Northanger Abbey

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Publisher: Penguin Books Ltd

3.8
(4212)

Language: English | Number of Pages: 240 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , German , Italian , French , Spanish , Chi simplified , Catalan , Greek , Swedish , Portuguese , Dutch , Polish , Russian , Danish , Hungarian , Japanese , Czech , Farsi , Korean

Isbn-10: 0140623809 | Isbn-13: 9780140623802 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Library Binding , Audio Cassette , School & Library Binding , Mass Market Paperback , Others , Audio CD , Unbound , Board Book , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Romance

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Book Description
Though "Northanger Abbey" is one of Jane Austen's earliest novels, it was not published until after her death - well after she'd established her reputation with works such as "Pride and Prejudice", "Emma", and "Sense and Sensibility". The novel is modeled after the day's popular romances and Gothic thrillers, which it then proceeds to ridicule. The heroine is Catherine Morland, who encounters upper-crust society at Bath, falls in love, and becomes targeted by misinformed fortune-seekers. After moving to Northanger Abbey, her imagination goes to work and dreams up mysteries that lead to various social disasters.
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  • 4

    "L'abbazia di Northanger" è un romanzo giovanile di Jane Austen, che nulla ha da invidiare ai più grandi capolavori.
    La giovane Catherine è affascinata dai romanzi gotici intrisi di mistero che inizia ...continue

    "L'abbazia di Northanger" è un romanzo giovanile di Jane Austen, che nulla ha da invidiare ai più grandi capolavori.
    La giovane Catherine è affascinata dai romanzi gotici intrisi di mistero che iniziano a circolare in quel periodo e ai quali la stessa Austen non può rimanere indifferente. Eccola, infatti, occuparsi a modo suo del genere: la giovane fanciulla desiderosa del mistero che vede occasioni di avventura in ogni banale evento quotidiano, ma che si risolverà sempre in un nonnulla. La bonaria ingenuità di Catherine non può far provare altro che simpatia al lettore, così come la galanteria del giovane Henry Tilney (lo ammetto, è entrato direttamente nel podio dei miei personaggi austeniani maschili preferiti, dopo Mr. Darcy e Mr. Knightley). Il suo simpatico prendere in giro la dolce e ingenua Catherine e il suo alimentare le fantasie della giovane mi hanno fatto sorridere parecchio! E poi, in qualche pagina, non ho potuto fare a meno di pensare a "Cime tempestose" di Emily Brontë, che uscirà diversi anni dopo questo romanzo di zia Jane: già il nome della protagonista, Catherine, richiama la Earnshaw della Brontë, ma anche il momento in cui la ragazza pensa che la moglie del futuro supcero non sia davvero morta ma sia rinchiusa in una stanza dell'abbazia (come accade realmente con la moglie di Edward nel romanzo della Brontë).
    Piacevole scoperta, davvero. Mi aspettavo molto meno e invece sono rimasta piacevolmente sorpresa!

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  • 3

    null

    Premessa: Jane Austen è la mia scrittrice preferita!
    Recensione: Fresco e graffiante ma molto acerbo.
    La lettura è scorrevole e mi sono piaciuti molto gli interventi dell'autrice che ho trovato intell ...continue

    Premessa: Jane Austen è la mia scrittrice preferita!
    Recensione: Fresco e graffiante ma molto acerbo.
    La lettura è scorrevole e mi sono piaciuti molto gli interventi dell'autrice che ho trovato intelligenti e sagaci.
    I personaggi sono ben delineati ma con poche sfaccettature di carattere.
    La protagonista non ha un carattere forte ed ha troppa immaginazione ma mi sono rispecchiata nel suo rimuginare tipico di ogni donna.. ahaha!
    Punto a favore del romanzo, e soprattutto insolito, è il tocco gotico che ha preso quando Catherine si trova nella sua stanza a Northanger che alla fine di sinistro ha solo il suo proprietario.
    Tre stelline e mezzo :-)

    said on 

  • 3

    Chi desidera farsi amare dovrebbe sempre essere ignorante. Avere una mente ben formata equivale a non poter indulgere alla vanità altrui; e questo una persona dotata di buon senso desidererà sempre evitarlo.

