O Homem do Castelo Alto

Por

Editor: Brasiliense

3.8
(5185)

Language: Português | Number of Páginas: | Format: Paperback | Em outros idiomas: (outros idiomas) English , Spanish , French , Italian , Japanese , German , Finnish , Polish , Czech , Chi simplified

Isbn-10: A000148553 | Data de publicação:  | Edition 1

Também disponível como: Softcover and Stapled

Category: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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  • 2

    Lo scenario in cui è posto il racconto è la costa occidentale degli Stati Uniti in un dopoguerra dominato dai nazisti e i giapponesi, che hanno vinto il conflitto. Vari personaggi ruotano attorno a un ...continuar

    Lo scenario in cui è posto il racconto è la costa occidentale degli Stati Uniti in un dopoguerra dominato dai nazisti e i giapponesi, che hanno vinto il conflitto. Vari personaggi ruotano attorno a un libro (proibito nelle zone controllate dai tedeschi ma non in quelle sotto dominio giapponese) che invece propone l'inaudita situazione in cui sono stati gli Alleati a vincere la guerra. Alla fine si sovrappone un mondo parallelo in cui è successo esattamente quello: i nazisti hanno perso.
    Lettura piacevole ma nulla più. I personaggi non riescono a decollare e il racconto rimane piatto e poco avvincente.

    dito em 

  • 3

    Fantapolitica fantascientifica

    Ma l'asse avrebbe veramente potuto vincere il secondo conflitto mondiale? Dick pensa di si, pensa che probabilmente sia accaduto come spesso accade nel tennis: che un match sia stato deciso da un punt ...continuar

    Ma l'asse avrebbe veramente potuto vincere il secondo conflitto mondiale? Dick pensa di si, pensa che probabilmente sia accaduto come spesso accade nel tennis: che un match sia stato deciso da un punto su una palla uscita di mezzo centimetro. Ma la vita, la società attuale (ovviamente Dick si riferisce all'attuale sua, gli anni sessanta ) sarebbe stata tanto diversa se avessero vinto i nippo-nazisti? Anche in questo caso Dick si immaginava di si, d'altronde come potrebbe essere stato altrimenti se avessero vinto quei folli schizofrenici marchiati con la svastica? Io non ci credo tanto, ma d'altronde Dick era uno scrittore fantascientifico, anche se la svastica sul sole sembra più un'opera dispotico fantapolitica , si capisce che non voleva convincere nessuno ma solo impressionare, stupire ; perché leggere questo breve romanzo (o racconto lungo) è come condividere con lui un'esperienza anfetaminica, allucinante, per certi aspetti visionaria, magari inconcludente e scombussolata, ma incisiva, come può esserlo solo uno di quei sogni che non finiscono al risveglio, che lasciano appiccicate addosso tutte le sensazioni provate.

    dito em 

  • 4

    Fêng / Abundance - esagramma 55

    Stranamente, per una volta, mi sembra che il titolo italiano – che non traduce affatto The Man in the High Castle - sia più centrato dell'originale.
    Perché alla fine della festa l'azione (nazisti) pre ...continuar

    Stranamente, per una volta, mi sembra che il titolo italiano – che non traduce affatto The Man in the High Castle - sia più centrato dell'originale.
    Perché alla fine della festa l'azione (nazisti) prevale sulla ragione (giapponesi) (e già qui c'è un pezzo importante di giudizio: i tedeschi sono nazisti, i giapponesi sono giapponesi).

    O forse no.
    Forse il complotto è sventato. O forse non c'è bisogno di sventare il complotto perché vince la meta-ucronia sull'ucronia fondante.
    Come nel lancio/interpretazione de I Ching, c'è sempre una storia di mezzo che può essere ribaltata dal segno superiore, o da quello inferiore. Dipende da come lo interpreti. O da come hai digerito.

    La storia (del romanzo) conta il giusto, anche la Storia (mondiale) non conta più di tanto.
    Le miserie/gioie quotidiane proseguono imperterrite: ci si ama/ci si lascia, ci si annoia/ci si esalta, si lavora, si commercia. La vita va avanti (con qualche dubbio sulla povera Africa che paga sempre il peccato originale di essere stata la culla dell'umanità. Al posto degli ominidi, conveniva che sviluppasse delle torri di calcare).
    Il livello di empatia dei personaggi è rasente lo zero, anche se Itogami è il mio preferito.
    Il livello di sensatezza (si può usare la parola sensatezza con Dick?) uguale.
    Ma la fascinazione che genera questo romanzo è micidiale.

    (ho lanciato un I Ching
    Thunder and Lightning from the dark heart of the storm:
    The Superior Person judges fairly, so that consequences are just.

