Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

Di

Editore: Rizzoli

4.0
(9181)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 264 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese , Spagnolo , Inglese , Ceco , Turco , Portoghese , Polacco

Isbn-10: 8817531960 | Isbn-13: 9788817531962 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
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  • 4

    É difficile creare un'opera non patetica quanto si parla di tossicodipendenza: il rischio di facili moralismi e pietismi sociologici é dietro l'angolo. Questo libro ci é riuscito. Lo stile é secco, il ...continua

    É difficile creare un'opera non patetica quanto si parla di tossicodipendenza: il rischio di facili moralismi e pietismi sociologici é dietro l'angolo. Questo libro ci é riuscito. Lo stile é secco, il reportage asciutto di un mondo disperato. Consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto all'età di tredici anni, lo ricordo come un vero e proprio pugno nello stomaco.
    Io che, ancora bambina, mi accingo ad affrontare una storia cruda e brutale, dolorosa, di una mia coetanea che cad ...continua

    Letto all'età di tredici anni, lo ricordo come un vero e proprio pugno nello stomaco.
    Io che, ancora bambina, mi accingo ad affrontare una storia cruda e brutale, dolorosa, di una mia coetanea che cade nel baratro della droga in una spirale distruttiva ... una storia che mi ha preso tantissimo e non ho mai dimenticato.
    Mi piacerebbe rileggerlo a distanza di quasi 25 anni per sentire la differenza delle sensazioni che potrebbe suscitarmi, o magari per rivivere le stesse emozioni sul ricordo della prima lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Penso: in questo libro leggo tanta disperazione.
    Penso: come si fa a distruggersi così?
    Penso: Christiane non riesce a chiedere aiuto, è disperata e cerca in tutti i modi un appiglio, ma nessuno lo c ...continua

    Penso: in questo libro leggo tanta disperazione.
    Penso: come si fa a distruggersi così?
    Penso: Christiane non riesce a chiedere aiuto, è disperata e cerca in tutti i modi un appiglio, ma nessuno lo capisce. E' possibile una cosa del genere? Si riesce così bene ad ingannare una persona?
    Penso: possibile che la forza di volontà non basti? Possibile che la morte sia l'unica via d'uscita visibile?
    Penso: a me non succederà mai, a me l'eroina fa paura, a me l'ago fa impressione.
    Penso: questo mondo è così lontano da me che a volte faccio fatica a capirlo. Ma poi penso che non è vero, che dal '70 ad oggi è cambiato poco e niente.
    Un libro sicuramente impegnativo, a tratti ti trascina un po' giù insieme alle storie di questa ragazzina così persa che non sai bene quale sentimento provare.

    ha scritto il 

  • 3

    letto a 12 anni. Certe cose le capivo solo superficialmente ,molto lontane da me e dalla mia vita anche se la protagonista era quasi mia coetanea.I temi trattati sono quelli "caldi" dell'adolescenza:A ...continua

    letto a 12 anni. Certe cose le capivo solo superficialmente ,molto lontane da me e dalla mia vita anche se la protagonista era quasi mia coetanea.I temi trattati sono quelli "caldi" dell'adolescenza:Amore,droga,musica,sesso,amicizia.AI TEMPI L'HO TROVATO ASSOLUTAMENTE TRASCINANTE E COINVOLGENTE. Questo libro ,nato a scopo educativo ,è stato considerato da qualche mio coetaneo di allora come qualcosa da emulare e Christiana era molto amata come anti-eroina dai ragazzi un po' alternativi.
    In sintesi,bello,interessante ma... valutare bene prima di consigliarlo ad un adolescente

    ha scritto il 

  • 5

    Fu il primo vero libro che lessi tutto per davvero. Avevo solo 13 anni. Divorai questo libro nel giro di tre giorni. Un racconto bellissimo, scritto molto bene, oltre che scorrevole. La storia è mol ...continua

    Fu il primo vero libro che lessi tutto per davvero. Avevo solo 13 anni. Divorai questo libro nel giro di tre giorni. Un racconto bellissimo, scritto molto bene, oltre che scorrevole. La storia è molto dura, il tema principalmente affrontato è quello di Christiane e del suo trascorso da tossicomane, partendo da uno Spinello fino a giungere all'eroina e quasi prossima alla morte..nel corso della storia sono citati temi come l'amore, cui il fidanzato della protagonista diviene uno dei personaggi anch'egli principali. Vengono descritte anche le amiche di Cheistiane e della sua famiglia ( soprattutto nella parte iniziale del libro) ove si capirà quanto il rapporto con i genitori incise molto sul futuro di Christiane. Il tutto su uno sfondo di una Berlino segnata ancora dal muro e dalla guerra fredda, descrivendo molto bene i luoghi frequentati costantemente dai protagonisti.
    Libro che fa riflettere su cosa sia veramente la vita da tossicomane, cosa una persona sia disposta a fare pur di avere una dose, su quanto sia difficile superare la dipendenza da eroina con le conseguenti e durissime crisi d'astinenza, oltre ai vari tentativi disperati di disintossicazione. A distanza di quasi 12 anni restera per sempre uno dei libri migliori che abbia letto.

