Non luoghi

Introduzione a una antropologia della surmodernità

Di

Editore: Eleuthera

3.8
(398)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 112 | Formato: Altri

Isbn-10: 8885861547 | Isbn-13: 9788885861541 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Traduttore: D. Rolland

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Non-narrativa , Filosofia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Marc Augé prosegue la sua "antropologia del quotidiano" iniziata con "Un etnologo nel metrò" e proseguita in "Ville e tenute", esplorando i nonluoghi, cioè quegli spazi dell'anonimato ogni giorno più numerosi e frequentati da individui simili ma soli. Nonluoghi sono sia le infrastrutture per il trasporto veloce (autostrade, stazioni, aeroporti) sia i mezzi stessi di trasporto (automobili, treni, aerei). Sono nonluoghi i supermercati, le grandi catene alberghiere con le loro camere intercambiabili, ma anche i campi profughi dove sono parcheggiati a tempo indeterminato i rifugiati da guerre e miserie. Il nonluogo è il contrario di una dimora, di una residenza, di un luogo nel senso comune del termine. E al suo anonimato, paradossalmente, si accede solo fornendo una prova della propria identità: passaporto, carta di credito... Nel proporci un'antropologia della "surmodernità", Augé ci introduce anche a una etnologia della solitudine.
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    "Una quantità di nomi comuni (soggiorno, viaggio, mare, sole, crociera...) possiedono, in certi contesti, forza evocativa. Facile è immaginare l'attenzione che hanno potuto e possono esercitare altrov ...continua

    "Una quantità di nomi comuni (soggiorno, viaggio, mare, sole, crociera...) possiedono, in certi contesti, forza evocativa. Facile è immaginare l'attenzione che hanno potuto e possono esercitare altrove parole per noi meno esotiche come America, Europa, Occidente, consumo, circolazione. Certi luoghi non esistono che attraverso le parole che li evocano, in questo senso nonluoghi o piuttosto luoghi immaginari, utopie banali, stereotipi.

    Ma i nonluoghi reali della surmodernità, quelli che frequentiamo quando viaggiamo sull'autostrada, quando facciamo la spesa al supermercato o quando aspettiamo in un aeroporto il prossimo volo per Londra o Marsiglia, hanno questo particolare: essi si definiscono anche attraverso le parole o i testi che ci propongono, che si esprimono a seconda dei casi in modo prescrittivo ("mettersi in fila sulla destra"), proibitivo ("vietato fumare") o informativo ("State entrando nel Beaujolais") e che a volte ricorrono a ideogrammi più o meno espliciti e codificati (quelli del codice della strada o delle guide turistiche) e a volte alla lingua naturale. Così, si organizzano condizione di circolazione in spazi entro i quali si sa che gli individui interagiscono solo con dei testi."

    ha scritto il 

  • 4

    Oltre il luogo e la modernità ci sono il nonluogo e la surmodernità

    Consigliato a: etnologi, filosofi, politici, urbanisti, architetti, pensatori. Colto e complesso. Estremamente interessante. Contiene riflessioni originali e invita a pensare.
    Lascio una incompleta de ...continua

    Consigliato a: etnologi, filosofi, politici, urbanisti, architetti, pensatori. Colto e complesso. Estremamente interessante. Contiene riflessioni originali e invita a pensare.
    Lascio una incompleta definizione (assolutamente incompleta) di "nonluogo": ciascuno di quegli spazi anonimi del grande commercio e della comunicazione (aereoporti, ipermercati, catene alberghiere, multisale) che, in ogni città e in ogni paese, sono caratterizzati dalla stessa atmosfera e dallo stesso stile.

    ha scritto il 

  • 4

    Un modo per annientare il femminino nel luogo, di antica ed ellenica eccellenza (il focolare), di condivisione con il masculino, può essere dotarsi di tv e pc (qualcuno non lo fa?), ponendoli al centro della casa.

