Niente

Di

Editore: Feltrinelli

3.7
(628)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 144 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Basco , Catalano , Francese

Isbn-10: 8807018853 | Isbn-13: 9788807018855 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maria Valeria D'Avino

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Adolescenti

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Descrizione del libro
"Se niente ha senso, è meglio non far niente piuttosto che qualcosa" dichiara un giorno Pierre Anthon, tredici anni. Poi, come il barone rampante, sale su un albero vicino alla scuola. Per dimostrargli che sta sbagliando, i suoi compagni decidono di raccogliere cose che abbiano un significato. All'inizio si tratta di oggetti innocenti: una canna da pesca, un pallone, un paio di sandali, ma presto si fanno prendere la mano, si sfidano, si spingono più in là. Al sacrificio di un adorato criceto seguono un taglio di capelli, un certificato di adozione, la bara di un bambino, l'indice di una mano che suonava la chitarra come i Beatles. Richieste sempre più angosciose, rese vincolanti dalla legge del gruppo. È ancora la ricerca del senso della vita? O è una vendetta per aver dovuto sacrificare qualcosa a cui si teneva davvero? Abbandonati a se stessi, nella totale inesistenza degli adulti e delle loro leggi, gli adolescenti si trascinano a vicenda in un'escalation d'orrore. E quando i media si accorgono del caso, mettendo sottosopra la cittadina, il progetto precipita verso la sua fatale conclusione. Il romanzo mette in scena follia e fanatismo, perversione e fragilità, paura e speranza. Ma soprattutto sfida il lettore adulto a ritrovare in sé l'innocente crudeltà dell'adolescenza, fatta di assenza di compromessi, coraggio provocatorio e commovente brutalità.
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  • 4

    Un niño llamado Pierre Anthon de repente se levanta a mitad de la clase y dice:
    Nada importa. Hace mucho que lo sé. Así que no merece la pena hacer nada. Eso acabo de descubrirlo.

    Por lo que se sube a ...continua

    Un niño llamado Pierre Anthon de repente se levanta a mitad de la clase y dice:
    Nada importa. Hace mucho que lo sé. Así que no merece la pena hacer nada. Eso acabo de descubrirlo.

    Por lo que se sube a un árbol repitiendo lo mismo y sus compañeros de clase, preocupados, intentan buscar objetos que le den un significado a la vida. Es así como crearán el montón de significado. La narrativa de Janne Teller es muy ligera de leer por lo que el libro se podría leer en menos de un día o dos. Cada uno de los personajes están perfectamente definidos y se pueden diferenciar unos de otros.

    Supuestamente este libro iba dirigido a adolescentes para mostrar un lado más ligero de un pensamiento filosófico (el existencialismo y el fundamentalismo), sin embargo, conforme se va desarrollado la trama nos podemos percatar que se convierte en un circo horrorizado que muy bien podría ser mal interpretado por una persona de esas edades, todo depende qué tan familiarizados estén con los temas relacionados. En lo que se refiere a los adultos, puede que les guste.

    Aunque no lo considero como el mejor libro dentro del ámbito, si buscan un libro mucho más sencillo y que te introduzca a la filosofía recomendaría mejor "El Mundo de Sofía". (Porque supuestamente, NADA es para introducirte). El lado bueno de esto es que causa reacciones, es un libro para debatir y para platicar sobre que percepción obtuviste de él. Me gustaría hablar más acerca del libro, pero pienso que sería spoiler.

