Non vi lascerò orfani

Di

Editore: Mondadori

3.4
(1898)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804585382 | Isbn-13: 9788804585381 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
La sopravvivenza dei figli ai genitori è vista in tutte le tradizioni come un fatto naturale. A maggior ragione quando la scomparsa del genitore non lascia un piccolo orfano ma un orfano adulto. Eppure il dolore dell'orfano adulto non è meno intenso. L'opera di Daria Bignardi scava in questo dolore, lo analizza, lo racconta. La morte della madre è, insieme, il momento della sofferenza e quello del confronto con la prima vita altrui con la quale si è venuti a contatto - e quindi con la propria stessa vita: l'infanzia dei ricordi, l'adolescenza dei contrasti, la giovinezza delle fughe, l'irreale maturità. La morte di una madre ci fa sentire parte di una storia di famiglia, di un mondo, di una genealogia, addirittura di un periodo storico. E di un racconto: il racconto di queste pagine nelle quali sarà, per chiunque, pur nell'assoluta singolarità della voce narrante, facilissimo riconoscersi.
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  • 3

    Racconto autobiografico di Daria: ripercorre le vicende vissute con sua madre, fino a quando morirà e la lascerà orfana... Una commovente dedica alla madre, la mamma è sempre la mamma, e rimane sempre ...continua

    Racconto autobiografico di Daria: ripercorre le vicende vissute con sua madre, fino a quando morirà e la lascerà orfana... Una commovente dedica alla madre, la mamma è sempre la mamma, e rimane sempre nei nostri cuori...

    ha scritto il 

  • 0

    Posizione fetale

    Ho sempre qualche difficoltà a dare giudizi a biografie e racconti personali. Soprattutto quando sono delle piccole confessioni o segreti raccontati.
    Ultimamente per un motivo o per un altro sto legge ...continua

    Ho sempre qualche difficoltà a dare giudizi a biografie e racconti personali. Soprattutto quando sono delle piccole confessioni o segreti raccontati.
    Ultimamente per un motivo o per un altro sto leggendo molti libri di questo genere. Letture con il retrogusto di imbarazzo di chi spia la vita degli altri.
    E soprattutto i sentimenti degli altri.
    Letture che da un punto di vista potrebbero, anzi, dovrebbero facilitare a capire i propri, specie se tante sfumature sono simili. E la soluzione è a portata di pagina.
    Ma...
    Ma.
    Non sono brava ad essere indulgente con chi dovrei. Mi riesce meglio con chi non fa parte della mia cerchia. Dannazione! Perché già lo so che quel giorno sarà troppo tardi!

    Si dice che ci assume la posizione fetale ha la propensione a regredire nel mondo dell'infanzia. Appaiono forti all'esterno ma in realtà sono fragili e amano isolarsi dagli altri e ascoltare il rumore dei propri pensieri.
    http://www.youtube.com/watch?v=Oj0ORPxZPms

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro mi è piaciuto per la sua sincerità e semplicità, che forse sono proprio le cose che da una come la Bignardi non ti aspetti. E invece tira fuori un ritratto di famiglia onesto e incredibil ...continua

    Questo libro mi è piaciuto per la sua sincerità e semplicità, che forse sono proprio le cose che da una come la Bignardi non ti aspetti. E invece tira fuori un ritratto di famiglia onesto e incredibilmente dettagliato (io della mia infanzia tutte quelle cose mica le ricordo), che si fa leggere bene e restituisce l'impressione di un'infanzia serena, coi valori di una volta, con due genitori che fanno del loro meglio senza nascondere vizi e difetti. Mi ha fatto riflettere su come oggi si voglia essere genitori perfetti, concedendo tutto ai figli e fingendosi migliori di quello che si è; mentre una volta essere genitori era una faccenda molto più spontanea e ai figli arrivava tutto, il bello e il brutto, ma non per questo amavano di meno i loro genitori. E poi l'importanza di avere dei fratelli, testimoni unici dell'insieme di eventi, persone, luoghi, modi di dire, ecc...che costituisce la mitologia familiare e necessari a tenerla in vita quando i genitori non ci sono più.

    ha scritto il 

  • 3

    Ritratto di famiglia

    È il secondo libro che abbia mai letto della Bignardi: ironia della sorte, ho letto per primo il penultimo libro in ordine di pubblicazione, “L’amore che ti meriti”, che mi ha affascinata, e poi quest ...continua

    È il secondo libro che abbia mai letto della Bignardi: ironia della sorte, ho letto per primo il penultimo libro in ordine di pubblicazione, “L’amore che ti meriti”, che mi ha affascinata, e poi questo, che è invece il primo e non mi ha totalmente soddisfatta. Non si tratta di un romanzo - come credevo - ma di una sorta di autobiografia, composta da una serie di aneddoti sulla famiglia Bignardi, dai genitori di Daria, ai nonni, per arrivare ai bisnonni. La morte della madre, avvenuta nel 2008, ha dato occasione all'autrice di lanciarsi in una lunga riflessione sulla storia della sua famiglia, a tratti davvero esilarante, a tratti un po’ “tirata” a mio parere: come se la Bignardi non sapesse come continuare il discorso e fosse andata a scomodare parenti vari e animali di famiglia pur di trovare qualcosa di cui parlare. Mi è venuto a noia anche l’uso di certi modi di dire dei suoi genitori, come “Devo star commodo, devo andare nelle stalle” del padre, o la madre che faceva tutto “senza guardare”. Se è vero che servono a caratterizzare il personaggio, la loro insistente ripetizione mi ha dato tanto l’impressione di un tappabuchi, per restare in tema con l’osservazione precedente. Emerge comunque tanto amore da questo libro, in particolare rispetto alla figura della madre, che doveva essere davvero un bel tipo: ammetto di aver pensato che io avrei detestato una donna simile, ma l’amore filiale supera anche queste cose, come lascia ben intendere la Bignardi.

