Oblomov

La biblioteca di Repubblica - Ottocento, 41

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

4.3
(1707)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 687 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Portoghese , Francese , Russo , Norvegese

Isbn-10: 8889145412 | Isbn-13: 9788889145418 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Laura Micheletti ; Prefazione: Remo Faccani

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
E’ tutto in una parola, “oblomovismo”. E’ il male che attanaglia il nostro protagonista e un’intera classe sociale, incapace di fronteggiare l’incalzare della storia. Il nuovo avanza e bussa imperioso alle porte intarsiate e imbottite di velluti dei nobili russi, ma Oblomov si adagia in un dolce oblio del presente e si rifugia nel ricordo di un’età dorata, fatta di servi docili e di ricchezze possedute per diritto di nascita. E in quest’oblio, fuori dal mondo e dalla storia, si addormenterà per sempre, con le sue belle mani bianche, totalmente ignare del lavoro.
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  • 4

    Oblomov: stile mimetico e modernità

    Nella mia adolescenza avevo deciso scientemente di scavalcare, tralasciandola, la lettura di Oblomov perché la temevo (temevo di trovarla troppo attraente), così come mi irritava un mio amico che nell ...continua

    Nella mia adolescenza avevo deciso scientemente di scavalcare, tralasciandola, la lettura di Oblomov perché la temevo (temevo di trovarla troppo attraente), così come mi irritava un mio amico che nell'eroe di Goncarov si identificava.
    Giunto alla ormai tristemente piena maturità..ho affrontato questo classico e l'ho apprezzato come merita.
    E' vero che la prima parte soffre di narcosi narrativa - ma trovo che ciò sia consapevole mimesi di Oblomov, sia rappresentazione di inerzia neghittosa speculare al personaggio, sia ritmo adeguato al senso generale dell'opera. Criticabile in effetti il sogno come espediente per narrare l'infanzia dell'eroe.
    Detto questo, mano a mano che si procede nella lettura Oblomov diventa meno caricaturale, più "umano" ed anzi, più universale.
    La storia d'amore irrisolta con Olga non è solo pigrizia o inettitudine: è dramma esistenziale legato all'onestà, alla franchezza e alla conoscenza di sé.
    Il matrimonio di Oblomov con la vedova è chiaro riconoscimento dei propri limiti, un atteggiamento rinunciatario, che è però anche desiderio di adeguare realisticamente la scelta di vita alle proprie necessità emotive.
    In ogni caso ciò che rende speciale e unico il romanzo è la scelta di fare di un pigro inetto intelligente (perché Oblomov è molto più intelligente dell'amico Andrej, classico noioso filantropo di buon senso, speculare al protagonista maschile di Emma della Austen)) un eroe da romanzo, facendo di tale inadeguatezza una forma di diversa adeguatezza nella quale virtù poco mediatiche, come onestà e sincerità, trovano se non la celebrazione vittoriosa (sarebbe stato troppo, ne convengo), una franca e spettacolare rappresentazione

    ha scritto il 

  • 5

    Oblomov è il nome di un possidente russo cresciuto tra gli agi, senza che dovesse mai sporcarsi le mani, servito e riverito dai servi, protetto e coccolato da tutti coloro che si prendevano cura di lu ...continua

    Oblomov è il nome di un possidente russo cresciuto tra gli agi, senza che dovesse mai sporcarsi le mani, servito e riverito dai servi, protetto e coccolato da tutti coloro che si prendevano cura di lui, rendendogli la vita semplice ma rendendolo allo stesso completamente incapace di qualunque cosa.

    Rimasto da solo con un anziano schiavo, Oblomov non è così in grado di gestire le sue terre e viene truffato da chi le ha in affidamento.
    La vita di Oblomov consiste unicamente nello stare a letto a riposare, alzandosi solo per mangiare. Lui è terribilmente pigro, apatico, svogliato.
    Ogni attività gli da noia, la procrastina, la reputa inutile, per lui la vita è pace mai affanno.
    Gli altri, le persone comuni che non hanno avuto la sua stessa fortuna alla nascita corrono, si stancano, lavorano, perché cosa se non per godersi poi dei momenti di pieno rilassamento? E lui è già a quel punto.
    Oblomov si sente superiore agli altri, gode della sua diversità.
    Oblomov è però in un vortice impietoso, sbadiglia e gli risulta insopportabile anche solo leggere, di informarsi non ha interesse, nulla lo smuove dalla sua situazione orripilante.
    Il desiderio di Oblomov, ciò che razionalmente sogna ed attua giornalmente è allo stesso tempo felicità e sofferenza.