    Aunque si gustan, podría ser tanto una entrada como un vídeo hablando detalladamente de él sobre lo que entendí de su contenido y hacer un mini debate con ustedes. Blog: senoritaespecial.blogspot.com Reseña en YouTube: https://youtu.be/Ff50RIpOoEo

    ha scritto il 

  • 4

    Niente: la crudele adolescenza

    Ricordate la storia di Cosimo Piovasco di Rondò, il barone rampante di Italo Calvino? La vicenda del romanzo “Niente” di Janne Teller inizia all’incirca nello stesso modo: il tredicenne Pierre Anthon ...continua

    Ricordate la storia di Cosimo Piovasco di Rondò, il barone rampante di Italo Calvino? La vicenda del romanzo “Niente” di Janne Teller inizia all’incirca nello stesso modo: il tredicenne Pierre Anthon sale su un albero e non ne vuole scendere più.
    La somiglianza tra il racconto di Calvino e quello di Jane Teller però finisce qui, perché le motivazioni di Pierre Anthon sono molto diverse da quelle di Cosimo.
    Nella tranquillità del paesino danese in cui vive, Pierre Anthon dopo essersi reso conto che “se niente ha senso, è meglio non far niente piuttosto che qualcosa”, sale su albero di susine piantato vicino alla scuola e da lassù risponde con frasi sull’insensatezza della vita a chiunque cerchi di farlo scendere dai rami.
    Per dimostrargli che è in errore, i suoi compagni di classe decidono di raccogliere in una “catasta del significato” ciò che ciascuno ha di più caro. Ogni componente decide ciò che riveste più significato per un altro componente. All'inizio si tratta di oggetti innocenti: una canna da pesca, un pallone, un paio di sandali, un diario segreto, ma presto si fanno prendere la mano e le richieste diventano sempre più azzardate, in un crescendo vincolato dalla legge del gruppo e dal rancore di aver sacrificato ciò a cui tenevano di più.
    La catasta assemblata in una vecchia segheria dismessa è il “piccolo segreto” che i ragazzi vogliono custodire: il mondo degli adulti non deve saperlo, ma in realtà genitori, insegnanti e quelle che dovrebbero essere le loro figure di riferimento sono completamente disinteressate a ciò che questi ragazzini stanno compiendo. Gli adulti di questa sonnacchiosa cittadina si accorgeranno dell’escalation di follia solo quando gli adolescenti riveleranno il misfatto.
    Questo libro, fin dalla sua comparsa nel 2000, ha suscitato da una parte polemiche accese dall'altra un fenomenale successo di pubblico e critica: ad impressionare è il punto di vista scelto, quello di un’infanzia non edulcorata, non “buona e gentile” anzi cattiva soprattutto quando è in gruppo. Le dinamiche tra Agnes, Sofie, Elise, Jan-Johan, Ole, Richard e gli altri componenti della banda ricordano molto quelle dei ragazzini narrati da William Golding nel romanzo “Il signore delle mosche”. La voce narrante è quella di Agnes e la scrittura è semplice e piana, proprio come sarebbe quella di una ragazzina e questo espediente narrativo rende ancora più paradossale il contenuto del libro.
    L’editore Feltrinelli ha pubblicato questo romanzo, o forse data la sua brevità (solo 119 pagine) questo racconto lungo, in una collana di narrativa non per ragazzi, anzi nel risvolto di copertina chiama in causa il lettore adulto e lo invita attraverso la lettura a “ritrovare in sé l’innocente crudeltà dell’adolescenza, fatta di assenza di compromessi, coraggio provocatorio e commovente brutalità”, ma questo libro è nato come libro per ragazzi e in tutti i paesi in cui è stato tradotto è considerato per ragazzi nonostante la violenza narrata.
    L’atto più brutale è nel far leggere agli adolescenti solo libri confortanti: spesso i libri più belli infatti sono ”pugni nello stomaco” e, a scanso di equivoci, è bene ricordare che la descrizione di un mondo bello e rassicurante non appartiene neanche alle più famose fiabe.

    ha scritto il 

  • 4

    Crudele, spietato, spiazzante. A tratti rischia pericolosamente di inciampare nei simboli, di apparire eccessivamente didascalico. Ma quando pensi ormai di aver colto una falla, la storia ti spiazza, ...continua

