Nuraghe Beach

La Sardegna che non visiterete mai

Di

Editore: Laterza (Contromano)

3.4
(166)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 182 | Formato: Paperback

Isbn-10: 884209708X | Isbn-13: 9788842097082 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Non-narrativa , Viaggi

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Descrizione del libro
In Sardegna ci sono le spiagge dei vip, Gigi Riva, le case di paglia e fango, il cous cous di Carloforte, la discoteca di Samassi dove ha cantato Madonna, il mare di Chia, la stazione di Villamassargia e quella di Chilivani, i tavolini nelle piazze di Castello, Little Tony alla festa di Santa Maria di Uta, i silenzi nelle chiese di campagna, l'Argentiera, Elisabetta e George in vacanza a Tresnuraghes, le basi militari, le pesche di San Sperate, i mostaccioli di Oristano, i cagliaritani che sciano, la panada di anguilla, il festival di Berchidda, il tatuaggio di Diablo, il biliardino dell'Aggabachela, il vino di Santadi.
Flavio Soriga torna a raccontare l'isola, in una storia d'amore e disamore che è anche una travolgente, ironica, appassionata contro-guida della sua terra.
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  • 3

    Solo per i sardi (forse)

    < < Ma come? Non hai ancora letto nulla di Soriga? Questo lo devi assolutamente leggere>>
    Ed eccomi con Nuraghe beach in mano e il solito mucchio di pregiudizi verso: un autore sardo (tra i contempora ...continua

    < < Ma come? Non hai ancora letto nulla di Soriga? Questo lo devi assolutamente leggere>>
    Ed eccomi con Nuraghe beach in mano e il solito mucchio di pregiudizi verso: un autore sardo (tra i contemporanei solo Angioni lo considero scrittore); uno scrittore molto in voga; un libro superconsigliatissimo; una copertina orribile; un titolo ruffiano. Ma siccome preferisco i giudizi ai pregiudizi, me lo sono letto tutto d'un fiato (dai, forse anche due o tre fiati). Ed ecco i miei giudizi. La copertina rimane orribile, il titolo un po' meno ruffiano perché spiegato. Continuo a credere che Soriga non possa definirsi scrittore nel senso altissimo che io attribuisco a questa categoria, ma è senz'altro un ottimo autore di libri. Ha una penna felicissima, scrive bene con uno stile tutto suo fatto di lunghissime frasi infarcite di virgole ma che riesci sempre a seguire con facilità. Riesce a non essere banale e a rendere interessante anche le cose potenzialmente banali. Nuraghe beach è un libro che tanto più piace quanto più ti avvicini all'epicentro che è Cagliari. Tutto quello che c'è al di là di Cagliari e di un po' di campidano sono più che altro marchette e note di costume che ci stanno, ma che sembrano messe lì (in modo ben fatto, intendiamoci) solo per dare un respiro più regionale al libro. Io da cagliaritano l'ho apprezzato (e sono contento che esista un libro così), ma mi chiedo quanto lo possano apprezzare i sassaresi o i milanesi. Parlo comunque della prima parte, quella che Soriga definisce la premessa e che occupa 4/5 del romanzo. La seconda, il "nuraghe beach" vero e proprio è inutile e se nell'intento - divertito - dell'autore serve per completare organicamente il romanzo, altro non è che un epilogo stucchevole che toglie molto a quello che c'è prima. Ultima nota: l'autore dice che Gigi Riva è stato comprato dal Cagliari a 26 anni. Sbagliato, ne aveva 19 se non erro. Errore imperdonabile: su Gigi Riva non è consentito sbagliare, altrimenti tutto il senso del romanzo crolla.

    ha scritto il 

  • 3

    Formaggio ne vuoi? Vino ne vuoi? Sardegna ne vuoi?