    L'esercizio (sano) del dubbio ci può portare, tramite Augé, a considerare l'ipotesi che l'uguaglianza nasca dal riconoscimento dell'altro, e non già soltanto dall'azzeramento delle frontiere. Uno scen ...continua

    L'esercizio (sano) del dubbio ci può portare, tramite Augé, a considerare l'ipotesi che l'uguaglianza nasca dal riconoscimento dell'altro, e non già soltanto dall'azzeramento delle frontiere. Uno scenario possibile, nella sua già concreta degenerazione in atto da tempo, è quello dove il coagulo del potere governa una massa di dormienti consumatori, circondati da una massa più grande di esclusi da ogni consumo. Coaguli del potere che credono di ridurre al grado di non nuocere le contestazioni loro mosse. Come? Con l'operazione d'immagine atta a dismettere apparentemente le frontiere esistenti.
    "... allergiaaa!", cosi avrebbe detto Mike.
    Inflazione conclamata di messaggi e immagini. E il sogno come utopia potrebbe essere l'unica via di scampo. L'umanità è stata omogeneizzata, cancellando l'autonomia evolutiva di qualsiasi gruppo: colonizzare è bello (...).
    L'Africa, così spesso citata a vanvera nelle nostre parole, è ancora depositaria (tra le altre) di una tradizione che pure andrebbe consegnata ai megalomani dormienti, ammesso sappiano farne buon uso: un vecchio che muore è una biblioteca che brucia. Elogio della trasmissione orale dei saperi, e di alcune altre cosette da noi misconosciute.
    La surmodernità è sinonimo di eccesso. Eccesso visibile nella quotidianità, attraverso la folle, diffusa presunzione di tenere tutto sotto controllo, e di sproloquiare nel tentativo di fornire un senso a qualunque cosa. Tutto questo, mentre l’informazione non soltanto manipola e distorce i messaggi, ma pure influenza ben oltre quella che sarebbe la portata oggettiva dell'informazione in sé. Viviamo la surmodernità credendo (in malafede) di osservare il mondo.
    Esiste una prospettiva culturalista delle società che vorrebbe, a torto, non problematizzare più di tanto i caratteri sociali e individuali intrinseci dei vari gruppi umani. Nel frattempo i "nonluoghi", sorta di dissolvitori di storia, identità e relazioni, consegnano la promessa di solitudine individuale, in un quadro di provvisorietà, ai loro frequentatori. Aeroporti, autostrade, supermercati: prescrivono, informano, proibiscono. Chi frequenta i "nonluoghi" è sempre tenuto a dimostrare la propria innocenza: il diritto all'anonimato si ottiene solo cedendo l'accesso alla propria identità. Alcuni dubbi mi sorgono spontanei nel credere possa rivelarsi benefico, terapeutico, abbandonarsi alla passiva serenità indotta da una seppur temporanea perdita della propria identità reale. Il risultato lo indica Augé: solitudine e similitudine. Se ci si trova in un paese sconosciuto, questo non ci appare più tale soltanto in autostrada, nei supermercati, nelle catene d'alberghi. Ciò sembrerebbe significare che, per comodità, una reale volontà conoscitiva possa restare relegata al palo. La differenza esistente tra "passeggero" e "viaggiatore" diviene così incolmabile.
    La conclusione del libro di Augé è, a mio parere, in queste sue parole: "Il nonluogo è il contrario dell'utopia: esso esiste e non accoglie alcuna società organica."...

    ha scritto il 

  • 0

    libro tanto breve quanto difficile.
    o forse semplicemente mi mancano le basi culturali per capirlo davvero.
    non so, forse qualcosina mi è rimasto, ma in generale è stata un'impresa finirlo nonostante ...continua

    libro tanto breve quanto difficile.
    o forse semplicemente mi mancano le basi culturali per capirlo davvero.
    non so, forse qualcosina mi è rimasto, ma in generale è stata un'impresa finirlo nonostante le poche pagine.

    ha scritto il 

  • 3

    non luogo e soggettività

    Un libro molto interessante non solo dal punto di vista
    antropologico ma anche esistenziale.Spesso
    durante la lettura mi veniva in mente una
    frase di John Milton dal Paradiso Perduto
    "...la men ...continua

    Un libro molto interessante non solo dal punto di vista
    antropologico ma anche esistenziale.Spesso
    durante la lettura mi veniva in mente una
    frase di John Milton dal Paradiso Perduto
    "...la mente è il luogo di se stessa e può
    fare di un inferno, un paradiso,
    e di un paradiso,un inferno .....". Siamo noi che diamo un
    valore ai luoghi ...è questo che dovremmo sempre
    ricordare.

    ha scritto il 

  • 0

    Appunti

    "Il globale è il sistema considerato dal punto di vista del sistema stesso: è dunque l'interno; e, sempre da questo punto di vista, il locale è l'esterno. Nel mondo globale, il globale si contrappone ...continua

    "Il globale è il sistema considerato dal punto di vista del sistema stesso: è dunque l'interno; e, sempre da questo punto di vista, il locale è l'esterno. Nel mondo globale, il globale si contrappone al locale come l'interno all'esterno. L'esistenza stessa del locale è quindi instabile per definizione: o il locale è mero duplicato del globale ( a volte si parla di glocale), cancellando di fatto il concetto di frontiera, oppure si perturba il sistema ed è, in tal caso, sancibile, in termini politici, attraverso l'esercizio dell'ingerenza."

