Oblio

Di

Editore: Einaudi

3.8
(923)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 393 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8806171860 | Isbn-13: 9788806171865 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giovanna Granato

Disponibile anche come: eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Otto romanzi brevi in cui Wallace gioca felicemente fra le macerie della realtà, aprendo nuove vie, nella scelta sia del tema come dellla forma più originale e sorprendente. Personaggi descritti nelle loro angosce e allucinazioni, scavati fino a zone inesplorate della psiche e della carne, senza mai la benchè minima concessione a psicologismi o verismo di maniera. Dal giovane di successo consapevole di essere un impostore, condannato a smascherarsi o ad annientarsi, al pluriomicida che di fronte alla cecità degli altri si scatenerà in un college. Oltre le singole storie, questo libro mostra che la letteratura può arrivare al cuore marcio della società e spalancarci il corpo martoriato, eppure così normale, della nostra vita quotidiana.
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  • 4

    Il canale del dolore

    Ho letto questo libro nell'arco di diversi mesi, a cavallo di altri romanzi, e ho trovato gli 8 racconti (o romanzi brevi, alcuni) molto diversi tra loro. Per questo motivo scrivo un breve giudizio pe ...continua

    Ho letto questo libro nell'arco di diversi mesi, a cavallo di altri romanzi, e ho trovato gli 8 racconti (o romanzi brevi, alcuni) molto diversi tra loro. Per questo motivo scrivo un breve giudizio per ognuno:

    - Mister Squishy: con questo racconto DFW entra nelle strane logiche del marketing e demolisce, in un certo senso, le mediocri persone (per lo più, ovviamente a giudizio dell'autore, almeno questa è la mia interpretazione, ma sembra abbastanza chiara) che reggono tutta la baracca. Scritto in maniera piuttosto complessa, saltando tra spazi intimi e meno privati dei personaggi, non ha il pregio di leggersi facilmente. 3,5/5

    - L'anima non è una fucina: questo invece è davvero un piccolo capolavoro, magistrale, un racconto che si muove su una narrazione che si sviluppa su vari livelli senza mai perdersi, tutta d'un fiato. Da quello che succede nella scuola del protagonista alla parte immaginaria nei riquadri di vetro della finestra - idea geniale - con delle pagine sul padre del ragazzo davvero intense. 5/5

    - Incarnazioni di bambini bruciati: brevi ma intense pagine su un padre che cerca di salvare il figlio scottato dalla madre con una pentola d'acqua bollente. Troppo corto però per un vero giudizio. s.v.

    - Un altro pioniere: un'altra storia nella storia, ma questa per me meno riuscita, è come se fosse una strana metafora di una popolazione succube di un dio che riesce a liberarsi dalla divinità e dalla dipendenza verso il divino per potercela fare da sola. 3/5

    - Caro vecchio neon: questo so che è il preferito di molti, forse solo DFW poteva scrivere un racconto in cui ti dichiara apertamente che ti sta annoiando e tra l'altro, porca miseria, probabilmente è vero. Ma poi il finale ripaga ampiamente della lettura, perché il tutto sembra ricondursi a qualcosa di autobiografico che tocca Wallace da vicino e che lascia un po' a bocca aperta. 4/5

    - La filosofia è lo specchio della natura: piuttosto strano, un flusso di pensieri in realtà anche divertente, forse troppo breve, lascia una sensazione di bozza. 3,5/5

    - Oblio: anche in questo caso, credo che solo DFW potesse costruire una vicenda come questa sul sonno e sul problema del russare, anche in questo caso è un flusso in prima persona che si snoda fino a tre livelli di narrazione. La sensazione è che il racconto poteva anche durare molto meno, ma in Oblio l'ultimo Wallace è - come in Mister Squishy - uno scrittore in full HD, che non riesce a tralasciare nessun dettaglio. 4,5/5

    - Il canale del dolore: il meglio alla fine, in un romanzo breve di poco più di 100 pagine - il più lungo del libro - con un DFW al massimo della forma. Un racconto stavolta più leggibile, che tratta un tabù come quello della "cacca". Ed è proprio con la "cacca" che una donna cerca di diventare famosa, con Wallace che entra a fondo - in maniera un po' parodistica - nella mentalità di tante persone del ceto medio-basso americano, in un tentativo di emergere a tutti i costi, di sentirsi, tramite l'ammirazione degli altri, una persona migliore. Al tempo stesso Wallace ci spiega le logiche che girano attorno a una certa fascia del giornalismo americano, in una dimensione quasi irreale, che si incontra inevitabilmente con quello che è uno dei tanti temi anche di Infinite Jest: la TV, di oggi e del futuro. Con uno scenario che fa rabbrividire. 5/5

    ha scritto il 

  • 4

    Una scrittura poliedrica che brilla in alcuni racconti lunghi e brevi, a volte veri microromanzi, altre volte punture di spillo che lasciano il segno.
    Satirico senza far ridere, a volte disturbante, v ...continua