    Da leggere!

    ha scritto il 

  • 5

    noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

    Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino
    Questa storia è una stria dura, forte, dove come protagonista è la droga. La droga è una tappa di un percorso che inizia ancor prima con manifestazioni che non sann ...continua

    Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino
    Questa storia è una stria dura, forte, dove come protagonista è la droga. La droga è una tappa di un percorso che inizia ancor prima con manifestazioni che non sanno di sostanza chimiche, ma che esprimono difficoltà, mal essere e dolore mascherato in qualche, persino eroismo.
    E’ una storia di droga non comincia con l’hashish e corre verso l’eroina, ma prende l’avvia ben prima, quando la droga non c’è, ma già si annuncia. E ciò richiama la necessità di stare con i figli sempre, continuamente, e se padri e madri sono assenti o violenti, allora i figli fuggono anche se stanno dentro casa, e nessuno vedrà nulla, perché è più facile chiudere gli occhi, anche quando la droga è evidente.
    Questo libro è diventato un documento storico, una fotografia realistica di un teatro di vita che dominava gli anni dal ’75 al ’79 non solo a Berlino, ma soprattutto in Europa.
    Questa è una storia vera, la storia di Christiane F. dove non c’è spazio per pensare alla scuola, all’adolescenza alla letteratura, le parole sono pugni dentro la coscienza di qualcuno.
    Drammaticamente non si tratta di letteratura dell’orrido, ma bensì ad una storia vera, fin troppo vera purtroppo.
    Un neorealismo della droga.
    Christiane deve prostituirsi a solo dodici anni, non aveva neppure il ciclo, per permettersi di comprare una dose.
    Oggi le cose cambiate sono entrate le nuove sostanze, , il dominio dell’eroina lascia spazio alla cocaina.
    Oggi però c’è più conoscenza su questo fenomeno.
    Il quadro non è più quello dello zoo di Berlino, ma il problema ed il dramma dei ragazzi e delle loro famiglie e ancora di attualità.
    Questo libro, questa storia durissima non deve spaventare, nonostante sia forte, cruda, non deve essere esibita come immagine dell’orrore, alla maniera di chi per dire che la droga fa male mette teschi in giro e spaventa la morte domani mattina. Semplicemente serve a sottolineare che è tempo che si ponga maggior attenzione alla droga, a questa modalità attraverso cui i giovani si rovinano. Christiane ce la fa e la storia termina con la speranza che la vita possa continuare.
    Il mondo della droga è veramente un mondo, intenso come spazio, come dinamica esistenziale e per i personaggi che lo occupano.
    Un mondo dentro un mondo e sempre più il passare da uno all’altro che si fa difficile poiché quello della droga diventa il proprio vero mondo.
    “ Questo mi buttava giù. La vita senza la droga me l’ero immaginata diversamente”.
    Questo è un libro profondo che parla del mondo della droga, indubbiamente agli occhi di una ragazza può apparire così miserevole, da ritenere che quello della droga sia migliore, se non altro perché là tutto si muove sul filo della vita e della morte e i rapporti sono essenziali, drammatici. E il dramma di fronte alla banalità finisce persino per attirare.
    Dice Christiane “L’eroina ci rendeva fratelli. Eravamo tutti e tre uguali e in altra parte, mentre era in un gruppo di sballati “ Di nuovo mi sentii in famiglia, proprio in una bella famiglia”.
    Cc’è un passo nel libro veramente straordinario, laddove proprio Christiane è scissa tra i due mondi lei dice:
    “ Senza rifletterci sopra granchè mi ero scissa in due persone radicalmente diverse. Scrivevo lettere a me stessa. Christiane scriveva lettere a Vera. Vera era il mio secondo nome. Christiane era la quattordicenne che voleva andare dalla nonna, era la buona, Vera era la bucomane, e i due litigavano ore per lettera”.
    Un passo che vede come questa adolescente si trovasse dentro una realtà che non sapeva gestire e che dunque la soffocava.
    Un libro, in definitiva, per pensare non solo alla droga, prima ancora al senso della vita, quella dei nostri figli, giovani che vengono a questo mondo e sovente non riescono a stabilire un rapporto con il padre e con la propria madre, magari in una città nascosta da cui si vorrebbe scappare ma che finisce per diventare il loro ghetto.
    Il ghetto della droga e, per vivere di droga, il ghetto del rubare, del prostituirsi, dello spaccio. Una vita verso la galera e poi molto presto verso la morte, quando ancora non sai cosa sia la vita.

    ha scritto il 

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