    Un libro piacevole, soprattutto per chi ama e conosce la Sardegna; viene voglia di partire subito, di gironzolare per l’isola, di sedersi a uno dei tanti tavolini dei bar di qualunque posto impronunci ...continua

    Un libro piacevole, soprattutto per chi ama e conosce la Sardegna; viene voglia di partire subito, di gironzolare per l’isola, di sedersi a uno dei tanti tavolini dei bar di qualunque posto impronunciabile, e di godersi il mondo intorno, oltre che il liquore al mirto. L’elenco dei posti meritevoli diventa talvolta troppo lungo e noioso.
    Ho apprezzato le pagine su Gigi Riva, che sardo non è, ma tanta gioia e autostima ha regalato ai sardi anche a quelli sparsi nel continente.

    Molto bello il capitolo sul lutto. Sembra incredibile ma fino agli anni sessanta in Sardegna, ma anche in tutta l’Italia meridionale, il dolore del lutto non era un fatto personale, andava mostrato al mondo. Vigeva il divieto di divertirsi, di partecipare ai matrimoni, alle feste, di ballare, cantare e ascoltare musica. Le donne piangevano tutta la notte al capezzale del defunto, anche perché sapevano che per anni avrebbero dovuto infagottarsi in una sorta di burqa nostrano, nero come il carbone, composto da un fazzolettone nero in testa, a coprire i capelli, lunghi vestiti informi, e calze pesanti, altro che seduzione!

    ha scritto il 

  • 4

    Nuraghe...

    Molto ironico e graffiante questo ritratto della Sardegna di Flavio Soriga, il cui modo di scrivere mi è subito piaciuto.
    Non è una guida per conoscere i posti turistici della Sardegna, né per evitarn ...continua

    Molto ironico e graffiante questo ritratto della Sardegna di Flavio Soriga, il cui modo di scrivere mi è subito piaciuto.
    Non è una guida per conoscere i posti turistici della Sardegna, né per evitarne altri, ma è senz'altro un ottimo invito per cercare di capire meglio questa terra e la sua gente, chi già conosce i sardi e la Sardegna apprezzerà sicuramente, ma leggendo con attenzione, anche chi non conosce potrà trovare spunti interessanti per approfondire meglio, magari con la guida della cugina Katia (imperdibile la sua relazione sulla stazione di Villamassargia), al di fuori dei soliti luoghi comuni, la conoscenza di gente e posti di quest'isola così vicina, eppure, per certi versi, così lontana...

    ha scritto il 

  • 4

    e bravo Flavio Soriga. questo libro mi è piaciuto, più di sardinia blues. devo ancora capire se mi piace come scrive, quelle continue ripetizioni a volte mi danno sui nervi. gli ultimi racconti sono l ...continua

    e bravo Flavio Soriga. questo libro mi è piaciuto, più di sardinia blues. devo ancora capire se mi piace come scrive, quelle continue ripetizioni a volte mi danno sui nervi. gli ultimi racconti sono la parte migliore del libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Di tutto un pò

    C'è la Sardegna, c'è una storia, c'è la guida sui generis all'Isola, forse poco organica e tutt'altro che nutrita.
    La storia non autobiografica conta una cugina detestabile; la trama si intuisce anche ...continua

    C'è la Sardegna, c'è una storia, c'è la guida sui generis all'Isola, forse poco organica e tutt'altro che nutrita.
    La storia non autobiografica conta una cugina detestabile; la trama si intuisce anche se l'autore si impegna a ritardare fin troppo a lungo il momento della confessione ma si leggiucchia con leggerezza.
    Dalla guida avrei voluto di più.
    Infine, c'è Soriga, più di quanto ci fosse in Sardinia Blues. Si sa, io lo deglutisco con scarso entusiasmo ma stavolta, forse perché ha messo così tanto di suo e così generosamente, fino a farmi sorridere e anche a ridere di gusto, che non riesco ad essere cattiva. Non lo merita chi ci apre il suo cuore e ce lo affida, seppur sempre con la presunzione di essere cool, bravo, diverso dagli altri;)!

    ha scritto il 

  • 0

    NON MALE

    Non avevo ancora letto nulla di Soriga, l'inizio di questo libro mi ha un po' spiazzato, un stile che rallenta e accelera, poi però sono riuscita trovare il filo. Mi chiedo quanto possa arrivare a chi ...continua

