Oggetto quasi

Di

Editore: Einaudi (ET, 1439)

3.7
(375)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 117 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Francese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 8806186361 | Isbn-13: 9788806186364 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Rita Desti

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Nell'immaginario di José Saramago gli oggetti si distraggono spesso dalle lorofunzioni di oggetti per assumere un'indipendenza pericolosa, come può esserlola fantasia. In "Sedia" la protagonista principale è appunto la sedia occupatada una vittima senza nome che cade al rallentatore (ma non è difficilericonoscervi il dittatore portoghese Antònio de Oliveira Salazar, pocoeroicamente morto per una caduta dalla sedia su cui riposava). In "Embargo" ilprotagonista non è tanto l'impiegato che sta andando a lavorare in auto, mal'auto stessa, sorta di macchina infernale che si ribella all'embargo sulpetrolio voluto dagli arabi e porta alla morte il padrone conducente. Neiracconti di questo libro l'epidemia di indipendenza si diffonde, l'elementofantastico ci restituisce un mondo forse meno funzionale, ma senz'altro piùcorrispondente al vero. Lo si può attraversare come un nuovo territorio.
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  • 5

    Lo spazio tra le cose

    Quanto è bello l’immaginifico mondo di Saramago e come è bello sprofondarci dentro, come nella sedia del primo racconto, il rallenty di una sedia che di disfa metafora della fine della dittatura Sal ...continua

    Quanto è bello l’immaginifico mondo di Saramago e come è bello sprofondarci dentro, come nella sedia del primo racconto, il rallenty di una sedia che di disfa metafora della fine della dittatura Salazarista. Gli oggetti si disfanno o si animano di vita propria come la macchina dell’embargo, tutti i racconti sembrano l’dea di una teoria dell incontro, fra gli oggetti e gli umani, fino ad uno scambio di ruoli, confini e sogni, come nel racconto Centauro, una rivisitazione donchisciottesca su base mitologica. La decadenza degli oggetti e delle cose porta a qualcosa di diverso, nel racconto “Le cose”, che ricorda, oltre allo stesso identico titolo, per tematiche il romanzo di Perec, le cose si ribellano, spariscono, lasciano spazi agli umani in un ipotetico spazio di ricomposizione che chissà mai se ci sarà. Mi piace immaginare in questo senso di sì, come appare nel finale del breve racconto finale di questa raccolta “Rinascita” dove un ragazzo da un lato del fiume avvista una ragazza sull’ altra sponda nuda come lui e si tuffa per raggiungerla. Un universo fantastico e così reale che solo un gigante della letteratura può saper combinare.

    ha scritto il 

  • 3

    "Il certo è molto meglio, soprattutto quando l'incerto lo si è aspettato a lungo."

    Solo a una mente geniale e superiore come quella di Saramago poteva venire in mente di dare vita propria alla sedia che ha causato la morte di Salazar, o descrivere i sogni e i desideri dell'"ultimo" ...continua

    Solo a una mente geniale e superiore come quella di Saramago poteva venire in mente di dare vita propria alla sedia che ha causato la morte di Salazar, o descrivere i sogni e i desideri dell'"ultimo" dei centauri!!!

    ha scritto il 

  • 5

    LA COSCIENZA DEGLI OGGETTI

    LETTO IN EBOOK --- A volte i premi nobel mi deludono, ma non José Saramago. La sua creatività, fantasia, eleganza e raffinatezza si colgono persino in un’opera minore come la piccola raccolta di racco ...continua

