New York Trilogy

(Old Edition) (New American Fiction Series, No 4-6)

By

Publisher: Sun and Moon Press

3.8
(5753)

Language: English | Number of Pages: | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , French , Catalan , Italian , German , Chi simplified , Dutch , Swedish , Portuguese , Farsi , Czech

Isbn-10: 155713166X | Isbn-13: 9781557131669 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Audio Cassette , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

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Book Description
Paul Auster's signature work, The New York Trilogy, consists of three interlocking novels: City of Glass, Ghosts, and The Locked Room—haunting and mysterious tales that move at the breathless pace of a thriller.
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  • 2

    Da spiaggia

    libretto che si legge da solo, come se l'occhio rincorresse le parole senza rischio di perdere il respiro. Curiosi aneddoti su autori statunitensi e una N.Y. da googlemap. Speravo di più

    said on 

  • 4

    * * * * mediamente

    4 stelle per Città di vetro; 3 per Fantasmi (il più breve ma anche un po' noioso); decisamente 5 stelle per La stanza chiusa. Comunque van letti tutti e tre perché si incastrano fra loro.

    said on 

  • 4

    La risposta è dentro di te, ma è sbagliata

    Un romanzo in tre atti che ti lascia spaesato, come sanno fare solo alcuni racconti di Edgar Allan Poe, secondo me molto distante da quelli che sono i temi classici dell’Auster che avevo letto finora: ...continue

    Un romanzo in tre atti che ti lascia spaesato, come sanno fare solo alcuni racconti di Edgar Allan Poe, secondo me molto distante da quelli che sono i temi classici dell’Auster che avevo letto finora: niente dominio assoluto del caso (semmai un gioco di specchi di coincidenze), pochi cambi di registro istantanei che catapultano in una nuova situazione e prospettiva. In questi tre racconti/romanzi c’è invece un tono unico, uno stile (quasi) di genere poliziesco, un tema prevalente che mi sembra essere quello della ricerca di se stessi tramite il rapporto con una particolare realtà. Certo ci sono altri elementi “classici” con cui gioca l’autore, come il tema del doppio o l’alienazione urbana causata da una New York cupa, metafisica, dai contorni sfumati e incomprensibili, ma mi sento comunque di ricondurli al tema esistenziale principale.
    Auster costruisce dei piccoli, ironici, fantasiosi e perfetti labirinti letterari, in cui intrappola i suoi personaggi e spesso anche i lettori, labirinti le cui pareti si avvicinano sempre più, si restringono angosciosamente fino a impedire di voltarsi per tornare indietro.
    Le situazioni in parte surreali o paradossali (e qui si riconosce pienamente una delle caratteristiche per le quali Auster è alternativamente amato o odiato), in cui sono immessi i tre personaggi principali del libro sono una trama, una cornice che via via si sfalda e confonde, entro cui si svolge proprio questa ricerca di personalità e identità, come dire che il personaggio debba e possa trovare un suo modo di essere solo se vive una realtà estrema, in cui si perdono i punti di riferimento e le certezze. Auster sembra sostenere che non sappiamo chi siamo veramente finché non siamo messi alla prova da situazioni e luoghi o rapporti che definiscono la nostra personalità, ci portano a scelte che possono rivelarsi giuste o sbagliate, distruttive o positive, ma che comunque ci determinano. In questo senso (esistenziale) si tratta di vere proprie linee d'ombra in senso conradiano, punti di non ritorno nelle vite dei personaggi.

    Una sola citazione che pare un’enunciazione programmatica della poetica di Auster e nello stesso tempo un ammonimento a chi ne critica la scarsa verosimiglianza o la mancanza di senso:
    Ogni vita è inspiegabile, continuavo a ripetermi. Per quanti fatti si riferiscano, per quanti dettagli vengano forniti, il nocciolo resiste alla rappresentazione.

    said on 

  • 4

    Una matrioska contenente degli specchi che rotola giù (o su?) lungo una scala di Escher.
    O semplicemente la declinazione delle ossessioni di un uomo in tre racconti.

    said on 

  • 3

    Un libro assolutamente ben scritto. Kafkiano, surreale, fortemente critico. L'ho trovato molto attuale, ben strutturato, con una divisione funzionale al racconto che si dipana bene oltre le suddivisio ...continue

    Un libro assolutamente ben scritto. Kafkiano, surreale, fortemente critico. L'ho trovato molto attuale, ben strutturato, con una divisione funzionale al racconto che si dipana bene oltre le suddivisioni nelle tre macro-sequenze. anzi, è la stessa tripartizione ad enfatizzare la dimensione alienante e la resa efficace dell'alienazione che il racconto si propone di presentare. non posso però sorvolare un una sgradevole diminuzione progressiva della capacità di attirare l'attenzione, e credo in generale proprio della qualità del racconto, che man mano che si va avanti nella lettura mi ha colto. E' come se la dimensione dei racconti si contorcesse a spirale su se stessa al punto da non riuscire più a fire, da un momento in poi, più nulla di nuovo, risultando forse sterile. Insomma, questo libro ha smesso di comunicare con me ben prima della fine delle sue pagine. Forse una distribuzione diversa del materiale, o una maggiore dinamicità nella penna dell'autore nelle pagine immediatamente precedenti la conclusione dell'ultimo racconto, avrebbe permesso a questo libro pur importante nella sua emblematicità di dare ancora qualcosa di più.

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  • 3

    Infrapetizione o ultrapetizione?

    A torto o a ragione, mi sono messa in testa che di Paul Auster mi attira il modo in cui gioca con i piani narrativi, con la realtà e la finzione.
    Dunque ho iniziato questa trilogia con uno specifico c ...continue

    A torto o a ragione, mi sono messa in testa che di Paul Auster mi attira il modo in cui gioca con i piani narrativi, con la realtà e la finzione.
    Dunque ho iniziato questa trilogia con uno specifico carico di aspettative.

    Adesso che l’ho finita, mi è rimasto un senso di insoddisfazione.
    Solo che non ho capito se mi è sembrata un’occasione sprecata o se, al contrario, l’ho trovato eccessivo.

    3 stelle a “Città di vetro”, 3,25 a “Fantasmi” e 3,5 a “La stanza chiusa”.

    P.S.: il titolo di questo commento e i decimali sono dedicati alla ghenga delle tartarighe ;P
    P.P.S.: proprio tartarighe, non tartarughe ;D

    said on 

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