    Completamente diverso da Oblomov è Stolz, un tedesco suo ex compagno di scuola.
    Stolz è molto attivo, dinamico e in gamba. Lavora tutto il giorno, sa risolvere ogni problematica, viaggia e conosce tutto. Stolz vuol cambiare Oblomov, dal suo punto di vista salvarlo. Chiede così aiuto di una sua amica, un donna di nome Olga.

    Olga trova affascinante Oblomov e si innamora di ciò che pensa che lui possa diventare. Olga ama l'Oblomov del futuro ma crede di amare quello presente.
    Per lei Oblomov, sinceramente innamorato a causa del suo cuore tenero e del suo animo nobile, prova a cambiare ma questo non gli riesce.
    Appena Oblomov capisce che una storia d'amore significa sacrificio getta la spugna e si lascia cullare da un'altra donna.

    Agatia è la nuova padrona di casa di Oblomov, trasferitosi su consiglio di Tarantiev, un uomo vile che intende derubarlo. In combutta con il fratello di Agatia, i due russi gestiscono le terre di Oblomov ricavandone molto più delle briciole che passano al pigro proprietario che si accontenta e non chiede pur di non doversi sforzare, potendo restare a non fare assolutamente nulla. Agatia è una donna ignorante, capace solo di svolgere mansioni da casalinga per tutta la giornata. Agatia tratta Oblomov come facevano tutti intorno a lui quando era un bambino. Gli prepara da mangiare, lo intima a riguardare alla sua salute, arriva addirittura al punto di vendere la sua roba per permettere ad Oblomov di mantenere lo stile di vita al quale è abituato, il che è impossibile con gli spiccioli che Tarantiev gli fa percepire.

    Olga e Stolz intanto scoprono di esser fatti uno per l'altro e si sposano.
    Alla notizia Oblomov, al posto di infuriarsi e sentirsi tradito, si esalta e scoppia di gioia per loro.
    La sua innocenza, la sensibilità, l'incapacità di compromettere un cuore rimasto sempre puro, è commovente e Stolz ed Olga che lo hanno davvero conosciuto lo sanno ed apprezzano a dismisura.
    Stolz per aiutarlo smaschera la truffa di Tarantiev, manda i rovina i truffatori di Oblomov e va lui ad amministrare le sue terre, lasciandogli percepire quanto effettivamente gli spetta. A Stolz questo non basta e prega l'amico di andare a vivere con lui ed Olga.
    Oblomov però rifiuta, lui non può essere come Stolz, non vuole cambiare, la felicità per Oblomov è continuare a vivere una non vita spenta ed inutile e per questo deve restare con Agatia che è rimasta anche incinta di lui.
    Oblomov prega però Stolz di prendersi cura di suo figlio perché desidera possa diventare forte e colto piuttosto che indolente e apatico.
    Oblomov da li a poco, a causa del suo stile di vita fatto di immobilismo, muore silenziosamente, così come è vissuto.

    Ai livelli del protagonista del romanzo è ormai impossibile essere affetti da "oblomovismo", in parti ben più ridotte molti esseri umani sono però contagiati da questo passivismo che, per quanto possa infondo essere motivato, annulla l'individuo.
    Questo romanzo io lo intendo come un consiglio al lettore che si immedesima in Oblomov di osare, di aver coraggio per non finire nella stesso abisso del protagonista di questo clamoroso capolavoro.

    Voto: 9,5/10

    ha scritto il 

  • 0

    Nel 1859 Goncarov spedì all'amico e collega Tolstoj una copia del suo ultimo romanzo, Oblomov, con acclusa una lettera scritta nello stile premuroso dell'artista insicuro di sé, raccomandando, casomai ...continua

    Nel 1859 Goncarov spedì all'amico e collega Tolstoj una copia del suo ultimo romanzo, Oblomov, con acclusa una lettera scritta nello stile premuroso dell'artista insicuro di sé, raccomandando, casomai la lettura l'avesse annoiato, di scavalcare la prima delle quattro parti che compongono il libro, giacché la reputava meno riuscita delle altre.

    Non avrei mai creduto che, una volta iniziata la lettura col prematuro appagamento di chi confida ciecamente nelle garanzie della propria immaginazione, mi sarei trovato nella spiacevole situazione di ricordarmi a forza del suggerimento dello stesso autore e armarmene come uno sprone per superare quella debole prima parte di quasi 200 pagine.