    Non avevo ancora letto nulla di Soriga, l'inizio di questo libro mi ha un po' spiazzato, un stile che rallenta e accelera, poi però sono riuscita trovare il filo. Mi chiedo quanto possa arrivare a chi non conosce la Sardegna. Mi ha divertito e incuriosito.

    ha scritto il 

  • 3

    L'aveva capito

    Dalla voce di lei, che qualcosa non andava. E quindi parte. Invece di andare lontano e portare con sé la voglia di non tornare più, dal continente vola nell'Isola, la sua.
    Per tutti gli isolani del mo ...continua

    Dalla voce di lei, che qualcosa non andava. E quindi parte. Invece di andare lontano e portare con sé la voglia di non tornare più, dal continente vola nell'Isola, la sua.
    Per tutti gli isolani del mondo, per quelli che hanno bisogno di un orizzonte fatto solo di mare, per mettere ordine un fantastico bonus-track

    ha scritto il 

  • 2

    Che differenza c'è tra autobiografia e autoreferenzialità? In questo libro il confine è troppo mobile. Soriga è bravo, troppo bravo per passargli un librino modesto come questo. Forse piacerà a chi co ...continua

    Che differenza c'è tra autobiografia e autoreferenzialità? In questo libro il confine è troppo mobile. Soriga è bravo, troppo bravo per passargli un librino modesto come questo. Forse piacerà a chi conosce bene il triangolo campidanese nel quale si muove l'autore e forse va bene così. Per il resto... bah...

    ha scritto il 

  • 3

    Mangia anche tu le sebadas

    Perché è sardo. Perché a Samassi, al Biggest, ci andò Madonna Luisa Veronica Ciccone e tutti le toccarono il sedere e, se non ci credete, chiedete a quelli di Samassi, perché tutti se lo ricordano, an ...continua

    Perché è sardo. Perché a Samassi, al Biggest, ci andò Madonna Luisa Veronica Ciccone e tutti le toccarono il sedere e, se non ci credete, chiedete a quelli di Samassi, perché tutti se lo ricordano, anche chi non c’era, anche chi non era ancora nato se lo ricorda. Voi chiedete. Perché alla festa del paese giunse “Littoltoni” tutto attaccato. Perché George Clooney potrebbe andare in vacanza a Tresnuraghes. Perché la panada di Assemini è migliore di quella di Oschiri. Perché tutti ti chiedono “vino ne vuoi?” e non puoi rifiutare, affrontu leggiu. Perché ogni tanto devi mangiare una pabassina. Perché a Burcei ci sono le ciliege più buone del mondo. Perché i carciofi sardi hanno le spine e tua mamma te li manda a Roma, visto che quelli romani son diversi. Perché nessuno dimenticherà lo scudetto del Cagliari e il mitico Gigiriva, tutto attaccato. E’ di questa Sardegna che parla Soriga. Non parla di quella dei vip, non parla della Costa Smeralda perché sarebbe “filologicamente “ scorretto. No, parla dei piccoli centri. Parla del sud, di Cagliari, di Sassari, della stazione di Chilivani. Parla di quella Sardegna che profuma di panni stesi al sole, di panada, di mostaccioli. E nonostante questo libro sia stato bistrattato e l’autore considerato un furbetto be’ chi se ne importa. Resta il fatto incontrovertibile che ti fermi a pensare alla tua terra, alle tue origini, a quel piccolo puntino nella carta geografica, incastonato nella Barbagia, nel quale sei nata e che più che un’entità geografica rappresenta un luogo del cuore. Perché lì ci sono delle braccia forti sempre pronte ad accoglierti. Perché lì c'è tua madre che, ogni volta, ti domanda "La vuoi una sebada?" Sempre. E a quel punto, non ti interessa che questa guida alla Sardegna sia inusuale. Perché ti piace il ritmo, ti piacciono le parole, i suoni, lo stile inconfondibile di uno scrittore che continui ad amare, che fa calare parole a cascata e le fa atterrare in un morbido tappeto di malinconia. Vino ne volete?

    ha scritto il 

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