disse.
    «Vedo?» disse Correa.
    «Sì, io vedo» disse Nuñez volgendosi a lui, e inciampò nel secchio di Pedro.
    «I suoi sensi sono ancora imperfetti» disse il terzo cieco. «Inciampa, e dice parole senza senso. Conducilo per mano».
    «Come volete» disse Nuñez, e si lasciò guidare, ridendo.
    Sembrava che costoro nulla sapessero della vista.
    Bene, a tempo debito li avrebbe istruiti.”

    ha scritto il 

  • 5

    ORA CHE HO PERSO LA VISTA... CI VEDO DI PIU'?

    Un bellissimo romanzo breve polisemico, ovvero con diversi livelli di lettura: sociologico, filosofico, scientifico!
    Un elogio a Wells, che ha saputo condensare riflessioni complesse in questa sua sto ...continua

    Un bellissimo romanzo breve polisemico, ovvero con diversi livelli di lettura: sociologico, filosofico, scientifico!
    Un elogio a Wells, che ha saputo condensare riflessioni complesse in questa sua storia di un centinaio di pagine.

    ha scritto il 

  • 5

    " In terra di ciechi il monocolo è re "

    “ Ho sempre provato un senso di disagio nei confronti di questo racconto: l’ho ripercorso mentalmente mentre ero a letto, durante le mie passeggiate e in altre occasioni inadatte, finchè un bel giorno ...continua

    “ Ho sempre provato un senso di disagio nei confronti di questo racconto: l’ho ripercorso mentalmente mentre ero a letto, durante le mie passeggiate e in altre occasioni inadatte, finchè un bel giorno mi decisi e adottai un punto di vista del tutto nuovo (…). L’idea centrale , secondo la quale un vedente precipita in una valle di ciechi e constata la falsità del detto secondo cui “ nel regno dei ciechi, anche un guercio è re “, rimane la stessa in entrambe, ma il significato attribuito al vedere cambia radicalmente. L’ho modificato perché c’è stato un mutamento nell’atmosfera del mondo che ci circonda. Nel 1904, l’attenzione era posta sull’isolamento spirituale di quelli la cui visione era più chiara rispetto ai loro simili, e sulla tragedia del loro incomunicabile apprezzamento della vita. Il veggente, un paria incapace di liberarsi del proprio dono se non attraverso la morte, muore e il mondo dei ciechi va avanti, indomitamente sicuro e soddisfatto di se stesso. Nella versione più recente, invece, il vedere si trasforma in qualcosa di molto più tragico: non si tratta più di una storia di bellezza trascurata e di liberazione; il vedente osserva come la distruzione si abbatta sopra tutto quel mondo cieco, che alla fine era riuscito a sopportare e persino ad amare; lo vede con chiarezza e non può fare nulla per sottrarlo alla sua sorte. “

    H.G. Wells.

    Le versioni di questo racconto, “ Nel Paese dei Ciechi “, sono due. La prima è del 1904, la seconda del 1939. E in quest’ultima , scritta ben trentacinque anni dopo, Wells modificò il finale, non più convinto come negli anni giovanili che il mondo sarebbe riuscito a condividere un ideale di felicità , non più convinto che l’uomo sarebbe stato capace di migliorare e di migliorarsi evolvendo verso una maggiore capacità di tolleranza e di comprensione.

    “ Ciò che oggi appare evidente è che il mondo sta perdendo vitalità. Gli anni, i giorni si allungano; la mente umana è sempre attiva, ma non trova altro che epiloghi e morte. Questo scrittore ( ma ricordate qual è la sua età ) percepisce il mondo come un luogo esausto incapace di riprendersi “. ( H.G. Wells )

    In poco meno di quaranta pagine, tutto quello che si può dire sulla vita dell’uomo è detto e descritto. Se di tutta l’infinità di libri che son stati scritti, se ne dovesse salvare uno, piccolissimo, da tenere in un palmo di mano, e consegnare a chi ci chiedesse in breve cosa è stato per noi vivere sulla terra, quale esperienza unica e meravigliosa, o invece quale esperienza terribile e assolutamente dimenticabile, lascerei il respiro di queste parole. Discese dal fianco dell’antica giogaia araucana per sprofondare nelle solitudini delle Ande ecuadoriane , nel Paese dei Ciechi, queste parole imbastiscono a doppio filo la trama dell’esistenza. Diritto e rovescio, modi diversi da cui osservare e avvicinarsi al reale, o a quello che ci appare come reale . Avendo più o meno la capacità di “ vedere “, muovendoci comunque alla cieca sotto la volta celeste, sotto la lucentezza sfolgorante delle stelle in quell’abbaglio e in quella “ curvatura “dell’immaginazione che ci fa credere ancora di essere un re.

    .
    “ Concluse che doveva essere caduto, e alzò gli occhi a guardare il volo tremendo che aveva compiuto, ingigantito dalla luce spettrale della luna nascente. Giacque un poco, contemplando inerte la vasta parete pallida che si ergeva sopra di lui, levantesi di momento in momento da un mare d’oscurità in dileguo. La sua bellezza misteriosa, fantasmatica, lo incantò, poi egli fu colto da un accesso di riso convulso…”

    ha scritto il 

  • 0

    Viviamo in una terra di ciechi

    Racconto esemplare e simbolico dal valore esistenziale e metafisico: rappresenta l'impossibilità di accettare un altro punto di vista, anzi il punto di vista dell'Altro. I ciechi si credono veggenti; ...continua

    Racconto esemplare e simbolico dal valore esistenziale e metafisico: rappresenta l'impossibilità di accettare un altro punto di vista, anzi il punto di vista dell'Altro. I ciechi si credono veggenti; chi vede si crede chissà chi e pretende di governare, ma non è in grado di salvaguardare nemmeno se stesso.
    Alla conclusione cui giunge il commento di Sandro Modeo "Forse anche noi , a nostro modo, viviamo in una terra di ciechi" toglierei quel "forse".

    ha scritto il 

  • 4

    Un librino piccolo quanto prezioso.

    Qui la mia recensione completa: http://ildilemmadelporcospino.wordpress.com/2014/03/01/il-sabato-spaziale-nel-paese-dei-ciechi/

    ha scritto il 

  • 4

    Il racconto è spendido e terribilmente incisivo. Per questo la nota che chiude il libro risulta a dir poco inutile, se non addirittura fastidiosa e sciocca quando, ad esempio, pretende di giustificare ...continua

    Il racconto è spendido e terribilmente incisivo. Per questo la nota che chiude il libro risulta a dir poco inutile, se non addirittura fastidiosa e sciocca quando, ad esempio, pretende di giustificare dal punto di vista scientifico la storia, come se non bastasse l'idea per render giustizia al genio di Wells ma fosse necessario riconoscergli anche dei meriti da scienziato, in questo caso onestamente superflui e comuunque assenti.

    ha scritto il 

  • 3

    Dritto e rovescio

    Mi aspettavo di più, ma oggettivamente la brevità del testo non permetteva di più. La diversità, la normalità si affrontano in un mondo al rovescio, in un mondo dove altri sensi hanno annientato la vi ...continua

    Mi aspettavo di più, ma oggettivamente la brevità del testo non permetteva di più. La diversità, la normalità si affrontano in un mondo al rovescio, in un mondo dove altri sensi hanno annientato la vista e dove a vedere ci si accorge di essere ciechi.

    7-/10

    ha scritto il 

Ordina per