Nome da Rosa, O

Por

Editor: Nova Fronteira

4.4
(23166)

Language: Português | Number of Páginas: 562 | Format: Paperback | Em outros idiomas: (outros idiomas) English , Chi simplified , Chi traditional , Spanish , Italian , German , French , Catalan , Russian , Finnish , Polish , Dutch , Hungarian , Norwegian , Slovak , Slovenian , Swedish , Czech , Greek , Turkish , Romanian , Korean

Isbn-10: 8520907733 | Isbn-13: 9788520907733 | Data de publicação:  | Edition 1

Também disponível como: Hardcover , Others , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrição do livro
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  • 5

    Perfetto Perfettino

    Alcuni libri sono belli ma...
    Atri partono bene e finisco male
    Con certi ci si trova risucchiati a metà e non si riesce a finirli, e nemmeno ad abbandonarli!!!
    Ci sono quelli troppo lunghi, quelli che ...continuar

    Alcuni libri sono belli ma...
    Atri partono bene e finisco male
    Con certi ci si trova risucchiati a metà e non si riesce a finirli, e nemmeno ad abbandonarli!!!
    Ci sono quelli troppo lunghi, quelli che finiscono troppo presto e quelli che "E no!!! Perché ha preso questa piega?"
    Poi arriva Eco e tira fuori un libro che è di una bellezza inspiegabile!
    Sarà che adoro i gialli? Sarà che amo il medioevo?
    Sarà, ma dopo niente è più lo stesso..

    dito em 

  • 3

    Un romanzo che proietta un sapere da far arrossire...

    Recensire quest'opera non è affatto semplice, dato che viene scritta e prima ancora pensata alla fine degli anni settanta, quando accedere alle nozioni di cui si nutre era molto più complicato di ogg ...continuar

    Recensire quest'opera non è affatto semplice, dato che viene scritta e prima ancora pensata alla fine degli anni settanta, quando accedere alle nozioni di cui si nutre era molto più complicato di oggi. Ammirazione per la conoscenza dell'autore, ma la storia si dipana tra un banale giallo e un thriller a singhiozzi e tutto sommato forse si può anche essere d'accordo con l'autore stesso, che lo definisce il suo romanzo peggiore. Più di due mesi per finirlo, d'altronde non può che esserne una conferma. Sarà sicuramente colpa mia!

    dito em 

  • 5

    Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus ("la rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi")

    "Il bene di un libro sta nell’essere letto. Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non pro ...continuar

    "Il bene di un libro sta nell’essere letto. Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non producono concetti, e quindi è muto."

    Un'opera grandiosa. Uno splendido giallo storico che contiene anche filosofia, storia dell'architettura, storia della religione cristiana. Scritto divinamente.
    Il tutto si svolge nella straordinaria cornice di un'abbazia benedettina, buttata da qualche parte del Nord Italia. Siamo nel 1327.
    Una serie di delitti sconvolgono questa comunità proprio all'inizio di un importante convegno riguardante gli ordini monastici.
    L'abate, preoccupato che queste storie possano compromettere il buon esito del convegno, si rivolge a Guglielmo da Baskerville per risolvere l'enigma.
    Enigma che pare legato ad un libro misterioso, la risoluzione del quale metterà in luce il lato nascosto di quella che sembra una piccola comunità perfetta, ma che in realtà non lo è affatto.

    Oltre alla genialità assoluta della storia, alla bellezza incredibile dell'ambientazione e alla superba scrittura di Eco, questo romanzo ha anche altri pregi.
    E' innanzitutto un romanzo che incentiva l'approfondimento, del contesto storico, dei personaggi inseriti realmente esistiti, un romanzo che non ti permette di fermarti alla pura storia.
    E' un romanzo sui libri, sulla potenza dei libri: libri che insegnano, libri che uccidono.
    In alcuni punti, quando si parla di storia e filosofia, risulta un po' pesante, o forse io l'ho trovato pesante, anche perchè da appassionata-malata di giallo volevo a tutti i costi vedere come sarebbe finita.

    dito em 

  • 4

    Dal film al libro ...