    "Nel mondo globale la storia, nel senso di una contestazione del sistema, può arrivare solamente dall'esterno, dal locale. L'ideologia del mondo globale presuppone la cancellazione delle frontiere e delle contestazioni."

    "Il mondo è un'immensa città. È un mondo-città. Tuttavia, è altrettanto vero che ogni grande città è un mondo e persino che ognuna di esse è una ricapitolazione, un riassunto del mondo, con la sua diversità etnica, culturale, religiosa, sociale ed economica. Ritroviamo queste frontiere e divisioni - che a volte tendiamo a dimenticare, presi come siamo dall'affascinante spettacolo della globalizzazione - in un tessuto urbano fortemente variegato e lacerato, dove esse ci appaiono ben evidenti e impietosamente discriminanti. Non a caso a proposito delle città si parla di quartieri difficili, di ghetti, di povertà e sottosviluppo. Oggi una grande metropoli accoglie e divide tutte le varietà e disuguaglianze del mondo. È una città-mondo. Vi si trovano tracce di sottosviluppo proprio come nelle città del terzo mondo vi si trovano quartieri d'affari connessi alla rete mondiale. La città-mondo relativizza o smentisce l'illusione del mondo città in virtù della sua mera esistenza."

    ha scritto il 

  • 4

    Certo, è uno dei libri che hanno segnato, segnano, segneranno questi primi anni del nuovo millennio, l'antropologia della globalizzazione, indubbiamente interessanti le tesi proposte e spesso illumina ...continua

    Certo, è uno dei libri che hanno segnato, segnano, segneranno questi primi anni del nuovo millennio, l'antropologia della globalizzazione, indubbiamente interessanti le tesi proposte e spesso illuminanti, anche se spesso Augé risulta troppo retorico e pomposo nella sua scrittura e di conseguenza è difficile seguirlo in toto nei suoi bellissimi ragionamenti che però diventano estremamente faticosi.
    Una lettura impegnativa, quindi, nonostante le poche pagine, ma che vale indubbiamente la fatica.

    ha scritto il 

  • 4

    E' inquietante, certo, sapere che stiamo navigando in una dmensione di vita dove la dimensione centrale non è più quella iterattiva, ma esperienziale, che esistono luoghi che in realtà sono non luoghi ...continua

    E' inquietante, certo, sapere che stiamo navigando in una dmensione di vita dove la dimensione centrale non è più quella iterattiva, ma esperienziale, che esistono luoghi che in realtà sono non luoghi dove il senso di appartenenza non è più centrale... del resto è il nostro mondo, e Auget ne fa un'analisi che a mio avviso è centrale per stabilkire che cosa è la nostra società e dove sta andando.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho letto questo libro da urbanista, non da etnologa e nemmeno da antropologa, e quindi ho avuto delle difficoltà nel primo capitolo, ma se si arriva fino in fondo il quadro si chiarisce.
    Prima di legg ...continua

    Ho letto questo libro da urbanista, non da etnologa e nemmeno da antropologa, e quindi ho avuto delle difficoltà nel primo capitolo, ma se si arriva fino in fondo il quadro si chiarisce.
    Prima di leggere questo libro, davo una connotazione negativa al concetto di nonluogo, come se fosse qualcosa a cui opporsi. Ora ho capito che bisogna "rassegnarsi" all'idea che quasi ogni spazio della contemporaneità è un nonluogo.
    Augé è definitivamente snob. Mi domando come sia possibile che nella parte in cui parla dei viaggiatori (intesi come quelli che si muovono), tralasci totalmente di citare Kerouak.
    Penso che ora questo tema dei nonluoghi sia ancora più forte. Il libro è stato scritto negli anni Novanta, quando ancora non c'erano smartphone e simili. Ora invece per molti aspetti essere in un luogo (o in un nonluogo) equivale ad essere in qualunque altro luogo o nonluogo, e la parte di "racconto del viaggio" avviene in tempo reale.

    Consiglio la lettura di "Disneyland e altri nonluoghi", sempre di Augé, per ritrovarvi degli esempi reali che possono aiutare a capire.
    Ci attacco pure un rimando a "Junkspace", di Rem Koolhaas, in cui gli stessi temi vengono trattati dall'interno, dal punto di vista di uno degli architetti più iconici della contemporaneità.

    ha scritto il