Non ci sono solo le arance

Di

Editore: Mondadori (Omnibus)

3.6
(1149)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Chi tradizionale , Polacco

Isbn-10: 8804386843 | Isbn-13: 9788804386841 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maria Ludovica Petta

Disponibile anche come: Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo

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Descrizione del libro
Adottata da una famiglia religiosissima della provincia inglese, Jeanette satutto della Bibbia ma poco del mondo. Benché non proprio innocente, ricamaminacciosi versetti preparandosi a un futuro da missionaria. Ma quando,adolescente, scopre una netta preferenza per il proprio sesso, quel timoratoequilibrio familiare va in pezzi. La madre, il pastore, l'intera comunità sibuttano sul demone che ha invaso Jeanette 'non più in grado di ascoltare laverità'.
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  • 4

    意外的好看!

    其實會借這本書,完全是個意外!
    誰讓我把譯者的名字看成韓良露了,人家明明就叫韓良憶XD

    不帶著期待的心翻了幾頁後,我整個人幾乎快被這本書吸進去了!
    雖然我還是不懂聖經,但珍奈真的好會說故事!
    但還是有些小故事我看不太明白...

    ha scritto il 

  • 4

    http://ichliebelibri.it/recensione-non-ci-sono-solo-le-arance-jeanette-winterson/

    Avevo sentito parlare tante volte di Non ci sono solo le arance (1985), romanzo d’esordio di Jeanette Winterson, sopra ...continua

    http://ichliebelibri.it/recensione-non-ci-sono-solo-le-arance-jeanette-winterson/

    Avevo sentito parlare tante volte di Non ci sono solo le arance (1985), romanzo d’esordio di Jeanette Winterson, soprattutto in un corso di letteratura inglese che ho frequentato all’università, quindi mi sono finalmente decisa ad acquistarlo sul mio fidato Kindle. Una piccola parentesi per i lettori anglofoni: sì, ho letto il libro in lingua originale anche perché il titolo Orange is not the only fruit mi ricordava tanto la mia amata serie televisiva Orange is the new black che, in un certo senso, ha minimamente a che fare con questo romanzo. Sottolineo minimamente, perché in questo caso non siamo in una prigione femminile americana. Non vorrei tediarvi professando il mio amore per Netflix e affini, quindi andiamo dritti al punto.

    Forse le mie aspettative erano troppo alte, o meglio mi aspettavo qualcosa di leggermente diverso, quindi non sono riuscita ad apprezzare completamente il romanzo. Leggendo la sinossi, ero convinta che “la scoperta del desiderio” fosse il tema centrale di Non ci sono solo le arance, ma in realtà l’autrice utilizza la sessualità di Jeanette come espediente narrativo per riflettere su un rapporto particolarmente burrascoso tra madre e figlia, che la Winterson ha vissuto in prima persona, poiché all’età di 16 anni, proprio come la protagonista, annunciò di avere una relazione lesbica e andò via di casa. Il legame tra Jeanette e l’amica del cuore non viene analizzato dal punto di vista sentimentale, ma più che altro viene descritto come un attacco agli ideali eteronormativi della madre, dipinta da Winterson come una donna completamente consumata dal fanatismo religioso. Ed è, appunto, la religione a rubare il ruolo di protagonista a Jeanette. Fin dalle prime pagine, l’autrice dipinge un quadro interessante e a tratti estremamente grottesco di una tematica da sempre controversa e affascinante come la religione. Il fanatismo della madre di Jeanette, talmente assurdo da risultare comico, condiziona inesorabilmente il rapporto con la figlia e mostra come una donna che professa amore incondizionato per Dio, per assurdo, non sia disposta ad accettare i sentimenti che la figlia prova per un’altra donna. Questo tema è evidentemente molto caro all’autrice che, come Jeanette, venne adottata da una coppia pentecostale che la crebbe nella speranza che diventasse una missionaria cristiana.