    The leader reaches his peak and doesn't lament the descent before him.
    Be like the noonday sun at its zenith.
    This is success.)

    dito em 

  • 4

    Una porta verso un altro mondo

    Cosa sarebbe successo al mondo se Hitler e i suoi alleati avessero vinto la guerra?
    E' da questa semplice premessa che Dick sviluppa questo interessantissimo romanzo.
    La narrazione di The Man In The H ...continuar

    Cosa sarebbe successo al mondo se Hitler e i suoi alleati avessero vinto la guerra?
    E' da questa semplice premessa che Dick sviluppa questo interessantissimo romanzo.
    La narrazione di The Man In The High Castle è oltremodo particolare, perché non mostra esplicitamente gli effetti di questo rovesciamento narrativo, magari concentrandosi direttamente sui protagonisti principali del conflitto. Al contrario, Dick tratteggia degli "eroi" che in realtà sono persone assolutamente comuni e ordinarie. Le raffigura nella loro quotidianità e mostrandone i punti di vista differenti generati dalle loro condizioni di vita. Le mostra costrette a muoversi ognuna in modi diversi per sopravvivere in questo ostico mondo parallelo, ricostruito in maniera coerente e perfettamente plausibile dall'autore stesso.
    Una delle trovate più apprezzabili inserite nel romanzo da Dick è l'originale elemento meta-narrativo del libro "La Cavalletta Non Si Alzerà Più". Il testo, più volte citato nell'opera, non è altro che una versione speculare del romanzo di Dick, dove la storia narrata rispecchia le reali vicissitudini storiche del nostro tempo (e quindi dove i tedeschi e i giapponesi hanno perso la guerra). Dick sembra quasi voler rendere il suo libro verosimile, come se fosse una reale testimonianza degli eventi di un tempo lontano dal nostro. Egli sembra voler trasformare il suo testo in una sorta di porta verso un mondo parallelo al nostro. Una trovata che personalmente mi ha affascinato molto.
    L'unica vera pecca del romanzo, a mio parere, è data dall'incompiutezza dell'opera generale. Il finale del libro è volutamente aperto, forse per invitare il lettore a una riflessione conclusiva. Ma più probabilmente per via del fatto che il romanzo doveva essere il primo tassello di un'ipotetica trilogia. Purtroppo, causa la dipartita dello stesso Dick, non sapremo mai quale futuro avesse realmente in serbo lo scrittore americano per questo The Man In The High Castle. Possiamo solo limitarci ad apprezzare questo curato ed interessante gioco narrativo dell'autore. E, allo stesso tempo, consultare agevolmente un possibile monito per ricordarci quanto le cose sarebbero potute effettivamente andare peggio.

    dito em 

  • 3

    Uno stato non è migliore di ci lo guida....sacrosanta verità.
    Manca però, nella stesura del libro, un qualcosa che soddisfacesse le attese e la richiesta di suspense che il titolo e la seconda di cope ...continuar

    Uno stato non è migliore di ci lo guida....sacrosanta verità.
    Manca però, nella stesura del libro, un qualcosa che soddisfacesse le attese e la richiesta di suspense che il titolo e la seconda di copertina fanno, erroneamente, presupporre.
    Non sono un esperto dickiano ma mi aspettavo qualcosa di più elettrizzante

    dito em 

  • 2

    ammetto che le mie aspettative sono state abbastanza deluse.

    al di là del fatto che la storia è stata riscritta, dipingendo la germania nazista al potere in questa realtà distopica, e il Giappone come ...continuar

    ammetto che le mie aspettative sono state abbastanza deluse.

    al di là del fatto che la storia è stata riscritta, dipingendo la germania nazista al potere in questa realtà distopica, e il Giappone come turista in terra americana, il tutto si risolve con un intreccio psicologico sul rapporto vinti-vincitori. l'ammeregano ha paura dell'occhio a mandorla. ma non è che bisognava stravolgere il mondo. sai quante persone hanno paura dell'ammeregano conquistatore?

    onestamente non così memorabile.

    dito em 

  • 0

    primo libro che leggo di P.K. Dick, scelto perché avendo appena finito "la banalità del male", l'idea di leggere una realtà alternativa in cui i tedeschi hanno vinto la guerra mi ha incuriosito. ...continuar

    primo libro che leggo di P.K. Dick, scelto perché avendo appena finito "la banalità del male", l'idea di leggere una realtà alternativa in cui i tedeschi hanno vinto la guerra mi ha incuriosito.

    dito em 

  • 5

    Uno dei capolavori di P.K. Dick, un magistrale esempio di ucronia, con l'inconfondibile stile dickiano a rendere la vicenda appassionante e coinvolgente.

    dito em 

  • 3

    Letto su consiglio di un amico e dopo aver visto la serie di Amazon, lascia il lettore con un senso di incompiutezza al termine.
    Purtroppo per l'idea davvero interessante, non sviluppata appieno. ...continuar

    Letto su consiglio di un amico e dopo aver visto la serie di Amazon, lascia il lettore con un senso di incompiutezza al termine.
    Purtroppo per l'idea davvero interessante, non sviluppata appieno.

    dito em 

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