    Una scrittura poliedrica che brilla in alcuni racconti lunghi e brevi, a volte veri microromanzi, altre volte punture di spillo che lasciano il segno.
    Satirico senza far ridere, a volte disturbante, volutamente involuto, con finali che non chiudono il discorso aperto. Perché tutto scorre, e forse era tutto un sogno, o una proiezione, un presagio. O forse, meglio, un incubo.
    Wallace usa il bisturi, con chirurgica perizia psico-linguistica, per entrare nella coscienza malata dell'occidente. Da leggere.
    Spiazza, però non lascia mai indifferenti.

    ha scritto il 

  • 4

    In questi otto piccoli scritti l'A. ci permette di entrare dentro alcune tematiche che sono di una drammaticità, di una ironia, di un realismo sconcertanti e che ci arrivano attraverso una potenza nar ...continua

    In questi otto piccoli scritti l'A. ci permette di entrare dentro alcune tematiche che sono di una drammaticità, di una ironia, di un realismo sconcertanti e che ci arrivano attraverso una potenza narrativa davvero unica. Queste, le tematiche, vanno dall'onnipotenza delle sorti umane di una gioventù poco riflessiva alla cognizione di chi con tenacia lotta quotidianamente per il proprio equilibrio riconoscendone la precarietà, alla coscienza che alcune finalità non verranno mai raggiunte e qualora vengano colte alla fine cadono nella quotidianità, nella routine di tutti i giorni. Al centro di tutto in questi racconti ci sono spiazzanti “metafore” sulla società in cui viviamo o su rapporti matrimoniali in crisi, tutto questo ed altro ancora pare voglia comunicare l'A.: riflessioni, sensazioni, pensieri espressi con estrema attenzione al particolare, nominando ogni cosa o tentando di nominarla, cercando di “dire tutto”, di racchiudere il reale nel giro di una frase, una pagina, un paragrafo. Numerose sono le digressioni che si incontrano nelle pagine eppure il libro risulta alquanto lineare, il racconto procede per il suo corso in modo veloce, comprensibile, mai pesante, nella sua complessità l'A. è stato capace di mettere in scena i paradossi del nostro quotidiano e di sondare le patologie mentali endemiche dei nostri tempi, magistralmente e senza sbavature.

    ha scritto il 

  • 4

    RECENSIONE DOPO RILETTURA
    "Oblio" è stato il primo libro di Wallace che io abbia mai letto.
    Ora che ho letto altre sue opere, ho deciso di riprovare questa raccolta di racconti.
    Alcune delle considera ...continua

    RECENSIONE DOPO RILETTURA
    "Oblio" è stato il primo libro di Wallace che io abbia mai letto.
    Ora che ho letto altre sue opere, ho deciso di riprovare questa raccolta di racconti.
    Alcune delle considerazioni che avevo fatto le devo cambiare ... ma non quella sul primo racconto, che è noiosissimo.
    Su "L'anima non è una fucina" avevo criticato la storia che si inventa il bambino. Ora invece l'ho trovata interessante, cupa e anche umoristica nella sua esagerata negatività e fornisce ulteriore fascino a un racconto che ho decisamente rivalutato.
    "Incarnazioni di bambini bruciati" ha una sua forza, ma sta più nel soggetto che nel racconto in sè, e francamente se anche non ci fosse non si sentirebbe più di tanto la sua mancanza.
    "Un altro pioniere" mi era piaciuto la prima volta e mi è piaciuto questa seconda volta, un racconto mitologico davvero intrigante, anche per la cornice narrativa che ha un suo perché.
    E il finale di "Caro vecchio neon" confermo che è stupendo (ma tutto il racconto è riuscito, quest'uomo che auto-analizza il proprio vuoto interiore, colpisce ancora).
    "La filosofia e lo specchio della natura" non ricordo di che cacchio parli: questo la dice lunga, direi.
    E su "Oblio" non so bene che dire: secondo me lo stesso Wallace qua si è un po' perso, però è un racconto che ha un suo fascino.