    I primi capitoli scorrono via veloci, grazie allo stile fresco e ironico della Winterson, ma ad un certo punto, verso la metà del romanzo, il ritmo rallenta e alcune parti mi sono sembrate ostiche e leggermente pesanti, soprattutto tutti quegli intermezzi metaforici che raccontano le avventure di Perceval. Ammetto, però, di non essere mai stata una grande fan di Le Roman de Perceval ou le conte du Graal di Chrétien de Troyes, quindi mi considero leggermente di parte. La mia lettura è stata, quindi, caratterizzata da numerosi alti e bassi: una partenza in quarta, un paio di capitoli di cui avrei potuto fare a meno, un buon numero di capitoli che mi hanno fatto riflettere e un finale che mi ha lasciato l’amaro in bocca.

    ha scritto il 

  • 4

    Es un tipo de novela muy diferente del que suelo leer, pero no por ello ha sido ingrato. Al contrario, me he sorprendido disfrutando en un género distinto, con una historia fresca y una protagonista c ...continua

    Es un tipo de novela muy diferente del que suelo leer, pero no por ello ha sido ingrato. Al contrario, me he sorprendido disfrutando en un género distinto, con una historia fresca y una protagonista con la que es muy fácil empatizar. Muchos se sentirán muy identificados con la protagonista y, quien sabe, puedan exorcizar sus traumas pasados con el libro. Es cortita, extraña y adorablemente adictiva.
    Para más datos aquí ;)
    http://meitnerio.blogspot.fr/2014/11/fruta-prohibida-jeanette-winterson.html

    ha scritto il 

  • 2

    English at its best - 02 nov 14

    Potremmo chiamare queste righe viaggio per una trama sbagliata. Oppure non fidarsi delle appa-renze ed andare alle sostanze. Come sapete ho il vizio di non leggere (quasi) mai le quarte di co-pertina ...continua

    Potremmo chiamare queste righe viaggio per una trama sbagliata. Oppure non fidarsi delle appa-renze ed andare alle sostanze. Come sapete ho il vizio di non leggere (quasi) mai le quarte di co-pertina per non farmi influenzare nelle scelte. E di leggere le prefazioni dopo aver letto i libri. Di leggiucchiare qua e là su riviste e giornali su titoli e nuove uscite. Insomma, il vizio di sentire poco gli altri, prima. Dopo no, dopo sono forse anche troppo logorroico. Ora, erano anni che i libri della Winterson circolavano sulle librerie italiane, ed a colpa dei titoli mi sentivo un po’ respinto. C’è questo di cui parlo ora e ce n’era un altro dal titolo “Il sesso delle ciliegie”. Ed è stato proprio questo a mandarmi fuori strada, che lo associavo ad un altro titolo che circolava più o meno nello stesso periodo che recitava “Se la vita è un piatto di ciliegie, perché a me solo i noccioli?”. Inoltre, mi fuorviava anche il nome che mi sembrava fasullo. Come se un lettore inglese andasse in giro per autori stranieri e si imbattesse in un libro dal titolo di frutta e scritto, che so da Giovannina Fi-glinverni. Io non lo comprerei, quasi mi sembrava un’emulazione della Kinsella. Finalmente, tutta-via, nella grande fucina dei suggerimenti di “Curarsi con…” esce questo titolo, nella mia onnivoracità lo acquisto. E confesso di aver rimpianto il tempo perso. Non che sia un capolavoro, anche se è senza dubbio un buon libro sopra la media. Ed è anche un libro dove si fatica ad entrare, con tutti i capitoli che rimandano a citazioni bibliche. Poi mi ha preso, fino all’ultimo capitolo che, al contrario, mi ha frenato un po’, abbassando leggermente il giudizio finale. Forse solo chi ha una buona conoscenza dei temi religiosi del vecchio testamento potrà godere fino in fondo del libro. La piccola Jeanette viene adottata da una famiglia molto religiosa dove abbiamo la presenza una madre ingombrante, ossessiva che cresce la figlia all’interno di un mondo fatto di canti liturgici, indovinelli sulla Bibbia e “arance”. Jeanette ha una “forzata vocazione” per diventare missionaria di Dio e qualsiasi problema, dubbio o incertezza si risolve mangiando un po’ di arance. Cresce quindi in una comunità bigotta, dove il Diavolo è ovunque e può manifestarsi in chiunque e in qualsiasi forma. Durante il periodo della sua adolescenza sarà proprio Jeanette a “essere posseduta dal demonio”, quando per la prima volta incontra l’amore e per lei è un amore puro e semplice. La madre e l’intera comunità hanno una reazione scomposta perché a Jeanette piacevano le persone sbagliate. Per carità! Persone in realtà degnissime sotto ogni aspetto, salvo che per un piccolo particolare: l’amore per un’altra donna era peccato! E cosa c’è di più efficace di un esorcismo, di rinchiuderla in una stanza buia e senza cibo per indebolire i demoni che hanno preso possesso della povera Jeanette? E poi ovviamente quando ormai è affamata e debilitata arriva la madre con un cesto di arance e tutta torna come prima!!! Di fronte a questo assurdo, psicologicamente violento e incomprensibile fanatismo Jeanette non riconosce più nessuno, non riconosce la madre, non riconosce tutte quelle persone che da sempre hanno fatto parte della sua vita, in tutto ciò non riconosce e non riesce a vedere neanche quel Dio che ama tanto e a cui non vuole rinunciare, ma in fondo non può rinunciare neanche a se stessa. Sarà proprio un’impresa ardua per Jeanette af-frontare un percorso interiore per trovare se stessa, per rispettarsi e farsi rispettare per quello che è, per scoprire che ci sono varie forme d’amore e quindi per ritornare al titolo “non ci sono solo le arance”!!! Ripeto la scrittura non è mia facile, iniziando in tono quasi giocoso, per poi farsi matura, anche se intervallata da racconti fantastici che, in tono di favola, ripercorrono i duri momenti della vita di Jeanette. Che non viene mai meno a sé stessa, in ogni momento. Questa è una delle tematiche forti del romanzo, oltre a quella dell’accettazione della propria sessualità e della sua di-fesa, sempre e comunque. Il messaggio finale, poi, molto semplicisticamente, potremmo riassu-merlo nella constatazione che non esiste solo il bene o solo il male, ma che la nostra vita è tutta una sfumatura di grigi. Una macedonia di tanti frutti diversi.