    Personalmente adoro la letteratura classica russa e la letteratura sugli inetti, due requisiti che, come succo di viola del pensiero spalmato sugli occhi, me ne hanno fatto innamorare irrazionalmente ancor prima di averne letta una sola parola.
    E cosa ho trovato in questa prima parte? Non l'inetto come avevo imparato a conoscerlo tramite Svevo, Mann, Proust, Dostoevskij, Tolstoj, Cechov e alcuni altri nomi che adesso mi sfuggono, non l'inetto conscio della propria inettitudine e che nel tentativo di comprenderla si addentra nei meandri dell'animo umano, no, ma un indolente barile di lardo incastonato nel suo letto a marinare nel proprio sudiciume, che impiega le quasi 200 pagine della prima parte a scollarsi dal materasso senza risparmiarci i dettagli dei battibecchi idioti col suo meschino e inutile servitore, sull'onda giallognola di spuma melmosa di uno stile goffo e negligente, incapace persino di allestire compiutamente la finzione letteraria. Senza scordare che le ultime 75 pagine di questa debole prima parte le impiega per descriverci un sogno del rotolo di porchetta prosciuttata ripiombato nel sonno manco fosse narcolessico, in cui reminiscenze d'infanzia si fondono all'idilliaco delirio di un villico in una specie di tentativo abortito di espressionismo, di fallimentare flusso di coscienza. Insomma, che due palle!

    E quando finalmente - sia resa lode al signore! - la debole prima parte ha ceduto il posto alla seconda, scopro che la soluzione narrativa dell'autore consiste nelle tribolazioni amorose per una pulzella verso cui, per lo stesso precedente principio da lavativa botte di sugna, non si decide a prendere risoluzioni decisive. No, può bastare. Getto la spugna.

    Può darsi che lo abbia letto nel periodo sbagliato, sta di fatto che adesso non mi va un romanzo confortevole, non mi va di accomodarmi e sprofondare in una poltrona dalle imbottiture adipose. Voglio che qualcuno mi sfili la sedia da sotto e mi mandi col culo per terra, e che quello stesso qualcuno, nell'offrirmi contrito la mano come appiglio, ghignante molli la presa per farmi schiantare di nuovo.

    ha scritto il 

  • 5

    Sono ritornato sul giudizio di questo romanzo per aggiungere una stella. Quindi 5 stelle ad Oblomov. Mi sono convinto ad aggiungere una stella dopo le varie riflessioni che continuo a fare su questo l ...continua

    Sono ritornato sul giudizio di questo romanzo per aggiungere una stella. Quindi 5 stelle ad Oblomov. Mi sono convinto ad aggiungere una stella dopo le varie riflessioni che continuo a fare su questo libro ad un mese dal termine della lettura. la prima parte ha un ritmo un po’ lento, e questo mi aveva portato alle sole quattro stelle, ma l’insieme merita di più. E’un romanzo ottocentesco con tutto quello che questa definizione significa, ma è anche un ritratto umano sublime: il protagonista rifugge da qualsiasi sfida o onere che gli si presenta, per una sorta di pigrizia / paura che lo spinge anche a non tutelare i propri interessi. Però è felice, è nato in una terra dove il riposo e il rinvio di ogni decisione é la chiave della felicità, della pace. Il successo, la conoscenza, l’ambizione non albergano nell’animo del protagonista ma soprattutto Oblomov è una persona estremamente buona che preferisce non lottare, non far del male a nessuno, che sceglie fidarsi di chiunque.
    Ho apprezzato anche i tratti esilaranti di questo romanzo, specialmente del servitore Zachar che con Oblomov crea una coppia comica molto divertente.
    E’ un romanzo che non scorre come fosse scritto oggi ma lascia una traccia profonda. A chi cerca questo genere di arricchimento lo consiglio.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello ma mi ha fatto salire l'oblomovismo

    In questo caso dovrei distinguere il libro dalla mia esperienza di lettura perché è un gran bel romanzo, e di questo parlerò dopo, ma ho fatto una fatica tremenda a finirlo, complice il blocco del let ...continua

    In questo caso dovrei distinguere il libro dalla mia esperienza di lettura perché è un gran bel romanzo, e di questo parlerò dopo, ma ho fatto una fatica tremenda a finirlo, complice il blocco del lettore che mi aveva colpito quando ero ancora ai primi capitoli. L’ho letto in un mese e mezzo, quasi il doppio del tempo che ho impiegato per libri ben più lunghi come “Guerra e pace” e “I miserabili”. Mi piaceva eppure non mi veniva voglia di leggerlo e quando lo leggevo, dopo un paio di capitoli lo abbandonavo come Oblomov con i suoi libri. Forse la trama era troppo lenta, probabilmente non era il momento giusto.