    “Per quello soffriamo tanto quando ci muoiono i genitori: sappiamo bene che nessuno ci amerà mai più così”.

    Nel complesso il ritratto di questa famigliola è affettuoso e autoironico al tempo stesso, e la penna della Bignardi mordace come sempre, anche se credo che da questo primo libro sia davvero cresciuta come autrice.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel libro con tanti episodi che mi fanno ricordare eventi familiari della mia infanzia. Era il primo libro della Bignardi,che ho letto e vorrei ancora leggere altre di lei.

    ha scritto il 

  • 3

    inaspettato

    Mi aspettavo un romanzo e invece è una raccolta di memorie sulla storia della famiglia della Bignardi, che trae spunto della morte della madre, figura controversa nella vita della scrittrice, del rest ...continua

    Mi aspettavo un romanzo e invece è una raccolta di memorie sulla storia della famiglia della Bignardi, che trae spunto della morte della madre, figura controversa nella vita della scrittrice, del resto come ogni madre.
    Ho apprezzato il libro, anche se non era ciò che pensavo fosse.
    Non saprei se consigliarlo o regalarlo, non riesco bene ad identificarlo.
    Sicuramente scritto bene.

    ha scritto il 

  • 3

    Buon inizio, poi si perde

    Sulla scia della buona impressione del mio primo libro della Bignardi, ho proseguito sul genere con "Non vi lascerò orfani", che mi è piaicuto decisamente meno rispetto a "L'acustica perfetta". Scrive ...continua

    Sulla scia della buona impressione del mio primo libro della Bignardi, ho proseguito sul genere con "Non vi lascerò orfani", che mi è piaicuto decisamente meno rispetto a "L'acustica perfetta". Scrivere un'autobiografia non dev'essere semplice, soprattutto quando sei tra i personaggi di spicco (e spesso contestati) del costume italiano. Bignardi è bravina a farlo, soprattutto quando si parla di 'lessico famigliare', inquadrando i parenti per come parlano più che per come sono. Il libro, però, è spesso arricchito di particolari e personaggi francamente evitabili e dopo un buon inizio si perde un po'. A questo punto mi manca la sua opera più recente, che comunque leggerò per capire se la scrittrice è più quella del suo esordio o della sua prosecuzione letteraria. Spero nella seconda.

    ha scritto il 

  • 4

    “Perdere un genitore a quarant’anni fa più male che a venti. A venti è uno strazio, ma sei in corsa e corri. A quaranta è un dolore che non passa più. Non potrai più decidere se andarlo a trovare o no ...continua

    “Perdere un genitore a quarant’anni fa più male che a venti. A venti è uno strazio, ma sei in corsa e corri. A quaranta è un dolore che non passa più. Non potrai più decidere se andarlo a trovare o no. Non potrai più fargli un regalo, spedirgli una cartolina, fargli una telefonata a un’ora insolita. Non potrai più far felice nessuno con così poco. Con nessuno ti sentirai più te stesso come che con lui”.
    “E’ bello stare accanto a chi muore. […]Questo è la morte, oltre alla mancanza di chi non c’è più: è la vita, con tutti i suoi ricordi. E amore. Tutto l’amore che chi se ne va ci ha dato, buono o cattivo che sia stato. […] La vita l’aveva spinta a chiudersi in una gabbia d’ansia e di pessimismo che imprigionavano la sua vera indole; la vita l’aveva maltrattata, come maltratta tutti, ma lei non aveva saputo reagire. […] Ma l’amore è amore. E’ quando non c’è più che capisci quanto ti manca, anche se è faticoso da sopportare. […] Bisogna andare fino in fondo, in fondo a tutto, in fondo a noi, in fondo agli argini del mondo, alla paura che mi fai…in fondo dove non troveremo nemmeno un’ombra per riposarci, in fondo dove sarà fatica, sarà sudore esser sinceri”.
    ”Non posso pensarla a lungo. Mi manca. Devo costruire una distanza di parole che tengano a bada le emozioni. Se mi distraggo, se non sto attenta, la sua mancanza mi investe come un’ondata di caldo o una musica improvvisa”.

    ha scritto il 

  • 3

    Parte bene per poi concludersi in modo un pochino deludente. Non so, ho proprio avuto la sensazione di leggere un libro scritto di fretta sull'onda del momento. La Bignardi comunque scrive molto bene, ...continua

    Parte bene per poi concludersi in modo un pochino deludente. Non so, ho proprio avuto la sensazione di leggere un libro scritto di fretta sull'onda del momento. La Bignardi comunque scrive molto bene, stile decisamente asciutto ed essenziale.

    ha scritto il 

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