    ha scritto il 

  • 2

    Questa è una rilettura. Lo lessi la prima volta se non sbaglio più di dieci anni fa e ricordo che non mi piacque molto e non lo capii nemmeno. Così il mese scorso ho deciso di prenderlo dalla mia libr ...continua

    Questa è una rilettura. Lo lessi la prima volta se non sbaglio più di dieci anni fa e ricordo che non mi piacque molto e non lo capii nemmeno. Così il mese scorso ho deciso di prenderlo dalla mia libreria e provare a vedere se questa volta l'esito potesse essere diverso. Bè, non è stato così. Ho apprezzato il tono ironico della scrittrice ma la storia in sé non ha suscitato il mio interesse, anzi mi ha annoiata.

    ha scritto il 

  • 4

    E' strano come a volte sia difficile spiegare perchè un libro ci sia piaciuto anzichè no. Questo romanzo della Winterson (il secondo letto, dopo "Scritto nel corpo") mi ha intenerita ed emozionata, mi ...continua

    E' strano come a volte sia difficile spiegare perchè un libro ci sia piaciuto anzichè no. Questo romanzo della Winterson (il secondo letto, dopo "Scritto nel corpo") mi ha intenerita ed emozionata, mi ha fatto ridere (tanto), mi ha fatto indignare, e riflettere molto sul divario che esiste tra ciò che sentiamo di essere e ciò che sembriamo. Inaspettatamente bello.

    ha scritto il 

  • 3

    柳橙不是唯一的水果

    因為:英美文學界公認「小說經典」,獲選衛報「死前必讀的百大英文小說」。所以讓我很好奇的讀了這本書,但不曉得是不是因為教宗問題,或是因聖經只略知一二,以致讀完此書,雖內容大概懂,但卻無法感受到作者所要表達的意思。

    ha scritto il 

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