    Passando al romanzo, è stato uno dei libri che ho letto il cui messaggio mi ha colpito di più in assoluto. Perché l’oblomovismo è sì legato all’incapacità e alla mancanza di iniziativa di una parte dell’aristocrazia russa nel diciannovesimo secolo (che porterà poi alla rivoluzione russa) ma è ancora profondamente attuale. Perché tutti a volte siamo Oblomov: pigri, lasciamo che la vita ci scivoli addosso, perdiamo occasioni per scegliere la tranquillità, procrastiniamo. E allo stesso tempo, come dice Oblomov, anche quella di chi lavora sempre, correndo di qua e di là, è davvero vita? Gonciarov ti costringe a farti una domanda che non vorresti: stai vivendo la tua vita a pieno?

    I personaggi sono tratteggiati splendidamente, con Oblomov (simile al principe Myskin dell’Idiota ma secondo me meglio riuscito) per cui non si può non provare affetto ma che non si può stimare. Ma in generale i personaggi sono fatti tutti benissimo: Olga, Stoltz, Zakhar e Anjusa, Agafia Pshenitsina , Tarantyev….e poi quanto erano divertenti i battibecchi con Zakhar, imbroglione e più sfaticato del suo padrone ma profondamente fedele?

    Oggettivamente al romanzo darei 5, purtroppo considerata la fatica ci ho messo a finirlo non posso fare a meno che togliere una stellina, con grande dispiacere perché è un capolavoro.

    Ah, dimenticavo…non avvicinatevi, non avvicinatevi, mi portate il freddo di fuori!

    ha scritto il 

  • 0

    Oblomov. Storia di un sabotatore (di se stesso).

    Il grande romanzo di un personaggio che sabota continuamente ogni più pallida iniziativa Un libro ancora molto attuale, la descrizione di un incessante lavorìo della mente che nulla produce e tutto ri ...continua

    Il grande romanzo di un personaggio che sabota continuamente ogni più pallida iniziativa Un libro ancora molto attuale, la descrizione di un incessante lavorìo della mente che nulla produce e tutto rimanda.

    ha scritto il 

  • 5

    Da leggere e rimuginare

    E' un libro che fa riflettere, deve essere digerito, ed alla fine ti lascia dentro una moltitudine di sentimenti.
    Oblomov è pigro in ogni aspetto, dall'agire al meditare, ma anche con un cuore candido ...continua

    E' un libro che fa riflettere, deve essere digerito, ed alla fine ti lascia dentro una moltitudine di sentimenti.
    Oblomov è pigro in ogni aspetto, dall'agire al meditare, ma anche con un cuore candido e puro, purtroppo è circondato da persone molto diverse, in bene ed in male, tanto da rendere il suo immobilismo il vero protagonista della storia.

    ha scritto il 

  • 5

    Un giovane uomo assolutamente incapace di prendere una decisione, il timore di legarsi ad una donna, il rapporto continuamente interrotto con quest'ultima, nonostante il perdono fino al definitivo inc ...continua

    Un giovane uomo assolutamente incapace di prendere una decisione, il timore di legarsi ad una donna, il rapporto continuamente interrotto con quest'ultima, nonostante il perdono fino al definitivo incrinarsi in occasione della conoscenza dei parenti di lei. La passività di Oblomov lo porta a disinteressarsi anche delle proprietà di famiglia, lasciandone la gestione a persone che se ne approfittano. Finirà per accettare il rapporto con una donna mediocre, di classe sociale inferiore, l'unica in grado di dargli serenità ma anche di restargli vicino fino alla fine.

    ha scritto il 

  • 3

    Vale la pena leggerlo anche solo per poter infilare poi il termine oblomovismo all'interno di un discorso e far vedere quanto siete fighi. Cento pagine in meno, però, non gli avrebbero fatto male. ...continua

    Vale la pena leggerlo anche solo per poter infilare poi il termine oblomovismo all'interno di un discorso e far vedere quanto siete fighi. Cento pagine in meno, però, non gli avrebbero fatto male.

    ha scritto il 

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