    Dopo aver visto il film, mi sono incuriosito e mi sono lanciato nella lettura del libro. Libro fatto molto beni, un libro a "livelli" dove Eco spiega al lettore attraverso Adso concetti di filosofia e ...continuar

    Dopo aver visto il film, mi sono incuriosito e mi sono lanciato nella lettura del libro. Libro fatto molto beni, un libro a "livelli" dove Eco spiega al lettore attraverso Adso concetti di filosofia e logica. La parte più ostica è stata sicuramente il latino, che ha rallentato (e non di poco) la lettura. Nel libro in questione (forse un'edizione datata) non c'era nemmeno una traduzione per chi, come me, di latino non capisce nulla. Ma poco importa.
    Un libro affascinante anche se sicuramente la scrittura (forse "antica", forse volutamente barocca). Un "must have" fra i propri libri letti.

    dito em 

  • 5

    Un bel thrillerone storico

    Un grande thriller storico, costruito minuziosamente, molto gotico, con un'ambientazione eccezionale (una vecchia abbazia isolata) e grandi colpi di scena.
    Unica pecca, le trattazioni storiche a volte ...continuar

    Un grande thriller storico, costruito minuziosamente, molto gotico, con un'ambientazione eccezionale (una vecchia abbazia isolata) e grandi colpi di scena.
    Unica pecca, le trattazioni storiche a volte sono troppo dettagliate, forse tutte le digressioni sui movimenti religiosi medievali potevano essere trattate in maniera più snella.

    dito em 

  • 1

    Un po' di ECOlogia

    A proposito dell’Epistola a Cangrande della Scala, che ascriverei ad uno dei figli di Dante, Pietro o Jacopo, Umberto Eco osserva che, anche qualora non fosse stata composta dal sommo poeta, “riflette ...continuar

    A proposito dell’Epistola a Cangrande della Scala, che ascriverei ad uno dei figli di Dante, Pietro o Jacopo, Umberto Eco osserva che, anche qualora non fosse stata composta dal sommo poeta, “rifletterebbe comunque un atteggiamento interpretativo assai comune a tutta (sic) la cultura medievale e spiegherebbe il modo in cui è stato letto nei secoli Dante”.1

    Tale affermazione mi trova del tutto in disaccordo: essa non denota solo ignoranza, di per sé veniale, ma anche un’assoluta ottusità, che non si può certo scusare né ammettere in un docente universitario quale Umberto Eco. Mi spiego: se l’intellettuale ignora René Guenon e altri interpreti che hanno messo in luce il substrato esoterico della Commedia, valore più importante dei quattro citati nell’Epistola, ossia il senso letterale, allegorico, morale, anagogico, non è colpa molto grave. Infatti nessuno è tenuto a conoscere ogni esegeta di Dante né è possibile. Invece la mancata comprensione del significato occulto che permea un’opera scritta da un eretico quale fu l’Alighieri, conoscitore della cultura islamica e vicino ideologicamente all’Ordine monastico-cavalleresco dei Templari, è inammissibile in chi dovrebbe avere almeno un po’ di dimestichezza con la Weltanschauung medievale.

    Eco accenna al “modo in cui è stato letto nei secoli Dante”. No! È stato frainteso, distorto, non letto! Pochi sono riusciti o hanno voluto, seguendo il suggerimento dell’autore, sollevare il “velame delli versi strani”, rimanendo ad un livello di “comprensione” superficiale, quando non puerile. È anche il caso di Eco, che, con tutta la sua erudizione (forse proprio a motivo di ciò), non cultura, ha creduto di aver capito il “poema sacro”, accontentandosi dei quattro sensi spiegati dall’estensore dell’Epistola. Si è così fermato in limine, ma convincendosi –umana presunzione- di essersi inoltrato nel Sancta Sanctorum della poesia dantesca e della cultura medievale iniziatica, di cui non ha inteso uno iota.

    Tuttavia l’imperdonabile gaffe di Eco è molto istruttiva: ci fa comprendere, per esempio, perché egli non abbia saputo cogliere quanto di vero e di inquietante si annida nella cosiddetta “teoria” della cospirazione. D’altronde, per parafrasare don Abbondio, potremmo asserire che “uno l’intelligenza non se la può dare”.

    Infine diventa chiaro per quale motivo, il valido semiologo di Alessandria, abbia virato verso la pseudo-narrativa con titoli quali Il nome della sposa, l’ingiustamente famoso thriller demotico, L’Imola del giorno prima, Il dondolo di Foucault, Baudo e Lino e simile paccottiglia. In questi romanzi d’appendicite, Eco ha potuto esibire la sua scaltra inclinazione ad irretire, con una prosa artefatta e con vacuo sfoggio di dottrina, un pubblico di lettori poco consapevoli che si pavoneggiano, poiché pensano di essersi abbeverati alla fonte della sapienza.

    Similes cum similibus facillime congregantur.

    1 U. Eco, L’epistola XIII, l’allegorismo medievale, il simbolismo moderno, contenuto nel volume Gli specchi e altri saggi, Milano, 1985, p. 215.

    dito em 

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