    Infine, "Il canale del dolore", che non avevo letto la prima volta: forse una delle cose migliori che abbia scritto Wallace (o perlomeno che io ho letto dell'autore). Alla solita grande ricchezza di argomenti, di riflessioni, di informazioni, si accompagna un'efficacia narrativa che manca un po' negli altri racconti. Nessun sbrodolarsi addosso con logorroici virtuosismi fini a sè stessi. La storia è interessante (un uomo che fa arte con la propria cacca, così come gli viene naturale ... e questo è solo una parte della vicenda), con tocchi di umorismo ma anche il peso di una tragedia incombente.

    In generale, credo che la sua raccolta di racconti migliore resti "Brevi interviste con uomini schifosi", ma "Oblio" si guadagna due stelline in più rispetto alla mia prima lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Genio fottuto e futtitìn'

    Wallace è uno scrittore geniale. Il suo genio emerge in ognuno di questi 8 racconti-quasi-romanzi. Poi, ce ne sono un paio che sono opere d'arte (il mio preferito è "Caro vecchio neon"), altri assolut ...continua

    Wallace è uno scrittore geniale. Il suo genio emerge in ognuno di questi 8 racconti-quasi-romanzi. Poi, ce ne sono un paio che sono opere d'arte (il mio preferito è "Caro vecchio neon"), altri assolutamente assurdi ai limiti dell'illegibile, tipo "Mister Squishy" dove ci sono frasi lunghe tre pagine!
    Tirando le somme, direi che la raccolta merita sicuramente di essere letta. Wallace, come detto, è uno scrittore geniale sempre. Magari, non tutti i suoi racconti possono piacere allo stesso modo, magari qualcuno può persino fare schifo, ma il genio è indubbio. E' un tipo di narrativa diverso, al quale personalmente non sono/ero abituato più di tanto. E questo conta nella lettura, che spesso è stata lenta e faticosa. Prima o poi, me lo leggerò Infinite Jest...

    ha scritto il 

  • 3

    C'è un momento, durante la lettura, in cui il lettore decide “adesso chiudo”; è lo stesso momento in cui qualcosa ti fa decidere il contrario: “adesso continuo”. Sarà capitato a tutti, e nessuno forse ...continua

    C'è un momento, durante la lettura, in cui il lettore decide “adesso chiudo”; è lo stesso momento in cui qualcosa ti fa decidere il contrario: “adesso continuo”. Sarà capitato a tutti, e nessuno forse saprà dire un motivo certo per il quale quel libro che andrebbe chiuso, invece rimane aperto: si tratti di pena per l'autore (“ci ha messo così tanta cura per scriverlo”) o rispetto per chi te l'ha donato. Qui in Sicilia si dice: “pari bruttu”, che non è soltanto la traduzione locale dall'italiano, ma se vogliamo è anche uno stile di vita, un rispetto per l'altro, per quanto tu ti possa rompere gli ormai stranoti “cabbasisi” a continuare. E mettiamoci pure che è un non prendere posizione, scarico di responsabilità, un non volere decidere che nella peggiore delle ipotesi ti porta a tragiche conseguenze.
    Però con DFW non è soltanto questo: è come un alito d'intorno che ti costringe a continuare, l'attimo fulminante in cui quella parola, quel verso, o quell'accento che sia ti spinge a continuare la lettura, a dare fiducia all'autore.
    E' con “Caro vecchio neon”, il quinto degli otto racconti di Oblio, che si sente interamente la vena di Foster Wallace, probabilmente è il suo racconto più sofferto, ma è anche quello che rende meglio la natura dell'autore: feroce e illuminante straborda tra le righe, ma riesce sempre a mantenersi in carreggiata grazie alla capacità di comunicazione con il lettore.
    Non è una lettura facile (ma quale lettura di DFW è facile, poi ?), impegna il lettore alla concentrazione e, peraltro, non sempre con le giuste gratificazione. Ma non è questo quello che forse cerca l'autore, e neanche il lettore: a volte sembrano più esercizi di stile che non contribuiscono a dare ritmo al racconto, ma a portare il lettore su un percorso tortuoso da “costringerlo” ad assumere un proprio autonomo pensiero.
    So che probabilmente è solo una percezione di chi sta scrivendo, ma mi piace pensare che l'ironia e la complessità della scrittura debba servire proprio a questo: “lettore, sforzati pure un po' tu ad avere una critica, anche se diretta nei miei confronti, non imbibirti come una spugna dei miei concetti”
    Come spesso succede nei suoi racconti, il dolce (e l'amaro) si trova in coda: tre pagine di post-fazione sul tempo che scorre assolutamente magistrali (e lì che c'è da pensare..!) che da sole valgono l'acquisto del libro.
    Ma se pagate me, ve li trascrivo e vi faccio risparmiare i soldi.