    Crudele, spietato, spiazzante. A tratti rischia pericolosamente di inciampare nei simboli, di apparire eccessivamente didascalico. Ma quando pensi ormai di aver colto una falla, la storia ti spiazza, sposta il punto di vista, riguadagna una visione originale “da bambini”, recupera l’essenza nascosta delle cose. Così questo libro diventa un crescendo inatteso, una continua sorpresa, una inaspettata epopea che quasi ti toglie il respiro. Mi ha colpito la capacità di rendere con grande coerenza le dinamiche di gruppo di un’età così difficile da descrivere. I ragazzini e le ragazzine di questo libro sono veri, e per questo forse ancora più spaventosi. In loro convivono ingenuità e ingegno, crudeltà e generosità, viltà e coraggio, e sono queste contraddizioni a renderli reali. La Teller è brava nel raccontarceli senza un briciolo di moralismo con uno stile essenziale, diretto, efficace come un pugno nello stomaco.

    ha scritto il 

  • 4

    Un pugno nello stomaco.
    Ecco cos'è questo romanzo.
    Un pugno ben assestato proprio lì, alla bocca dello stomaco, uno di quei colpi che ti lasciano boccheggiante a terra a domandarti se riuscirai a rial ...continua

    Un pugno nello stomaco.
    Ecco cos'è questo romanzo.
    Un pugno ben assestato proprio lì, alla bocca dello stomaco, uno di quei colpi che ti lasciano boccheggiante a terra a domandarti se riuscirai a rialzarti.
    Con uno stile incisivo e diretto l'autrice ci porta in un mondo surreale, in cui gli adulti non sono che pallide ombre insignificanti, mentre i protagonisti sono dei quattordicenni che si affacciano al mondo di false sicurezze e crudeltà degli adulti.

    Continua su:

    http://lucidellabisalta.blogspot.com/2015/11/niente-di-janne-teller.html

    ha scritto il 

  • 0

    "Niente" di Janne Teller è un libro veramente spietato e cattivo, nichilista da far male. La voce narrante è quella di una ragazzina danese tredicenne, tale Agnes, che descrive nei minimi e più sordid ...continua