    Né la mia coscienza né la mia anima di lettrice sapevano esattamente che cosa mi avesse spinto ad inoltrarmi nella dimora di Nothanger Abbey a far visita il più presto possibile a una giovane donna - ...continue

    Né la mia coscienza né la mia anima di lettrice sapevano esattamente che cosa mi avesse spinto ad inoltrarmi nella dimora di Nothanger Abbey a far visita il più presto possibile a una giovane donna - ingenua, goffa, affettuosa, che sembrava dominata da una natura gaia e aperta. Avevo appena concluso di scrivere l'ennesima recensione, briciola di una storia in cui mi ero illusa di potermi salvare, quel genere di storia in cui il dolore provato trascende qualunque immaginazione; come tante altre volte, mi ero trovata un po' in difficoltà. Avevo realizzato un piano, tutto doveva limitarsi a scoprire un modo per cui avrei potuto trarre progetto da ciò che avevo appreso. Era la stessa sensazione in cui talvolta mi ritrovo i cui ostacoli, così irti e insidiosi, al contrario di quel che si potrebbe pensare, in un momento potrebbero aiutare a crescere, e in un successivo frantumarsi come una tempesta contro gli scogli.
    L'abbazia di Northanger Abbey si ergeva da un altura erbosa nella cui facciata ingrigita picchiava quasi sempre il sole, dove regnava di continuo una ventilazione corroborante, quasi implorando mercé alle intemperie, stanziandosi come un piccolo dettaglio dinanzi al nulla. La dimora conferiva un aspetto tranquillo, mite e le stanze sembravano popolate da figure evanescenti che non hanno tuttavia un posto fisso nel mondo.
    Era da parecchio tempo che non mi inoltravo fra le vecchie mura di qualche maniero londinese, così, quando arrivai, mi fermai a osservarla da lontano, eccitata all'idea di quello che avrei potuto vedere. Entusiasta da quello che lo scheletro di questa casa celava al suo interno. Un astro dai capelli dorati, raggiante, dal dolce sguardo di una creatura divina, osservava con vigore e intensità ogni mia mossa. E, con la mente inconsapevole come quella della diciassettenne Catherine, mi sentivo intrepida e... forse anche un po' stupida. Sorpresa e incuriosita. La gioia che marchiava il mio animo era la stessa che avevo provato qualche anno fa, fra le bianche mura di un istituto superiore, su una vecchia e scomoda sedia in legno, dove avevo avuto il piacere di conoscere una tranquilla signora nubile, che ha avuto a disposizione nient'altro che carta e inchiostro. Una giovane autrice che fece dei suoi romanzi un chiaro tentativo di difendere il senno e il ritegno per se stessa, rappresentandola in una sottilissima vena ironica, incarnata in svariati personaggi. Una trentenne romantica e sognatrice, per nulla dissimile a quelle ombre che la circondavano, alla luce tremula di una candela, appollaiate sulle sue spalle, fiaccata dalle disuguaglianze sociali e da alcuni dogmi dettati dal cristianesimo. La voce di una donna amata e odiata da molti che adesso, sulla soglia dell'età adulta, ho voluto sentire ancora una volta.
    Ogni cosa sembrava decantare una certa sobrietà. Questo, infatti, è quello che mi aspetto di trovare nei romanzi della Austen. Solitamente mi lascio incantare dalla turbolenta storia d'amore che si dipana come un filo invisibile fra due giovani appartenenti a classi sociali diverse, turbata da una giostra di sentimenti al punto che lacerino il mio cuore ancora giovane. Può sembrare una fesseria questa: le storie della Austen sono storie dentro storie in cui ci è dato di vedere quello che ai nostri occhi potrebbe apparire nascosto. Rappresentando, creando, scrivendo. Avvicinandoci a tal punto di sentirci rabbrividire, costringendoci a rimettere in ordine i pensieri.
    Sollevando lo sguardo verso il cielo, osservo come un cielo talmente terso che sembra trasmettere una certa tranquillità, sgombro da una massa informe di nuvole e pioggia, si disperde nel nulla come una goccia d'acqua in uno stagno. Il sole, che picchia brutalmente sulla mia testa, mi rammenta alcune immagini, quasi impresse nella memoria: l'arrivo in una nuova dimora; l'incontro con un carismatico e avvenente gentiluomo; una voce colma di indignazione e passione, che diventò parte integrante della mia lingua, o della mia mente, impedendomi del tutto di sottrarmi al suo potere; anime sole e contrite che camminavano lunga la riva dell'assurdo. Con la voce carezzevole di un cuore giovane e talvolta ingenuo che, infuriando nella mia coscienza, accompagnò la mia avanzata lenta in un labirinto di carta e parole che aveva il più dolce dei sapori.
    L'abbazia di Northanger è un romanzo particolare, privo di passioni o particolarità complesse in cui si cerca di ricreare ordine o armonia nel mondo - essenzialmente disarmonico, disordinato e turbato dalla piaga del secolo - rassegnandosi a ricreare un ordine soltanto apparente. Armonia di elementi, nozioni che vengono continuamente celati dall'ipocrisia sociale. Una lettura semplice, raffinata, non la migliore del ciclo che compone la riproduzione austeniana in cui il lettore, durante il corso della lettura, rimane tuttavia affascinato dalla poesia romantica, fascinosa, acuta che caratterizzano la sua prosa. Destinato a non saper cogliere del tutto l'intima e quasi inesistente essenza, i cui confini fra realtà e finzione sono sfumati come nebbia.
    Sul finire del mese di maggio, tra le pagine di L'abbazia di Northanger ho colto l'illusione di un sogno che avrebbe potuto essere molto più che gradevole, un amore sincero e chiaro come il sole, che avrebbe potuto imprimere un segno del suo passaggio. In un mondo in cui i personaggi hanno una loro identità, rappresentazione perfetta di una realtà settecentesca fedele a quella delle convenzioni imposte dalla posizione sociale. La rivisitazione di un epoca irrecuperabile che comincia così, inaspettatamente, senza alcun invito a parlare o alcune sollecitudini, dalla brughiera incolta di una località dimentica persino dalla memoria di Dio.