    ha scritto il 

  • 5

    Il sole uno yo-yo

    unico, geniale, grande fra i grandi.
    una lettura faticosissima, bellissima.
    la schizofrenia di certo mondo americano ( e nostro pure, orama' ) raccontata attraverso una umanità sbeffeggiata e resa gro ...continua

    unico, geniale, grande fra i grandi.
    una lettura faticosissima, bellissima.
    la schizofrenia di certo mondo americano ( e nostro pure, orama' ) raccontata attraverso una umanità sbeffeggiata e resa grottesca dalle leggi del mercato e dell'immagine. o una umanità stritolata dalle leggi della natura stessa, siano esse dettate dal caso o dalla malattia, o dalla fragilità.
    racconti unici, storie che mai potranno essere descritte in egual misura.
    dei finali poi, così struggenti, così dolenti.

    'il sole uno yo-yo'

    'va tutto
    a gonfie
    vele'.

    ha scritto il 

  • 5

    Che copertina

    Wallace non è facile da capire, io spero di esserci riuscita, ma nel caso non ce l'avessi fatta, mi piace comunque quello che ho capito, appreso, provato...
    Solitamente i titoli dei libri di racconti ...continua

    Wallace non è facile da capire, io spero di esserci riuscita, ma nel caso non ce l'avessi fatta, mi piace comunque quello che ho capito, appreso, provato...
    Solitamente i titoli dei libri di racconti di uno scrittore ha il titolo della storia più bella contenuta nel volume, forse l'avrò letto con un pò troppa leggerezza, non ne ho colto il senso, non è colpa di Wallace, ognuno ha il suo senso, ma non sono riuscita a trovarne neanche uno da me; il titolo che avrebbe dovuto essere a mio avviso è "Il canale del dolore", quanto ce ne in questi racconti.

    ha scritto il 

  • 4

    Labirintico

    Oblio è David Foster Wallace portato allo stremo,storie assurde ma sempre realistiche che mostrano il nostro mondo in tutta la sua stranezza.Una scrittura nervosa come non mai,alternanza di stili e re ...continua

    Oblio è David Foster Wallace portato allo stremo,storie assurde ma sempre realistiche che mostrano il nostro mondo in tutta la sua stranezza.Una scrittura nervosa come non mai,alternanza di stili e registi che ricorda quella eccezionale della prima raccolta "La Ragazza Dai Capelli Strani",Wallace si sa immedesimare in qualsiasi situazione e in qualsiasi personaggio,riesce a rimescolare le carte in qualsiasi momento,quasi gioca con il lettore,lo sfida,ti fa perdere il filo per poi rilanciartelo addosso all' improvvis e ti disorienta facendoti girare in cerchio fino a quando vuole.Paradossalmente Oblio è un'opera,come tutto il resto di Wallace,in cui bisogna sapersi perdere,altrimenti si rimane intrappolati.

    ha scritto il 

  • 4

    “Ecco un altro paradosso: nella vita di una persona la maggior parte dei pensieri e delle impressioni più importanti attraversano la mente così rapidi che rapidi non è nemmeno la parola giusta, sembra ...continua

    “Ecco un altro paradosso: nella vita di una persona la maggior parte dei pensieri e delle impressioni più importanti attraversano la mente così rapidi che rapidi non è nemmeno la parola giusta, sembrano totalmente diversi o estranei al cronometro che scandisce regolarmente la nostra vita, e hanno così pochi legami con quella lingua lineare, fatta di tante parole messe in fila, necessarie a comunicare fra di noi, che dire per esteso pensieri e collegamenti contenuti nel lampo di una frazione di secondo richiederebbe come minimo una vita intera ecc. – eppure sembra che andiamo tutti in giro cercando di usare la lingua (quale che sia, a seconda del paese d’origine) per cercare di comunicare agli altri quello che pensiamo e per scoprire quello che pensano loro, quando in fondo lo sanno tutti che in realtà si tratta di una messinscena e che si limitano a far finta. Quello che avviene dentro è troppo veloce, immenso e interconnesso e alle parole non rimane che limitarsi a tratteggiarne ogni istante a grandi linee al massimo una piccolissima parte.” (Caro vecchio neon, pp. 180, 181)

    ha scritto il 

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