    "Niente" di Janne Teller è un libro veramente spietato e cattivo, nichilista da far male. La voce narrante è quella di una ragazzina danese tredicenne, tale Agnes, che descrive nei minimi e più sordidi particolari cosa accadde a lei e ai suoi compagni di classe il giorno in cui Pierre Anthon, uno di loro, si alzò dal suo banco e abbandonò l'aula all'improvviso, sentenziando: "Non c'è niente che abbia senso, è tanto tempo che lo so. Perciò non vale la pena far niente, lo vedo solo adesso".
    Da qui inizia la storia, in un crescendo di assurdi e malati colpi di scena. L'insolita presa di posizione, infatti, getta nello scompiglio i ragazzini: Pierre Anthon vuole proprio questo e per acuire la sua protesta contro la mancanza di senso del mondo, va a rifugiarsi sopra a un albero di susine, lanciandone i frutti da lassù addosso a tutti i compagni che, irritati dalla sua spietata lucidità nel distruggere ogni loro certezza nel futuro, lo deridono, lo provocano, tentano di fargli cambiare idea, ma invano, poiché non trovano argomentazioni adatte a contraddire la mancanza di significato che Pierre Anthon scorge inevitabilmente in tutte le cose e che dimostra con una logica stringente e difficile da contraddire. Ed è di fronte al muro di disprezzo che alza questo ragazzo che Agnes e tutti gli altri compagni di classe decidono di raccogliere cose di se stessi che abbiano un grande significato e di accatastarle l'una sull'altra per creare, appunto, una "catasta del significato" da poter mostrare con orgoglio a Pierre Anthon e farlo così scendere dal susino, il suo trono spocchioso di saccenza e presunzione distruttive. Tentano disperatamente di fargli cambiare idea, i ragazzini, perché in fin dei conti temono, ognuno dentro di sé, di finire risucchiati nel vortice del cinico nichilismo di Pierre Anthon. La raccolta delle cose cariche di significato comincia in tono più o meno pacato, allorché si decide che ognuno chiederà a qualcun altro di rinunciare a ciò a cui più tiene. E si inizia rinunciando a una bici, a un diario segreto, a un paio di scarpe costose, finché la follia collettiva e la smania di trovare un senso non prendono il sopravvento e i ragazzini finiscono per obbligarsi a vicenda, con malvagità crescente e senso di impotenza e frustrazione, a cedere, in favore della crescita della catasta, cose come la testa di un cane, un criceto, un tappeto da preghiera, dei capelli, un certificato di adozione, la bara di un fratellino morto, la verginità, un crocifisso rubato in chiesa e perfino un dito di una mano. Il delirio a cui vanno incontro i ragazzini dopo aver creato la catasta non ve lo racconto, vi tocca leggere, se vorrete, e sgranare gli occhi come li ho sgranati io. Vi dico solo che troverete scene violente, crude, ma descritte con l'ingenuità quasi irritante che sarebbe propria di una tredicenne confusa in una situazione del genere; ed è questo che ha reso il romanzo molto credibile ai miei occhi, lo stile vero, sentito, asciutto, cinico, sarcastico, a volte fatato e a volte disincantato, ma sempre calibrato perfettamente addosso al personaggio narrante. Pare di vederlo, Pierre Anthon su quel susino, e pare di vedere Agnes che descrive le reazioni di lui, le sue stesse e quelle dei suoi amici coinvolti nella ricerca inutile del significato. Conoscerete Rikke-Ursula, Ole, Gerda, Hussain, Jan Johann, Hans, Friedrik e altri adolescenti travolti dalla paura che tutto sommato il loro amico Pierre Anthon non abbia tutti i torti, sul fatto che sia tutto inutile nella vita. Sullo sfondo anonimi adulti che, come al solito, non capiscono nulla di cosa realmente stia accadendo attorno alla segheria abbandonata, che viene scelta dagli adolescenti come luogo segreto per l'assemblaggio della catasta del significato. Un libro sicuramente provocatorio, sprezzante, scritto veramente molto bene, che lascia un gusto amaro in bocca e mille riflessioni in testa, tant'è che io, pur avendo lavorato tutto il giorno e avvertendo la stanchezza, sono qui che ancora ci penso, avendolo finito poco fa, e ne scrivo con frenesia di presentarvelo; non riesco a chiudere occhio rivedendo in mente certe scene. L'autrice, poi, per me è stata una scoperta casuale, mi sono fidata del mio intuito che diceva "leggila!" e ho fatto bene, perché il mio intuito ha storicamente sempre ragione: è quando non lo sto a sentire che mi ficco nei guai. Succede pure con i libri, i peggiori li ho scelti quando ho usato la testa, non la pancia. Questo l'ho scelto proprio di pancia, invece, per questo mi viene facile consigliarlo, e ha pure una bella copertina evocativa, i cui colori sono adattissimi: se leggerete, capirete.

    (Recensione di A.)

    ha scritto il 

  • 5

    Straordinario.

    Ho amato tutto di questo libro.
    Dallo stile, alla punteggiatura, fino all'ultimo dei bambini.
    E' davvero il libro che avrei voluto scrivere io, meno male che Jeanne Teller l'ha fatto al posto mio.
    Bru ...continua

    Ho amato tutto di questo libro.
    Dallo stile, alla punteggiatura, fino all'ultimo dei bambini.
    E' davvero il libro che avrei voluto scrivere io, meno male che Jeanne Teller l'ha fatto al posto mio.
    Brutale, agghiacciante, ma eccezionalmente vivo.
    Maledetto senso, maledetto albero di susine.

    ha scritto il 

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