    Non amo soltanto a metà, non è nella mia natura. I miei sentimenti sono sempre molto, molto forti.

    said on 

  • 4

    Facciamo finta che...

    Ho amato e amo ancora Jane Austen, ma davvero c'è un tempo per ogni cosa, anche per la (ri)lettura di un libro.
    Gli ingredienti per un buon romanzo ci sono tutti e l'ottimo stile dell'Autrice, qui par ...continue

    Ho amato e amo ancora Jane Austen, ma davvero c'è un tempo per ogni cosa, anche per la (ri)lettura di un libro.
    Gli ingredienti per un buon romanzo ci sono tutti e l'ottimo stile dell'Autrice, qui particolarmente graffiante e ironico, rende la lettura piacevole e, a tratti, divertente. Ma le prime 100 pagine di balli, presentazioni, vestiti, tira-e-molla amorosi, cappellini e carrozze, stavolta, mi hanno stremato. Probabilmente i primi batticuore e l'arte di apparire non fanno più per me; ma non rinnego Catherine, fanciulla dolcissima e talmente ingenua da sembrare tonta, e continuo ad apprezzare la spietata analisi delle consuetudini sociali che rendevano la donna di quel periodo un bella statuina pronta all'acquisto del miglior offerente e quasi mai protagonista di unioni felici ( né Lizzy né Emma né Fanny né Marianne, forse solo Elinor e Anne e non ne sarei così sicura).
    Anche qui, Jane Austen ci indora la pillola parlandoci di un innamoramento, ma sembra tutt'altro che amore; tuttavia noi facciamo finta di credere che lo sia e facciamo finta di credere che Catherine sarà felice.

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  • 3

    tre stelle e mezzo

    Racconto semi sconosciuto dell'autrice, racchiude in sè tutti i temi trattati nelle sue opere più famose.
    Delizioso e scorrevole, consigliato agli amanti del genere.

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  • 3

    Primo libro dell'anno che leggo e primo romanzo di Jane Austen a cui mi approccio.

    Devo essere sincero? Non mi è piaciuto più di tanto. Tralasciando il fatto che la mia edizione (edita dalla "crescer ...continue

    Primo libro dell'anno che leggo e primo romanzo di Jane Austen a cui mi approccio.

    Devo essere sincero? Non mi è piaciuto più di tanto. Tralasciando il fatto che la mia edizione (edita dalla "crescere edizioni") è piena zeppa di errori di ortografia, grammatica e continue mescolanze tra discorso diretto ed indiretto, è proprio la storia che ho trovato monocorde e senza anima. Insomma, una ragazza di campagna che va nella località di Bath tra balli,gite, frivole chiacchiere e finti borghesi e il tutto descritto per metà del libro, lasciando la parte relativa all'abbazia che dà il nome al romanzo agli ultimi capitoli, forse gli unici capitoli interessanti davvero. Un vero peccato

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  • 5

    Amata Jane

    Appartengo alla categoria di persone che pensano che Jane Austen o la ami o la ami.
    Quindi non ha senso scrivere qualcosa di più sui suoi libri. I suoi romanzi sono come “la copertina di Linus”, ci si ...continue

    Appartengo alla categoria di persone che pensano che Jane Austen o la ami o la ami.
    Quindi non ha senso scrivere qualcosa di più sui suoi libri. I suoi romanzi sono come “la copertina di Linus”, ci si lascia avvolgere ogni volta che si sente la necessità di farlo.
    Un porto sicuro dove approdare tante volte.... letture e riletture ….
    Jane Austin non tradisce mai.

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  • 3

    Uno dei romanzi meno conosciuti di Jane Austen, ma non per questo meno degno di essere letto.
    Romanzo tipicamente ottocentesco con le sue atmosfere e le descrizioni della vita mondana dell'epoca che f ...continue

    Uno dei romanzi meno conosciuti di Jane Austen, ma non per questo meno degno di essere letto.
    Romanzo tipicamente ottocentesco con le sue atmosfere e le descrizioni della vita mondana dell'epoca che fà da sfondo alla storia d'amore contrastata e ostacolata tra la protagonista, Catherine Morland, bella ma poco addentrata nella bella e ricca società inglese, e Henry Tilney, rampollo di una famiglia invece sicuramente più abbienta.

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