    LETTO IN EBOOK --- A volte i premi nobel mi deludono, ma non José Saramago. La sua creatività, fantasia, eleganza e raffinatezza si colgono persino in un’opera minore come la piccola raccolta di racconti surreali “Oggetto quasi”.
    Il primo racconto “Sedia” pare quasi un esercizio di stile. Saramago si dilunga per varie pagine nel descrivere la caduta di una sedia e nel farlo ci parla del legno con cui è fatta o avrebbe potuto essere fatta, dei tarli, della produzione delle sedie, ma soprattutto ci descrive, con un’ironia sottile la morte del dittatore Salazar.
    Con “Embargo” siamo dalle parti della fantascienza surreale, quella senza una spiegazione scientifica, con un’auto che si muove da sola, trascinando con sé il conducente, imprigionato al suo interno, forse metafora del nostro essere prigionieri della tecnologia.
    In “Riflusso” un sovrano decide di concentrare tutti i morti del regno, umani e animali, in un unico immenso cimitero circondato di alte mura. Poco per volta vi sorgono attorno quattro città, che rendono il cimitero meno raggiungibile e la gente riprende a seppellire i morti in giro per il regno, il cimitero e le quattro città decadono, a testimonianza che morte e vita non possono restare separate e che l’uomo non può dominare e piegare al suo volere le leggi della natura.
    “Cose” è una drammatica distopia. Descrive un mondo all’apparenza perfetto ma del tutto burocratizzato e diviso in tante classi quante sono le lettere dell’alfabeto, in cui, un giorno le cose, un po’ per volta cominciano a scomparire. In realtà, non scompaiono ma si trasformano in persone (o quasi). Il Governo reagisce stimolando la delazione (sebbene del tutto inutile, non essendo la situazione colpa di nessuno) e scatenando una guerra (altrettanto inutile, non essendoci alcun nemico), fino alla scomparsa dell’umanità e all’inizio di una nuova era, dominata dagli ex-oggetti.
    “Centauro”, con ironica seppur triste melanconia, ci mostra una di queste creature, sopravvissuta per millenni fino ai giorni d’oggi, con tutte le assurde difficoltà che derivano dal suo essere metà uomo e metà cavallo, a partire dalla scomodità per dormire fino alle pene d’amore, destino di tutti i meticci del mondo.
    “Rivincita” è un semplice doppio quadro di un ragazzo che vede castrare un maiale, quindi va al fiume, si spoglia e si dirige verso una ragazza che si sta spogliando dall’altro lato del fiume, una pittura in movimento fatta di parole e contrasti.
    In questi racconti spesso incontriamo oggetti o cose inanimate che si ribellano alla loro funzione passiva e si attivano divenendo protagonisti e attori, nel senso di soggetti agenti, quasi a volerci mostrare che tutti hanno una propria dignità e coscienza, non solo ogni essere umano, ogni animale, ma persino cose che crediamo inanimate (“senz’anima”), che invece si rivelano avere una propria coscienza e volontà.
    La scrittura è intensa e ricca di riferimenti culturali, rendendo storie semplici (il caso esemplare è quello della sedia che casca) complesse descrizioni del mondo in cui viviamo e regalandoci implicazioni e connessioni degne di questo mondo interconnesso da infiniti link, che Saramago sembra già prefigurare nel suo modo di narrare in questa raccolta dell’ormai lontano 1978.

    ha scritto il 

  • 5

    Così è Saramago. Grande.

    "...I vasi sanguigni che le ossa del cranio credevano di proteggere, e scriviamo proprio credevano nel suo significato corretto, perchè sarebbe sembrato brutto che delle ossa così vicine al cervello n ...continua

    "...I vasi sanguigni che le ossa del cranio credevano di proteggere, e scriviamo proprio credevano nel suo significato corretto, perchè sarebbe sembrato brutto che delle ossa così vicine al cervello non fossero state in grado di compiere, per osmosi o per simbiosi, un'operazione mentale cosi a portata di mano come lo è il semplice fatto di credere."

    ha scritto il 

  • 4

    inizia parecchio male questo libro: il primo racconto "sedia" è un discreto delirio. ho sentito gente a feste del verdicchio a fine serata avere pensieri ben più connessi tra loro. pensavo che avrei t ...continua

    inizia parecchio male questo libro: il primo racconto "sedia" è un discreto delirio. ho sentito gente a feste del verdicchio a fine serata avere pensieri ben più connessi tra loro. pensavo che avrei trovato i soliti lunghi periodi senza punteggiatura, con in più l'aggravante di pensieri e riflessioni apparentemente lontani tra loro. poi invece con gli altri racconti le cose sono cambiate. non che siano assenti le riflessioni che Saramago spesso ci impone e ci inculca sulla società (e in particolare sulla dittatura portoghese che non digerirà mai), ma la maggiore fluidità e fruibilità dei racconti li rende qualcosa per cui vale la pena perdere più di un quarto d'ora. Saramago estremizza le vicende (sembra quasi Ballard qui) e ridicolizza i potenti, la vita organizzata e l'ordine.

    ha scritto il 

  • 4

    Comprensione a tentoni

    Quasi... io subisco il fascino di questa piccola parola che sottintende la prossimità al tutto, ma non lascia dubbi sul fatto che mai lo raggiungeremo. Questo libro con i suoi diversi tasselli ne è un ...continua

    Quasi... io subisco il fascino di questa piccola parola che sottintende la prossimità al tutto, ma non lascia dubbi sul fatto che mai lo raggiungeremo. Questo libro con i suoi diversi tasselli ne è una superba manifestazione. Tenti di capire, pensi di poter raggiungere la comprensione, ma haimè si è destinati a fallire.
    I racconti di cui compone questa difficile analisi li ho visti come un percorso evolutivo, (ma la mano sul fuoco non ce la metto) in cui il punto di partenza sono le cose, gli oggetti appunto e il loro punto di vista completo di pensieri, azioni e desideri (sedia e embargo).
    Dagli oggetti inanimati lentamente si passa dalla parte dell’essere umano e del suo contraddittorio con essi (riflusso e cose), fino a spogliare l’uomo di ogni cosa e lasciarlo con la propria naturale inadeguatezza (centauro), chiamando in causa per rafforzare questa mia convinzione il quasi eroe per eccellenza, il lettore perfetto che non legge solo pavidamente ma vive in prima persona ciò che legge, insomma ho apprezzato l’omaggio al fantastico personaggio di Cervantes.
    Fino a lasciarci con la “rivincita” di un’umanità carnale che nel sangue, con crudeltà e al tempo stesso passione, affonda le proprie radici… forse. :)

    ha scritto il 

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